Settecento anni di capolavori in una collezione

Il museo di Palazzo Pretorio fra statue e stemmi offre un viaggio che prosegue con il Seicento napoletano sino alle soglie del Barocco

di Olga Mugnaini
PRATO

Più di settecento anni di storia e una collezione di capolavori formata nel corso dei secoli che comprende opere di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Donatello e Filippo Lippi, Filippino Lippi e Lorenzo Bartolini. Il museo di Palazzo Pretorio a Prato è uno tra i primi in Italia a riaprire dopo il lockdown dovuto al Coronavirus. E accanto ai dipinti, agli affreschi, gli stemmi, le statue e gli altri ornamenti lapidei conservati nei sui tre piani, offre l’occasione per proseguire il viaggio fino al Seicento e oltre, grazie alla mostra «Dopo Caravaggio. Il Seicento Napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito». L’esposizione, curata da Nadia Bastogi e Rita Iacopino, è stata interrotta proprio a causa dell’emergenza Covid, e ora riprende con una proroga fino a dicembre. Di sala in sala, dipinti “mai visti” della Fondazione de Vito insieme alle tele più suggestive del Seicento di Palazzo Pretorio, danno vita ad un percorso che racconta l’impatto determinante della pittura di Caravaggio su alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea nel XVII secolo, attraverso una scelta di opere delle due collezioni. Il periodo preso in considerazione è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che ha in Battistello il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano. Sulle loro opere, già improntate al linguaggio barocco, matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso. «Non si tratta, tuttavia, di un’esposizione sulla pittura napoletana del Seicento – spiegano le due curatrici –. L’intento della mostra è invece quello di far dialogare una scelta di opere provenienti da due collezioni, quella del Museo di Palazzo Pretorio di Prato, che conserva uno dei nuclei più importanti di dipinti del Seicento napoletano in Toscana, e quella della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli, che si configura per qualità e interesse storico come una delle più notevoli collezioni private di pittura napoletana del secolo in questione». Per una visita in ordine crolonogico, prima della mostra conviene attraversare il primo piano di Palazzo Pretorio, dedicato alle opere dal Trecento al Quattrocento, con i grandi Polittici, tra cui la spettacolare macchina d’altare di Giovanni da Milano, e con i capolavori di Filippo Lippi e dell’Officina pratese, una pagina cruciale del Rinascimento. Qui, una sala è tutta dedicata alla Sacra Cintola, famosa reliquia della città.


ARTE E CINEMA

Il Museo del Tessuto riapre al pubblico

Prorogata fino al 25 ottobre la mostra sui costumi di Massimo Cantini Parrini

PRATO Il Museo del Tessuto di Prato riapre il 19 maggio e proroga fino al 25 ottobre 2020 la mostra “Pinocchio nei costumi di Massimo Cantini Parrini dal film di Matteo Garrone”. Inoltre, fino al 3 giugno l’ingresso al Museo e alla Mostra sarà gratuito. «Siamo pronti per ripartire adottando tutte le misure di sicurezza per assicurare la salute dei visitatori», spiega Francesco Marini, presidente della Fondazione Museo del Tessuto. La mostra presenta l’ultimo straordinario lavoro del pluripremiato costumista cinematografico Massimo Cantini Parrini, con oltre 30 costumi realizzati per il film “Pinocchio” di Matteo Garrone. Il percorso della mostra è articolato in due sezioni: la prima dedicata al costumista; la seconda all’esposizione di oltre 30 costumi dei principali personaggi del film.