GUIDA AI VINI DI LANGHE E MONFERRATO

Carrellata di vini e di cantine che rappresentano un’eccellenza in un territorio diventato sinonimo di qualità Barolo, Barbera e Barbaresco sono protagonisti indiscussi di un territorio che sin dai tempi dell’antica Roma è vocato alla viticoltura

a cura di Paolo Galliani

LECINQUEVIGNE
2015
Damilano

Il meglio di 5 appezzamenti sparsi tra Barolo e Grinzane Cavour. E una cuvée di uve Nebbiolo che nel bicchiere si presenta con il suo colore rubino dai rilessi aranciati. Bouquet aromatico complesso, con note di rosa, cuoio, tabacco e accenni di viola. Al palato si rivela un Barolo ampio e avvolgente, tra aromi decisi e persistenti.
www.cantinedamilano.it
50 euro

INPRIMIS ARNEIS
Ghiomo

Colore giallo paglierino con ri- lessi verdognoli, dal profumo ricco, fruttato e invitante, rivela lievi sentori di iori gialli, foglia di pomodoro e sensazioni di frutta fresca (pesca melone). Gusto secco e persistente e sapido. Ottimo come aperitivo, si accompagna a pesce di iume e mare, antipasti freschi e carpioni.
www.giomo.it
9,50 euro

BAROLO
Pio Cesare

Eleganza classica con tannini so ici, nasce da una cuvée di Nebbiolo di sette vigneti di proprietà situati tra Serralunga, Grinzane Cavour, Novello e Monforte d’Alba. A inato in botti per circa 30 mesi e in piccola parte in barriques, è un Barolo strutturato e armonico. Ed è la grande star della cantina che la Pio Cesare vanta nel centro storico di Alba.
www.piocesare.it
60-65 euro

PLAUSTRA
Alberto Burzi

Uno dei vini iconici di questa giovane azienda di La Morra che punta a prodotti con un buon equilibrio tra struttura e acidità, complessità e beva. È una Barbera d’Alba di grande espressività, con note terrore e speziate, con la gradevole vena acida tipica del vitigno. Degustazione agile.
www.albertoburzi.it
10-15 euro

CIABOT SAN GIORGIO
Negro Angelo & Figli

Colore rosso granata e naso fresco e intenso con sentori di pesca e frutti rossi, talvolta balsamico sul inale, è un Roero Docg Riserva, Nebbiolo da selezione aziendale a inato 32 mesi tra botti di rovere e bottiglia. La bocca, da subito fresca e piacevole, lascia spazio alla polpa con la sua dolcezza inale, accompagnata a una trama tannica di rilevante importanza e lunghezza. Va servito a 18 gradi.
www.negroangelo.it
20 euro

CIPRESSI NIZZA DOCG
Michele Chiarlo

Barbera rosso rubino intenso, è un vino di grande piacevolezza con sentori intensi di lamponi e piccoli frutti rossi uniti ad una speziatura dolce. Note di tabacco. Al gusto si presenta con un buon equilibrio tra freschezza, opulenza e sapidità. Consigliato con i salumi, le paste ripiene e le carmi rosse.
www.michelechiarlo.it
13,70 euro

BLANGÈ
Ceretto

Considerato il “lato bianco” dei vini in una regione notoriamente più dedita alla varietà a bacca rossa, è un Langhe DOC Arneis (100% Arneis) della storica azienda di Alba e che arriva dai vigneti di Vezza d’Alba, Castagnito, Castellinaldo e Alba. Frutto e mineralità, fragranza e calibrata freschezza in un vino che ha fatto della godibilità il suo marchio di fabbrica.
www.ceretto.com
10,60 euro

460
Casina Bric

Un vino che arriva dai vigneti più elevati della zona di produzione del Barolo e che acquista quindi il meglio da un microclima fresco e ventilato che favorisce lo sviluppo di profumi ampi, agrumati e balsamici, con colori vivi e grande freschezza al palato. E un’autentica icona per Gianluca Viberti, viticoltore ed enologo appassionato e visionario.
www.casinabric-barolo.it
33,50 euro

