L’agricoltura non si è fermata, i trattori sì
Segni di ripresa dopo il macigno di aprile

Primo trimestre positivo, poi la frenata con il blocco delle attività

La ripartenza è stata lenta: alla minor capacità di spesa delle aziende si somma la minor disponibilità di macchinari prodotti dalle industrie

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

La pandemia ha frenato il mercato delle macchine agricole. Con maggio che ha fatto registrare i primi segnali di ripresa, sono le performance di aprile a pesare come un macigno. I dati diffusi da FederUnacoma, la federazione nazionale costruttori di macchine per l’agricoltura, parlano chiaro. Le immatricolazioni di trattori hanno segnato un calo del 23% rispetto allo stesso mese del 2019, quelle di mietitrebbie una diminuzione del 36,7%, i trattori con pianale di carico scontano un -61%, i rimorchi un -51%. L’unica tipologia che non ha evidenziato cali – tra le targate, soggette a immatricolazione – è quella dei sollevatori telescopici, le cui vendite risultano in linea con i numeri del 2019. L’allarme era scattato già a marzo, per quello che può essere considerato a tutti gli effetti un settore rappresentativo del made in Italy, il cui valore della produzione supera complessivamente gli 11 miliardi di euro (considerando anche componentistica e giardinaggio). Marzo ha fatto registrare vistosi cali per i trattori (-34,4%), le mietitrebbiatrici (-12,5%), i trattori con pianale di carico (-21,1%), i rimorchi (-39,3%) e i sollevatori telescopici agricoli (-10,5%). Anche se l’agricoltura non si è mai fermata, gli investimenti in macchinari hanno subito un brusco rallentamento. Non solo: nel mese di marzo si è registrato un progressivo calo delle attività produttive (con la chiusura spontanea per ragioni di sicurezza di numerose aziende della meccanica agricola) culminato poi con il blocco totale delle attività a seguito del decreto ministeriale. Sul dato statistico del mese ha pesato anche il blocco delle pratiche d’immatricolazione alla Motorizzazione. Nella statistica relativa al primo trimestre dell’anno – che l’ufficio studi di FederUnacoma realizza sulla base dei dati relativi alle registrazioni forniti dal Ministero dei Trasporti – il dato di marzo si compensa con quelli di gennaio e febbraio. Nella media del trimestre le immatricolazioni di trattori calano del 14,6%, le immatricolazioni di rimorchi del 17,4%, mentre complessivamente in attivo risultano i trattori con pianale di carico (+2,6%) e i sollevatori telescopici (+9,1%). Sul bilancio del secondo trimestre peserà soprattutto il blocco totale della produzione e commercializzazione nella prima metà di aprile. La ripartenza è stata lenta: pur in presenza di una riapertura dei siti industriali – rileva FederUnacoma – i volumi prodotti sono ridotti, per rispettare le norme di sicurezza all’interno degli impianti. Di conseguenza il mercato dispone di minori quantitativi di macchinario, in un contesto che vede una minore capacità di spesa da parte delle aziende agricole. Le previsioni per il secondo trimestre non sono felici, «in attesa – rileva FederUnacoma – che l’arrivo della stagione estiva e l’attenuarsi dell’emergenza possano incoraggiare una ripresa più robusta». Secondo i dati elaborati da Agrievolution (che riunisce le associazioni costruttori dei principali Paesi) nel primo trimestre c’è stato un crollo del mercato anche in Cina, Russia, Giappone e Turchia.

11
miliardi di euro

Il valore complessivo della produzione, considerando anche la componentisitica e il giardinaggio

23
per cento

Il calo ad aprile delle immatricolazioni dei trattori rispetto allo stesso mese del 2019

36,7
per cento

Il calo ad aprile per le mietitrebbie


Droni e smartphone scendono nei campi

Tecnologia sempre più protagonista

Robotica e intelligenza artificiale hanno affiancato la meccanica per l’agricoltura di precisione

