Giuseppe Lupo*

Nonostante l’età contemporanea sia nata da una sorta di avversione nei confronti della tradizione – una ribellione avvenuta più o meno con l’esplosione delle avanguardie tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento -, non è difficile individuare i segni di un Rinascimento che ha messo radici nello scorso secolo, arrivando magari anche oltre la soglia del Duemila. Pensiamo per esempio alla fortuna che ha avuto la letteratura di stampo cavalleresco e ariostesco nella narrativa degli anni Cinquanta/ Sessanta in autori come Italo Calvino, Elsa Morante, Emilio Tadini. Oppure di quanto la cultura romana degli anni Venti e Trenta, quella legata alle esperienze della rivista «La Ronda» e alla Galleria d’arte La Cometa, ha saputo attingere alla cultura di Masaccio, Piero della Francesca, sotto la guida di Roberto Longhi. Per non dimenticare quanto sia stato rilevante il tema delle utopie urbane nel dibattito tra intellettuali e politica nell’immediato secondo dopoguerra. Ma c’è un settore in cui la prospettiva rinascimentale ha lasciato la sua impronta ed è la dimensione politecnica della cultura: un approccio interdisciplinare orientato a superare le antiche contrapposizioni e gerarchie tra le materie, una prospettiva metodologica che si manifesta nella contaminazione dei saperi. Il Novecento, proprio perché è il secolo dell’esplosione tecnologica, ha declinato la nozione di moderno tentando di ricomporre l’antica frattura tra umanesimo e scienza: un tema che si lega alla figura di Leonardo da Vinci, la cui fisionomia si fa paradigma della curiosità novecentesca. Leonardo diventa un modello da studiare non appena si varca l’Ottocento, nonostante non si guardi a lui con un giudizio univoco. Per alcuni è un illetterato, per altri è il depositario di un metodo affidabile e collaudato, ma alla sua voracità e al suo coraggio viene comunque riconosciuta una sorta di aura magistrale e sotto la sua insegna assume consistenza lo sforzo di generare un’idea di mondo dove il progresso non è sinonimo di antiumano. Su questa tema il Novecento ha voluto scommettere la propria credibilità, immaginando un futuro dove la tecnologia non si trasformasse in pericolo contro l’uomo, ma anzi fornisse gli strumenti utili a quel che gli illuministi chiamavano “bene comune”. In un certo senso i maggiori lasciti del Rinascimento li recuperiamo là dove sembrerebbe inutile cercarli, a partire da alcuni settori industriali, come la Olivetti, la Pirelli, l’Eni, la Finmeccanica, in cui le macchine non hanno soffocato la creatività umana, anzi sono state interpretate come veicolo di cultura.


L’emozione di entrare davvero in un museo

La Giornata internazionale precede il via alle riaperture, tra le prime a restituire bellezza al pubblico le gallerie Tornabuoni Arte

Dai tour virtuali alla riorganizzazione per poter, piano piano, riaprire musei e mostre. Anche se non sarà facile considerando il gap nelle entrate dovuto al lockdwon da coronavirus. Sarà una Giornata internazionale dei musei 2020 diversa da tutte le altre quella che i musei italiani celebrano oggi. È l’iniziativa promossa da Icom, che sta per International Council of Museums ed è la principale organizzazione internazionale che rappresenta i Musei e i suoi professionisti. L’organizzazione riunisce una rete di 40.860 soci e professionisti museali in 138 paesi e territori. Come ogni anno dal 1977, la Giornata internazionale dei musei per sottolineare l’importanza del ruolo svolto dal museo come istituzione al servizio della società e del suo sviluppo. Per l’edizione 2020 il tema scelto è Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione. La Giornata Internazionale dei Musei 2020 si propone come punto di incontro per celebrare la diversità di prospettive di cui le comunità e il personale dei musei sono portatori, ma anche per promuovere strumenti in grado di riconoscere e superare i pregiudizi alla base delle scelte di cosa esporre e di quali storie raccontare. Gli addetti dei 4.908 tra musei, aree archeologiche, monumenti ed ecomusei aperti al pubblico in tutta Italia stanno pensando proprio a questo: come ripartire in sicurezza. Sì, perché quello dei musei italiani – stando all’ultima fotografia scattata dall’Istat – è un patrimonio diffuso su tutto il territorio: in un comune italiano su tre (2.311) è presente almeno una struttura a carattere museale. Ce n’è una ogni 50 chilometri quadrati e una ogni 6mila abitanti. La maggior parte sono musei, gallerie o raccolte di collezioni (3.882), cui si aggiungono 630 monumenti e complessi monumentali, 327 aree e parchi archeologici e 69 strutture ecomuseali. Di questo periodo, però, resteranno i milioni di visitatori (nel senso tecnologico del termine) che hanno «affollato» i tour virtuali di musei e mostre. Si può citare anche il caso della mostra «Raffaello. 1520-1483» delle Scuderie del Quirinale. Per ora è stata vista solo online, ma le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Raffaello non sono mai iniziate davvero e nei prossimi mesi musei, istituzioni culturali e visitatori cercheranno – per quanto possibile – di recuperare.