BARBARESCO
Punset

Nebbiolo 100%, è il prodotto- bandiera di un’azienda particolarmente impegnata nell’agricoltura biologica. Elegante e insieme complesso, è un vino rosso rubino granato dai tannini fermi e netti, con profumi di petali di rosa, di viola e di frutti rossi che si fondono con aromi di spezie, note balsamiche e sentori di sottobosco. Compagno naturale dei secondi piatti e dei formaggi.
www.punset.com
32 euro

PICOTENER
Enrico Serafino

Espressione di un Nebbiolo molto particolare. Ottima longevità.
23 euro

SARUNÈ
Toso

Primo Asti secco senza solfiti aggiunti, in edizione limitata (solo 13.200 bottiglie).
9,90 euro


NOBILI TERRE
ANTICHI VITIGNI

Il iume Tanaro, le colline del Monferrato Astigiano, il iume Bormida di Spigno e le alpi marittime al conine con la Liguria delimitano questa zona inimitabile

di Riccardo Cotarella
presidente Assoenologi e Union Internationale des Oenologues

Le Langhe, a vederle si capisce bene da dove deriva il loro nome, di origine celtica, che signiica “lingua di terra “, colline alte che dominano il iume Tanaro. Le Langhe si sono formate quasi 70 milioni di anni fa e sono costituite da una terra grigia-bluastra, una marna tufacea argilloso-calcarea dai nomi che evocano fasi geologiche lontane, Tortoniano, Elveziano, il primo è ricco di marne meno compatte che danno origine a Baroli meno strutturati, ini e solo leggermente meno longevi di quelli dell’altra zona, l’Elveziana, i cui terreni, ricchi di marne brune molto compatte, danno origine a vini strutturati e adatti a un lungo invecchiamento. L’areale di produzione è compreso tra il iume Tanaro, le colline del Monferrato Astigiano, il iume Bormida di Spigno e le Alpi Marittime Liguri. Il clima è di tipo continentale temperato, con numerose precipitazioni che inluenzano la produzione. Fu Camillo Benso Conte di Cavour, tra il 1830 e il 1850, nel castello di Grinzane, a dare vita alla produzione di un vino rosso capace di sopravvivere a lunghi spostamenti, avvalendosi della collaborazione di un commerciante vinicolo ed enologo francese, il conte Oudart. Nasce così il Barolo moderno, deinito più tardi “il re dei vini”, che ottenne i primi riconoscimenti a partire dal 1873, con ben sette medaglie d’oro vinte al concorso di Vienna. Rimanendo nelle Langhe si trova un altro protagonista dell’epica viticoltura piemontese: Il Barbaresco. Prodotto nel territorio dei comuni di Barbaresco, Neive e Tresio la sua zona di produzione è molto meno estesa di quella di Barolo, ma come l’altra denominazione, utilizza solo le uve del Nebbiolo. Nel Monferrato (dall’etimo incerto, forse la più verosimile da mons ferax, monte fertile, ricco), la sua capitale, Asti è nota nel mondo per una Denominazione diversa rispetto a quelle dei vini rossi del Cunese, che identiica uno spumante aromatico. Un vino unico nel suo genere che contribuisce a dare valore alla produzione enologica italiana. La sua unicità è determinata dalle caratteristiche del clima, dalla composizione dei terreni, dall’esposizione dei vigneti presenti nell’astigiano e dalle tecniche di coltivazione e di raccolta delle uve del Moscato. Il vitigno allevato su terreni calcarei delle zone collinari astigiane ad altitudini che variano dai 300 ai 500 metri s.l.m. raggiunge in queste condizioni i migliori risultati in termini di esaltazione della componente aromatica varietale e di equilibrio tra acidi e zuccheri. Il Barbera è da considerarsi oggi tra i vini rossi più rappresentativi del Piemonte, almeno in termini quantitativi e dopo decenni in cui è stato considerato un vino “da osteria”, acido, enologicamente “sgrammaticato” e sgraziato, vede la sua rinascita qualitativa a partire dalla ine degli anni ottanta, grazie all’opera di alcuni viticoltori di rara lungimiranza. Il vero incremento nella di usione del vitigno rustico e di alta produttività, avviene durante il reimpianto dei vigneti su piede americano causa della ilossera.

