La filiera alla prova della campagna d’estate
«Servono accordi per export e promozioni»

Forte preoccupazione per la manodopera straniera bloccata nei Paesi d’origine

Il sistema ha resistito al Covid-19 continuando a rifornire i mercati e la Gdo
Esportazioni in sofferenza, l’aumento dei consumi fa crescere le importazioni

di Lorenzo Frassoldati
BOLOGNA

Il sistema Ortofrutta-Italia prima ha resistito al Covid-19 continuando a produrre e rifornire i mercati e le catene della Gdo e adesso fa i conti col post- Covid in un quadro di crescenti difficoltà. La campagna estiva si annuncia difficilissima con un crollo verticale dei raccolti di pesche-nettarine (-30%), albicocche (-56%) , ciliegie (perso in Puglia il 70% delle primizie), susine causa gelate e clima avverso. Ad aggravare la situazione il rischio di lasciare nei campi molte produzioni a causa della carenza di lavoratori stranieri (rumeni e polacchi) a causa delle difficoltà di movimento intra-Ue per la pandemia da Covid-19. Il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi (nella foto a destra), la principale associazione privata di imprese dell’ortofrutta per un fatturato complessivo di 6 miliardi di euro (di cui 2 di export) spiega: «Le nostre imprese hanno affrontato in questa terribile emergenza sforzi enormi per rifornire i punti di vendita e al contempo per adeguare gli impianti aziendali agli standard sanitari legati alla pandemia per tutelare la salute degli operatori. Premesso questo, dobbiamo considerarci dei privilegiati perché abbiamo potuto continuare sempre a lavorare. Sarebbe davvero un paradosso se adesso rischiamo di perdere i raccolti perché non riusciamo a reperire in tempi brevi la manodopera stagionale necessaria». Un altro campanello d’allarme arriva dall’export, che per le imprese italiane è irrinunciabile: la produzione nazionale viaggia sui 25 milioni di tonnellate mentre i consumi interni si aggirano intorno ai 9,2 milioni di tonnellate. La necessità assoluta di esportare sta nei numeri ma da alcuni anni lo scenario si sta complicando a causa dello strapotere commerciale della Spagna che, producendo più o meno quanto noi, esporta tre volte noi. «Un gap da ridurre al più presto », chiosa il presidente di Cso Italy, Paolo Bruni. Nel 2019 i dati Istat-Fruitimprese dicono che esce più che dimezzato (-55,4%) il saldo positivo della bilancia commerciale del settore ortofrutticolo, che si ferma a 348,6 milioni (contro i 781,7 del 2018). Mentre l’import (in quantità) supera l’export (3,7 milioni di tonnellate contro 3,6 milioni), il valore dell’export (4,6 miliardi) rimane di poco superiore al valore dell’import (4,2 miliardi). Marco Salvi commenta: «I dati definitivi dell’interscambio 2019 confermano una sostanziale tenuta dei volumi e delle quantità dell’export rispetto al 2018. Confermano anche una forte richiesta di prodotto da parte dei consumatori e delle famiglie italiane, il che giustifica il forte incremento dell’import. Di conseguenza la bilancia commerciale di settore esce squilibrata in maniera importante. Questi numeri non possono accontentarci, soprattutto se paragonati a quelli di altri paesi dal cui confronto usciamo fortemente penalizzati ». E conclude: «Tornare a crescere è possibile sia sui mercati esteri (se sapremo sottoscrivere rapidamente accordi bilaterali con Paesi oggi chiusi alle nostre produzioni) sia sul mercato interno se i consumi saranno sostenuti da campagne di promozione adeguate».


