Almet Italia, l’alluminio contro l’incertezza

Il direttore Giovanni Colonnesi: «Forti perché capillari»

«Impegno costante di tutti per la sostenibilità, l’ambiente, la salute e la sicurezza sul lavoro»

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

Un anno positivo, di consolidamento. Tale è stato il 2019 per Almet Italia, azienda specializzata nella distribuzione di semilavorati in alluminio con quartier generale a Bologna. La realtà parte del gruppo internazionale Amari Metals è leader in Italia nel suo settore. Uno status conquistato anche grazie alle performance del triennio 2016-2018, «periodo di crescita imponente per l’azienda» premette il direttore generale Giovanni Colonnesi. Sviluppo continuo con un occhio alla sostenibilità. «Il nostro impegno nel conseguimento di standard di eccellenza in materia di tutela ambientale, salute e sicurezza sul lavoro – precisa l’azienda – è massimo e costante, come testimoniato dalle relative certificazioni. Tutto il personale è chiamato al sostegno attivo di questa politica: una maggiore sostenibilità va a beneficio degli stessi dipendenti, delle collettività, dei clienti, dei fornitori e degli azionisti». Intanto Almet Italia ha archiviato un 2019 «in cui siamo riusciti a consolidare gli ottimi risultati ottenuti nelle annate precedenti. Le prospettive per il 2020 – continua Colonnesi – sono buone, anche se diversi sono i fattori di incertezza. Si tratta per lo più di questioni legate agli scenari internazionali. Un esempio è il tema dei dazi e del protezionismo: le potenziali conseguenze negative non ci toccano direttamente, perché il nostro business è rivolto esclusivamente all’Italia ». Tra questi diversi big di svariati settori – dalle macchine automatiche all’automotive, passando per i trasporti navali e ferroviari – che fanno proprio dell’export un fiore all’occhiello. «Ci rivolgiamo non solo alla grande industria, ma anche alle realtà che per quest’ultima lavorano. Forniamo i terzisti e siamo in grado di coprire l’intera filiera. Le regioni settentrionali hanno il peso più rilevante nel nostro giro d’affari, perché in quelle c’è più densità di imprese. Emilia Romagna, Lombardia e Veneto sono trainanti anche per noi e rappresentano le aree dalle quali ci aspettiamo lo sviluppo maggiore in futuro ». L’azienda è strutturata in tre filiali, ognuna delle quali segue una determinata zona. A Bologna ci sono la sede, uno stock centrale di materiale e una filiale alla quale fa capo l’area adriatica. Le altre sono a Firenze (per la zona tirrenica) e a Treviglio (per il Nord, il Piemonte e il Triveneto). «La nostra forza è la capillarità, una strategia che si è rivelata nel tempo vincente. Fondamentale per noi è l’attività svolta a Bologna, dove ci sono le funzioni centrali e quello che noi chiamiamo centro metalli: ogni filiale ha un proprio stock di materiale, ma in caso di necessità può attingere da quello centrale del capoluogo emiliano. Questo sistema ci consente di avere una profondità e un’ampiezza di gamma che non hanno eguali». Almet Italia, che vanta un fatturato di circa 60 milioni di euro, dà lavoro a un centinaio di persone. L’azienda ha sempre cercato di dare importanza alla crescita qualitativa delle risorse umane, con una formazione continua del personale attraverso programmi mirati. È un tratto distintivo, l’attenzione alla persone. «Vale anche per i nostri clienti – osserva Colonnesi – con i quali si instaura un vero e proprio rapporto di partnership». Per il futuro c’è fiducia nonostante i diversi problemi, ultimo dei quali l’emergenza legata al Coronavirus. «Di natura sono ottimista – conclude il manager – e sono convinto che, dopo qualche mese duro, ci sarà un periodo positivo».


Tre anni da record per volumi e redditività

Il boom tra il 2016 e il 2018, il consolidamento nel 2019

BOLOGNA

Tre anni record in termini di aumento di volumi e redditività. Almet Italia ha vissuto un vero e proprio boom tra il 2016 e il 2018, per poi consolidarsi nel 2019. L’azienda con quartier generale a Bologna vanta un’ampia gamma di prodotti in alluminio che comprende lamiere, piastre, barre, tubi e profilati. Molti dei semilavorati – pronti a magazzino –, particolari e prelavorati sono innovativi e destinati a settori che vanno dalla meccanica ai trasporti. È una lunga storia, quella dell’attuale Almet Italia. Cominciata nel 1935 quando il commendatore Pietro Costa fondò a Bologna un’attività di commercio di semilavorati in alluminio e leghe prodotti dalla Montecatini. Risale al 1950 l’apertura del magazzino di Firenze, seguita da una collaborazione sempre più profonda con Alusuisse che nel 1990 assunse il controllo dell’azienda. Nel 2008, dopo l’acquisizione della Cometal e delle sue filiali di Padova e Treviglio avvenuta qualche anno prima, la svolta definitiva: l’arrivo di Amari Metals, che acquisisce i centri di distribuzione, dà inizio all’ultima fase. In quel momento la ragione sociale diventa Almet. E nasce un’azienda leader in Italia nella distribuzione dell’alluminio, con Giovanni Colonnesi direttore generale dal 2011.

