Monna Lisa, uno spirito universale

L’opera di Leonardo rivisitata da trentanove artisti, icona “pop“ che racconta a tutti qualcosa di familiare

di Manuela Marziani
PAVIA

Nella città in cui Leonardo ha vissuto più a lungo, ora è tornato. Lo ha fatto attraverso una mostra «Looking for Monna Lisa « che si diverte a giocare con l’ossessione pop della Gioconda e i misteri che porta con sé. Perché potrebbe essere stata dipinta proprio a Pavia la Monna Lisa. L’esposizione diffusa promossa dal Comune, però, non vuole sciogliere il dubbio. Vuole raccontare un’altra Gioconda e lo farà fino al 29 marzo quando rimarrà allestito il percorso in quattro tappe: dal Broletto a Santa Maria Gualtieri, dalla piazza del Municipio dove si trova la grande testa del Genio al castello Visconteo. «Il fenomeno della riproducibilità – afferma il curatore della mostra Valerio Dehò – ha reso il quadro leonardesco la più grande icona pop della storia che non ha mai cessato di interessare gli artisti oltre che i commercianti di gadget o souvenir». Trentanove gli artisti coinvolti che in 40 opere reinterpretano Monna Lisa a modo loro. Fabio de Poli per esempio presenta una figura oscurata, Jiri Kolar la vede come un contabile per sottolineare lo sfruttamento dell’immagine e Lucia Marcucci affianca ritagli di testi a immagini di donne musulmane e a simboli di fecondità. Inoltre sono presenti riferimenti a maestri del passato come Duchamp che aveva realizzato la Gioconda con i baffi, mentre Gianni Cella pensa a una BatLisa e Stefano Bressani a una scultura vestita. Al castello grazie alla tecnologia è possibile tornare alla Pavia rinascimentale vista con gli occhi di Leonardo che ha soggiornato in città tra il 1490 e il 1513 fermandosi a studiare anatomia umana, matematica e architettura. Attraverso un viaggio in tre tappe realizzato grazie alla realtà virtuale, il visitatore è proiettato nelle vie, nei paesaggi e nei luoghi vissuti da Leonardo. La chiesa sconsacrata di Santa Maria Gualtieri, invece, offre ai visitatori un’esperienza immersiva: «Monna Lisa who?» L’obiettivo è quello di indagare attorno all’ipotesi che l’opera ritragga Isabella D’Aragona che, relegata a Pavia, incontrò Leonardo durante la sua permanenza in città. Non ha voluto perdersi la mostra anche l’ambasciatore britannico in Italia Jill Morris: «E’ meravigliosa – ha commentato complimentandosi con il Comune -, una collezione importante e la dimostrazione di quanto Pavia punti sulla cultura per riportare in alto la città».


PAROLA DI SGARBI

Un effetto sorprendente

«L’effetto sorprendente della mostra è straordinario. L’aspetto geniale dell’esposizione realizzata a Pavia è il fatto di non aver esibito il feticcio della Gioconda». Vittorio Sgarbi, dopo aver visitato «Looking for Monna Lisa» ha parlato di una sorta di Leonardo-mania o Giocondo-mania sugli artisti del Novecento che è sorprendente di fronte a un’opera non più importante di tante altre del Rinascimento, però che a posteriori lo diventa di più. Tutti conosciamo la Gioconda, andiamo a vederla per verificare che esista. Non accade la stessa cosa con un capolavoro del Foppa: di solito, dopo averlo visto, si acquista una cartolina per ricordare che cosa si è ammirato. Con la Gioconda no. Il miracolo di Leonardo è aver dipinto, con la Gioconda, un’essenza spirituale. Un’idea, che pure ci è familiare. È perfetta, perché irreale, perché non è un quadro bello e non ritrae una donna particolarmente avvenente. Ma è importante per quello che ha scatenato dopo. È un fenomeno che non è mai accaduto con nessun dipinto di Raffaello o Michelangelo. È la presentazione di un’immagine che genera un’infinità di altre mostre. Una madre d’immagine».

M. Ma.