Breve guida attraverso la terra “grassa, delicata e gentile” come la descriveva Benvenuto Cellini, dove la natura sembra dipinta e immaginata come erano soliti ritrarla i grandi pittori del passato Da Firenze a Siena un viaggio tra le meraviglie di una campagna che regala magniici frutti

di Paolo Pellegrini

La campagna toscana è stata costruita come un’opera d’arte da un popolo ra inato, quello stesso che ordinava nel ‘400 ai suoi pittori dipinti ed a reschi: è questa la caratteristica, il tratto principale calato nel corso dei secoli nel disegno dei campi, nell’architettura delle case toscane. È incredibile come questa gente si sia costruita i suoi paesaggi rurali come se non avesse altra preoccupazione che la bellezza». Quattro righe che sono più di una fotograia, queste del geografo francese Henri Desplanques, per cogliere con esattezza folgorante la suggestione che ti evocano le colline del Chianti quando esci dalle porte meridionali di Firenze e ti incammini verso Siena. Con ogni mezzo, ma la bicicletta è forse il migliore, se non addirittura i piedi: e ti soccorre un’altra frase, di Bino Samminiatelli, scrittore e disegnatore, uno che il Chianti lo conosceva bene per aver vissuto in uno degli ediici più belli, la sontuosa Villa di Vignamaggio. Poco sopra Greve in direzione della terrazza mozzaiato di Lamole, villa che si dice abbia ospitato le vicende della Monna Lisa Leonardesca. Eccola, la frase: «Fra orti, giardini e ulivi regolati dall’arte amabile del potare, si snodano sui colli vie così in pace che sembrano dimenticate, dove si procede fra meravigliose scoperte di cose sempre uguali e sempre impreviste». In pace, per le vie sui colli. Tra le vigne, calpestando la terra “grassa , delicata e gentile”, come la descriveva Benvenuto Cellini quando parlava dell’antica arte della terracotta, così di usa in questo angolo di Toscana: igure e vasellami, orci e mattoni, terrecotte e maioliche invetriate, e tornano in mente generazioni di artisti di ieri e di oggi, e le nobili famiglie che, oggi come allora, li hanno accolti in veste di mecenati. La generosità del suolo e del cielo che sposa l’ingegno e la cura dell’uomo. Così nascono i borghi e le pievi e le ville e i castelli. Così nascono un vino e un olio che hanno pochi uguali al mondo.


Quando eravamo povera gente, si partiva che era ancora buio, la mattina, dal borgo del Galluzzo che a quel tempo faceva perino ancora Comune, là sotto l’incombente imponente Certosa dell’Acciaioli (grandi peccatori, grandi, cattedrali…) e si saliva a piedi fra rosari e laude e litanie, con gli stendardi e i preti parati ma a volte anche senza, e si saliva a piedi ino all’Impruneta. Alla Basilica. Alla Madonna dalle origini leggendarie, eletta dalla devozione popolare a patrona e custode di città e campagne. È la porta del Chianti, Impruneta. E allora non è un caso che queste formidabili storie, leggende, devozioni si racchiudano in un circolo virtuoso che ha al centro da secoli proprio il senso della custodia: la Madonna divina custode, popoli e nobiltà custodi quotidiani e terrestri della cultura del fare, del conservare, dell’abbellire, dell’impreziosire. Ci viene naturale ripensare la breve, emozionata dedica di Fernand Braudel: “Colline di Toscana, coi loro celebri poderi, le ville, i paesi che sono quasi città, nella più commovente campagna che esista”. Già. Perché da questi colli lo sguardo si allunga, anzi si allarga, verso Sud: i “monti del Chianti” a est che fanno da spartiacque con il Valdarno, e giù e giù e qua e là in un rincorrersi di quinte naturali che da sole sono un sorriso fra terra e cielo, ecco che spuntano campanili e torri merlate, e cittadine e borghi, e creste arru ate di querce e cipressi, e laggiù Siena e ancora in fondo verso l’Amiata, e di là i colli sopra la Pesa e dietro Volterra e il digradare al mare… Chianti, parola antica. Come il vino e l’olio che vi si producono, ed ecco ancora tornare questa straordinaria fusion tra sacro e profano, i prodotti più mistici e le mani che li realizzano, e le facce abbrustolite dal sole, certo oggi ci sono anche i trattori e le macchine ma è pur sempre l’uomo che scruta il cielo, che asseconda i cicli della stagione. Che studia e pensa – la scienza è formidabile e irrinunciabile aiuto oggi in cantina, già Lapo Mazzei quasi cinquant’anni fa l’aveva capito agli albori di questa nuova era del mondo rurale. E l’alchimia è prodigiosa, nella bottiglia. Del vino, ma anche dell’olio. Si è fatta materia, questa alchimia, si è fatta ricchezza, si è fatta mattoni per costruire un territorio che è uno splendido giardino intorno ai paesi e alle fattorie, alle ville, ai castelli, alle pievi. In un connubio inscindibile di mille tesori: l’olio e il vino, ma la poi la bellezza sfolgorante dei luoghi, ma poi l’arte che vi è nata e vi è anche custodita, e penso per esempio ai piccoli meravigliosi musei di Grave e San Casciano, o al fascino lieve e austero della pieve di San Leolino a Panzano. Fino all’arte più attuale, ed ecco la cantina- cattedrale degli Antinori al Bargino. Ed ecco le tradizioni antiche diventate personaggi-icona, e penso ai macellai, Dario Cecchini a Panzano e Stefano Bencistà Falorni a Greve. E a tutto il turismo che , e tutto il turismo che intorno a loro si sviluppa. A loro e ai vigneron capaci di chiudere in bottiglia “il calor del sol che si fa vino, giunto dall’umor che da la vite cola”. Parola di Padre Dante.


TOP 5 DEL CHIANTI

1
PIATTI
LEGGENDARI

La inocchiona sbriciolona è un capolavoro di insaccato, per chi apprezza il genere, preparato con carne di maiale macinata, semi di inocchio e bagnata nel vino rosso. Ideale con il pane sciocco che si acquista nei forni del posto

2
MACELLERIA D’AUTORE

L’Antica Macelleria Cecchini a Panzano in Chianti è un luogo diventato oramai leggendario dove la carne (la ciccia) diventa poesia

3
MA CHE BEL
MANIERO

Una vera magia è quella che vi attende al castello di Verrazzano a Greve in Chianti visitando il giardino all’italiana che lo circonda

4
IL SANTUARIO

Oltre l’elegante facciata della Basilica di Santa Maria all’Impruneta, nel Museo del Tesoro la veneratissima immagine della Vergine

5
IL BORGO
CASTELLO

Monteioralle, frazione di Greve in Chianti (Firenze) è uno dei borghi più belli d’Italia, un piccolo gioiello in cima a un colle le cui case sono costruite con le pietre delle torri originarie distrutte