Langhe, Roero e Monferrato

In queste terre Patrimonio dell’Umanità, dopo l’estate si moltiplicano gli appuntamenti Tra i tanti spicca il mercato mondiale del Tartufo Bianco di Alba evento globale che dona alle Langhe una visibilità internazionale senza stravolgerne la tenera dimensione provinciale

Chissà se anche loro, i “diplomatici della bellezza” che dirigono l’Unesco, avevano letto “La Luna e i falò” laddove Cesare Pavese scriveva “Non c’è niente di più bello di una vigna zappata”. Avevano comunque apprezzato il patchwork di vigne geometriche e ricamate sull’oceano di colline chiuse tra la piana del Po, l’Appennino Ligure e le Alpi. Avevano pure ascoltato l’”io narrante” di questa straordinaria fetta di Belpaese, insomma le storie di vita, fatica e tenacia della gente che la abita e la lavora. E alla ine, avevano emesso il loro verdetto, accompagnato da un sorriso compiaciuto: i paesaggi vitivinicoli delle Langhe, del Roero e del Monferrato, avevano tutto quello che era richiesto per diventare Patrimonio dell’Umanità. Atto dovuto. E, in qualche modo, atto d’amore. Del resto, servono anche gli occhi del cuore per entrare in sintonia con un Piemonte così particolare, schivo e riservato, ma che ha imparato ad a inare l’accoglienza, a lasciarsi andare e a concedersi ad un turismo esigente e colto, che non ama la fretta e non confonde la curiosità con l’invadenza. E se servono i pretesti, tra Barolo, Bra e Asti abbondano, specie dopo l’estate, con gli ultimi riti di quella grande liturgia che si chiama “vendemmia” e con la ricomparsa di un appuntamento atteso e invocato, come sa esserlo il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco di Alba, evento locale e insieme globale che dona alle Langhe e ai territori limitroi una visibilità incredibile, senza che questo stravolga più di tanto la loro tenera e simpatica dimensione provinciale. Certo, contano le esperienze e le emozioni: la visita nelle cantine storiche, le incursioni nei fotogenici borghi del Roero e del Monferrato, della Bassa e dell’Alta Langa, e gli incontri ravvicinati con l’ottima cucina locale: ai tavoli di ristoranti d’autore (tantissimi) dove a irmare i piatti sono alcuni dei più noti chef étoilés d’Italia ma anche nelle locande famigliari dove assaggiare la tipica pasta tajarin, i ravioli al “plin”, la carne cruda di fassone e i formaggi dop senza poi svenarsi. Bastano pochi giorni e si inisce per condividere il giudizio dei “diplomatici della bellezza” quando scrissero di “paesaggi viticoli e rurali tra i più armoniosi e conformi all’idea del bello” e di “panorami dalle nuances sottili”. Prima di loro, sempre lui, Cesare Pavese, aveva a idato alle parole l’elogio della sua amata terra: “Questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto per davvero e so che è fatto di tanti piccoli pese, non so se da ragazzino mi sbagliavo poi di molto”.


