L’intervista Gabriella Greison

«Scienza e donne, il mondo migliorerà»

Mario Draghi e il suo invito a difendere il futuro dei giovani ha dato una scossa alla politica d’agosto, nella prima estate caratterizzata dalla pandemia da Covid-19, alla soglia di una ripresa accompagnata da tanti timori, a cominciare dalla riapertura delle scuole. Se è impossibile parlare del futuro dei giovani senza considerare l’istruzione, è altrettanto irrealistico pensare a un mondo sostenibile, al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Onu 2030, ecludendo il contributo fondamentale di un bene primario quale la conoscenza, la formazione, la capacità di leggere, scrivere e fare di conto – ancora estranea a una larga parte della popolazione mondiale – , la possibilità di farsi un’idea del mondo. Il nuovo Rinascimento e la sostenibilità trovano un alleato potente ed efficace proprio nell’istruzione e in particolare, come spieghiamo nella nostra inchiesta, in quella delle donne e delle ragazze. Secondo Paul Hawken, ambientalista americano e padre del cosiddetto Capitalismo naturale, autore del rapporto ‘Drawdown Review’, l’istruzione e la salute delle donne sono, addirittura, al secondo posto tra le azioni più efficaci per contrastare il surriscaldamento del pianeta. Più della transizione energetica. Di istruzione, donne e scienza parla anche Gabriella Greison. Scienziata, attrice e scrittrice, è stata ribattezzata la rockstar della Fisica perché – attraverso libri e spettacoli – sta avvicinando il grande pubblico alla vita, le storie, le scoperte dei più grandi geni del secolo scorso. «La ricetta del nuovo Rinascimento? Allontanarsi dalle persone che non ci lasciano crescere – spiega –. Era il motto di Albert Einstein, l’ho fatto mio». Il padre della relatività è uno dei suoi fari, ancora di più la moglie, Mileva Maric: scienziata, contribuì alle ricerche del marito, fu la prima donna a essere ammessa al Politecnico di Zurigo, ma non potè laurearsi. E Greison ha ingaggiato una battaglia – ancora in corso – per farle avere una laurea postuma. «L’idea è stata di un gruppo di ragazze – racconta –. Per noi, mi hanno detto, sarebbe importante, un segnale che le donne ce la possono fare». Forza dei simboli e degli esempi, utili in un Paese che non sempre brilla ma che ha grandi talenti da spendere per un mondo migliore.


Scienza e donne per il nuovo Rinascimento
«Stare lontani da chi non ci fa crescere»

Gabriella Greison, fisica, scrittrica e attrice

«I cambiamenti avvengono per scelte individuali
L’istruzione scientifica usa metodi ancora antiquati
Le imprese sono più avanti, abbiamo grandi talenti»

