Innovazione e sostenibilità
per un nuovo Rinascimento

I diciassette punti dell’Agenda Onu 2030. L’Italia ha i numeri per essere protagonista

Mancano solo dieci anni, il traguardo è ambizioso, il tempo è poco
Le idee, i progetti, le storie di chi ha già cominciato a cambiare il mondo

BOLOGNA

A leggerli tutti, uno in fila all’altro, non puoi credere che in dieci anni arriveremo lì. Che taglieremo il traguardo dei diciassette obiettivi che le Nazioni Unite hanno posto ai Paesi del mondo sfidandoli a raggiungerli entro il 2030. Tra dieci anni, solo dieci anni. Leggeteli: ridurre la povertà, sconfiggere la fame, salvare il mondo dell’emergenza climatica. E via dicendo lungo un filo conduttore che può facilmente essere scambiato per utopia o per una perdita di tempo. Il fallimento, per esempio, della conferenza sul clima a Madrid, la Cop 25, ne sarebbe una prova. Al contrario, il green new deal della Commissione Von der Layen, almeno nelle intenzioni sembra deporre a favore di esiti positivi seppur separati da un percorso accidentato.

Esiti difficili, ma potenzialmente positivi. Chi avrà ragione? Gli scettici? I cinici? I sognatori o quelli che storcono il naso? Quello che abbiamo di fronte è l’opportunità di un nuovo Rinascimento costruito sull’innovazione e sulla sostenibilità. Che non è solo l’ultimo trend, quello più cool, per animare convegni e seminari o cataloghi delle buone intenzioni. Lo dimostrano fatti concreti, grandi e piccoli, messi in moto nelle imprese – dalle micro, alle piccole, dalle medie alle grandi – da Nord a Sud del Paese. Perché c’è chi ci crede per valori etici o per visioni del mondo. O perché c’è chi ha scoperto, più pragmaticamente, che fare le cose per bene fa bene al business. Fosse solo per ragioni di marketing, poco importa. Quel che importa è il risultato, importa vedere muoversi energie, idee e passioni dentro ai capannoni, reali e digitali.

Le storie che raccontiamo in questo numero speciale di Economia & Lavoro dedicato all’Agenda ONU 2030, parlano di questo: ciascuna storia è un passo, grande o piccolo che sia, verso i risultati indicati dalle Nazioni Unite. Sono segni forti, tangibili, per dire che, in fondo, questo è possibile. Il Rinascimengo, quello originale, non fu affare di geni. Quelli non mancarono, per fortuna. Fu ed è una storia di pianeti che andarono allineandosi, consentendo di sposare valori e curiosità, banchieri fiorentini e finanza protestante, stravolgimenti sulle vie del commercio globali, invenzioni straordinarie partorite da chi tentò tutta la vita di tenere insieme arte e cultura, scienza e natura. Leonardo Da Vinci, certo, ma non solo. Pico della Mirandola, per stare in terra d’Emilia. Leonardo Pisano detto il Fibonacci, pr tornare in Toscana. Nomi che ci raccontano un’epoca in cui tutto cambiò, ma anche di anni di staterelli litigiosi che, mentre costruivano una stagione felice dell’umanita, furono travolti da un evento straordinario e non previsto: buscando il ponente per il levante, Cristoforo Colombo scoprì il nuovo mondo. Era italiano, ma l’armatore era Isabella di Castiglia.

Una lezione per oggi: alle prese con una guerra commerciale tra USA e Cina, con il rallentamento della Germania, con la Brexit alle porte e con i cambiamenti climatici visibili a chiunque li voglia vedere, i 17 obiettivi dell’Onu segnano una strada per chi sia capace di percorrerla. Per gli uomini e le donne di buona volontà. Per un Paese, l’Italia, che per una volta non è in maglia nera o fanalino di coda di classifiche internazionali. L’Italia ha i numeri per essere protagonista del nuovo Rinascimento. Sì, eppur si muove.

Paolo Giacomin