SIGNORI, IL MAESTRO

La cultura della civiltà europea occidentale si fonda sull’idea di ri-nascita, che allude a una nuova nascita. E con quella di ri-forma costituisce un inseparabile convoglio semantico. In questi giorni di faticoso rilancio post-covid l’idea è stata turata fuori dal cassetto e rispolverata, basta seguire qualche dibattito televisivo o leggere qualche editoriale. Quanti auspicano un secondo ri-nascimento dimostrano tuttavia di conoscere assai poco la storia. Parlare di un’attualità del Rinascimento è improprio. Nei fatti, la storia è là, scolpita nel passato. E noi viviamo immersi nel nostro ipertrofico presente. Non è vero che il passato illumina il presente; semmai è vero il contrario, cioè il presente illumina il passato e ci consente di valorizzarne alcuni aspetti. Ma con l’emergenza sanitaria, così drammatica, tutto si ribalta: è il futuro a illuminare il nostro presente.
Ce la faremo? Dal Rinascimento ci separano oltre cinque secoli, nel corso dei quali è successo di tutto: la rivoluzione scientifica e i Lumi, le rivoluzioni e due guerre mondiali, la globalizzazione e la rivoluzione informatica. Il Rinascimento segnò il passaggio d’epoca – lungo il ponte ideologico e culturale dell’Umanesimo e, in particolare, dell’Umanesimo civile – dall’evo antico a quello moderno, da una realtà teocentrica all’antropocentrismo, che portò alla riscoperta della sfera interiore dell’uomo e promosse l’avvio del ciclo storico della modernità. Fu un passaggio d’epoca decisivo per la civiltà europea occidentale. In questa prospettiva dobbiamo guardare alle celebrazioni che dal quinto centenario di Leonardo da Vinci dello scorso anno ci portano dritte al quinto centenario di Raffaello, quest’anno. Due autentici geni che si sono imposti e sono stati riconosciuti a livello universale, ma che devono restare incastonati laggiù, nella circostanza di cinque secoli anni fa.
Il Rinascimento fu un movimento di lunga durata – dal Quattrocento si allungò sino alla metà del Cinquecento – ma oggi bisogna fare presto, tutto e subito, senza incertezze. È necessario pensare e progettare delle politiche pubbliche finalizzate a portare a casa la pelle, a evitare il collasso del sistema culturale. Soprattutto delle realtà private, che se da un lato polverizzano l’offerta, dall’altro rappresentano un importante e fondamentale presidio territoriale. Altro che celebrazioni. È all’idea di ri-forma che dobbiamo guardare, semmai. Ricordandoci però che con i mattoni vecchi non si fanno case nuove. E la crisi del Covid- 19 ci offre l’opportunità di voltare davvero pagina.


Raffaello come mai si è potuto ammirare

Alle Scuderie del Quirinale la mostra che percorre a ritroso la vita e le opere, dai dipinti, agli arazzi ai progetti architettonici del maestro