Ciliegie, albicocche & C. lanciano l’sos all’Ue

Le organizzazioni di categoria premono su Bruxelles

Le prime risposte si sono rivelate deludenti
Un fronte caldo è la mobilità dei lavoratori

BOLOGNA

La prima risposta dell’Europa all’emergenza Covid-19 per le imprese dell’ortofrutta è stata molto deludente. Al punto che le quattro principali organizzazioni cooperative di Italia, Spagna e Francia hanno scritto una lettera piena di delusione a quattro commissari Ue, il polacco Wojciechowski (nella foto), commissario all’agricoltura; al vicepresidente della Commissione Josep Borrell; al francese Thierry Breton, commissario per il mercato interno, e a Paolo Gentiloni, commissario agli affari economici. Nella lettera vengono giudicate «assolutamente deludenti» le misure straordinarie adottate dal collegio dei commissari il 30 aprile scorso, in particolare quelle riguardanti il settore ortofrutticolo, uno dei più colpiti dalla crisi.
«Nel pacchetto di misure adottato dalla Commissione non è prevista alcuna misura straordinaria di gestione del mercato e le deroghe concesse per rendere più flessibile la gestione dei programmi operativi e dare liquidità al settore sono del tutto insufficienti», spiega Davide Vernocchi, coordinatore ortofrutticolo di Alleanza cooperative agroalimentari.
La lettera si conclude con la richiesta all’Esecutivo europeo di presentare immediatamente un secondo pacchetto di misure. In ortofrutta la delusione si lega anche alle prospettive disastrose per le campagne di ciliegie al Sud, e delle drupacee al Nord, con le albicocche più che dimezzate rispetto alla scorsa campagna. Anche Copa-Cogeca, le due lobby europee dei sindacati agricoli e delle centrali cooperative, si erano mosse chiedendo una maggiore flessibilità nella gestione dei programmi operativi da parte delle Op ortofrutticole, per non rischiare di perdere le risorse già stanziate dall’Ue, insieme all’istituzione di un sistema straordinario di gestione delle crisi. Tutto caduto nel vuoto.
Anche Areflh, l’associazione europea delle regioni dell’ortofrutta, si è trovata a sbattere contro un muro. La presidente Simona Caselli, confermata fino al 2022, racconta in una intervista al Corriere Ortofrutticolo come Areflh si sia mossa immediatamente «inviando, con una lettera a mia firma alla presidente Von Der Leyen ed al commissario all’Agricoltura, una serie di richieste e proposte gestibili in tempi rapidissimi perché senza impatto di bilancio e senza bisogno di metter mano ai regolamenti. In particolare abbiamo chiesto semplificazioni dei controlli e deroghe al numero minimo degli stessi, l’adozione di provvedimenti per favorire la circolazione delle merci e dei lavoratori, l’attivazione degli articoli 219 e 222 del Reg. 1308/2013 per affrontare le attuali turbative del mercato (come è stato fatto per l’E. Coli e la crisi dell’embargo russo), di aumentare il cofinanziamento comunitario dal 50% al 70% mantenendo l’importo massimo dell’aiuto comunitario al 4,6% del valore della produzione commercializzata e di consentire alle OP di superare il tetto del 5% dei volumi commercializzati per il ritiro per la distribuzione gratuita supportata al 100%».
E com’è andata? «Su alcuni punti devo dire che sono state fornite risposte tempestive, ad esempio sulla riduzione e semplificazione dei controlli sui vari programmi, scongiurando una possibile perdita di risorse ed anche sui corridoi verdi e sulla mobilità dei lavoratori sono state adottate direttive piuttosto chiare in tempi rapidi. Purtroppo, a questi provvedimenti che andavano nella giusta direzione, si sono spesso contrapposte misure nazionali disordinate di chiusura dei confini, oltre allo stop dei voli e prescrizioni sanitarie variegate che hanno creato molta confusione ».
La criticità più grave resta «la mobilità dei lavoratori: se non si sbloccherà al più presto si rischiano ripercussioni gravissime sui raccolti ed aumenti significativi dei prezzi al consumo dovuti alla scarsità di prodotto ».

