«Gli scarti agricoli diventano energia pulita»

La Ecostense di Berra (Ferrara) è nata nel 2014

Paolo Baruffa: «Il nostro ’cippato’ viene utilizzato come combustibile per le centrali a biomasse»

di Federico Bisceglie

Il settore delle energie rinnovabili in chiave ‘green’ è ancora ben poco conosciuto e sondato. Specie, nell’ambito del riutilizzo a fini energetici, delle biomasse, o meglio del riutilizzo degli scarti della filiera agricola e boschiva nelle centrali a biomasse. Chi invece ha fatto di questo settore, il suore core business è l’azienda Ecoestense di Berra. Associata a Confartigianato, Ecoestense con sedici addetti e una flotta di mezzi specialistici qualificatissima (escavatori, cippatori, autocarri) rappresenta un’eccellenza del territorio del basso ferrarese ed è guidata da Paolo Baruffa (nella foto in alto a destra).
Baruffa, come nasce l’idea di aprire un’azienda specializzandosi in un settore che nel nostro Paese è ben poco conosciuto?
«Professionalmente vengo da un’esperienza precedente che mi ha formato molto nell’ambito del riutilizzo dei rifiuti e nel comparto legato alle biomasse. In più, ho avuto la fortuna di frequentare diverse realtà estere che mi hanno sensibilizzato in questo senso. Da qui sono partito con questa bellissima sfida nel 2014. Ma, non ce l’avrei mai fatta, senza il supporto di mia moglie Sara e mio padre Claudio (nella foto in alto a sinistra)».
Ecoestense si occupa anche della parte legata allo smaltimento dei rifiuti?
«Certo, seppure in maniera a tratti più difficoltosa, rispetto al riutilizzo degli scarti agricoli. Per quest’ultimo comparto ci occupiamo del taglio, della raccolta e della trasformazione degli scarti della filiera agricola in ‘cippato’ che, a sostanzialmente, consiste nel combustibile per le centrali a biomasse. Dai frutteti ai pioppeti, tutto quello che si può riconvertire in energia alternative, noi lo trattiamo. In più, in collaborazione con i servizi pubblici, riusciamo a convertire dal punto di vista energetico gli sfalci e il compostaggio».
Per quale motivo si fatica di più trattando coi rifiuti?
«A mio modo di vedere perché su questo settore c’è ben poca conoscenza. La sfida, anche lavorando in collaborazione con il pubblico, è capire come inquadrare la nostra attività. Dal punto di vista normativo, sui rifiuti, ci si addentra spesso in veri e propri gineprai. Ad ogni modo sono fiducioso: intravedo i primi segnali di apertura, anche da parte di alcune amministrazioni, e confido che questo possa essere un volano anche per altri. Gli spazi di crescita sono tantissimi».
La filiera agricola è maggiormente sensibilizzata sotto questo profilo?
«Assolutamente si. Devo dire che specie nel nord Italia lavoriamo molto bene e la sensibilità per questi temi è abbastanza sviluppata».
Lavorate anche con l’estero o avete in programma di farlo?
«Preferiamo di no. Direi che non conviene sotto nessun punto di vista, anche perché preferiamo lavorare con la filiera ‘corta’ nel nostro Paese. Abbiamo deciso di investire nel nostro territorio e in questo modo creare valore aggiunto e posto di lavoro peché riteniamo che la sfida, più difficile ma alla con più soddisfazione, sia investire sulle proprie radicie e sulle persone».
Il lockdown ha inciso sulla vostra attività?
«Direi di no, per fortuna. I nostri codici ateco, sia per quanto riguarda la filiera agricola, sia per quanto riguarda la filiera dei rifiuti, ci hanno permesso di tenere sempre aperto. Questo è stato un vantaggio non solo per noi, ma per tutti i nostri addetti che non hanno dovuto usufruire, neanche per un giorno, della cassa integrazione ».


