L’INTERVISTA / LUCIANO FLORIDI

«Digitale e green salveranno la Terra»

Luciano Floridi dirige il Digital Ethics Lab dell’Università di Oxford. È un filosofo, una delle menti più brillanti al quale dobbiamo molto per come ha saputo descrivere i nostri Tempi moderni. Che non sono più, o non sono solo, quelli di Charlie Chaplin triturato dalla catena di montaggio della rivoluzione industriale, ma quelli di Internet e del digitale. A Floridi dobbiamo la definizione di onlife, che altro non è se non la nostra condizione di persone che non vivono on line od offline, ma in una condizione ibrida e continua: onlife, appunto.
Come le mangrovie, che nascono e vivono nell’acqua salmastra, ibrido di acqua dolce e acqua salata. «Il digitale e l’economia circolare possono salvare il Pianeta» spiega il filosofo di Oxford. E in quel possono si miscelano l’ottimismo per le potenzialità che l’innovazione mette a disposizione del genere umano, con la consapevolezza che le finestre di opportunità, prima o poi, si chiudono. «Dobbiamo, noi, creare qualcosa di veramente nuovo che non sia per forza una rivisitazione di qualche epoca che, tra l’altro, consideriamo sempre meglio di quello che è stata. Perché ripetere l’umanesimo? Dobbiamo smettere di mettere al centro l’uomo e l’umanità. Con tutti i danni che abbiamo fatto al pianeta sarebbe meglio pensare a qualcos’altro». Per Floridi pilastri su cui fondare un nuovo corso hanno due colori: il verde dell’ambiente, il blu della tecnologia. Verde e blu sono i toni di fondo della nostra inchiesta che affronta lo sviluppo dell’economia circolare, le difficoltà della trasformazione sociale e produttiva dal modello usa e getta, al modello usa e ricicla. Non pensare più a prodotti che vadano dalla produzione allo scarto, ma alla rigenerazione. Non più dalla culla alla tomba (la discarica), ma approdino, rigenerati, a una seconda vita.
È il modello «dalla culla alla culla» che ci illustra il padre di questa possibile rotta economica, Michael Braungart: «La nostra missione – raconta – non è minimizzare i danni. Al contrario, è fare del bene al pianeta che abitiamo». Chiamatela, missione rigenerazione. Braungart non vuole sentire parlare di impronta ambientale, «un concetto noioso e triste», ma è un dato di fatto che l’uso delle risorse oggi porta admesaurire sempre prima le materie prime che l’ambiente può rigenerare nel corso dell’anno. Trend che la pandemia ha rallentato, non fermato.


Il filosofo Floridi: possiamo salvare il pianeta
«Alleanza tra economia circolare e digitale»

«Non abbiamo mai avuto tante potenzialità come oggi»

Docente a Oxford, con i suoi studi ha illuminato il mondo dell’infosfera e coniato il concetto di onlife
Con Base sfida la politica con le sue idee ingenue

