Bagatti Valsecchi
L’arte si fa casa-museo

Da oltre un secolo la dimora dei baroni Fausto e Giuseppe affascina i visitatori
Uno squisito riferimento al Rinascimento cinquecentesco d’ambito lombardo

di Gian Marco Walch
MILANO

Uno sterminato albo d’oro. Oltre 10mila firme, la più antica datata 20 ottobre 1886, la più recente apposta il 29 maggio 1975. In tre volumi sono raccolti i nomi di tutti i visitatori di Casa Bagatti Valsecchi, il “museo” di via Gesù che da oltre un secolo affascina gli appassionati d’arte, con squisito riferimento al Rinascimento cinquecentesco d’ambito lombardo. Tre preziosi albi che da pochi giorni sono stati resi accessibili on line. Un lavoro portato a termine nei mesi della chiusura della celebre Casa Artistica. A termine, in realtà, per quanto è stato sinora possibile: ricercatori, storici, anche semplici curiosi sono infatti invitati a consultare le immagini e le firme e a integrare nomi, storie e biografie di coloro che gli esperti del Museo non sono riusciti a decifrare. Così da ricostruire al meglio l’ampia trama di relazioni tessuta nei decenni dalla nobile famiglia. Non un museo nel termine classico, il Bagatti Valsecchi. Piuttosto una casa-museo, viva, abitabile, anzi, abitata, e abitata sino al 1974, anno in cui venne costituita l’omonima Fondazione. Erano laureati in giurisprudenza i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, nati rispettivamente nel 1843 e 1845. Ma le aule di giustizia non le frequentarono mai. Da perfetti gentiluomini ottocenteschi dedicavano gran parte del loro tempo ad amministrare i beni di famiglia e a partecipare, soprattutto Fausto, alla vivace vita cittadina. Ma soprattutto a realizzare un sogno colto e raffinato: ristrutturare la dimora milanese tra via Gesù e via Santo Spirito, abbellendola, arricchendola, ridisegnandola al fine di ricavarne un palazzo del Cinquecento lombardo. Un’impresa solo in parte eccentrica: la neonata unità d’Italia desiderava consolidarsi anche sul piano artistico e vedeva facilmente nel Rinascimento il modello ideale. «Non si è voluto fare un museo o una collezione – dettagliava Giuseppe –, bensì la ricostruzione di un’abitazione signorile della metà circa del ‘500, donde trovasi oggetti del XV e XVI secolo dei generi più svariati». Così i due baroni ricercarono con tenace passione “quadri e arazzi, tappeti e mobili, armi e ceramiche, bronzi, vetri, gioielli” insieme a “ferri e utensili domestici di ogni qualità” restituiti al loro uso originario. Non un banale, o addirittura volgare, bric-à-brac, si badi bene, il risultato di tanto accurato collezionismo. “Fil rouge” dell’ambizioso progetto era la coerenza fra raccolte e architetture, fra le stanze e le opere d’arte racchiuse, Per esempio, il tesoro della camera da letto di Fausto è il polittico della Vergine con Bambino e Santi del Giampietrino, dominato dal letto adorno di virtuosistici rilievi lignei provenienti da Palazzo Visconti Venosta a Grosio, in Valtellina. Alla raffinatezza dell’ambiente contribuisce la cura dei dettagli: vedi il pavimento in marmo che simula un tappeto circondato da frange, mentre nei lacunari del soffitto le lettere del nome Fausto si alternano agli stemmi della casata, E se la Sala dell’Affresco deve il nome alla “Madonna della Misericordia” del bergamasco Antonio Boselli, nella Camera Rossa, quella di Giuseppe e Carolina Borromeo, al troneggiante letto siciliano in ferro battuto e foglia d’oro si accompagna la splendida “Santa Giustina” di Giovanni Bellini.


ROMA

Va in scena lo spettacolo “Giallo Raffaello”

Nasce ‘’Raffaello per Roma’’. Il progetto svilupperà in un triennio una proposta culturale che partendo dal luogo dove Raffaello visse a Roma, la Casina del Curato, valorizzerà altri due anniversari, quello di Dante (2021) e Canova (2022). Si parte il 21 luglio alle ore 21 al Circolo della Pipa con ‘’Giallo Raffaello’’ di Riccardo Bàrbera e Barbara Chiesa, spettacolo replicato sino al 15 settembre.