Raffaello primo difensore dell’arte antica

La lettera a Papa Leone X, scritta nel 1519, lo consacra di fatto padre della moderna cultura del patrimonio monumentale e storico

ROMA

Parole che hanno dato vita ad un nuovo sguardo sui resti dell’antichità, in anticipo di secoli su sensibilità che sarebbero esplose solo più tardi. Sono quelle che Raffaello scrive nel 1519 nella famosa lettera a Papa Leone X in cui si invita uno degli uomini più potenti del mondo di allora a prendersi cura dei resti dell’Antica Roma. Infatti, la mostra «La lezione di Raffaello. Le antichità romane» non si concentra tanto sul Raffaello artista, quanto sull’importanza di Raffaello nella valorizzazione dell’antichità.
L’esposizione, in programma a Roma fino al 29 novembre nel Complesso Capo di Bove sull’Appia Antica, presenta attraverso dipinti, incisioni, libri e disegni alcuni contenuti della lettera scritta dall’Urbinate a papa Leone X nel 1519. La mostra è nel Complesso di Capo di Bove in via Appia Antica 222: è visitabile dal giovedì alla domenica, dalle 9 alle 18.30 con ultimo ingresso alle 18.Ma è necessario contestualizzare la lettera di Raffaello: quando, nel 1515, papa Leone X decide di nominare Raffaello prefetto alle antichità di Roma, non esiste ancora il concetto moderno di conservazione e tutela dei monumenti degli evi antichi. Raffaello si trova allora nella necessità di codificare un patrimonio che non è per nulla classificato e, anzi, disperso per i più diversi motivi: dalle esigenze edilizie delle grandi famiglie della corte papale, all’insofferenza per il paganesimo che le reliquie monumentali classiche avevano instillato nelle gerarchie ecclesiastiche dei secoli precedenti.
La mostra, curata da Ilaria Sgarbozza e promossa dal Parco Archeologico dell’Appia Antica con l’organizzazione di Electa e il sostegno del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Raffaello, si articola intorno a due focus. Il primo è la fortuna della lettera, la quale rivive nella storiografia, nella letteratura, nella produzione figurativa del XIX secolo, divenendo un testo di riferimento per le politiche di tutela delle nazioni europee. Il secondo è l’attività di rilievo e catalogazione dei monumenti antichi svolta dal maestro e dai suoi discepoli, in particolare da Pirro Ligorio. Quest’ultimo, architetto e studioso napoletano, è stato un fondamentale interprete della lezione raffaellesca e ha tradotto in disegni architettonici e appunti grafici i sepolcri antichi collocati lungo la regina viarum e la via Latina.
A partire dal celebre scritto – riprodotto su uno schermo che ne consentirà lo sfoglio e l’ascolto – le opere in mostra racconteranno la consacrazione internazionale di Raffaello come padre della moderna cultura della tutela del patrimonio monumentale, archeologico e artistico. L’esposizione sarà ospitata all’interno della villa acquistata dallo Stato nel 2002 nel Complesso di Capo di Bove dov’è un’area archeologica significativa con un impianto termale databile alla seconda metà del II secolo dopo Cristo.

Cosimo Firenzani


Perugia, rassegna multimediale a Palazzo Baldeschi

Eredità e conoscenza: l’Umbria del “divino”

Il rapporto stretto dell’artista con questa terra e il suo lascito narrati a tutto tondo in un’esperienza immersiva

di Donatella Miliani
PERUGIA

«Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia» è il percorso espositivo organizzato dalla Fondazione CariPerugia Arte insieme all’Accademia di Belle Arti di Perugia a Palazzo Baldeschi, storico edificio della città che affaccia su Corso Vannucci. La mostra, che si inserisce fra le celebrazioni raffaellesche e rientra fra quelle previste da “Perugia celebra Raffaello”, aprirà i battenti oggi e si protrarrà fino al 6 gennaio 2021. L’esposizione è stata progettata in modo che i temi e le modalità di fruizione siano diversi ma complementari. Nello specifico, il progetto si sviluppa attraverso due parti. Una è dedicata al periodo umbro di Raffaello, grazie ad una importante sezione multimediale con straordinarie videoproiezioni e all’esposizione di alcune opere dei maestri di Raffaello: Perugino, Pinturicchio e Signorelli.
L’altra, prettamente espositiva, è dedicata all’eredità lasciata dall’artista soprattutto in ambito accademico e verrà realizzata da un’altra importantissima istituzione culturale del capoluogo umbro: l’Accademia di Belle Arti di Perugia. Per quanto riguarda la parte documentaria, un importante contributo verrà dato anche dalla Soprintendenza archivistica dell’Umbria e delle Marche.
L’inziativa ha ottenuto il logo del Comitato Nazionale istituito dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo. A Palazzo Baldeschi anche un’anteprima d’eccezione che, grazie alla tecnologia, regala forti emozioni in un’esperienza immersiva, quasi a 360 gradi nell’arte di Raffaello. Entrando nelle sale infatti è possibile ammirare i capolavori del Genio che si animano, prendono quasi vita, raccontano. L’anteprima di «Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia » svela e anticipa i tratti distintivi della mostra, divisa in due percorsi. La Fondazione CariPerugia Arte proporrà appunto la parte multimediale, con suggestioni visive e sonore, rappresentata dal video interattivo della società Euromedia, visibile in una grande sala del Palazzo. L’Accademia invece punterà sulla parte espositiva- documentale mostrando un particolare della Madonna del Cardellino, in un disegno di Annibale Vitiani.
«È la prima mostra con effetti scenografici e virtuali in Umbria » dice orgogliosa la presidente della Fondazione CariPerugia Cristina Colaiacovo, mentre Mario Rampini, presidente dell’Accademia sottolinea l’importanza dell’evento come «segnale di ripresa delle attività artistiche della città». Soddisfatto l’assessore alla cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano. Le celebrazioni perugine per Raffaello stanno già attirando un notevole numero di visitatori. E il bello deve ancora venire.