Giuseppe Catapano


«Mappe digitali per interventi sulle emergenze»

I progetti di StudioMapp

L’algoritmo di analisi dei dati satellitati ha convinto big del calibro di Esa, Nato e Onu

di Roberta Bezzi
RAVENNA

L’osservazione della Terra dall’alto è destinata a essere sempre più rilevante ed efficace nel risolvere problemi non solo ambientali, ma anche sociali e industriali. Questo, in sintesi, il ‘credo’ dell’innovativa start-up ravennate Studio- Mapp, specializzata in telerilevamento, sistemi informativi, geografici, integrazione e fusione di dati. Un’avventura iniziata nel dicembre 2015, su iniziativa di Angela Corbari e Leonardo Alberto Dal Zovo (nella foto a destra) – compagni di vita accomunati dalla stessa ambizione – che decidono di lasciare le precedenti attività di consulente esterna per la pubblica amministrazione la prima e di informatico il secondo, per creare una realtà aziendale in grado di operare anche a livello internazionale. Corbari si occupa di mappe digitali e della gestione di risorse ambientali mentre Dal Zovo di manipolazione dati e intelligenza artificiale. «Abbiamo iniziato in ambito smart city – racconta la direttrice operativa Corbari –, per offrire un quadro sulla qualità della vita nelle città e orientare quindi chi doveva comprare casa o fare investimenti immobiliari, attraverso un algoritmo che elabora dati provenienti da più fonti. Al riguardo, siamo stati la prima start-up dell’Emilia Romagna a essere selezionata dall’Esa Bic Lazio, l’incubatore dell’Agenzia Spaziale Europea. Da qui ha preso il via l’approfondimento del tema della mancanza di dati di gestione ambientale, interessandoci poi in particolare sui dati geospaziali satellitari». Al riguardo, StudioMapp si è messo in gioco nell’estate 2018 partecipando alla sfida mondiale lanciata dal Pentagono per individuare nuove soluzioni per fare una mappatura veloce dei disastri, come terremoti e alluvioni, consentendo così agli analisti di portare avanti interventi più mirati ed efficaci. «Negli Usa – racconta Corbari – ci sono aree molto ampie che sarebbe impossibile analizzare in tempi brevi da operatori umani. Con la tecnologia, invece, si possono esaminare una quantità incredibile di immagini in modo automatico ». «Alla fine – continua – , il nostro sforzo è stato premiato e siamo arrivati quarti. Il che significa che il nostro algoritmo è stato considerato tra i primi cinque al mondo nell’analizzare i dati satellitari. Questo risultato ci ha dato una grande visibilità e, in seguito, siamo riusciti a testare il nostro modello anche in settori più commerciali, per conto di Snam, leader europeo nella realizzazione e gestione integrata del gas naturale, e Italferr, società di ingegneria delle Ferrovie dello Stato. Nel primo caso, abbiamo utilizzato sempre immagini digitali per l’analisi di potenziali interferenze all’interno delle pickline del gas. Nel secondo, grazie all’uso di droni, siamo riusciti a monitorare cantieri e a effettuare un censimento dei mezzi disponibili ». Lo scorso aprile, l’algoritmo utile e versatile di Studio- Mapp ha vinto pure la competizione Nato nell’ambito del monitoraggio del sistema marittimo. E non finisce qui, perché in autunno, il direttore tecnico Dal Zovo è stato invitato all’assemblea generale delle Nazioni Unite per la presentazione del report ‘Digital with purpouse: Delivering a Smarter 2030’ in cui Studiomapp è citata come l’unica start-up italiana che sta realizzando progetti sostenibili in linea con l’Agenda 2030. Sfide per il futuro? Perfezionare ulteriormente l’algoritmo per provarlo anche in altri ambiti.


