Preziosa “Raphael Ware”
L’incanto della ceramica

A Palazzo Ducale la più grande collezione di maioliche della scuola urbinate
In mostra un patrimonio di 157 opere esaltate dalla luce naturale

di Nicola Petricca
URBINO

Al secondo piano del Palazzo Ducale di Urbino, nel mezzo di un giro turistico tra opere di altissimo valore, c’è una piccola porta che sembra condurre verso un luogo di poco conto. In realtà, dopo averla superata, i visitatori passeranno attraverso l’esplosione di colori di quattro dipinti del cagliese Gaetano Lapis, detto il Carraccetto, prima di trovarsi di fronte a un vero tesoro: le 157 maioliche della mostra “Raphael Ware”. Un patrimonio rimasto nascosto troppo a lungo che l’inglese Timothy Wilson, il maggiore esperto di ceramica del pianeta, ha deciso di rivelare al mondo, coinvolgendo anche il docente universitario di Storia della ceramica Claudio Paolinelli e che resterà esposto fino al 27 settembre. «Abbiamo esposto la più grande collezione esistente, appartenente a un privato, ed è molto importante perché, oltre a mostrare principalmente opere del Ducato di Urbino, ci sono oggetti eccezionali provenienti anche da Deruta, Castelli d’Abruzzo, Venezia, Montelupo Fiorentino e Gubbio», spiega Paolinelli.
La scuola urbinate della maiolica, cresciuta rapidamente tra il 1520 e il 1560, era nota in tutto il mondo già all’epoca per il livello raggiunto e, soprattutto, per una particolare tipologia decorativa: quella istoriata. «I ceramisti locali creavano dei grandi piatti su cui raffiguravano delle storie, descritte brevemente anche a parole, sul retro, che venivano esposti come quadri. Queste opere avevano anche un’altra funzione: i soggetti narrati permettevano ai committenti di intavolare discussioni su temi di tipo mitologico, religioso e storico quando invitavano ospiti d’eccezione nelle proprie residenze fuori città. Non erano più solo opere da ammirare, ma diventavano momenti di discussione e approfondimento di argomenti alti».
Durante il XVI secolo, la maiolica urbinate era diventata un punto di forza della corte dei Montefeltro: tutti i nobili desideravano un pezzo di ceramica urbinate e una commissione arrivò anche da Filippo II di Spagna. «Purtroppo, però, in città non sono rimaste grandi collezioni perché, nel tempo, le famiglie le hanno vendute e lo Stato non ne ha accumulate». C’è un’ulteriore particolarità legata alle maioliche urbinati: tra il XVII e il XVIII secolo si era diffusa la diceria che lo stesso Raffaello ne avesse dipinte e molti inglesi arrivarono in Italia chiedendo di acquistare pezzi di “Raphael ware”, ceramiche raffaellesche. «Da qui deriva il nome della mostra. In realtà, lui non ne realizzò mai, perché era morto nel 1520, semplicemente diversi soggetti dipinti su queste maioliche erano d’ispirazione raffaellesca. Anche queste opere sono esposte nella mostra, che include ceramiche di artisti come Nicola da Urbino, Francesco Xanto Avelli e il “Pittore in Casteldurante”, rimasto sempre anonimo. L’allestimento della collezione a Urbino ha due punti di forza: il primo è la luce naturale a cui sono esposti i pezzi, che permette ai loro colori di risplendere al meglio, il secondo è che, passeggiando per Palazzo Ducale, si possono ritrovare tanti particolari rappresentati sulle ceramiche. Un fatto che può accadere solo a Urbino, dove le maioliche sono perfettamente calate nel contesto ».


FINO A NOVEMBRE

C’è anche la mostra sulla civiltà di corte

A Palazzo Ducale, fino al 1° novembre, anche la mostra “Baldassarre Castiglione e Raffaello. Volti e momenti della civiltà di corte”, curata da Vittorio Sgarbi e Elisabetta Soletti. Protagonista l’artista mantovano noto per il suo Cortegiano.