Tre punti

Leggenda

Vi sono diverse leggende che ruotano intorno a questo nobile vino e all’origine del suo nome. Una racconta che derivi dai popoli barbari che causarono la caduta dell’Impero Romano, mentre la seconda narra che anticamente il luogo dove oggi sorge il borgo di Barbaresco fosse ricoperto da una foresta impenetrabile e sacra per il popolo dei Liguri che l’avevano dedicata al dio della forza; e in questa stessa foresta, si rifugiarono dopo essere stati messi in fuga dalla cavalleria romana nella battaglia che coinvolse i due eserciti nel 203 a.C. Per questo motivo i Romani la denominarono “barbarica silva” da cui “barbaritium” divenuto poi l’attuale Barbaresco

Storia

Per la prima volta si fa menzione di vigneti di Barbera nel 1514, nei catasti di Chieri, mentre un’altra sua traccia si trova in un documento del XVII secolo conservato presso il Municipio di Nizza Monferrato. Nel corso del Settecento questo vitigno conosce una rapida espansione soprattutto nella provincia di Asti, nel Monferrato, Alessandrino, Tortonese, Vercellese e Novarese. In Langa invece si di ondera solo dopo l’unita d’Italia

Gli spumanti

Dall’inimitabile aroma muschiato dell’uva omonima, i vini Asti spumante e Moscato d’Asti DOCG con il loro sapore delicato e intenso si abbinano perfettamente a dessert, soprattutto con dolci a base di mandorle e nocciole e ai dolci: dal bonèt (berretto) di cioccolato e amaretti, al torrone alla nocciola, attraverso la iocca e la torta di San Pedar, ino al gianduia e ai gianduiotti. Freddo sposa benissimo la pesca gialla. Sono anche un ottimo fuori pasto,per un caldo pomeriggio d’estate


GUIDA AI VINI
DEL CHIANTI

Viaggio attraverso cantine ed etichette che rappresentano il territorio da sempre simbolo di una cultura enologica di altissimo livello apprezzata in Italia e nel mondo

a cura di Paolo Pellegrini

SAN JACOPO
Castello di Vicchiomaggio

Realizzato al 100% con Sangiovese. Rosato brillante con rilessi color salmone. Vivacità e chiarezza eccellenti al palato.Al naso tracce di frutta fresca e profumata come ciliegie e fragole.Gli aromi sono di lunga durata e molto equilibrati.Classicamente secco, ma con un frutto abbondante! Questo glorioso vecchio Castello fu strappato dal sonno da John Matta.Con la ricoltivazione dei vigneti e la conservazione di vecchi preziosi stock Matta può ricorrere a una cultura della vite, che gli offre le migliori uve per una collezione di vini di alta classe.
2018
Igt Toscana Rosé
Sangiovese
10 euro

L’APPARITA
Castello di Ama

Al calice si presenta di un impenetrabile color rosso porpora carico con rilessi violacei. I sentori al naso sono fruttati, con prevalenza di mora, e speziati con ricordi di pepe nero e ginepro. In chiusura un ritorno balsamico frammisto a note leggermente vanigliate. Al palato è morbido e intenso, con tannini ini ma ben presenti e deiniti, ottima freschezza che conduce ad un inale potente e molto persistente. Di grande eleganza. Perfetto compagno delle carni rosse come della selvaggina ed in particolare di arrosti carichi di sapori e sfumature, per noi però l’abbinamento assoluto è con il capriolo “L’Apparita” è un merlot in purezza di grandissima eleganza e spessore, opera di Castello di Ama che, partendo dalle parcelle poste alla sommità del Vigneto Bellavista posto a 490 ms, tra il 1982 ed il 1985 ha introdotto uve merlot, impiantate a Lira Aperta, che hanno trovato nel terreno calcareo con argille prevalenti l’ambiente ideale per generare questo grande Toscana IGT “L’Apparita”.
2015
Igt Toscana
Merlot
180 euro