di Paolo Giacomin
GENOVA

La scienza, le donne. Sono i due poli tra i quali, sui palchi di mezza Europa, si muove Gabriella Greison. Fisica, divulgatrice – è stata ribatezzata la rockstar della fisica –, scrittrice e attrice che del raccontare la storia straordinaria dell’intelligenza e dei geni che l’hanno attraversata, si è ritrovata ad ingaggiare una battaglia per far riconoscere a Mileva Maric, scienziata, moglie di Albert Einstein, una laurea postuma dal Politecnico di Zurigo.
In un mondo che va cercando sostenibilità, che nell’educazione delle donne e nell’istruzione scientifica potrebbe trovare le chiavi adatte, come si costruisce un nuovo Rinascimento?
«Ho fatto mio il motto di Albert Einstein – risponde Gabriella –: stare lontani dalle persone che non ti fanno fiorire. Ecco, questo credo sia il modo giusto di fare scelte individuali che facciano crescere. Sono le scelte dei singoli che cambiano le cose. Allontanarsi da quelli che Einstein chiamava ‘gli accademici paludati’, quelli che ti dicono che le cose si sono sempre fatte in un certo modo. E invece i progressi fanno proprio cambiando le prospettive e cercando nuove strade. Questa è la scienza».
Non c’è report che non parli dell’importanza di corsi di studi nelle cosiddette materie STEM (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e della bravura delle ragazze. A che punto sta il nostro Paese?
«Non siamo messi bene, almeno nell’istruzione. Dalle medie ai licei, materie come la fisica vengono ancora insegnate in modo troppo vecchio, senza emozionare, senza interessare davvero i ragazzi. Quanto alle donne, vabbè…»
Quanto alle donne?
«Non è cambiato molto da quando io dicevo che volevo studiare fisica e mi sentivo dire: e perché? Sei così bella! Perché vuoi fare fisica?»
C’è differenza tra l’Italia e gli altri Paesi?
«Sì, negli Stati Uniti è molto diverso. Nel mio piccolo, la risposta del pubblico dice che c’è una gran voglia di scienza, di conoscere. La differenza, per esempio, è che negli Usa quello che faccio io, lo fanno i premi Nobel».
Le piace il modello Usa?
«Molto, ma ancora di più quello tedesco. E poi Angela Merkel è una fisica. Lo si capisce anche da come usa il linguaggio ».
Lei capisce la differenza tra un fisico e chi non lo è, solo da come parla?
««Sì, si capisce. Merkel parla in modo scientifico, è serio, preparato».
Le imprese sono più avanti del settore pubblico?
«Molto di più. Vengo spesso invitata a portare i miei testi in aziende, anche in grandi aziende, e trovo una vitalità, una sensibilità e una mentalità molto attente, sensibili. C’è una grande ricchezza di talento nelle nostre aziende, l’Italia ha delle possibilità straordinarie».
Come si conquista la sostenibilità? Basta la scienza?
«La scienza serve e, soprattutto ho molta fiducia nei giovani. Io li vedo, li osservo, quando vado nelle scuole, quando vengono ai miei spettacoli, o da lontano, per strada. Vedo che hanno una coscienza e un rispetto per l’ambiente che noi non avevamo. Mi è capitato di vedere due ragazzi camminare per strada e fermarsi a raccogliere pezzi di carta dal marciapiede. Capita spesso, il messaggio è passato».
L’Italia vanta una personalità come Fabiola Gianotti alla guida del Cern. Un caso isolato?
«Il suo è un caso straordinario, ma temo isolato. Voglio credere che le donne chiamino altre donne, nonostante non siamo capaci di fare squadra. Ma il punto non è tanto uomini o donne, è essere accompagnati da persone che ci facciano crescere. E torniamo al motto di Einstein».
E alla laurea postuma alla moglie, Mileva Maric. Battaglia persa?
«Tutt’altro, ma è una storia lunga. La proposta ha aperto una breccia al Politecnico di Zurigo, hanno discusso della possibilità e già questo è stato un traguardo perché il Politecnico non ha mai concesso lauree postume. Poi, attenendosi al regolamento come solo gli svizzeri sanno fare, hanno detto che, anche ammesso di riconoscere la laurea, il regolamento prevede che il laureando si presenti a ritirare la laurea e, quindi, non sarebbe stato possibile. Talmente paradossale che ora si è aperta una nuova discussione, ma io non mollo».
Ormai è una questione quasi personale.
«Lo è diventata, ma il punto è che questa idea è venuta a un gruppo di studentesse di un liceo dopo avere assistito al mio spettacolo in cui raccontavo la storia di Mileva. Faccia di tutto, mi han no detto, perché abbia una laurea postuma. Per noi ragazze sarebbe un segnale bellissimo».


Tra romanzi di divulgazione e spettacoli teatrali

La rockstar della Fisica e la foto del 1927

Gabriella Greison ha pubblicato sette libri di divulgazione e porta in scena altrettanti monologhi teatrali. Il primo è «L’incredibile cena dei fisici quantistici», il racconto romanzato della fotografia più importante della scienza datata 1927. Su questa foto Greison ha costruito il suo percorso professionale. Il prossimo sarà «Ucciderò il gatto di Schroedinger». In libreria a settembre.