Santa Maria del Fiore, patrimonio unico

Riaperta al pubblico la maggiore collezione di sculture del Medioevo e del Rinascimento fiorentino: 750 opere da ammirare

di Olga Mugnaini
FIRENZE

Dopo la Cupola del Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Duomo e il Battistero, anche il museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore ha riaperto ai visitatori, con la maggiore collezione al mondo di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino. Le sale della monumentale struttura rinnovata nel 2015, conservano 750 opere tra statue e rilievi in marmo, bronzo e argento, tra cui capolavori dei maggiori artisti del tempo: Michelangelo, Donatello, Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti, Andrea Pisano, Antonio del Pollaiolo, Luca della Robbia Andrea del Verrocchio e molti altri ancora. Tra i tanti capolavori, la Pietà di Michelangelo, la Maddalena e i Profeti di Donatello, le Cantorie di Luca della Robbia e Donatello, le leggendarie Porta del Paradiso e la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti del Battistero di Firenze.
Fondato nel 1881, negli ambienti trecenteschi dove Michelangelo scolpì il David, per raccogliere le opere eseguite nei secoli per i monumenti della Cattedrale di Firenze, il museo dispone oggi di quasi 6.000 metri quadri di superficie espositiva, con 25 sale su tre piani. Al centro la spettacolare Sala dell’Antica facciata (36 metri x 20 x 20), dove su un lato è stato realizzato un colossale modello in scala 1:1 dell’antica facciata del Duomo di Firenze realizzata da Arnolfo di Cambio a partire dal 1296, mai finita e distrutta nel 1587. Davanti a questa titanica quinta, ricostruita sulla base di un disegno cinquecentesco, saranno collocate 40 statue del Tre e primo Quattrocento originariamente realizzate per la facciata da artisti quali Arnolfo di Cambio, Donatello e Nanni di Banco. Sul lato opposto della sala, la Porta del Paradiso (1425-52) chiamata così da Michelangelo. Accanto la Pietà di Michelangelo (1547-1555), una delle opere più misteriose del grande artista: forse destinata al suo monumento funebre, in preda allo sconforto Michelangelo tentò di distruggerla a martellate. La Pietà raffigura il corpo morto di Gesù sorretto da Nicodemo, uno degli uomini che deposero il Signore dalla croce, e adagiato tra le braccia della madre Maria, mentre un’altra donna, la Maddalena, assiste. Nel volto dell’anziano personaggio, che la tradizione cristiana credeva uno scultore, Michelangelo, ormai settantenne, ha raffigurato il proprio autoritratto, come per identificarsi in Nicodemo, nella sua cura amorevole del corpo di Gesù.
Vicina, la sala della Maddalena di Donatello (1453-55), capolavoro del primo Rinascimento fiorentino, che rappresenta una donna anziana divorata dagli anni e dalle penitenze, così esile da reggersi appena sui piedi. Allo stesso momento la figura sprigiona una grande forza interiore nello sguardo pieno di tenerezza e devozione e nelle mani che stanno per giungersi in preghiera. Al piano superiore la Galleria del Campanile di Giotto, lunga 36 metri, con le 16 statue a grandezza naturale – tra cui gli straordinari profeti di Donatello Abacuc, Geremia, il Profeta Imberbe e Il Sacrificio di Isacco – e le 54 formelle che adornavano il campanile. Un museo nel museo è la Galleria della Cupola del Brunelleschi (1418-1436), sempre al primo piano, con i modelli lignei del Quattrocento, tra cui quello attribuito allo stesso Brunelleschi, materiali e attrezzi dell’epoca utilizzati per la costruzione della Cupola e la maschera funebre del grande architetto. Completano la sala, due grandi modelli lignei della Lanterna e della Cupola realizzati dall’architetto Franco Gizdulich.
Il viaggio continua nella Galleria delle Cantorie di Donatello e Luca della Robbia con i due grandi pergami realizzati tra il 1431 e il 1439 per il Duomo; accanto una sala con i 25 rilievi dal coro cinquecentesco realizzato da Baccio Bandinelli e la sala dell’Altare d’argento dove sono esposte le opere che facevano parte del “Tesoro del Battistero”.


VISITE SPECIALI

Il racconto delle emozioni davanti a un capolavoro

Al via anche le visite guidate speciali “Emozioni al Museo” che nascono dalla riflessione sul periodo d’isolamento durante il lockdown. La visita propone un’osservazione delle opere, ascoltando le emozioni che queste suscitano per poi esprimerle liberamente, in un reciproco scambio con le altre persone in visita.
www.duomo.firenze.it.