Uno sposalizio della Vergine da supereroi

Simone Bianchi, matita di punta della Marvel, ricostruisce la scena con Black Panther, Tempesta e Thor. “Prima” al Tiferno Comics

di Gian Marco Walch
CITTÀ DI CASTELLO (Perugia)

Raffaello, supereroe del Rinascimento. Raffaello, supereroe dell’arte di ogni tempo. E Simone Bianchi, supereroe del fumetto. Classe 1972, toscano di Lucca – città che dal 1993, poi dal 1995 con il nome definitivo di “Comics and Games” ospita la rassegna di fumetti e animazione prima in Italia, prima in Europa, seconda, forse, nel mondo dopo il “Comiket” di Tokyo: segno del destino? -, debutto ufficiale come disegnatore a 15 anni, autore nel 1990 di una copertina dei “Fantastici Quattro” e di un albo di “Conan il Barbaro”, Simone Bianchi, artista di punta in Italia della mitica editrice Marvel, occupa da tempo un trono nell’Olimpo dei fumetti. E quest’autunno, per la diciottesima edizione di Tiferno Comics, la Mostra del Fumetto locale, Città di Castello gli ha dedicato una supermostra: “Simone Bianchi – Amazing Talent”, oltre duecento tavole e disegni, organizzata dagli Amici del Fumetto, supervisione di Riccardo Corbò, soprattutto direttore artistico Vincenzo Mollica, il giornalista musicale notissimo volto televisivo. E soprattutto il rifacimento dello “Sposalizio della Vergine”, Raffaello rivisitato da Simone Bianchi.
Complimenti, Simone, una superidea!
«Grazie, ma non è mia. L’idea è venuta da un gruppo di amici, io mi sono limitato a disegnare».
Solo? Di nuovo complimenti! Ma perché Raffaello?
«Un po’ di storia, prima. Lo ‘Sposalizio’ venne commissionato a Raffaello dalla famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco appunto a Città di Castello. Poi venne donato, donato a forza, forse rubato, il dibattito è aperto, sino ad approdare a Milano, a Brera. Ora l’idea nuovissima: costruire un ponte fra il Rinascimento e la mitologia moderna. Attraverso i supereroi».
In uno “Sposalizio” semplificato…
«Sí, e una componente ludica. I quattordici personaggi della tavola del 1504 io li ho ridotti a tre. E a sposarsi non sono più Maria e Giuseppe. Ma Black Panther e Tempesta, due tra i più famosi supereroi. Di colore, si badi bene: un omaggio ai tanti afroamericani uccisi in questi ultimi tempi, un omaggio alla campagna Black Lives Matter».
Mentre a celebrare le nozze…
«È Thor, il dio nordico. Bianco, bianchissimo. Un altro omaggio: alla Marvel, alla sua politica etico-artistica di inclusione delle etnie».
Stesso discorso per i costumi?
«Già. Un tentativo di contaminazione fra Raffaello e costumi africani, con tanto di rune».
Semplificata anche la prospettiva?
«È stata una delle componenti più difficili. Il problema era la tensione del piano verso lo spettatore, evitando ogni confusione tra i personaggi ».
Peccato che poi Black Panther e Tempesta divorzino…
«Beh, le trame che i supereroi intrecciano sono sempre complicate. Pensiamo solo a quelli che muoiono e poi ritornano…».
Il tuo supereroe preferito?
«Una gioia disegnare Spiderman, icona di due generazioni. Poi, mi permetto di ricordare con altrettanta gioia i miei sei albi di Wolverine, compreso il numero 50 su testi di Jeph Loeb. E il mio restyling dei costumi ufficiali degli X-Men». Nella “Cappella Sistina versione Comics” allestita sino al 25 ottobre nella cornice di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio non si ammira solo lo “Sposalizio”.
Nelle altre sale?
«Spiderman, Avengers e ancora Thor. Mutanti e Wolverine. E, sotto la sigla di ‘Visioni Parallele”, Batman e Joker. E le eterne Guerre Stellari».