«Persone, comunità e gioco responsabile»

Sisal presenta il bilancio di sostenibilità

ROMA

Persone e comunità al centro della strategia di sostenibilità. Sisal ha presentato l’edizione 2019 del bilancio di sostenibilità in un processo di grande cambiamento per l`azienda, avviato con la strategia di internazionalizzazione e, a fine 2019, con la separazione del business dei pagamenti (Sisal- Pay) da quello dei giochi, oggetto del nuovo Bilancio di Sostenibilità.
I risultati economici del 2019, per la sola parte relativa al business gioco, hanno registrato 9,8 miliardi di euro di raccolta (+11% rispetto al 2018), 7,8 miliardi di euro di vincite erogate ai clienti, generando un importante gettito erariale pari a circa 1,2 miliardi di euro.
«Oltre a proporre le migliori esperienze di Gioco – si legge in una nota –, Sisal si impegna da anni in attività di responsabilità sociale: la costante attenzione al Gioco Responsabile e alla tutela dei minori hanno consentito di confermare le certificazioni internazionali con i più elevati standard: quelle di European Lotteries e di World Lotteries Association». Sisal è stata uno fra i primi operatori del settore ad introdurre la rendicontazione di sostenibilità: dal 2014 ogni report annuale ha seguito le linee guida del Global Reporting Initiative e dal 2018 ha raggiunto i massimi livelli di trasparenza nei confronti di tutti gli stakeholder.
«Per vincere la sfida della sostenibilità è fondamentale vincere la sfida della tutela dei consumatori – ha commentato l`amministratore delegato di Sisal, Francesco Durante –. Per questo abbiamo deciso di innovare passando da un approccio di compliance ad un approccio di commitment nei confronti del Gioco Responsabile. Vogliamo utilizzare i dati delle diverse piattaforme e l`intelligenza artificiale per identificare in maniera preventiva i comportamenti potenzialmente problematici ed offrire meccanismi di protezione personalizzati ai giocatori».


Sol e CropEnergies partner per catturare la Co2

Il gruppo italiano costruirà l’impianto, investimento da 15 milioni di euro

Obiettivo: recuperare 65 tonnellate l’anno di anidride carbonica
Operatività dal 2021. Fumagalli (ad di Sol): grande valenza per la sostenibilità

di Andrea Telara
MILANO

Un investimento da 15 milioni di euro e 65mila tonnellate di anidride carbonica (CO2) prodotta ogni anno. Ecco i numeri della partnership siglata nelle scorse settimane dalla tedesca CropEnergies, maggiore produttore europeo di etanolo da biomasse rinnovabili e il gruppo italiano Sol, una realtà del made in Italy quotata a Piazza Affari dal 1998 e che nel 2019 ha realizzato un giro d’affari di oltre 900 milioni di euro.
L’accordo prevede un investimento congiunto da 15 milioni di euro e la realizzazione di un impianto produttivo per il recupero di anidride carbonica (CO2) biogenica da fermentazione alcolica presso la filiale belga di CropEnergies a Wanze, in Belgio. Con inizio dell’operatività, prevista per il 2021, l’impianto catturerà dalla produzione di etanolo fino a 65mila tonnellate su base annua di CO2 della massima purezza, utilizzabili per applicazioni nei settori alimentare, sanitario ed ambientale.
«È un investimento che ha una valenza notevole sul fronte della sostenibilità – dice Aldo Fumagalli Romario, presidente e amministratore delegato del gruppo Sol – poiché sarà totalmente assente l’utilizzo di combustibili fossili nella produzione di anidride carbonica ». Gli investimenti con una valenza «green» sono infatti uno degli assi portanti dei piani di sviluppo di Sol, un’azienda il cui business ha due pilastri: la produzione di gas e l’assistenza sanitaria domiciliare respiratoria. Forse il grande pubblico non la conosce ma oggi la società guidata da Fumagalli opera in ben 70 paesi, dal Brasile all’India passando per l’Europa, dove è presente in 25 diversi mercati.
La sua storia è legata a doppio filo a quelle delle famiglie che l’hanno fondata nel 1927, i Fumagalli e gli Annoni, i quali detengono tuttora la quota di maggioranza della società. In questo 2020 che sarà ricordato di sicuro come un annus horribilis per l’economia mondiale, il gruppo Sol ha chiuso il primo semestre con ricavi in crescita del 5,8% (a 471,8 milioni di euro).
«Non tutti i segmenti del nostro business hanno viaggiato però allo stesso ritmo – sottolinea Fumagalli –, le attività legate ai gas industriali hanno inevitabilmente sofferto a causa della crisi economica generata dalla pandemia. Discorso diverso, invece, per altri gas che vengono utilizzati in campo ospedaliero come l’ossigeno e per le attività di assistenza sanitaria, i cui ricavi sono saliti nel semestre del 12,1%». È stato dunque il modello di business diversificato che han consentito all’azienda di fronteggiare la crisi in un anno in cui il Pil italiano dovrebbe calare di circa il 10%.
Per il gruppo Sol la diversificazione si attua però non soltanto a livello settoriale ma anche geografico. Oltre il 57% del fatturato viene infatti realizzato attualmente fuori dai confini italiani. «Il dato più interessante – aggiunge Fumagalli – è che ogni anno la quota dei ricavi esteri risulta in crescita ». Sui mercati internazionali, Sol si trova a competere con veri e propri colossi che hanno un giro d’affari di 20-30 miliardi di euro ciascuno. «Sarebbe difficile tenere il loro passo –, dice ancora Fumagalli – se non investissimo in ricerca, sviluppo e innovazione una quota rilevante dei nostri ricavi, attorno al 15%». Il che significa, tradotto in soldoni, oltre 120 milioni di euro di investimenti ogni 12 mesi, per rimanere competitivi sul mercato.
Oltre a siglare la partnership con CropEnergies, di recente l’azienda ha emesso un prestito obbligazionario non convertibile per un importo nominale complessivo fino a 70 milioni di euro, da collocarsi privatamente presso investitori istituzionali. L’emissione ha ovviamente lo scopo di raccogliere risorse finanziarie a condizioni favorevoli (visto il basso livello attuale dei tassi) per sostenere lo sviluppo delle attività del gruppo. Tra queste c’è anche la produzione di energia da fonti rinnovabili. Dal 2002 Sol ha deciso infatti di investire nella realizzazione di centrali per sfruttare le sinergie con il settore dei gas tecnici e perseguire l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività. Ad oggi il gruppo (attraverso il marchio controllato Hydrosol) produce energia elettrica tramite 14 centrali idroelettriche, in Slovenia, Albania, Macedonia e Bosnia.