Lorenzo Frassoldati


«Qualità, sicurezza e legame col territorio»
Così la filiera conquista il nuovo consumatore

Intervista a Claudio Scalise (Sg Marketing Agroalimentare)

La pandemia ha cambiato i comportamenti
«i produttori dovranno riprogettare le offerte se non vorranno essere schiacchiati dalla Gdo»

di Lorenzo Frassoldati
BOLOGNA

Con il graduale ritorno alla normalità dopo i mesi di lockdown per la pandemia di Coronavirus, «alcuni cambiamenti nel comportamento di acquisto e nelle scelte di consumo rimarranno presenti e caratterizzeranno il mercato dell’ortofrutta per i prossimi anni. Bisogna quindi cominciare a ragionare su questi mutamenti per capire come le aziende potranno affrontare correttamente il mercato». Con Claudio Scalise, senior partner di Sg Marketing Agroalimentare, una delle più note agenzie di food marketing, facciamo il punto su come sono cambiati i comportamenti del consumatore nei confronti dell’ortofrutta in questi mesi, e come cambieranno nel futuro.
Quali fattori condizioneranno le prossime scelte di acquisto?
«A questa domanda, come SG Marketing, abbiamo cominciato a dare delle risposte, che a nostro avviso potranno offrire agli operatori prime linee guida per affrontare il prossimo futuro. Innanzitutto, va considerato il fatto che, purtroppo, l’area della popolazione che ridurrà il proprio potere di acquisto si allargherà ulteriormente. Il Paese sarà fortemente impoverito dalla pandemia, si parla di una riduzione del Pil almeno al 9% nel 2020: interi comparti produttivi fondamentali per l’Italia, come il turismo e l’Horeca, sono in ginocchio e questo aggraverà l’incertezza sul futuro».
Quindi?
«In termini di comportamento di acquisto, lo scenario delineato si tradurrà in una maggiore richiesta di convenienza verso i prodotti alimentari, ortofrutta inclusa. Sarà dunque verosimile che la pressione della Gdo crescerà e che le marche del distributore cercheranno di farsi portatrici di questo concetto nei confronti del consumatore ».
Cosa significa per i produttori?
«Le imprese della produzione, i brand dell’ortofrutta, se non vorranno essere ulteriormente schiacciati, dovranno porsi il tema di proporre esse stesse, riprogettando la propria offerta e la propria comunicazione, soluzioni al consumatore».
L’ortofrutta fa bene ed è considerata ‘sicura’…
«Un secondo tema che rappresenterà un cambiamento nel consumatore è rappresentato dalla richiesta di rassicurazione circa la sicurezza alimentare. In questo ambito trovano la propria motivazione di acquisto diverse tipologie di prodotti ».
Ad esempio?
«Assisteremo ad una rinnovata attenzione per i prodotti del territorio e l’origine italiana. Maggiore apertura di credito verrà riservata ai prodotti a filiera controllata e/o residuo zero. A questa motivazione si rifà lo spostamento di acquisto dallo sfuso al confezionato. Questo elemento per un insieme di motivazioni sarà uno dei mutamenti più strutturali nell’offerta della Gdo dei prossimi anni. Qui, il fattore di rassicurazione è legato al fatto che il prodotto confezionato all’origine non può essere manipolato sul punto vendita dai clienti e, quindi, viene preservato da possibili contaminazioni ».
Ci sarà una maggior richiesta anche di prodotti legati al benessere?
«Certamente, il terzo ambito, anch’esso già presente, ma che subirà un ampliamento importante nelle scelte di acquisto, sarà quello legato al salutismo. Basti pensare alle vendite che si sono registrate in queste settimane di alcuni prodotti con un vissuto di questo tipo: arance rosse, limoni, kiwi, ecc. Quest’area verrà declinata dal biologico, ai prodotti «nutraceutici » o presunti tali: prodotti ad alto contenuto di vitamina C, antiossidanti, ecc. Tutti questi elementi avranno valore se verranno comunicati adeguatamente ».
C’è anche un quarto elemento?
«Per poter costruire un rapporto di valore, in particolare, i brand e le imprese che vorranno avere un ruolo da protagonisti dovranno comunicare i benefit legati al consumo dei propri prodotti. Il consumatore dovrà sentire la cura, l’attenzione posta dai produttori nel dare risposte alle proprie esigenze di consumo e nel rassicurarlo che con il proprio prodotto queste potranno essere soddisfatte »
Come?
«Bisognerà sviluppare una nuova modalità di comunicazione che abbia al centro (finalmente!!) il consumatore e le sue richieste e che ponga il brand come il soggetto che propone la soluzione alle sue incertezze».

