Palazzo Te, la vetta ideale del Rinascimento

Voluto da Francesco Gonzaga, realizzato dall’allievo prediletto di Raffaello: celebra l’amore oltre i canoni classici e al tempo stesso l’importanza della città

di Tommaso Papa
MANTOVA

Palazzo Te è la più maestosa delle testimonianze del Rinascimento mantovano. Ma cosa nasconde il celebrato e iconico edificio voluto da Francesco Gonzaga e realizzato da Giulio Romano? Stefano Baia Curioni, 63 anni, docente alla Bocconi ed esperto di economia applicata alla produzione culturale, dal 2016 è alla guida della reggia estiva dei signori di Mantova. Palazzo Te nasconde dei segreti? E quali? «Ci sono molti modi possibili per avvicinarsi a un monumento di questa portata – risponde il direttore della Fondazione Palazzo Te – e uno è semplicemente espressionistico. Si entra in questa grande casa romana con i suoi meravigliosi spazi, i suoi volumi, i suoi giardini. O ci si immerge nella Sala dei Giganti, una Heimat del Rinascimento. Si è semplicemente felici di essere in un luogo cosi bello. Il palazzo nasce da due menti giovani: il Gonzaga e Giulio Romano sono poco più che ragazzi negli anni della costruzione tra il 1525 e il 1535. Tutto l’edificio è ispirato all’idea dell’amore. E non solo carnale anche di esso vi sono molte tracce, ma di Eros, il dio amore che trasfigura in meglio l’uomo e al quale non si resiste. Palazzo Te però non è solo un insieme di bellezza». E cosa altro, allora? «Ci alcuni aspetti da scoprire. Giulio Romano, allievo prediletto di Raffaello, non si limita a portare a Mantova la perfezione della classicità romana, ma guarda oltre e ne trae ispirazione per il futuro. È questo il genius loci di Palazzo Te che ne domina i particolari: è l’aspirazione ad andare oltre la bellezza dell’antico, del passato. Ma c’è un secondo livello di lettura, anche politica, che ha dominato la realizzazione dell’opera». Può spiegare questo aspetto? «Gli anni della costruzione coincidono con grandi processi storici in Europa, con la ricerca di un nuovo ordine continentale che alla fine non verrà realizzato compiutamente ma che segna tutta la prima parte del Cinquecento. Uno dei protagonisti è Carlo V, che non a caso verrà ospitato a Palazzo Te col massimo della pompa. E l’imperatore ripenserà Gonzaga facendolo prima marchese e poi duca». E poi, c’è ancora qualcosa da dire sul simbolo del Rinascimento mantovano? «Il terzo livello di lettura è legato alla centralità del mito. Giulio Romano segue fedelmente le tracce delle Metamorfosi di Ovidio. Nel miti c’è tutta la potenza della trasformazione, l’idea stessa del progresso. Amore e Psiche o la Caduta dei Giganti sono simboli universalmente noti di questa virtù traformativa contenuta nel nuovo umanesimo». Un’idea di ‘uomo nuovo’ che giunge fino a noi. Come si concretizza oggi a Palazzo Te? «Quello che cerchiamo di fare è dare un grande risalto al contenuto storico e artistico della reggia, con tutte le sue straordinarie testimonianze artistiche e architettoniche, che ne costituiscono il volto. Dietro la facciata classica, intanto, abbiamo cercato di creare una sorta di hub della creatività, con l’obiettivo di dare a Mantova una veste di città d’arte dinamica e vivace. Perché d’arte e di turismo si può anche morire». Ma i Gonzaga lo sapevano e non hanno fatto questo errore. E i loro eredi cercano di imitarli.


FOCUS

La scheda

FRANCESCO II GONZAGA
1466 -1519

Francesco II Gonzaga nacque a Mantova il 10 agosto 1466 ed è morto il 29 marzo 1519

Era il figlio del marchese di Mantova Federico I Gonzaga e di Margherita di Wittelsbach, sorella del duca di Baviera

Fu signore di Mantova dal 1484 fino alla sua morte. La sua dinastia fu segnata da un’intensa attività militare