Adaptation fotografa l’eccellenza Hera

La multiutility apre le porte al progetto internazionale

Lo studio analizza la reazione del sistema industriale
Nevralgici tutela e recupero della risorsa acqua

di Lorenzo Pedrini
BOLOGNA

Un’avanguardia virtuosa, che poggia sulla promozione di buone pratiche, sul dialogo proficuo tra le istituzioni coinvolte e su interventi strutturali ad alto tasso di innovazione, in un Paese che purtroppo, sul tema in questione, versa in grave difficoltà. Parliamo dell’Emilia-Romagna e della sua attenta gestione delle politiche idriche, indagata dai giornalisti scientifici del progetto Adaptation, autori di un documentario online che ha messo in luce, tra gli altri, il ruolo nevralgico di tutela e recupero della risorsa acqua svolto sul territorio dal Gruppo Hera. A tirare le somme di un’indagine di respiro europeo, portata avanti dal gruppo di lavoro coordinato dal divulgatore scientifico Marco Merola e partita, prima di approdare in Italia, dai Paesi Bassi, è stata una tavola rotonda lo scorso 14 dicembre, dove il concetto chiave, seguendo il titolo dell’iniziativa, è stato quello di adattamento, inteso come la reazione intelligente del sistema industriale e politico alle sollecitazioni imposte dal cambiamento climatico. Sconvolgimenti tangibili, questi, che non possono più essere sottovalutati, in particolare in una nazione che, dati alla mano, risulta duramente provata, sul fronte idrico, dalla siccità incipiente e da decenni di sprechi e perdite non arginate. I numeri analizzati da Adaptation, infatti, segnalano la mancanza di 23,4 miliardi di metri cubi di acqua, rispetto a un quadro ottimale, dal sistema idrico italiano, in un’annata, quella 2020, che passerà alla storia come la più siccitosa degli ultimi 60 anni. E questo, nei fatti, significa non solo che sempre meno acqua può essere utilizzata per le necessità quotidiane della popolazione, ma, soprattutto, che l’agricoltura rischia davvero grosso, considerando che il settore, da solo, consuma il 70% dell’acqua dolce disponibile e ha subito nell’ultimo ventennio, per queste ragioni, danni pari a oltre 15 miliardi di euro. Accanto ai problemi, però, esistono le possibili soluzioni, già sperimentate in Emilia-Romagna, in diverse forme, da soggetti responsabili come il Cnr, il Consorzio di Bonifica Renana, l’Autorità di Bacino di Distretto del Fiume Po, l’Ecovillaggio Montale, il Consorzio di Bonifica della Romagna e, appunto, il Gruppo Hera, che ha aperto ad Adaptation le porte dei suoi impianti e mostrato i risultati di oltre 100 milioni di euro annui di investimenti su una gestione lungimirante dell’acqua. Coinvolgendo i cittadini, da un lato, in processi di responsabilizzazione e, dall’altro, sforzandosi di alzare l’asticella nei campi della potabilizzazione, della depurazione e del riuso delle nostre acque, è riuscita a mettere in sicurezza il servizio idrico integrato e a garantirne qualità e continuità anche in situazioni particolarmente critiche. Fra le eccellenze della multiutility, il webdoc fruibile sul sito www.adaptation.it riporta gli esempi del sistema laboratori e del telecontrollo, il Piano di Salvaguardia della Balneazione di Rimini, i progetti di riuso delle acque reflue, che a Bologna sono già realtà, il potabilizzatore di Pontelagoscuro, nel Ferrarese, e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia come satelliti e raggi cosmici per la ricerca delle perdite di rete.


«Il clima è una sfida, le soluzioni ci sono»

Stefano Venier, ad del gruppo emiliano-romagnolo

BOLOGNA

Stefano Venier è amministratore delegato di Hera, multiutility che rappresenta il secondo operatore nazionale tra quelli attivi nel delicato settore messo sotto la lente di ingrandimento da Adaptation.
Quanto è importante, oggi, parlare dei mutamenti del clima?
«Si tratta della riflessione più seria alla quale può dedicarsi il dibattito pubblico, perché l’attuale crisi sanitaria, benché drammatica, non è che un assaggio di quelle a cui saremo esposti nei prossimi anni se non sapremo rispondere con efficacia a questa sfida».
Anche per questo avete aperto le porte al progetto Adaptation.
«Parliamo di un’iniziativa che ha il merito di non cedere al catastrofismo, indicando eccellenze scientifiche, amministrative, industriali e civiche che hanno già messo in campo risposte importanti e che, come tali, possono fungere da esempio. Non stupisce, in questo senso, un focus su uno storico laboratorio di buone pratiche quale è l’Emilia-Romagna».
Un laboratorio che vi vede in prima linea. «Anticipando gli scenari con cui oggi ci stiamo confrontando, Hera ha sempre curato una politica infrastrutturale che, grazie a pianificazione, ricerca, innovazione e investimenti per oltre 100 milioni di euro all’anno, ha messo in sicurezza un servizio idrico integrato utile a 3,6 milioni di abitanti, dando parallelamente il buon esempio».
E i campi di azione sono i più diversi.
«Ci occupiamo, a un tempo, di potabilità, grazie a un sistema che punta sulla qualità idrica, sulla gestione da remoto e sul contenimento delle perdite, di recupero delle acque reflue, nel quadro di un’economia idrica sempre più circolare, e di efficientamento energetico, avvalendoci del supporto dell’intelligenza artificiale».
Perché l’Italia tenga il passo dell’Emilia-Romagna, però, serve anche l’appoggio istituzionale.
«Sempre di più, in futuro, avremo bisogno di cornici chiare, stabilità normativa e convergenza strategica dei legislatori (locali, nazionali e sovranazionali), perché senza questi fattori abilitanti diventa complicato pianificare gli ingenti investimenti necessari a tenere in salute il servizio idrico e realizzare nuove infrastrutture climate- resilienti». Lorenzo Pedrini