l.frassoldati@alice.it


Cpr System, imballaggi e pallets brillanti

La scelta ecologica premia la cooperativa ferrarese

Sostenibilità e riutilizzo sono l’elemento portante del processo produttivo da oltre venti anni

di Cristina Mazzi
FERRARA

I numeri che gravitano attorno a CPR System parlano chiaro. La cooperativa ferrarese che produce, movimenta e ricicla imballaggi in plastica a sponde abbattibili e pallet ha presentato un risultato di bilancio 2019 in netta crescita, arrivando a sfiorare i 70 milioni di euro di fatturato (69.6 milioni di euro di fatturato consolidato), contro i 57,7 milioni del 2018. In conferenza stampa di bilancio la società cooperativa ha mostrato un patrimonio netto di 37,97 milioni di euro, un incremento della movimentazione delle casse del più 10,11% rispetto al 2018 ed un più 14,08% di crescita della movimentazione dei pallet, che raggiungono quasi 7 milioni di movimentazioni. CPR System opera nel settore della logistica e movimentazione di imballaggi riutilizzabili e pallet da oltre 20 anni, perseguendo l’obiettivo della sostenibilità ambientale e del riutilizzo come elemento portante di un processo produttivo circolare, in grado di ridurre l’impatto ambientale e l’immissione di rifiuti nell’ambiente. Ad annunciare gli ultimi dati è stato Francesco Avanzini, direttore generale di Conad, alla guida del gruppo nell’ultimo triennio, affiancato in conferenza stampa da Paolo Gerevini, direttore generale del consorzio Melinda dal 2016. Quest’ultimo è stato eletto a presiedere CPR System nel prossimo triennio 2020-2022. Lo statuto, infatti, prevede un turn over triennale dei vertici tale da consentire il susseguirsi di rappresentanza in rotazione dal mondo della distribuzione a da quello della produzione.
I brillanti risultati conseguiti? Secondo Francesco Avanzini sono state fondamentali alcune scelte strategiche intraprese, a partire dall’acquisizione e integrazione, nel corso del 2019, della società SDI che ha consentito di apportare al gruppo CPR quasi 13 milioni di movimentazioni di casse. «CPR System – ha dichiarato Avanzini – è oggi una realtà sempre più dinamica e in crescita. Rappresenta una risposta alla crescente domanda di sostenibilità ambientale grazie al suo progetto innovativo di riutilizzo virtuoso. Ha una grande forza nella gestione cooperativa con oltre 1000 soci e tutta la filiera di produzione rappresentata». Gli ha fatto eco Gerevini, cremonese, laureato alla Cattolica di Milano, con alle spalle esperienze manageriali importanti. «Ringrazio il presidente Avanzini per l’eccezionale lavoro svolto – ha evidenziato Gerevini – e il consiglio di amministrazione per avermi eletto a presiedere una realtà tutta italiana di cui andare veramente orgogliosi». Gerevini ha le idee chiare. «CPR System ha davanti a sé un periodo di cambiamento che prevede innovazioni importanti in linea con le direttive strategiche dell’Unione Europea, orientate sempre di più alla valorizzazione dell’economia circolare e alla green economy che, attraverso il riutilizzo, eviti l’immissione di rifiuti nell’ambiente». Per il prossimo triennio il gruppo prevede sfide importanti. «Nascerà il nuovo pallet di plastica riciclato – ha concluso Gerevini – , attraverso la nostra società controllata NEWPAL e arriverà la nuova cassa CPR System che rivoluzionerà tutto il parco imballi. La nuova cassa CPR è un prodotto di design studiato con il politecnico di Milano. Non posso dire di più per ora ma vi confermo che stiamo costruendo il futuro».


