Lo zucchero ha addolcito un po’ il lockdown
Consumi in crescita, la sfida è l’innovazione

Dopo la riforma del 2016 in Italia sono rimasti due soli zuccherifici

Coprob raccoglie la grande tradizione del made in Italy, Eridania fa parte del gruppo francese Cristal Union. Forte incremento delle vendite nella Gdo

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

Una volta l’Italia contava 19 zuccherifici. Un passato non troppo lontano. Erano i primi anni Duemila. Poi è cambiato tutto. Con la riforma del 2006, il settore bieticolo-saccarifero europeo ha vissuto un processo di razionalizzazione. Poi, dal primo ottobre 2017, è venuto a cessare un sistema di regole di mercato che durava dal 1968. Addio quote, produzione liberalizzata. Risultato? Il prezzo della materia prima è drasticamente calato. Portando il ricavo del bieticoltore a dipendere soprattutto dall’andamento del future zucchero alla Borsa di New York. Un cambiamento epocale che ha avuto un notevole impatto sull’Italia, il Paese che più ha ridotto la propria capacità industriale con conseguente ridimensionamento della relativa filiera agricola. Di zuccherifici ne sono rimasti soltanto due, a Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova). Entrambi fanno capo alla cooperativa bolognese Coprob. Ovvero l’ultimo baluardo del made in Italy nel settore, grazie a un mosaico di 5mila aziende (più 2mila che conferiscono materia prima) con oltre 30mila ettari di bacino bieticolo tra Emilia-Romagna e Veneto e 250mila tonnellate di zucchero prodotte. Ed Eridania? La proprietà non è più italiana, dal 2016 – dopo l’uscita di scena del Gruppo Maccaferri – l’azienda è interamente in mano ai francesi di Cristal Union. A Bologna c’è la sede legale e operativa, a Russi c’è un importante stabilimento dedicato al confezionamento del prodotto. Far parte di un grande gruppo internazionale ha consentito a un marchio storico della tradizione di avere forza globale In Italia il consumo di zucchero è stabile da circa 15 anni, con 1,6-1,7 milioni di tonnellate annue. Si tratta del terzo mercato europeo, in cui di fatto c’è un solo produttore – Coprob, appunto – che impegna 250 dipendenti fissi più 250 stagionali. Si tratta dell’ultimo baluardo della tradizione locale, visto che senza di loro l’Italia farebbe compagnia a Nigeria, Malesia, Corea del Sud e Arabia Saudita tra i Paesi che consumano più di 1,5 tonnellate annue di zucchero senza produzione nazionale. Durante l’emergenza sanitaria, anche per lo zucchero c’è stato un forte incremento di vendite nella grande distribuzione organizzata a cui Coprob ha cercato di rispondere. Se i dati di gennaio-aprile 2020 evidenziano un +23,8% del mercato Gdo (trend a valore), Italia zuccheri – il marchio della coop bolognese, «unico zucchero 100% italiano» viene rivendicato – ha registrato un +41,8%. Un risultato che si spiega con la maggiore attenzione dei consumatori, in particolare durante il periodo di lockdown, al made in Italy. Intanto Coprob, per vincere le sfide del mercato, ha scelto la strada dell’innovazione in campo agronomico per raggiungere obiettivi multi-filiera: un esempio è la costruzione da zero della coltivazione biologica della barbabietola che in due anni ha raggiunto i 1.800 ettari, permettendo ad agricoltori di regioni in cui era sparita – a causa della riforma – di reintrodurla nel piano colturale.