MILANO

Lo smartphone come strumento di lavoro, anche per gli agricoltori. Terreni che si studiano con le immagini satellitari. L’occhio elettronico dei droni puntato sulle coltivazioni, pianta per pianta. E ancora: macchine agricole dotate di computer di bordo e sensori, in grado anche di ‘dialogare’ tra loro. Scordatevi l’agricoltura come settore tradizionale e poco propenso all’innovazione. Oggi la realtà è un’altra. La tecnologia ha fatto irruzione nelle campagne e viene utilizzata in modo massiccio. Spinta ai massimi livelli con l’agricoltura di precisione prima e con l’agricoltura 4.0 poi, attraverso l’applicazione della robotica e dell’intelligenza artificiale alla meccanica. Ed ecco che nei campi si sono, accanto agli strumenti tradizionali, macchine automatiche che vengono appositamente programmate per eseguire determinate operazioni. I sensori rilevano i parametri e gli interventi sono mirati, adattando le tecniche agronomiche in base a vari indicatori che tengono conto delle condizioni ambientali e di quelle del suolo. Un esempio di quanto la tecnologia possa cambiare la vita degli agricoltori arriva da Alessio Bolognesi del servizio tecnico di FederUnacoma: «Supponiamo che ci sia in atto un’infestazione del campo o della coltura. Normalmente si aggancia l’irroratrice al trattore spargendo antiparassitario. Ma se solo alcune piante sono infette? La conseguenza sarebbe uno spreco di una quantità enorme di materia prima che costa caro, facendo più strada del dovuto con le macchine sprecando carburante, anch’esso costoso, sprecando anche tempo e inquinando la coltura, il suolo e le risorse idriche con impatti non trascurabili sulla salute nostra e dell’ambiente in cui viviamo». Ricorrendo a tecnologie per l’agricoltura di precisione «si migliorerebbe già parecchio la situazione, ma non arrivando alla soluzione ottimale. Se però avessimo un sistema con una camera ad alta risoluzione o di altro genere, un sistema di elaborazione dotato di algoritmi di intelligenza artificiale potrebbe analizzare le immagini acquisite per identificare i patogeni e, solo in tale caso e per la pianta in esame, attivare il trattamento modificando le dosi sulla base per esempio della densità di foglie, del vento e dell’umidità». Con vantaggi notevoli economici e in termini ambientali. Fattore, quest’ultimo, che risulta cruciale se si tiene in considerazione il nuovo corso europeo – il green new deal – voluto dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen. L’innovazione assume un ruolo ancor più rilevante non ‘solo’ come mezzo per aumentare i livelli di efficacia ed efficienza delle lavorazioni, ma anche – e soprattutto – per favorire le pratiche ecosostenibili. Agricoltura di precisione e agricoltura 4.0 consentono di ridurre consumi e sprechi, intervenendo soltanto dove necessario. Ecco un altro esempio: è sempre maggiore il numero di aziende che stanno sviluppando una vera e propria irrigazione di precisione che parte dello studio dei terreni per arrivare a individuare la quantità ‘giusta’ di acqua da utilizzare ogni volta a seconda dei momenti. Generando un notevole risparmio idrico. Non è il futuro, ma è il presente.

Marco Principini


Le cento soluzioni Celli
per lavorazioni di qualità

L’azienda forlivese esporta in 70 Paesi in tutto il mondo

Fresatrici, frangor, erpici, vangatrici, trinciatrici, interrasassi e baulatrici, ripuntatori e dissodatori, macchine per la disinfestazione e dei terreni.
Tecnologia e innovazione per ridurre l’impatto ambientale

