Warhol e quel Cenacolo ripetuto all’infinito

L’opera di Leonardo da Vinci trasfigurata dalla pop art in poi protagonista della mostra che aprirà in autunno in corso Magenta

di Cosimo Firenzani
MILANO

Era in programma ad aprile, ma è slittata per colpa del coronavirus. La mostra «The Last Supper Recall – L’Ultima Cena di Cristo da Leonardo a Warhol», però, accoglierà i visitatori ad autunno nella Galleria del Gruppo Credito Valtellinese in corso Magenta 59 a Milano. Nel 2019 sono stati celebrati i 500 anni dalla morte di Leonardo Da Vinci e sono state tante le celebrazioni, i festeggiamenti, le giornate di studio e le occasioni di approfondimento sulla figura e l’opera del genio toscano. Milano, capitale del ducato che dal 1482 lo vide protagonista di molte invenzioni e scoperte fra ingegneria idraulica, architettura e scultura, è anche la città che ospita il famoso affresco del Cenacolo vinciano, conservato all’interno del refettorio dei frati domenicani, in Santa Maria delle Grazie. Nemmeno l’artista americano Andy Warhol – protagonista assoluto della pop-art – è rimasto indifferente al genio vinciano con una dichiarazione d’amore e, allo stesso tempo, uno “sfregio” verso l’affresco leonardesco: nel 1987 inventò una mostra site-specific dove l’immagine iconica dell’Ultima cena veniva moltiplicata e trasfigurata in cromatismi industriali, camouflage e passaggi serigrafici dal marcato tono industriale. La mostra alla quale la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese sta lavorando è incentrata sul dipinto omonimo di un metro per un metro, oggi in collezione Creval, caratterizzato dalla ripetizione bipartita dell’Ultima Cena in magenta e nero, donata alla Banca dall’artista di Pittsburgh alla fine dell’evento dell’87, pochi mesi prima della scomparsa. Fu in quell’occasione che il pubblico poté scoprire il lavoro di alcuni autori – anche questi annoverabili in collezione – quali Novello Finotti, Velasco Vitali, Hermann Nitsch e Filippo Avalle, presenti con opere specifiche e, in alcuni casi, inedite. Questa nuova mostra intende invece concentrarsi, oltre che sulla presenza di opere ormai divenute iconiche, anche sull’itinerario creativo e sul repertorio documentale che ne presiedono la genealogia. Un esempio illuminante è, attorno al tema, il lavoro di Daniel Spoerri rappresentato in mostra attraverso una biforcazione creativa che vede, da un lato, l’esposizione delle 12 «Tavole» in marmo statuario con le Ultime cene di personaggi illustri (da Oetzi a Goethe, a Freud) e dall’altro la prova d’autore per un’opera a carattere installativo mai realizzata, consistente nella ricostruzione plastica, sul piano ortogonale, delle suppellettili e delle vivande dell’Ultima cena leonardesca. La mostra, infine, è arricchita da una rassegna cinematografica in pellicola 16mm dei film di Andy Warhol, con titoli come «Haircut», «Soapopera», «Kiss», «Eat», «Salvador Dalì», in prestito dal dipartimento di audiovisivi del MoMA, curato dalla Fondazione Cineteca Italiana di Milano.


FONTANELLATO

Il labirinto dei record racconta la sua storia

FONTANELLATO (Parma)

La storia dei labirinti, a partire dal mito di Creta, passando per il Medioevo e il Rinascimento, fino ad arrivare ai giorni nostri. È l’ultima, affascinante novità che arricchisce, in questi giorni, il labirinto più grande del mondo: quello voluto dall’editore, collezionista e designer Franco Maria Ricci nella sua tenuta Masone di Fontanellato. Copre sette ettari di terreno ed è costituito da bambù di una ventina di specie diverse. I visitatori possono scoprire, passo dopo passo, attraverso nuovi pannelli posti tra i viali, il nuovo percorso. E un altro, anche questo a tappe, che racconta la storia del Labirinto della Masone e del sogno del suo creatore, Franco Maria Ricci, delle sue ispirazioni – dai labirinti di specchi scoperti nell’infanzia all’incontro con il “labirintografo” Jorge Luis Borges – e della realizzazione del progetto.
Acquisto biglietti: https://shop.francomariaricci.com/biglietti-abbonamenti.html
Orario: 10.30-19, ultimo ingresso ore 18, chiuso il martedì