LE VIGNE
Istine

Questo Chianti Classico Riserva è prodotto con uve sangiovese impiegate in purezza, dopo essere state raccolte durante una vendemmia manuale e un’attenta selezione verso la ine di agosto, quando la calura comincia a placarsi e gli acini raggiungono il perfetto grado di maturazione. La struttura del vino rosso in esame è complessa e piena, soddisfacente ed avvolgente, che si esprime tramite un’apertura olfattiva inebriante: un bouquet iorito e sentori pieni di marasca e ciliegia, ino a raggiungere aromi caldi di cuoio e spezie; l’assaggio è molto piacevole e dinamico, che regala però freschezza e una lunga persistenza. Solitamente si versa in calice di media apertura per poter percepire del tutto e immediatamente l’aromaticità, e alla temperatura di servizio compresa tra 18°C e 20°C, solo dopo averlo lasciato respirare per una manciata di minuti.
2013
Chianti Classico Riserva Docg
Sangiovese
30 euro

SPUMANTE BRUT
ROSÉ
Castello di Cacchiano

Metodo Classico – Sangiovese in purezza al 100% – prima uscita nel dicembre 2011 – nato dall’idea del grande enologo Stefano Chioccioli “il terreno di Cacchiano ha un alto tasso di acidità e dà uve adatte alla spumantizzazione” – tenue color salmone, perlage discreto, delicati profumi fruttati, sorso appagante che unisce grinta e piacevolezza in bocca spiazzante, originale, convincente – da abbinare a una tartara di tonno e pesche
2014
Vino Spumante metodo classico
Sangiovese
19 euro

IL CANAIOLO IN PASSATO EA STIMATO PER LE DOTI CHE BENE SI INTEGAVANO CON QUELLE DEGLI ALTRI VITIGNI

DRACONE
La Palazzona di Maggio

Dai Colli Bolognesi ci spostiamo a est, verso Ozzano e le sue colline a acciate sulla via Emilia. Qui si trova la Palazzona di Maggio e nasce il Dracone, un uvaggio di Merlot, Cabernet Franc. Lunga macerazione, una parte a ina in botti grandi di rovere, un’escursione termica che regala una bella freschezza: ecco un vino (bio) di corpo, dalla bella evoluzione in bottiglia, che si sposa alla perfezione con piatti saporiti, carni rosse alla griglia, ma anche formaggi stagionati.
2015
Colli d’Imola rosso Dop
Merlot, Cabernet Franc
e Petit Verdot
18 euro

CENI PRIMO
Castello di Brolio

Colore rosso rubino intenso con leggeri rilessi granati.Profumi di frutta rossa ed eteree note balsamiche. In bocca entra morbido, vellutato e voluminoso. Il tannino è avvolgente, elegante ed in perfetto equilibrio con l’acidità.Finale lungo, persistente e di carattere: espressione unica del terrazzo luviale antico di Brolio. Un bel naso con buccia di mandarino, fragole, petali di rosa, boysenberries (lampone con mora del Paci- ico), mirtilli rossi, prugne rosse, ciliegie rosse e spezie scure. Tannini ini ed eleganti, spiccate sfumature di arancia che invadono l’intero palato. In equilibrio come un funambolo, tra potenza e ra inatezza, compie la sua missione rasentando la perfezione.
2016
Chianti Classico
Gran Selezione Docg
Sangiovese
5 euro

QUERCETO
ROMANTIC
Castello di Querceto

Colore rosso rubino intenso, al naso note marcate di frutta rossa matura, ciliegia, cassis, in bocca è pieno, caldo, di grande struttura, tannini bilanciati, con inale elegante e persistente Buonissimo, al naso ico, prugna, mirtillo, fenomenale! Al gusto avvolgente, liquirizia, sempre prugna e ico, un vino eccezionale
2011
Igt Colli della Toscana Centrale
Merlot, Syrah, Petit Verdot
100 euro

LA PIETRA
Tenute Ambrogio
e Giovanni Folonari

Viniicazione: pressatura so ice e decantazione a freddo per 24 ore. Parziale fermentazione alcolica in carati di rovere francese tostati (50% nuovi e 50% di un anno) Maturazione: 12 mesi in carati di rovere tostati con “bâtonnage” A inamento: minimo 6 mesi in bottiglia IL VINO Degustazione: Colore giallo canarino allegro con rilessi verdognoli, brillante ino al cristallino; al naso aromi esuberanti di frutti esotici ino all’eleganza armonica del iore di acacia. Intenso ino a potente, altamente caratterizzato. Asciutto con grande equilibrio acidico, sapido ino al salino, equilibrato ino all’armonia, corposo e persistente.
2017
Igt Toscana
Chardonnay
25 euro

