Tracce del genio urbinate nel Neoclassicismo

Fu Giuseppe Bossi, segretario dell’Accademia di Belle Arti di Brera, a creare con le sue opere un tramite tra Raffaello e il Settecento

MILANO

Il mito di Raffaello attraverso lo sguardo di Giuseppe Bossi, nei suoi disegni e nella sua collezione, tra opere su carta e maioliche. In che modo l’eredità del genio urbinate venne raccolta, custodita, tramandata dal pittore, scrittore e collezionista? Attraverso quali modelli e seguendo quali soggetti si svilupparono e furono influenzate le arti decorative? Sono le domande a cui cerca di rispondere la mostra in programma a Milano, nelle sale del Castello Sforzesco, dal 27 novembre 2020 al 7 marzo 2021.
Ma chi è Giuseppe Bossi? Nato nel 1777, originario di Busto Arsizio, fu pittore, scrittore, collezionista. Protagonista del Neoclassicismo a Milano e, più in generale, in Lombardia, lasciò un’impronta nella cultura del suo tempo anche grazie all’incarico di segretario dell’Accademia di Belle Arti di Brera che ricoprì dal 1801 al 1807 e alle strette connessioni con personaggi della politica e della nobiltà milanese e lombarda del tempo. Parte della sua raccolta di maioliche e di sculture è oggi conservata al Castello Sforzesco di Milano e il Gabinetto dei Disegni del Castello possiede un centinaio di suoi fogli autografi. La sua ricca collezione di disegni, che comprendeva opere di artisti come Leonardo, Michelangelo e Raffaello, è custodita alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Il progetto espositivo ed editoriale prende avvio dalle collezioni del Castello Sforzesco di Milano, da una parte celebrando Raffaello, nel cinquecentenario della morte, e dall’altra raccontando la figura di un artista e intellettuale che ancora offre spunti di grande novità. A partire da un prezioso nucleo di opere, la mostra si propone di portare all’attenzione del visitatore un particolare aspetto della fortuna di Raffaello a Milano tra la fine del Settecento e il principio dell’Ottocento: la ricezione attraverso l’arte, il gusto collezionistico e gli scritti di una personalità di spicco in quell’epoca. Il percorso si sviluppa da una selezione di disegni realizzati da Giuseppe Bossi (1777-1815) e ispirati sia a opere di Raffaello, nei quali l’imitazione non si limita al soggetto e alle modalità compositive ma abbraccia la tecnica, sia ad alcuni fogli oggi riconosciuti come copie antiche ma all’epoca ritenuti originali.
In particolare, da una rassegna delle carte del periodo della maturità dell’artista si evidenzia, rispetto all’attività giovanile con le copie dal vero degli affreschi delle Stanze Vaticane, una personale rielaborazione secondo un codice stilistico a tratti di grande modernità. In questi disegni ricorrono soggetti, come putti e amorini, che il visitatore ha l’opportunità di riconoscere anche nelle incisioni di Marcantonio Raimondi realizzate su disegno di Raffaello, custodite presso la Raccolta Bertarelli che conserva alcune rarissime prove, e in una serie di maioliche istoriate rinascimentali d’ispirazione raffaellesca, esposte in un’ottica di confronto tra i materiali delle collezioni e selezionate come esempi particolarmente significativi delle dinamiche di ispirazione, circolazione e ricezione dei modelli.

Cosimo Firenzan


IL PROGRAMMA

Eventi e rassegne in tutta la Lombardia

Due mostre tra Brescia e Milano, due cataloghi insieme a un palinsesto di appuntamenti, con varie tappe in Lombardia, fino al prossimo marzo. È l’omaggio a Raffaello che Fondazione Brescia Musei e Castello Sforzesco, offrono in occasione del cinquecentenario della morte dell’Urbinate, e come capofila di un ricco calendario di eventi condiviso con diverse istituzioni culturali della Lombardia che, a vario titolo, hanno ricoperto nel tempo e ricoprono tuttora il ruolo di custodi del mito di Raffaello. Le mostre e i cataloghi, fortemente incentrati sulla valorizzazione dei patrimoni bresciani e milanesi, indagano, in particolare, la figura di Raffaello tramite due protagonisti della stagione ottocentesca: Paolo Tosio e Giuseppe Bossi.