Gubbio, a Le Logge dei Tiratori fino al 6 gennaio

Maioliche e originalità dei colori
Tutti i segreti di ceramiche uniche

GUBBIO (Perugia)

I colori della maiolica ai tempi di Raffaello. Sono 140 le opere che fino al 6 gennaio 2021 propone a le Logge dei Tiratori di Gubbio, la mostra “Dal lustro all’istoriato: Raffaello e la nuova maiolica”. L’esposizione, che rientra nel contesto delle celebrazioni raffaellesche per i 500 anni dalla morte dell’artista, è frutto dell’iniziativa della Fondazione CariPerugia Arte. A curare l’allestimento Giulio Busti e Franco Cocchi, tra i massimi esperti in materia, con la collaborazione di Luca Pesante ed Ettore Sannipoli.
«La mostra – spiegano i curatori –, si fonda sull’idea che Raffaello e la sua arte abbiano avuto una notevole influenza sullo sviluppo della ceramica italiana, in particolare nell’affermarsi, nei primi decenni del Cinquecento, del nuovo genere di pittura». Questa occasione di approfondimento e di ricerca per la storiografia ceramologica «riparte necessariamente – aggiungono Busti e Cocchi – dal lavoro di Giuseppe Liverani che già mezzo secolo fa, trattando de ’La fortuna di Raffaello nella maiolica’, vedeva un’influenza raffaellesca fin dal primo istoriato anche se non un apporto diretto del pittore sulle produzioni dei vasai».
La mostra eugubina dunque documenta attraverso opere, altri materiali e supporti multimediali, le caratteristiche e il rapido passaggio dalla produzione a lustro a quella istoriata, con un riferimento particolare alla riproduzione delle incisioni e stampe delle opere di Raffaello e altri pittori dell’epoca. «Per la ceramica – fanno notare ancora i curatori – il cambiamento di stile dalla maiolica lustrata all’istoriato fu rapido».
Ecco perché il percorso espositivo, nell’intento di illustrare questo cambiamento, si articola in quattro sezioni. Le prime dedicate alla maiolica a lustro di Deruta e Gubbio: “Deruta, Perugino, Pinturicchio e i vasi che paion dorati”, che focalizza la produzione derutese dalla seconda metà del Quattrocento e il rapporto con la pittura umbra coeva; “Mastro Giorgio finì de maiolica”, incentrata sull’attività di Mastro Giorgio Andreoli, celebre per l’applicazione dei lustri in oro e rubino sulle maioliche, e della sua bottega fra Quattro e Cinquecento; “Raffaello e l’istoriato”, che con una selezione di capolavori appartenenti alla Collezione di Maioliche Rinascimentali della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, documenta l’influenza di Raffaello sul cambiamento della ceramica e dell’affermarsi dello stile istoriato nella prima metà del Cinquecento.
Di grande impatto il “Gabinetto delle curiosità e delle meraviglie” dove si ricrea invece idealmente una camera di collezioni d’arte e curiosità ceramiche, tornato in voga fra Ottocento e Novecento come ripresa di quelle produzioni che fin dal Rinascimento avevano trovato collocazione nelle dimore reali, nobiliari, di scienziati e uomini illustri e istituzioni. Tra le più note la “majolika zimmer“ nella casa Weimar di Goethe. Questa parte dell’allestimento comprende cinquantacinque opere ispirate all’iconografia raffaellesca. Il percorso si completa con la proiezione di alcuni video, tra cui quello della mostra “Maiolica-Lustri oro e rubino dal Rinascimento ad oggi” allestita sempre dalla Fondazione CariPerugia Arte ad Assisi nel 2019, con la quale “Dal lustro all’istoriato: Raffaello e la nuova maiolica” si pone in continuità.

Donatella Miliani