di Lorenzo Pedrini
FORLÌ

Esiste un’azienda, con sede a Forlì, che dal 1955 si occupa di progettazione, realizzazione e distribuzione di macchine professionali per la lavorazione del terreno, fondata allora dal pioniere Alfredo Celli e diretta, ancora oggi, dai suoi discendenti. Parliamo della Celli S.p.A, che in quegli anni costruiva i primi esemplari di macchine agricole in un piccolo garage di proprietà e che, più di sei decenni dopo, è divenuta un marchio conosciuto in Italia e all’estero come sinonimo di qualità, affidabilità ed innovazione. Celli, infatti, rappresenta un’eccellenza italiana del settore a livello mondiale: la progettazione delle macchine viene realizzata interamente all’interno dell’azienda, e anche la produzione, che si attesta sulle 4mila unità annue, avviene in Italia, utilizzando esclusivamente componenti made in Italy e impiegando circa 60 dipendenti. Oltre alla sede di Forlì, poi, l’azienda controlla una filiale commerciale in Corea e continua a rafforzare la propria presenza sul mercato, distribuendo il frutto del proprio lavoro in oltre 70 Paesi nel mondo di tutti e cinque i continenti. «Il 2020 – spiega Andrea Magni, della direzione aziendale Celli – sarà un anno particolare per tutti. Per quanto ci riguarda, non ci siamo mai fermati, anche se l’attività ha subito un rallentamento a causa dello stop dei fornitori. Per il mercato italiano, attendiamo con fiducia la seconda parte dell’anno; mentre per l’estero abbiamo continuato a lavorare, soprattutto grazie alle nostre soluzioni customizzate e per l’agricoltura biologica. Nel frattempo, speriamo che la burocrazia non ostacoli l’erogazione degli aiuti, che dovranno necessariamente sostenere il nostro settore e l’economia nazionale in generale». Nuove macchine, dunque, per produzioni in linea con le più attuali tendenze di mercato, in grado di fornire soluzioni adatte a tutti i tipi di terreno e di coltivazione, dai frutteti e vigneti in Italia fino alle enormi estensioni australiane. passando per le risaie coreane o giapponesi. Sono oltre 100, del resto, i modelli in catalogo, tutti progettati, assemblati e distribuiti autonomamente, tra fresatrici, frangor, erpici, vangatrici, trinciatrici e macchine combinate, passando per interrasassi e baulatrici, ripuntatori e dissodatori, per arrivare alle macchine sterilizzatrici per la disinfestazione e disinfezione dei terreni. Tutto questo all’insegna, ovviamente, di un’inarrestabile sforzo di innovazione tecnologica, testimoniato dalle decine di brevetti registrati in questi anni ed esportati in tutto il mondo, tra i quali spicca Ecostar, una macchina semovente per la disinfezione e disinfestazione del terreno che opera secondo un procedimento rispettoso dell’ambiente e degli operatori, così come del resto le soluzioni brevettate per la lavorazione di terreni coltivati a luppolo ed ananas. Tra gli ambiti di sviluppo più interessanti per Celli, infatti, figurano proprio i macchinari per l’agricoltura biologica. Prime fra tutte, le fresatrici, con lo sviluppo di soluzioni meccaniche che consentono una lavorazione minimale del terreno, affiancate da un investimento per la realizzazione di macchine sempre più potenti, che riducano notevolmente i consumi e il tempo necessario per la lavorazione. In questo ambito, figurano novità come TIGER 190 BIO e PIONEER P 140 BIO, ma anche modelli fissi come ERGON 120 e TIGER 250 e pieghevoli come PIONEER 260 P, TIGER 280 P e SUPER TIGER 360 P, come è nuovo di zecca EVO, l’upgrade delle fresatrici pieghevoli Celli sviluppato per lavorare grandi estensioni di terreno con trattori di potenza sempre più elevata. Sempre in ambito di modelli pieghevoli, l’ultimo brevetto dell’azienda riguarda la E/P, fresatrice sviluppata partendo dalla versione fissa e pensata specificatamente per operare nelle risaie.


Internet delle cose, smart farming e blockchain
L’agricoltura 4.0? Un tesoro da mezzo miliardo