FIRENZE

«Mercoledì finalmente riapriamo ». Insieme ai musei e alle gallerie pubbliche, tra qualche giorno anche l’arte privata torna in pista. Tra i primi a restituire alla visione del pubblico i suoi straordinari capolavori, c’è Roberto Casamonti, che non solo riapre le sue gallerie della Tornabuoni Arte, ma anche la collezione personale esposta a Firenze a Palazzo Bartolini Salimbeni in piazza Santa Trinita. «Non importa se ci saranno poche persone, specialmente col turismo ancora fermo – spiega –, sarà comunque un momento di collaudo, una prova generale per evitare di farci dimenticare ». Il palazzo stesso vale la visita. Costruito cinquecento anni fa nel cuore della città, Palazzo Bartolini Salimbeni è un edificio rinascimentale privato, costruito da di Baccio d’Agnolo, tra i più celebrati di Firenze. Ed è qui, al primo piano di questa elegante dimora storica, che Roberto Casamonti ha allestito il suo museo, esponendo a rotazione le opere della sua straordinaria collezione privata, messa insieme nel corso di una vita da mercante e da collezionista, con dipinti e sculture che riflettono l’anima e il suo personalissimo “sentire“. Curata da Bruno Corà, la collezione spazia attraverso tutte le tendenze artistiche del “Secolo breve“, proseguendo fino ai giorni nostri: Fattori, Boldini, Balla, Viani, Sironi, Severini, Morandi, de Chirico, Savinio, Prampolini, Casorati, Magnelli,Licini, Picasso, Leger, Klee, Chagall, Ernst, Kandinsky, Hartung, Matta, Dorazio, Vedova, Capogrossi, Burri, Klein, Fontana, Castellani, Manzoni. «Stavolta sono esposte le opere dagli anni ’60 agli inizi del XXI secolo – racconta ancora Casamonti –. Ottanta opere da Boetti a Schifano, da Mirò a Basquiat, Fontana, Pistoletto, che mi fa piacere condividere con i visitatori, convinto che i valori di cui l’arte è portatrice possano essere condizioni non esclusive ma pubblicamente condivise». Palazzo Bartolini Salimbeni, con la direzione della storica dell’arte Sonia Zampini, è già predisposto per ricevere il pubblico in sicurezza con mascherine, guanti, disinfettanti e distanziatori. «La mia più grande gioia è potermi rimettere in pista – conclude –. Adesso, per esempio, ho trovato uno splendido dipinto di Carla Accardi, un pezzo che potrebbe entrare in qualsiasi museo: fondo arancio e pennellate verdi. Insomma, dobbiamo tornare a vivere l’arte. E chi può ne approfitti adesso, perché visitare i musei sarà bello ed emozionante come non mai».

Olga Mugnaini


Genova, fino a sabato la Rolli Days Digital Week

La Superba rivela una bellezza riservata a pochi

I palazzi aristocratici patrimonio Unesco aprono virtualmente le loro porte
Quattro debutti d’incanto

GENOVA

Fino a sabato, i Rolli Days di Genova si spostano sul web per proporre un’intera settimana di emozioni e approfondimenti fra i Palazzi aristocratici Patrimonio Unesco: la Rolli Days Digital Week. Per un’intera settimana, video inediti condurranno i visitatori all’interno di alcune fra le dimore più prestigiose, quattro delle quali verranno mostrate al pubblico per la prima volta. Si apre così una finestra sull’epoca d’oro di Genova, scoprendo le vicende delle famiglie dei proprietari, delle loro fortune e delle loro ricchezze, delle relazioni politiche ed economiche della Superba, della straordinaria abilità dei suoi tanti artisti, dei miti e delle storie che, raccontate sui muri e sui soffitti, dovevano cantare le lodi dei padroni di casa, di giardini nascosti e di preziose opere d’arte, di come hanno vissuto per secoli gli aristocratici genovesi. I quattro palazzi novità assoluta ne sono un buon esempio: Palazzo Interiano Pallavicino, Palazzo Stefano Squarciafico, Palazzo Spinola Pessagno e Palazzo Sinibaldo Fireschi.

O.Mu.