VINSANTO
SAN NICCOLÒ
Castellare di Castellina

L’autentico vinsanto del Chianti Classico, né troppo secco né troppo dolce. Fatto nel rispetto più rigoroso della tradizione, con i grappoli di Malvasia bianca e di poco Trebbiano fatti appassire appesi, in ambiente areato.
2013 • Vinsanto del Chianti
Classico Doc • Malvasia Bianca,
Trebbiano Toscano • 23 euro


DA SEMPRE SOLO
L’IMMENSO CHIANTI

Giovane e fresco è ideale per gli antipasti, più strutturato per i primi, potente nelle versioni invecchiate per la iorentina

di Riccardo Cotarella
presidente Assoenologi e Union Internationale des Oenologues

Il Chianti nelle sue molteplici declinazioni è forse la parola italiana più conosciuta al mondo ed ha identiicato per decenni il vino italiano consumato dai milioni di emigranti italiani. Il Chianti evoca l’idea stessa di Toscana e l’immenso bagaglio di tradizione enogastronomica di questa regione. Per sapere come il Chianti sia parte della storia della Toscana, bisogna partire da Firenze, magari passeggiando per le strade del suo centro storico. In mezzo ai capolavori che rendono unico questo capoluogo, si possono scoprire, negli angoli seminascosti delle facciate dei palazzi nobiliari, quelle piccole aperture, o “buchette”, poste a piano terra e che presentano una porticina con un archetto superiore deinite, dalla tradizione popolare, i “Tabernacoli del Vino”. Si tratta di aperture utilizzate fra il XV e XVI secolo dai mercanti iorentini per vendere il vino al dettaglio senza dover passare dalla mediazione delle osterie. Un grande contributo alla viticoltura fu dato nel tardo Medioevo dalle grandi famiglie nobili, fra cui i Ricasoli, i Mazzei e i Frescobaldi, che in da allora vedono la loro blasonata notorietà storica correlata al vino prodotto e commercializzavano nei principali mercati regionali e nazionali. In questo periodo a Firenze nasce la congregazione dei “vinattieri”, di cui faceva parte anche la famiglia Antinori, una compagnia che vendeva i vini toscani sia al mercato del contado circostante, sia nel resto d’Europa, come documentano numerose bolle doganali, facendolo viaggiare in botti di legno, in sostituzione delle anfore di terracotta. Già nel 1400 vengono menzionati per la prima volta alcuni vitigni che ancora oggi sono rappresentativi della viticoltura regionale, come i Trebbiani, le Malvasie, gli Aleatici ed altri ormai scomparsi. Nel frattempo si iniziava a parlare del Chianti, il cui nome sembra abbia diverse origini. La più accreditata è quella che lo fa risalire all’etrusco “clante” che signiica “acqua” e identiicava il territorio dei Monti del Chianti, particolarmente ricco di acqua, mentre un’altra tesi sostiene che derivi dal patronimico “Clante”, nome di una famiglia etrusca. Certamente il documento con il quale si identiica la zona di produzione vitivinicola del Chianti risale al XIII secolo e si riferisce alla costituzione, a Firenze, della Lega del Chianti, istituzione nata per regolare i rapporti amministrativi con i terzieri di Radda, Gaiole e Castellina che producevano un vino rosso. Lega che aveva come stemma un Gallo Nero in campo dorato. È proprio la famiglia Medici a manifestare un grande interesse per il vino che assurge a bevanda simbolo di ricchezza per i ceti medio-alti e a strumento utile per ingraziarsi le simpatie dei regnanti di tutta Europa. Il Chianti quindi, un territorio che per la prima volta nel lontano 1398 fu accostato al vino prodotto in questa zona vitivinicola. Nel XV e nel XVI secolo i vini toscani iniziano a raggiungere le corti d’Inghilterra, Olanda, Spagna, Francia e Austria, nonostante la viticoltura sia un’attività complementare a quella della produzione dei cereali e dell’olio ,destinate soprattutto all’autoconsumo,nei poderi a mezzadria. Nel 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici, emanò il Bando Sopra la Dichiarazione dei Conini delle quattro Regioni ovvero quella del Chianti, del Pomino, del Carmignano e del Valdarno di Sopra, bando in cui venivano indicati i conini entro i quali poteva essere prodotto il vino omonimo. Si tratta forse del primo atto in assoluto con cui si certi ica la nascita di una Denominazione di Origine di un vino in Europa. Nel Bando inoltre viene suddivisa la provincia del Chianti in tre terzi: “Dallo Spedaluzzo ino a Greve; di lì a Panzano, con tutta la Podesteria di Radda, che contiene tre terzi, cioè Radda, Gajole e Castellina, arrivando ino al conine dello Stato di Siena…”. Ma lo stesso Granduca andò oltre pubblicando un decreto con cui costituì anche una Congregazione di vigilanza sulla produzione, la spedizione, il controllo contro le frodi e il commercio dei vini. Sempre nella metà del Settecento i viticoltori più lungimiranti, favoriti dalla neonata Accademia dei Georgoili (1753) che si preigge di promuovere studi su base scientiica, sperimentazioni su vitigni e sulle tecniche di coltivazione e scambi culturali con gli altri Paesi, iniziano a modernizzare la viticoltura.