Il digitale nell’agroalimentare è cresciuto del 22%

Tecnologie per migliorare qualità e sostenibilità delle coltivazioni, soluzioni per la competitività delle aziende e per la tracciabilità dei prodotti

di Giuseppe Catapano
MILANO

Quanto vale l’agricoltura 4.0? L’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e dal Laboratorio Rise (Research & innovation for smart enterprises) dell’Università di Brescia dà una risposta precisa: il digitale, tra tecnologie che migliorano la qualità e la sostenibilità delle coltivazioni, soluzioni per la competitività delle aziende e innovazioni per la tracciabilità dei prodotti, si è fatto strada nell’agroalimentare italiano fino a valere – nel 2019 – 450 milioni di euro. La crescita è imponente rispetto al 2018, il +22% è l’istantanea di un Paese che sta provando a cambiare marcia. La capacità di fare innovazione è tornata utile anche nel pieno dell’emergenza legata al Covid-19, tra droni e sensori IoT per il monitoraggio da remoto delle coltivazioni, robot in stalla per la mungitura, raccolta e condivisione delle informazioni per adattare forniture ed evitare sprechi, crescita dell’e-commerce food. L’Osservatorio Smart Agrifood dice che la maggior parte della spesa che riguarda l’agricoltura 4.0 è concentrata in sistemi di monitoraggio e controllo (39%), software gestionali (20%) e macchinari connessi (14%), seguiti da sistemi di monitoraggio da remoto dei terreni (10%), di mappatura (9%) e di supporto alle decisioni (5%). Sono 415 le soluzioni 4.0 disponibili per il settore agricolo in Italia, offerte da oltre 160 fra aziende tradizionali e startup, principalmente dedicate all’agricoltura di precisione e in misura minore allo smart farming (applicazione del digitale anche ai processi ‘non di campo’ delle aziende agricole), soprattutto nelle fasi di coltivazione, semina e raccolta dei prodotti alimentari nei settori ortofrutticolo, cerealicolo e vitivinicolo. Fra le soluzioni digitali innovative per la tracciabilità alimentare offerte sul mercato italiano – rileva ancora l’osservatorio – si assiste al boom della blockchain, la cui presenza è più che raddoppiata in un anno e che caratterizza il 43% delle soluzioni disponibili, seguita da Qr code (41%), mobile app (36%), data analytics (34%) e Internet delle cose (30%). Il rapporto tra agricoltura 4.0 ed emergenza sanitaria, si diceva. Il digitale ha aiutato il settore agroalimentare a garantire sicurezza ed efficienza – rispetto al cibo prodotto, ma anche alle persone impiegate – a tutti gli attori della filiera. Alcuni esempi concreti: il monitoraggio da remoto delle coltivazioni attraverso droni e sensori IoT in campo ha permesso – e permette – di disporre di informazioni oggettive in tempo reale e riduce la necessità di recarsi sul posto. Un altro esempio è costituito dai robot in stalla per la mungitura, che consentono di proseguire sempre le attività e possono essere utilizzati assieme ai droni per ridurre gli attacchi e i danni da parte degli animali selvatici. Allargando lo sguardo all’intero settore, il digitale consente di avere piena visibilità delle giacenze per riadattare le forniture ed evitare gli sprechi. E ancora, se da un lato assume sempre più rilievo l’e-commerce food, dall’altro si assiste ad una riscoperta dei negozi di prossimità che si stanno sempre più attrezzando digitalmente (tendenza rafforzata durante il lockdown). «Il dinamismo del mercato è testimoniato dalla continua crescita dell’offerta tecnologica e del numero di imprese che propongono le soluzioni, ma per un definitivo salto di qualità è necessario puntare su soluzioni di filiera» le parole Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Smart Agrifood. Un esempio concreto di innovazione arriva da Conserve Italia, il gruppo cooperativo bolognese dei marchi Valfrutta, Cirio e Yoga che ha avviato nelle settimane scorse la sperimentazione di alcuni sistemi di allerta per agricoltori, tramite l’invio di informazioni geolocalizzate che incrociano dati satellitari. Attraverso il sistema di messaggistica di Telegram, gli agricoltori che coltivano piselli e pomodori vengono informati sulle condizioni meteorologiche che possono favorire o meno lo sviluppo di alcuni agenti patogeni nelle loro colture. In questo modo possono gestire in maniera più efficiente i trattamenti, riducendo impatto ambientale e costi. Con l’avvio della campagna del mais dolce nel mese di luglio, Conserve Italia sperimenterà anche l’app per smartphone che consente agli agricoltori di razionalizzare la concimazione azotata.