Fede e verità scientifiche
Volto Santo ricordo vivente

Il test con il carbonio 14 conferma: è la più antica scultura lignea dell’Occidente
Databile tra fine dell’VIII secolo e inizi del IX è esposta in cattedrale a Lucca

di Olga Mugnaini
LUCCA

Per secoli si è creduto una replica dell’originale andato perduto. E invece la moderna tecnologia ha accertato che il “Volto Santo“ della Cattedrale di San Martino è davvero la più antica scultura lignea dell’Occidente, capolavoro conservato da sempre all’interno del Duomo di Lucca. La scoperta è arrivata in occasione dei 950 anni dalla rifondazione del Duomo che, tra le tante iniziative porterà anche al riallestimento della Cappella con il monumento funebre di Ilaria del Carretto, celeberrimo e toccante capolavoro di Iacopo della Quercia. Ma intanto le indagini diagnostiche con il metodo del carbonio 14, eseguite in vista di un necessario intervento conservativo, hanno dato un risultato eclatante: la scultura è databile tra gli ultimi decenni dell’VIII e gli inizi del IX secolo. Da ciò la conferma che si tratta del primo e unico Volto Santo, che un antico testo creduto leggendario affermava essere arrivato a Lucca nel 782 d.C. e non di un’opera del XII secolo, replica di un originale più antico andato perduto, come gli studi di storia dell’arte ritenevano fino ad oggi.
Il grandioso crocifisso ligneo del Volto Santo, alto due metri e 47 centimetri, simbolo della città di Lucca, è una delle icone più venerate della cristianità. Il suo culto nel Medioevo si estese a tutta l’Europa creando un flusso ininterrotto di pellegrinaggi, lungo la via Francigena, e una serie di repliche tuttora visibili in vari territori del continente.
Tale era la sua fama che in Inghilterra, nel 1087, il re Guglielmo II prestava solenne giuramento in nome del Volto Santo. Anche Dante lo citerà più tardi nella Divina Commedia. Considerato miracoloso, un’opera acheropita, ossia non realizzata da mano umana, si riteneva che fosse la vera immagine di Cristo. Di particolare importanza per la datazione di questa straordinaria opera è il risultato ottenuto dall’esame della tela di incamottatura, posta tra il legno e la pittura, dato che il taglio di una fibra vegetale destinata alla tessitura di norma non precedeva di molto la sua lavorazione, mentre il legno dopo il taglio dell’albero poteva essere sottoposto a un periodo di stagionatura. «Per secoli molto è stato scritto sul Volto Santo – spiega Annamaria Giusti, consulente scientifica per le Celebrazioni, già direttrice all’Opificio delle Pietre Dure – ma sempre in termini di fede e religiosità. Solo nel XX secolo ha preso avvio il dibattito critico sulla sua datazione. L’opinione prevalente era che si trattasse di un’opera della seconda metà del XII secolo. Finalmente con la sua accertata antichità la possiamo considerare la più antica scultura lignea dell’Occidente arrivata fino a noi».
Monsignor Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, ricorda che per la comunità cristiana di Lucca e per l’intera cristianità occidentale, il Volto Santo non è solo uno dei tanti crocifissi di cui è costellata la nostra Italia e la nostra Europa: «È una reliquia, cioè un “ricordo vivente” del Cristo crocifisso e risorto. É un memoriale che affonda le sue origini nell’antichità, e che ha lasciato tracce indelebili nella cultura e nella spiritualità dell’intero continente». Non minore il suo significato laico: «Ha da sempre avuto importanza come riferimento anche per la vita civile della Repubblica prima e della città poi – spiega Don Mauro Lucchesi, rettore della Cattedrale di Lucca -, al punto da essere riconosciuto e incoronato come Rex Lucentium e la cui immagine era riprodotta sui palazzi, sulle porte della città, negli atti ufficiali del governo e perfino nelle monete».


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