Il Quattrocento oggi in una città da scoprire

L’eredità architettonica calata nella modernità è l’aspetto che rende unica una “metropoli” della diplomazia sotto il segno di Federico da Montefeltro

di Paolo Galliani
URBINO

Scelta obbligata e nemmeno tanto amletica. Perché se lo spazio è limitato – e a Urbino lo è – il tempo è elastico, roba da scoraggiare i turisti “mordi e fuggi”. E così, un passo dopo l’altro, l’esplorazione inizia. Per convenzione o istinto, comincia da piazza della Repubblica, ritrovo degli urbinati, e si fa largo tra vicoli, piole, portici e saliscendi che tagliano come bretelle il centro storico. Ma si può ribaltare tutto, abbandonando il baricentro per andare in una periferia che qui non ha nulla delle “banlieue” metropolitane: è il promontorio dominato dalla trecentesca Fortezza Albornoz, da dove ammirare quella che l’umanista Baldassarre Castiglione aveva definito “città in forma di palazzo”. Emozionante.
E se è vero che per conoscere un luogo bisogno attraversarlo con i propri piedi, quale sia il punto di partenza, niente di meglio che raggiungere la “Casa di Raffaello”, al 57 della via omonima, con la vecchia bottega del padre Giovanni Santi e, al piano superiore, la stanza dove si conserva il suo affresco “La Madonna col Bambino dormiente”.
Quindi, il Duomo neoclassico, la storica Università egli Studi, la splendida chiesa di San Domenico, gli oratori di San Giuseppe e San Giovanni Battista sul cosiddetto “Monte”. Ben sapendo che, alla fine, buona parte del timing disponibile se lo prenderanno la suggestiva “Via delle Arti”, vetrina della creatività e dell’artigianato locali; e Palazzo Ducale, gioiello dell’architettura rinascimentale, con la sua celebre Facciata dei Torricini, il Cortile d’Onore, lo scalone monumentale, lo Studiolo dove il Duca sfamava la sete di conoscenza e la Galleria Nazionale delle Marche dove ammirare le opere di Paolo Uccello, Tiziano, Raffaello e Piero della Francesca. Eventualmente affidandosi ai buoni consigli di una guida turistica di qualità come Daniela Rossi o alle riflessioni illuminanti del professor Luigi Bravi, presidente del’Accademia Raffaello.
Dopo due-tre giorni, la perla rinascimentale elevata a capitale da un condottiero – Federico da Montefeltro – portato più alla diplomazia che all’arte che alla guerra, si rivela per quella che è: un confetto d’Italia con il rango di metropoli nel panorama politico e culturale del Quattrocento, più per la sua vocazione di polo diplomatico e artistico che per il suo effettivo potere. Certo, eccessivo scomodare Thomas More e la sua Isola dell’Utopia, improbabile e forse anche un po’ noiosa. Urbino è una città reale, con tutti i limiti e vizi della provincia, ma anche con la taglia minuta e l’atmosfera colta che la rendono gradevole, empatica e con un’evidente dimensione internazionale.


LE PROPOSTE

L’esplorazione urbana è cultura viva

Mostre e visite guidate ma anche tour in bicicletta
C’è tanto da ammirare

URBINO

Anno difficile, anno comunque speciale. Perché lo meritava l’omaggio di un gigante dell’arte come Raffaello. E perché Urbino ha saputo comunque reagire al Covid e mantenere le promesse di un 2020 imperdibile. Da settimane, mostre ed eventi continuano ad accogliere appassionati di turismo culturale ed esplorazioni urbane. Unici vincoli: l’obbligo di prenotare e il rispetto delle precauzioni sanitarie. Come dire: Urbino “città aperta”. Ma all’intelligenza.

  • Info – www.vieniaurbino.it Info- point Borgo Mercatale, 0722.378205; Ufficio Informazioni Accoglienza Turistica, 0722.2613. Molto utile il nuovo sito www.turismo.marche.it
  • Visite – L’associazione Guide Turistiche Urbino (www.guideturisticheurbino.it) propone “Walking Tour” ogni sabato e domenica (alle 10) e “Domeniche dell’arte”, in città e nei borghi più fotogenici della zona, come Piobbico, Urbania, Cagli e Mercatello sul Metauro. Tutti i giovedì, alle 21 (fino al 15/10), “Serata a Corte”, visita in notturna del Palazzo Ducale e della Galleria Nazionale delle Marche. Sabato 26 settembre (18,30), ingresso al Palazzo Ducale e alla Galleria Nazionale delle Marche al prezzo simbolico di 1 euro, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio.
  • In bici – Tutti i giorni, Urbino E-Bike (www.urbinoebiketour.com) organizza escursioni con biciclette a pedalata assistita a Urbino e dintorni, con soste golose in cantine e caseifici. Il venerdì e il sabato, “Tour da Raffaello al Genga” nel Montefeltro e nel Parco Naturale delle Cesane.
  • Mostre – Fino al 30 settembre “Raffaello. Una mostra impossibile” a Palazzo del Collegio Raffaello. Fino al 1 novembre, “Baldassarre Castiglione e Raffello. Volti e momenti della vita di corte”, nelle Sale di Castellare a Palazzo Ducale. P.G.