di Paolo Galliani

Il metodo è induttivo: partire da un luogo particolare per ricostruire l’insieme. Ed è anche inevitabile. Alba è più di una città d’arte fotogenica e piacevolissima: quando l’autunno si prende la vetrina, diventa agorà, carrefour, punto di partenza e arrivo per un viaggio quasi iniziatico nella terra del Nebbiolo tra le colline del Barolo e del Barbaresco, tra borghi e rocche del Roero, terra dell’Arneis Docg e tra le cantine di Nizza Monferrato e di Canelli, alla scoperta o riscoperta della Barbera e dell’Asti Docg. Lo sanno anche loro, gourmet e wine lovers, che ogni anno vengono proprio qui, tra piazza Risorgimento e la centralissima via Vittorio Emanuele, a rendere omaggio al Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba e al famoso Tuber magnatum Pico, “Araba Fenice della gastronomia e utopia dei sensi” come ama de- inirlo Carlo Cracco e star assoluta degli show cooking, delle esperienze sensoriali e delle “cene insolite” che celebrano il fungo ipogeo e la sua sorprendente versatilità. Grande evento. Che ha il potere di stimolare l’esplorazione anche attorno ad Alba. Verso Barbaresco che regala il proprio nome al mitico rosso celebrato nella bella Enoteca Regionale di piazza del Municipio. E più a sud, lungo la carrozzabile che da Castello di Grinzane Cavour raggiunge la bella chiesa di San Lorenzo, a Castiglione Falletto, con una vista mozzaiato sui vigneti del Barolo, “re dei vini e vino dei re”, quindi la pittoresca Monforte d’Alba e l’altrettanto suggestiva Serralunga d’Alba, con il suo portentoso castello e le case alte come grattacieli di un passato lontano. Dogliani, patria del Dolcetto, è una piccola fatica ripagata. E, più a nord, la sosta a Barolo è molto più di un omaggio a tanto nome: a colpire è la visione quasi onirica del castello Falletti che campeggia sullo sperone collinare sovrastante. Con visite di rigore: all’Enoteca regionale del Barolo e al sorprendente “Wimu”, il Museo del Vino. Il Tànaro non è lontano, appena oltre La Morra che fa da gran inale all’escursione nelle Langhe. E sulla sponda sinistra del iume, è già Roero, che, oltre Bra, culla del movimento Slow Food, sfoggia colline dalle forme piramidali e profonde voragini, boschi alternati ad orti dove si coltivano pesche e nocciole, vigne dove nasce l’Arneis, bianco secco dal grazioso colore giallo pallido, Magliano Alieri e Govone dominati dai loro grandiosi e barocchi castelli, inine Canale, con l’Enoteca Regionale del Roero a rammentare che, anche qui, Bacco è di casa. Pochi chilometri e i movimentati paesaggi del Monferrato proiettano l’immagine di un’altra terra dalla notevole cultura enologica, come rivelano le produzioni di Dolcetto, Grignolino, Moscato e Barbera. Con le sue piazze dilatate e lo storico Palio, Asti fa gli onori di casa, “città nel vento e nel tempo” come canta Paolo Conte che qui è nato e cresciuto. Canelli è solo a 25 chilometri, piccola capitale della spumantistica piemontese e delle mitiche “cattedrali sotterranee” dove i vini riposano. E a un niente, la casa natale di Cesare Pavese a Santo Stefano Baldo è una meta quasi devozionale. Fuori, sulle colline rivestite di boschi, i colori rosso-ruggine rivelano la magia dell’estate indiana. Si direbbe l’autunno. Lo è.


TOP 5 DEL PIEMONTE

1
CHE CHEF

Langhe e Roero vantano una concentrazione sorprendente di ristoranti stellati (una quindicina). E la capitale indiscussa della cucina è sempre lei, Alba. I rilettori sul “Piazza Duomo” di Enrico Crippa. E merita gli applausi anche Federico Gallo della Locanda del Pilone

2
WINE
TREKKING

Le colline delle Langhe sono segnate dalle colorate Big Bench, le panchine giganti del designer Chris Bangle nelle zone più panoramiche. Ce ne sono una sessantina sparse tra Clavesana e Farigliano, Monforte d’Alba e Dogliani. L’invito: fermarsi dopo lunghe camminate, prendere iato e apprezzare il paesaggio.

3
ARTE IN VIGNA

La Ceretto è una delle aziende vitivinicole più prestigiose dell’intero Piemonte ed è una delle più innamorate dell’arte abbinata al mondo del vino. Tra i suoi interventi più sorprendenti, la ristrutturazione della Cappella del Barolo di Sol LeWit e David Tremlett, il Cubo trasparente che sovrasta le vigne a Castiglione Falletto.

4
LA BERTA

A Monbaruzzo, nell’Astigiano, è una delle distillerie storiche del Piemonte ed è quella che per prima si è dedicata alla produzione di grappe invecchiate in legno. Molto interessante il “Museo dell’antica arte della distillazione” che propone un viaggio nella produzione della grappa dalle origini del distillato ad oggi.

5
RELAX
E BICI ELETTRICA

Lusso, relax ed enoturismo. La proposta è de Il Boscareto, prestigioso Resort&Spa di Serralunga d’Alba che popone soggiorni con trattamenti personalizzati, menù health&gourmet irmati da Fabrizio Tesse ed escursioni tra i vigneti.