Frutticoltura sotto assedio,
Apo Conerpo in prima linea

Il presidente Davide Vernocchi: affrontiamo tutti insieme questo quadro drammatico

«L’emergenza non faccia dimenticare che Il mondo e il clima stanno cambiando
La ricerca deve sviluppare varietà che sappiano coniugare gusto e resistenza
a eventi climatici e malattie, in modo da effettuare minori interventi fitosanitari»

di Lorenzo Pedrini
BOLOGNA

Non è un momento facile per nessuno dei maggiori settori economici del Paese, e nemmeno l’agricoltura, sia che si tratti piccole realtà locali sia, come nel caso di Apo Conerpo, di un network produttivo solido e ramificato. Cambiamenti climatici, infatti, riducono la produzione o arrivano ad annichilire interi areali compromettendo la sopravvivenza di aziende e filiere, mentre crescenti problemi fitosanitari stanno sullo sfondo, nuovi disciplinari limitano l’utilizzo dei principi attivi deputati alla difesa e i consumi stagnano in Italia e in Europa, anche a causa delle barriere doganali. «Questo è il contesto in cui operiamo quotidianamente: la produzione frutticola è sotto assedio – commenta Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, organizzazione di produttori che riunisce 50 cooperative e 6000 soci ––, senza contare le difficoltà contingenti e di lungo periodo legate alla pandemia. O abbandoniamo letteralmente il campo oppure, rispondendo allo spirito più profondo della cooperazione, affrontiamo tutti insieme questo quadro drammaticamente complesso. Ma non possiamo farlo da soli». E allora Apo Conerpo, in un quadro mai tanto complicato, ha scelto di agire: «Per affrontare il mercato – prosegue Vernocchi – è necessario proporre frutta apprezzata dal consumatore: la ricerca deve sviluppare varietà che coniughino gusto e resistenza a eventi climatici e malattie, in modo da permetterci minori interventi fitosanitari. Su questo fronte Apo Conerpo è in prima linea attraverso il finanziamento di importanti progetti dedicati alla lotta alla cimice asiatica o contro la maculatura del pero». Ma occorre anche un’organizzazione efficace, strutturata e affidabile agli occhi di tutti i propri stakeholders: «Nonostante le difficoltà imposte dal Covid- 19 – prosegue Vernocchi – con la forza della nostra aggregazione siamo riusciti a non creare discontinuità nelle forniture ai clienti, anche a fronte di importanti trasformazioni nella domanda: il boom di richieste di frutta confezionata, ad esempio, non ha messo in difficoltà le nostre cooperative e siamo riusciti a presidiare tutti i mercati, privilegiando quelli con rendimento maggiore per i nostri soci». Sempre mantenendo uno sguardo attento alla sostenibilità ambientale: «L’emergenza sanitaria sembra aver messo in secondo piano questo aspetto per l’opinione pubblica – commenta Vernocchi – ma per noi la tutela della natura e del territorio è prioritaria. Va in questo senso la collaborazione con Legambiente che porterà alla pubblicazione di un manifesto del nostro impegno ambientale e dei nostri obiettivi futuri». Ricerca, organizzazione, sostenibilità: «Tutto il nostro impegno, però, non basta di fronte a eventi incontrollabili come l’invasione della cimice asiatica o le gelate di marzo e aprile che hanno annichilito la produzione di interi areali in Emilia-Romagna: servono strumenti economici che tutelino i produttori. Come Apo Conerpo abbiamo messo in campo fondi straordinari per il sostegno ai nostri soci ed è di prossimo avvio un fondo mutualistico per la difesa della cimice ma occorre andare oltre: serve un intervento pubblico di vasta scala. A partire da una completa riforma della legge 102 sullo stato di calamità, oggi del tutto inadeguata e con parametri insostenibili dalla produzione agricola: il mondo e il clima stanno cambiando, gli strumenti di difesa e di tutela devono fare altrettanto o intere filiere scompariranno, con un impatto socio-economico inimmaginabile».