OXFORD

Luciano Floridi è un filosofo, insegna Filosofia ed etica dell’informazione a Oxford, parla da anni di noi che viviamo nell’infosfera e, con un libro, ‘Il Verde e il Blu’ e un nuovo movimento, Base, prova a muovere le acque. Partendo da un assunto: l’economia circolare (il verde) e l’innovazione tecnologica (il blu) con le loro potenzialità, dall’intelligenza artificiale ai big data, potrebbero salvare il mondo.
Perché ne è convinto?
«Mi lasci fare una premessa».
Prego.
«Non amo, e lo dico prima di tutto a me stesso, cercare sempre un neo o un post qualcosa: il neo Rinascimento, il neo Umanesimo, il post moderno o il post industriale. Dobbiamo, noi, creare qualcosa di veramente nuovo che non sia per forza una rivisitazione di qualche epoca che, tra l’altro, consideriamo sempre meglio di quello che è stata. Durante l’Umanesimo finì al rogo Savonarola. Giordano Bruno fece una brutta fine ed era il Rinascimento, alla Rivoluzione francese seguì la ghigliottina. Perché ripetere l’umanesimo? »
Non ne avverte il bisogno?
«Dobbiamo smettere di mettere al centro l’uomo e l’umanità. Con tutti i danni che abbiamo fatto al pianeta sarebbe meglio pensare a qualcos’altro»
Perché economia circolare e innovazione digitale potrebbero salvare il mondo.
«Perché oggi l’umanità dispone di una capacità tecnologica, il digitale, che, per la prima volta, aiuta a non consumare risorse. La pandemia, la terribile esperienza che tutti stiamo vivendo, ha accelerato questo processo. Non è un caso se oggi i movimenti ambientalisti, tradizionalmente critici verso la tecnologia, approvino e incentivino l’innovazione digitale. Siamo di fronte a una finestra di grandi opportunità. Potenziali».
Le finestre si chiudono.
«È il timore che ho, specie per un Paese come l’Italia che riunisce spesso potenzialità e capacità di perdere le occasioni»
Lei coniò il termine onlife per descrivere la nostra vita: non più on line od off line, ma onlife. Un’esistenza ibrida senza separazione tra reale e digitale. Parlò della società delle mangrovie, piante che vivono nell’acqua salmastra, dove si incontrano l’acqua dolce e quella salata dei mari. Siamo ancora mangrovie?
«Siamo sempre più mangrovie, viviamo contemporanemanete nel reale e nel digitale»
Nel ’95, a proposito di Internet scrisse: ‘Un’enorme popolazione di milioni di individui interagisce mediante il network internazionale. È la più acculturata società umana mai apparsa sulla terra, e come un’unica mente leibniziana, non smette mai di pensare’. Cosa è andato storto?
«È andato storto che non abbiamo messo le regole quando potevamo farlo. È come se ci fossimo trovati di fronte a un gruppo di persone che si stesse costruendo la propria isoletta, il regolatore, la politica, non ha messo norme, limiti, paletti e la comunità è vissuta secondo le proprie regole. Fino a diventare potente. Abbiamo lasciato fare e ora – si vedano i tentativi di regolare il potere dei colossi – è più difficile mettere regole».
Perché è accaduto?
«Perché si pensò a Internet semplicemente come a un nuovo mezzo tecnologico, una sorta di nuova tv. Invece era ed è un nuovo ambiente dove passiamo l’esistenza»
Assieme a Marco Bentivogli, ex segretario Fim-Cisl, ha fondato Base. L’ennesimo partito?
«Base non è un partito, è un’associazione impegnata per la politica. Siamo persone che vogliono aiutare a migliorare la politica, parlando a tutti e con tutti. Un tentativo di cambiare perché è evidente che l’attuale politica non può bastare, ma anche che non vuole cambiare ».
Lei si vede in politica?
«Non come politico, ma nel senso di contribuire con le idee di Base a far sì che la politica faccia bene anzi meglio, le proposte sono a disposizione di chiunque le faccia proprie».
Impegno civile.
«Impegno civile, sì, e anche per la politica, ma non per una poltrona politica, ho già una cattedra!» Impegno civile.
«Impegno civile, sì. E anche per la politica, ma non per una poltrona politica, ho già una cattedra!»
Il vostro motto è: idee ingenue per aiutare la politica. Perché l’ingenuità?
«É l’ingenuità di chi ha compiuto un percorso, di vita, di esperienze, è tornato indietro e può porsi le domande dei bambini o degli sciocchi: perché quel signore dorme in mezzo alla strada e chiede l’elemosina? Perché c’è la povertà? Perché continuiamo a distruggere il pianeta? Quando le pongo, la risposta è: ma queste sono domande complesse, stiamo sul concreto… No, sono le vere grandi domande che dobbiamo porci. Si tratta di una ingenuità ‘a ragion veduta’ cioè dopo aver fatto tutto il percorso della ragione per tornare alla Base, da dove si è partiti».
In fondo, è un ottimista
«Un’ottimista del terzo tipo».
Che vorrebbe dire?
«Ci sono tre tipi di ottimisti. Gli ottimisti rispetto al presente, e non sono tra loro. Non va tutto bene. Gli ottimisti per come andranno le cose, quelli del ‘andrà tutto bene’, e non sono tra loro. Poi ci sono gli ottimisti per come le cose potrebbero andare viste le potenzialità che, oggi, ha il genere umano. Sono tra questi e, perciò, sono anche un ottimista frustrato ».
Molte persone non scaricano Immuni per paura di violazioni della privacy o di cedere dati. Dati che, in realtà, regaliamo ogni giorno. Cosa temiamo?
«Non li giustifico, ma capisco la paura. È vero che cediamo continuamente i nostri dati, ma in fondo ci aspettiamo che, al massimo, ci arrivi della pubblicità molesta o qualche telefonata di un call center. Quando, invece, è lo Stato che ti chiede i dati, il timore è umano, perché lo Stato può essere, diciamo così, molto più invasivo di un entità commerciale. Anche in questo caso, non è che non si dovevano fare le cose, ma sono state fatte male».
Si poteva fare meglio?
«Sì, costruendo prima un rapporto di fiducia. Pensi come sarebbero potute andare le cose se la app Immuni fosse stata consigliata dai medici di famiglia, dalle varie associazioni che le persone stanno a sentire. Il medico di cui ti fidi, che magari ha curato i tuoi genitori o i tuoi figli, con i quali c’è un rapporto forte. Un medico che ti consigli: scarica Immuni, ti fa bene… Ripeto, non sto giustificando nessuno. Sono stato anche un consulente del governo britannico proprio sull’uso delle app».
E come è andata Oltremanica, l’hanno ascoltata?
«No, peggio che in Italia».

Paolo Giacomin


IL PROFESSORE INSEGNA
NELL’ATENEO OXONIENSE

Digital Ethics Lab, filosofia ed etica dell’informazione

Luciano Floridi, 55 anni, è professore ordinario di Filosofia ed etica dell’informazione – ramo che ha contribuito a fondare – all’Oxford Internet Institute dell’Università di Oxford, dove è direttore del Digital Ethics Lab. Assieme a Marco Bentivogli ha fondato Base