La lunga strada di The Human Safety Net

Bilancio positivo dopo i primi tre anni di attività

MILANO

Nei suoi primi tre anni di attività, The Human Safety Net ha fatto molta strada. Unendo le competenze e l’esperienza di numerose Ong, imprese sociali ed esperti in tutto il mondo, essa punta a fornire supporto a famiglie e bambini vulnerabili a causa di povertà, stress e isolamento, oltre a sostenere gli sforzi dei rifugiati che intendono lanciare nuove attività imprenditoriali per integrarsi nelle comunità ospitanti e che devono fare i conti con normative complesse, la mancanza di network e risorse, culture e contesti imprenditoriali sconosciuti.
Nel corso del suo viaggio diretto a liberare il potenziale umano ispirando le persone ad aiutare altre persone, THSN ha così costruito partnership e collaborazioni allo scopo di sostenere i beneficiari dei suoi progetti rendendoli responsabili e protagonisti del proprio percorso. Le attività di The Human Safety Net sono in linea con l’impegno di Generali per la sostenibilità e il purpose aziendale del gruppo: «Permettere alle persone di costruire un futuro più sicuro prendendoci cura delle loro vite e dei loro sogni. È la ragione per cui esistiamo e la fonte di ispirazione del nostro lavoro. In un mondo sempre più complesso, la nostra capacità di assistere e aiutare le persone, offrendo soluzioni innovative e personalizzate, consente loro di prendere decisioni e creare un futuro più sicuro per loro stesse, i loro cari, il loro business e le loro comunità».
Oggi The Human Safety Net collabora con più di 50 organizzazioni partner in 23 Paesi, dove sono attivi centri dedicati a famiglie vulnerabili e progetti che sostengono i rifugiati nella ricerca di opportunità di impiego e integrazione. C’è ancora un enorme potenziale da realizzare per sostenere le comunità locali in tutto il mondo; in tre anni, The Human Safety Net ha preparato la strada verso questo obiettivo e intende proseguire il viaggio ampliando la propria rete con nuovi partner e volontari, coinvolgendo sempre di più anche i dipendenti di Generali.