di Olga Mugnaini

Ha iniziato il suo viaggio il giorno in cui avrebbe dovuto finire. Così, la mostra più attesa dell’anno è salva. Ha riaperto per la Festa della Repubblica e proseguirà fino al 30 agosto, l’esposizione alle Scuderie del Quirinale dedicata a Raffaello, in occasione dei cinquecento anni dalla morte del grande artista. “Raffaello 1520 – 1483”, è il titolo del racconto a ritroso, dalla nascita a Urbino fino alla morte prematura a Roma, passando per Firenze, che fu una delle tappe fondamentali per la sua formazione.
La mostra, sospesa per tre mesi a causa dell’emergenza Covid- 19, è stata proroga grazie alla disponibilità delle istituzioni museali e dei collezionisti che hanno prestato le opere. Tra questi la Galleria degli Uffizi di Firenze, che ha concesso ben 49 opere delle quali oltre 30 dello stesso Raffaello. Tra queste un’attenzione particolare merita il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de Medici e Luigi de’ Rossi, tra le opere più celebri custodite a Firenze ora visibile al grande pubblico dopo un delicato intervento di restauro voluto in occasione del prestito romano. Anche per questo, per tutta la durata della mostra alle Scuderie, chi acquisterà i biglietti per Uffizi e Palazzo Pitti avrà diritto al 33% di sconto sull’ingresso alla mostra.
Con oltre 200 opere – fra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici – di cui 120 dello stesso Raffaello, la mostra realizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi, è la più grande rassegna mai tentata, con capolavori provenienti dalle più importanti collezioni e musei italiani e internazionali. Il tutto a cura di Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, direttore di Scuderie del Quirinale.
Nella città dei Papi, dei committenti pontifici, degli umanisti, degli scienziati e dei letterati, molti dei quali furono suoi amici, Raffaello visse dal 1509 al 1520. Undici anni intensi e prolifici, durante i quali poté esprimere il suo talento in forme nuove e sperimentali che lo consacrarono al pari di Michelangelo, il massimo artista del Rinascimento maturo. La mostra quindi particolare attenzione al periodo romano, pur descrivendo per intero, tutta la vasta produzione creativa dell’urbinate. Alla sua morte, inaspettata e prematura, grande fu lo sgomento e la tristezza in quella comunità di umanisti. La mostra prende le mosse dal 6 aprile 1520, giorno della morte, per ripercorrere a ritroso tutta l’avventura creativa di Raffaello. Un travolgente flash- back che parte da una spettacolare riproduzione a grandezza naturale della monumentale tomba di Raffaello al Pantheon. Il primo decisivo capitolo di questo percorso è dedicato alla celebre Lettera a Leone X, scritta da Raffaello insieme a Baldassarre Castiglione (diventata fondamento teorico della moderna idea di tutela dei beni culturali) e presentata in mostra nel prezioso esemplare manoscritto dell’Archivio di Stato di Mantova. La sezione comprende un’installazione multimediale dedicata alla ricostruzione della Pianta di Roma antica, la grande impresa archeologica e architettonica che Raffaello lasciò incompiuta, con particolare delusione di umanisti ed eruditi per i quali aveva rappresentato la più ambiziosa impresa antiquaria mai tentata. La profonda cultura antiquaria di Raffaello e la sua capacità di attualizzarla in progetti moderni è dimostrata anche nella sezione architettonica, dove sarà presentata una ricostruzione in 3D della facciata del perduto Palazzo Branconio.
Tutte le informazioni sul sito www.scuderiequirinale.it


ROMA

Un’occasione da non perdere

Un’occasione irripetibile per vedere riunite nello stesso luogo opere celeberrime e amatissime in tutto il mondo come: la Madonna del Granduca e la Velata delle Gallerie degli Uffizi o la grande pala di Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna. E ancora opere mai tornate in Italia dal momento della loro esportazione per ragioni collezionistiche come la sublime Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa dal Prado o la Madonna Tempi dalla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Dipinti straordinari e iconici come il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l’Autoritratto con amico dal Louvre.


Torino, nelle sale di Palazzo Madama un viaggio straordinario

Mantegna riesce ancora a stupire

Sino al 20 luglio una rassegna che consente di scoprire interessi e personalità dell’artista

TORINO

Non c’è solo la mostra «Raffaello» alle Scuderie del Quirinale tra quelle confermate e aperte con nuove date dopo la chiusura per il coronavirus. Il 2 giugno sarebbe stata la data prevista per la chiusura della mostra nata per celebrare i 500 anni dalla morte di Raffaello, ma a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 ha potuto accogliere il pubblico solo a partire da adesso. La proroga è stata resa possibile grazie alla disponibilità e alla solidarietà dei musei prestatori. Per garantire una visita in sicurezza sono previste nuove modalità: si potrà rimanere in ogni sala con un tempo predefinito (cinque minuti) accompagnati da un addetto del personale di sala. Riaperta anche «Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno». Nelle sale monumentali di Palazzo Madama a Torino, è ricominciato il viaggio alla scoperta del grande maestro. La rassegna è rimasta intatta, grazie alla disponibilità dei numerosi musei prestatori che hanno permesso la proroga sino al 20 luglio. La mostra si articola in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati. Viene così proposta ai visitatori un’ampia lettura della figura dell’artista, che definì il suo originalissimo linguaggio figurativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica.

Co.Fi.