I vitigni a confronto

Sangiovese

Le origini e la provenienza del Sangiovese sono incerte. Recenti studi genetici hanno dimostrato che il Sangiovese, a dispetto della sua di usa presenza nell’area romagnola e toscana, possiede parentele con vitigni coltivati nel Sud Italia, soprattutto in Campania e Calabria. Sono dieci le varietà e sembra sia un discendente diretto del Ciliegiolo. In generale si parla di Sangiovese, ma vi sono un gran numero di varianti. In Toscana ad esempio se ne distinguono alcune, tutte riconducibili a un unico proilo genetico, quali Sangiovese Grosso, Prugnolo Gentile e Sangiovese Piccolo, che una volta era utilizzato in gran parte della Toscana, ma che ora è sempre più raro trovare. Il Sangiovese inoltre è a sua volta un genitore di molti vitigni siciliani ( Frappato,Nerello mascalese), calabresi (Gaglioppo), pugliesi (Susamaniello) e toscani (Brunellone e Foglia tonda) solo per citare i più noti.

Canaiolo nero

Da non confondere con il Canaiolo bianco che è il Drupeggio coltivato in Umbria. Una sua mutazione è invece il Canaiolo rosa ,trovata in provincia di Lucca. Il nome può derivare dal periodo in cui avviene l’invaiatura, i dies caniculares, i giorni della canicola, tra la ine di luglio e quella di agosto o dal sapore amarognolo. Forse per il fatto che l’uva veniva appassita per governare un vino, il nome richiama colui che educa, governa i cani, il canaiolo appunto. In passato era molto stimato per le sue doti qualitative ( colore intenso) che bene si integravano con quelle degli altri vitigni del Chianti (apporto aromatico del Mammolo e del tannino del Sangiovese) soprattutto per il governo, in virtù della sua attitudine all’appassimento. Rispetto al passato il Canaiolo è oggi viniicato anche in purezza e il vino si presenta alcolico, ricco di corpo, con aromi di frutti rossi, amarognolo.

Colorino

Vitigno pressoché esclusivo della Toscana, frutto molto probabilmente della domesticazione delle viti selvatiche locali, come indica un suo sinonimo l’Abrusco o Abrostine, semanticamente derivato da lambrusco. Il nome deriva dalla ricchezza di colore della sua buccia e per questo è impiegato per arricchire di colore i vini. In Toscana si coltivano due biotipi di Colorino: quello classico del Valdarno, che presenta germogli e tralci colorati e un altro che invece ha la bacca un po’ meno colorata e germogli non rossastri al quale appartengono il Colorino di Pisa e di Lucca, entitità genetiche distinte ma tra loro imparentate. In passato era usato per dare colore e forza all’uvaggio del Chianti. Viniicato in purezza genera vini dal colore rosso rubino profondo, con intensi aromi fruttati e speziati, ricchi di polifenoli, di media acidità, con buona persistenza e ottima attitudine all’invecchiamento.