Fruttagel: il virus non muta


il piano investimenti

Il gruppo fa i conti con le nuove tendenze dei consumatori

L’ad Stanislao Giuseppe Fabbrino: qualità dei prodotti sempre riconosciuta
Gli impegni per l’anno in corso raggiungono i 9 milioni di euro pianificati
in ottica di efficientamento produttivo e di economia circolare

di Lorenzo Tazzari
RAVENNA

Il piano degli investimenti resta immutato, ma la pandemia impone a Fruttagel di valutare con attenzione le nuove tendenze dei consumatori maturate in questi mesi di lockdown. La cooperativa di Alfonsine è specializzata nella produzione di succhi, nettari e bevande di frutta, derivati del pomodoro, bevande vegetali e vegetali surgelati. Nei giorni scorsi l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2019: fatturato a quota 133,1 milioni di euro, in leggero aumento rispetto all’anno precedente, ed export ancora in crescita con 8,7 milioni di euro e il 6,5% del fatturato complessivo, mentre nel 2018 rappresentava il 4,6%. Incremento a doppia cifra per il comparto biologico che segna +15,2%, passando da 27 milioni di euro (2018) a 31,1 milioni di euro di fatturato nel 2019. «Il 2019 è stato un anno di tenuta positiva per Fruttagel – sottolinea il presidente e amministratore delegato Stanislao Giuseppe Fabbrino –. Abbiamo registrato alcune piccole variazioni all’interno dei diversi comparti dell’azienda come succhi e bevande, surgelati, pomodoro, ma i risultati ottenuti testimoniano come la qualità dei nostri prodotti sia sempre più riconosciuta e apprezzata in maniera trasversale da clienti e consumatori con i quali condividiamo il valore della nostra filiera nel segno del rispetto dell’ambiente e delle persone». Il direttore operativo Paolo Cristofori spiega nel dettaglio l’andamento dei diversi comparti sottolineando la buona performance dei vegetali surgelati il cui fatturato 2019 ammonta a 63,1 milioni di euro, con un incremento del +1,8% sul 2018, e la lieve flessione del comparto bevande (nettari, succhi e bevande di frutta, bevande vegetali, tè) che registra 50 milioni di euro, in calo del -3,8 % rispetto all’anno precedente. Stabili invece i derivati del pomodoro in sostanziale equilibrio sul 2018 con un valore di 17,7 milioni di euro. Piano degli investimenti confermato per il 2020: «Portiamo avanti con determinazione i progetti di crescita per Fruttagel. Gli investimenti per l’anno corrente raggiungono quasi i 9 milioni di euro, pianificati in ottica di efficientamento produttivo e di economia circolare. Il nuovo magazzino automatico surgelato, un nuovo impianto uht, nuove linee di confezionamento, macchinari, adeguamenti strutturali e tecnologici sono solo alcune delle aree di intervento». Con ogni probabilità sarà, invece, da rivedere, il budget previsto per l’esercizio in corso. «Negli investimenti non possiamo arretrare – dice Fabbrino – per non perdere le quote di mercato acquisite. Ma servirà tempo per capire come i nostri mercati di riferimento si comporteranno rispetto alle nuove abitudini acquisite dai clienti ai tempi del lockdown e quanto influiranno sulle future tendenze a consumare molto fuori casa ». Fruttagel è pronta ad affrontare le nuove sfide ma lancia comunque un appello alle istituzioni: «Chiediamo un cambio di passo perché il fattore tempo è decisivo. Le fasi autorizzative devono essere accelerate per non rischiare di dover sempre rincorrere il mercato».