Prendetevi del tempo, Pistoia è da scoprire

Impronte lasciate da geniali interpreti della storia dell’arte in chiese e palazzi e una piazza Duomo spettacolo maestoso di vuoti e pieni

di Paolo Galliani
PISTOIA

Una bella vista merita occhi attenti. Ma anche buoni compagni di viaggio. Come potrebbero esserlo le pagine dei noir di Antonio Fusco che parlano di una Pistoia segreta e suggestiva; le riflessioni acute di Roberto Fedi, pistoiese doc, spirito libero, direttore del Centro Studi Rinascimentali di Perugia; o le colte indicazioni di Anna Maria Iacuzzi, educatore museale e storico dell’arte, capace di illuminare la grande bellezza anche dove è in ombra. Incredibile come siano le parole, le storie e le narrazioni, i veri driver di Pistoia, polis tra le più fotogeniche ma anche incomprese della Toscana. E che il 2020 sia perfetto per darle l’attenzione che merita, è indubbio, anno di un possibile Rinascimento per questa città che deve recuperare il tempo perduto nella politica turistica, se necessario, facendo anche meglio del 2017, quando si era presentata come «Capitale italiana della Cultura» all’insegna dello slogan «La Toscana che cerchi», per poi scoprire che in troppi hanno continuato a non trovarla. Certo, a parlare sono anche loro, l’arte rinascimentale e l’impronta lasciata da alcuni suoi geniali interpreti, rintracciabili in chiese, palazzi e preziosi spazi espositivi gestiti dal Comune e dalla Fondazione Pistoia Musei promossa da Fondazione Caript: da Filippo Brunelleschi che firma alcune statuette del monumentale altare argenteo nella cattedrale di San Zeno ad Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo, che regala alla città opere strepitose come l’affresco di «San Girolamo e una santa martire» ed esalta, con il suo allievo Lorenzo di Credi, la sezione cinquecentesca del Museo Civico a Palazzo Comunale. Per non parlare della facciata dello Spedale del Ceppo, con le decorazioni policrome realizzate dalle botteghe Della Robbia e Buglioni o del pregevole Antico Palazzo dei Vescovi con la Collezione Bigongiari del ‘600 fiorentino e l’arazzo Millefiori. Come dire: non è città da mordi e fuggi. Anche per non fare uno sgarbo a quella meraviglia, seppure d’epoca contemporanea, che porta il nome di Collezione Gori- Fattoria di Celle, poco fuori Pistoia (www.goricoll.it), con una delle più importanti collezioni al mondo di installazioni site specific sparse in 45 ettari di parco. Ovviamente, non di sola arte vive l’uomo. E infatti, non c’è niente di più simpatico della spesa tra i banconi di frutta e verdura di Piazza della Sala e delle notti senza sonno quando c’è da «fare conca» e rivelare il carattere festaiolo della pur discreta e misurata Pistoia. Strana? Di sicuro. E non solo per la curiosa toponomastica delle strade. Certamente scenografica, come dimostra piazza Duomo, spettacolo maestoso di vuoti e pieni: farebbe la gioia dei cineasti che qui hanno piazzato la loro macchina da presa meno di quanto avrebbero dovuto fare. E città speciale, anche senza scomodare la Lonely Planet che 3 anni fa l’aveva inserita tra le 10 top destinations del pianeta. Tant’è. Saranno comunque molti i jolly da giocare nei prossimi mesi, come conferma l’assessore al turismo Alessandro Sabella: il Festival Pistoia Blues (5-10 luglio), la Giostra dell’Orso (25 luglio), il Festival dei Luoghi Medievali (28-29 settembre), il Porretta Express che farà viaggiare l’immaginario più di quanto abbia già fatto nel 2019, e l’evento del 2021 che farà di Pistoia, unica a conservare reliquie di San Giacomo, la città italiana più coinvolta nell’Anno Santo Jacobeo. Una sorta di «Rinascita » nella comunicazione turistica, del resto urgente, dopo anni di rassegnata sudditanza nel confronto, non facile, con Siena, Lucca e Firenze. Tant’è. Nell’anno del Rinascimento, Pistoia is back. E una cosa è certa. Il più grande dispetto che si possa farle? Dedicarle solo scampoli di tempo.


L’INIZIATIVA

Tour guidati per apprezzarla

Il Rinascimento è un ottimo fil rouge per apprezzare il ricco patrimonio artistico di Pistoia. C’è l’Antico Palazzo dei Vescovi con l’Arazzo Millefiori di manifattura fiamminga dei primi decenni del ‘500. C’è l’Ospedale del Ceppo con i fregi, le lunette e le scene firmati dalle famiglie artistiche Della Robbia e Buglioni. E c’è la splendida cattedrale di San Zeno, con opere del Brunelleschi e del Ghiberti nella Cappella di San Jacopo, del Verrocchio e di Lorenzo di Credi nella Cappella Pappagalli e di Andrea Della Robbia (lunetta esterna e volta del portale centrale). Imperdibile la sala Pittura del Cinquecento al primo piano del Museo Civico (Palazzo Comunale). INFO – Nei fine settimana di marzo (a seguire, tutti i giorni), tour d’arte di 2 ore (costo: 10 euro) organizzati dal Centro Guide (335.7116713) con ingresso al Battistero e alle chiese monumentali della città. Partenza da piazza Duomo.