1,77
milioni

Sono le tonnellate di zucchero consumate ogni anno in Italia

2
zuccherifici

Sono quelli rimasti in Italia dopo la riforma del 2016. Una volta erano 19

23
per cento

L’incremento nelle vendite di zucchero (precisamente più 23,8) tra gennaio e aprile


Coprob punta sulla filiera locale e sostenibile

Claudio Gallerani, presidente della cooperativa bolognese

«Tracciabilità completa già su 5000 ettari, e le nostre coltivazioni bio crescono del 40%»

di Giuseppe Catapano
BOLOGNA

«Non ci siamo mai fermati. E siamo pronti per la nuova campagna: il 2020 è un anno di grandi sfide». Claudio Gallerani, presidente di Coprob, guarda al futuro con fiducia: la cooperativa di Minerbio (Bologna), unica azienda italiana impegnata nel settore bieticolosaccarifero, 250mila tonnellate di zucchero all’anno e un fatturato di 200 milioni di euro, punta con forza sulla sostenibilità della filiera. Coprob conta su un’area di coltivazione di oltre 30mila ettari di bacino bieticolo tra Emilia Romagna e Veneto e gestisce due zuccherifici a Minerbio e Pontelongo (Padova).
Presidente Gallerani, quale è stato l’impatto dell’emergenza Coronavirus sulla vostra attività?
«È stato compiuto un notevole sforzo per garantire la piena operatività. Abbiamo seminato, in fabbrica si è lavorato in condizioni di sicurezza, il personale degli uffici è stato impegnato in parte da casa. La campagna 2020 è alle porte».
Le vendite hanno risentito di lockdown e chiusure?
«A marzo abbiamo registrato un sostanziale pareggio, con un aumento nella grande distribuzione e lo stop del settore Horeca. Sul bilancio di aprile pesa il blocco dell’industria dolciaria: si è perso tanto, l’80% del nostro zucchero finisce proprio nel canale industriale. Segnali di ripresa a maggio in particolare per l’Horeca. Ci avviamo a un ritorno alla normalità, con tutta la prudenza del caso».
La fase più dura è alle spalle: Coprob torna a impegnarsi nel progetto di filiera sostenibile?
«Il percorso è già partito, la fase attuale ci ha consentito di affinare un progetto che, di comune accordo con il ministero dell’Agricoltura e con tutte le istituzioni, è finalizzato a ridurre il più possibile l’impatto ambientale. Ciò che vogliamo è una filiera ancor più tracciata dal campo alla tavola, digitalmente. Quest’anno siamo partiti con 5mila ettari, c’è l’ambizione di mettere l’intero bacino dell’Emilia Romagna in filiera sostenibile nel 2021».
L’emergenza ha accelerato il processo?
«Si è accentuata l’importanza della filiera locale, la strada da seguire è quella che prevede un’attenzione alla salute, all’ambiente e alla tracciabilità sempre maggiore. Noi lo abbiamo sempre pensato, oggi stiamo dando concretezza ai piani».
Aumenterà anche la quota di bieticoltura biologica?
«Il 2020, per quel che ci riguarda, fa segnare un +40% di bietole bio: siamo avanti nello sviluppo del prodotto biologico».
Insomma, lo zucchero italiano sarà sempre più green.
«La filiera sostenibile è parte di un progetto più ampio di distretto dello zucchero italiano, che coinvolgerà tutti gli attori della filiera da chi realizza il seme fino a chi utilizza il prodotto finale, passando per le aziende agro-meccaniche e per quelle dei trasporti. Tale piano sarà presentato in autunno insieme al ministro Bellanova. L’agricoltura di precisione è il futuro, Coprob vuole vincere la sfida dell’innovazione: il 2017 è stato l’anno dello zucchero grezzo, il 2019 quello dello zucchero bio e il 2020 l’anno della filiera sostenbile, già avviata con 5mila ettari e registrata con tanto di marchio del ministero».
Capitolo economia circolare: Coprob si impegnerà anche in quest’ambito?
«Lo stiamo già facendo, valorizzando i prodotti che derivano dalla lavorazione della barbabietola. Ne sono esempio l’utilizzo del melasso, privo di residui, da parte dei lievitifici oppure quello delle polpe per la zootecnia o per ottenere biogas. È in fase avanzata un progetto per il riutilizzo del carbonato di calcio come base per la fertilizzazione dei campi mentre, per quanto riguarda le polpe, ci sarà una partnership con il Parmigiano Reggiano».