La Madonna Sistina torna a casa

Con la realtà aumentata protagonista nella chiesa del monastero di San Sisto che la custodì fino al 1754

di Cosimo Firenzani
PIACENZA

La Madonna Sistina rivive nel suo luogo, lì dove Raffaello l’aveva immaginata. La celebre opera mariana del pittore rivivrà grazie alla realtà aumentata (emergenza sanitaria permettendo) nella chiesa del monastero di San Sisto, a Piacenza, dal 23 maggio al 25 ottobre. Proprio quel monastero dove il capolavoro rimase fino al 1754, quando i monaci piacentini la cedettero al Grande Elettore Augusto III di Sassonia per 25mila scudi romani. Da quasi 300 anni, l’opera si trova infatti nella galleria reale dei dipinti di Dresda, in Germania. L’esposizione di Piacenza propone un’esperienza dinamica ed esperienziale che permette al visitatore di immedesimarsi e rivivere la storia del monastero di San Sisto e dei capolavori pensati per questo spazio. Si parte dalla scoperta del complesso religioso a partire dal cosiddetto «appartamento dell’abate», per la prima volta aperto al pubblico. Si passa poi allo scriptorium, dove i monaci lavoravano su testi e manoscritti, e alla preziosa biblioteca monastica. In un secondo ambiente è illustrata la nota Regola monastica «ora et labora», che spazia dai compiti dei monaci alla vita liturgica. Il percorso prosegue quindi nella chiesa, con la descrizione del suo patrimonio artistico e con una sosta nel trionfale coro ligneo realizzato a partire dal 1514 dagli intagliatori parmensi Giovan Pietro Pambianchi e Bartolomeo Spinelli, che presenta una successione di meravigliose tarsie riproducenti l’«armonia delle arti». I visitatori possono accomodarsi negli stalli del coro e calarsi in un particolare momento della vita religiosa, ovvero la recita serale dei vespri che avveniva al cospetto del capolavoro di Raffaello. Ma è, finalmente, nella cripta, che si ripercorre la vita avventurosa della Madonna Sistina. Un’opera di fama mondiale, che viene apprezzata e compresa a pieno anche attraverso una ricostruzione cronologica che ripercorre il contesto storico e politico nel quale l’opera fu commissionata e realizzata. L’esposizione prosegue documentando come, dopo l’arrivo a Dresda, il quadro sia divenuto meta di pellegrinaggi laici in nome di un ideale di grazia e di bellezza che attraversa tutte le epoche artistiche, fino ad arrivare a incontrare la filosofia e alla letteratura novecentesche.


DI POETI E FILOSOFI

Una “musa” ispiratrice

La Madonna «di Dresda» è stata ed è fonte di ispirazione per le avanguardie come testimoniano le opere di Schwitters, Dalì, Picasso, fino a Andy Warhol. Ma non solo. È uno dei dipinti più ammirati, citati e studiati da filosofi e poeti. Dostoevskij la menzionò nei Demoni, dove Stepan Trofimovitch è incapace di spiegare la profondità che vede nel dipinto, ma anche in Delitto e castigo e ne L’Adolescente. A Vasilij Grossman ispirò il racconto della Madonna di Treblinka. Oggi i visitatori potranno osservare l’originaria collocazione dell’opera all’interno del presbiterio della chiesa, anche grazie alla tecnologia della realtà aumentata, che favorisce la percezione di uno spazio modificato nel tempo. Infine, per l’occasione verrà messo in evidenza il passaggio sotterraneo di collegamento tra la chiesa e Palazzo Farnese. Due luoghi cruciali per la città di Piacenza, che finalmente è pronta a far rivivere nei suoi luoghi una delle opere più celebri del maestro del Rinascimento.