Giornate d’arte su una scacchiera

Milano sperimenta riaperture degli spazi espositivi cadenzati nell’arco di una settimana. La guida alle visite

di Cosimo Firenzani
MILANO

Il tempo necessario per prendere le adeguate misure, quelle stabilite dalle linee guida del governo per la fase 2 della cultura. Per ora si riparte tra accessi scaglionati, prenotazioni online e distanze di sicurezza. In sostanza, ognuno si organizza per conto suo. Alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, ad esempio, l’afflusso sarà molto inferiore rispetto al solito per garantire il distanziamento tra le persone: non ci potranno essere di 450 visitatori nello stesso momento. Milano, invece, è stata le prime a stabilire un programma complessivo per i suoi musei civici. Il piano presentato rappresenta un’ipotesi di riapertura sperimentale, fino all’estate, dei musei civici milanesi e definisce modalità e condizioni pensate per conciliare gradualità della ripresa e sicurezza dei lavoratori e del pubblico. I musei milanesi, però, non riapriranno tutti assieme. Le aperture saranno contingentate in base alla diversa capienza dei musei e “a scacchiera” rispetto al territorio della città, in modo da coprire nell’arco di una settimana diversi distretti urbani e, al tempo stesso, favorire i servizi culturali “di prossimità” in coerenza con gli indirizzi del documento Milano 2020. Un altro criterio al centro del piano è quello di evitare che durante il weekend la presenza di visitatori contribuisca ad aumentare l’affluenza ai parchi cittadini, pertanto i musei che affacciano su parchi pubblici resteranno chiusi nel fine settimana. All’interno di questa fase post lockdown si è dunque stabilita una prima settimana di avvio (dal 19 al 24 maggio) per testare strutture, servizi e piattaforme web necessarie all’attuazione del Piano. «Cominciamo dal 18 maggio un percorso che conduce alla ripresa delle attività culturali, attraverso misure sperimentali che sono funzionali a un ritorno alla normalità della fruizione culturale nella nostra città», spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno. Per le mostre, invece, si dovrà aspettare qualche giorno in più. Palazzo Reale riaprirà le sue sale al pubblico a partire dal 28 maggio, dal giovedì alla domenica. Chiuse in base alle disposizioni governative dell’8 marzo scorso, riapriranno quindi la mostra dedicata a Georges de la Tour (fino al 27 settembre), «Tuthankamon. Viaggio oltre le tenebre » (fino al 30 agosto) e «Roberto Cotroneo. Genius Loci» (fino al 26 luglio). Anche per le mostre, ingressi contingentati in base alla capienza delle sale con prenotazione obbligatoria per fasce orarie e acquisto dei biglietti online. Insomma, ci sarà da stare in guardia per trovare le informazioni giuste di ogni singolo museo (o mostra), ma è certo che – con l’assenza, almeno all’inizio del turismo internazionale – i musei italiani rappresentano un’occasione dopo mesi di quarantena, anche per i cittadini italiani.


Via alla Fase 2

Luce nelle sale gratuite fino a giugno

Definite le linee guida per garantire l’accesso in sicurezza a collezioni e mostre

Riapriranno a partire da oggi e sanno gratuiti fino al 3 giugno i musei di Prato. «Siamo pronti a riaprire le porte dei musei della città – spiega l’assessore alla Cultura del Comune, Simone Mangani – grazie alla condivisione: attenzione alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e dei frequentatori, consapevolezza della ricchezza di un patrimonio pubblico e di tutti stratificatosi nel corso del tempo». In queste settimane l’assessore Mangani ha partecipato a numerose riunioni virtuali promosse dalla vice presidente della Regione Toscana Monica Barni, riunioni a cui hanno partecipato i musei toscani, pubblici e privati. Nel corso di questi incontri sono state elaborate le linee guida per la riapertura. Dopo 60 giorni di chiusura, durante i quali i musei hanno dovuto integralmente, o quasi, ripensare la programmazione del 2020 e anche del 2021, tornano quindi le collezioni e tornano anche le mostre temporanee. Ma non si preparano a riaprire solo i musei, anche le biblioteche si stanno organizzando per poter garantire i loro servizi. Oggi a Milano, ad esempio, riapriranno le biblioteche cittadine dopo una riorganizzazione degli spazi. Apriranno quindi la Biblioteca Sormani e un primo contingente di rionali, con la riattivazione su prenotazione del servizio di prestito delle prenotazioni effettuate a marzo e la restituzione dei prestiti in corso. Le biblioteche interessate a questa prima fase resteranno aperte da martedì a sabato con orario ridotto. Dove ci sarà la necessità verranno installate delle barriere in plexiglass alle postazioni e ci sarà la sanificazione degli ambienti e dei materiali bibliografici. Se il quadro sanitario e giuridico di riferimento sarà confermato, dal primo al 13 giugno si apriranno progressivamente altre biblioteche rionali e sarà regolamentato l’accesso contingentato del pubblico alle aree a scaffale aperto. Infine la fase a regime, dal 29 giugno al 5 settembre, con la riattivazione di tutti i servizi in presenza previa prenotazione, l’accesso contingentato con percentuale maggiore nelle sale di lettura e sempre con prenotazione.

Co. Fi.