Scommessa PlayWood, arredi da riciclare

La start up avvia un equity crowdfunding

REGGIO EMILIA

PlayWood, la startup che rivoluziona l’arredo con una soluzione ecologica, modulare e creativa, che conta 300.000 pezzi venduti solo nel 2019, in 32 nazioni, avvia il crowdfunding su Mamacrowd. «Il sistema di assemblaggio PlayWood consente di montare e rimontare arredi per case, uffici e fiere, riutilizzandoli in combinazioni differenti. Garantisce così libero sfogo alla creatività nel pieno rispetto dell’ambiente. I metodi tradizionali di assemblaggio prevedono viti, bulloni, trapano o colle che rovinano inevitabilmente i pannelli dei mobili, rendendo difficile o addirittura impossibile lo smontaggio. Risultato: ogni anno in Europa vengono gettate via 100mila tonnellate di arredi », spiega Stefano Guerrieri, co-founder e Ceo di Play- Wood. Fiere ed eventi ci costringono a trasportare e ripensare gli elementi dello stand aziendale. Nelle nostre case, inoltre, le necessità cambiano nel giro di pochi anni: un bimbo in arrivo, i figli che crescono, una stanza da letto da trasformare in studio. «L’innovazione di PlayWood – sottolinea Guerrieri -–è stata ripensare completamente il design del sistema di assemblaggio dei mobili. Ora che il nostro prodotto ha ampiamente ottenuto la validazione del mercato siamo pronti per fare le cose in grande. Per questo abbiamo avviato la nostra prima raccolta fondi di tipo equity su Mamacrowd. com».


Legno a impatto zero nel salotto di Cannes
«Sostenibilità e bellezza ci salveranno»

La Ravaioli Legnami di Ravenna realizzerà la nuova promenade

Elio Bagnari e i figli Angelo e Chiara guidano l’azienda di famiglia
«Una commessa davvero importante per impiegare materiali innovativi»

di Letizia Magnani
RAVENNA

La sostenibilità ci salverà, assieme alla bellezza. Nel momento di crisi e di insicurezza generale, c’è una gran parte del Paese, che continua a lavorare e a produrre. Gli imprenditori guardano avanti, nonostante tutto. È il caso anche della Ravaioli Legnami, una società di Villanova di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, che proprio in queste settimane, grazie ad un progetto innovativo e super sostenibile, sta rifacendo una parte della promenade di Cannes. L’azienda, famigliare, vede impiegata in prima persona la famiglia Bagnari, con il padre, Elio e i due figli, Angelo e Chiara (nella foto a destra). «Da anni lavoriamo tantissimo sulla ricerca – spiega Angelo, export manager –, questo è il motivo per il quale siamo sempre alla ricerca di nuove figure professionali specializzate». Sono 50 attualmente i dipendenti della società ravennate, per lo più laureati in economia, ingegneria o architettura. «La commessa di Cannes – prosegue Angelo Bagnari – è davvero molto importante. Perché possiamo impiegare materiali innovativi e lavorare su una progettazione dell’arredo urbano davvero nuova. Noi facciamo pavimentazioni in legno, simili a quelle delle barche». Il termine tecnico è Decking, e si tratta di doghe per esterno in legno, ma anche in materiali ancora più ecosostenibili. È il caso anche del bamboo. «Noi lo usiamo nei nostri progetti già da molti anni, almeno quindici e devo dire – spiega Angelo – che si tratta di un materiale davvero sostenibile ». Perché? «Perché il bamboo, come pianta si ricrea in tempi molto rapidi ed è ad emissione zero di anidride carbonica, quindi il suo impiego fa bene a tutti, sia all’economia, che alla natura». Con il Coronavirus e la crisi della Cina ci sarà forse un problema di approvvigionamento di materie prime anche per l’edilizia, come legno o bamboo? «Il bamboo in effetti proviene quasi completamente dalla Cina, ma non credo che ci saranno problemi di approvvigionamento – continua Angelo Bagnari – perché l’import di questo materiale è definito per tempo e i grandi porti internazionali, Amsterdam e Amburgo, stanno continuando a lavorare tranquillamente con la Cina. Si tratta di un materiale molto duttile e davvero bello, col quale si possono fare pavimentazioni importanti e innovative, sia per l’impiego privato, che pubblico. Anche il progetto di Cannes procede speditamente e bene, speriamo di poter ultimare il lavoro prima dell’inizio della stagione estiva e che non ci siano rallentamenti dovuti all’emergenza dell’epidemia». Oltre al bamboo esistono altri legnami ecosostenibili e utilizzabili per progettare gli spazi e gli arredi urbani. Per esempio il Rhinowood, un particolare legno che si produce solo in Sudafrica e in Nuova Zelanda. È ad impatto zero e il suo impiego è utile all’ambiente, ma anche allo sviluppo di economie sempre più sostenibili. «Noi puntiamo – conclude Angelo Bagnari – da molto tempo sulla ricerca. Per questo, anche, l’età media delle persone che lavorano nella ditta è bassa, attorno ai 33 anni. Siamo attenti ai materiali e all’impiego di nuove tecniche. La ricerca è la chiave per rimanere al passo coi tempi e per fare bei lavori».