Il furto de “La muta” e altre clamorose razzie

Opere trafugate con ingegnosi piani e recuperate con “fiuto” investigativo
Una sfida infinita tra guardie e ladri con pagine da “intrigo internazionale”

URBINO

Le sottili labbra serrate le sono valse il nome «La muta». Nessuno sa chi sia con certezza, ma tutti la conoscono così. È la protagonista della celebre opera di Raffaello conservata nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino (adesso è alle Scuderie del Quirinale per la mostra dedicata ai 500 anni dalla morte dell’artista). È una delle opere più enigmatiche di Raffaello, ma ha fatto parlare di sé non solo i ricercatori di storia dell’arte. Quella tra il 5 e il 6 febbraio 1975 è notte nebbiosa a Urbino. I ladri entrano approfittando di un’impalcatura in tubi Innocenti, messa in piedi per poter eseguire dei lavori su una facciata, e soprattutto della mancanza di un sistema d’allarme. Vengono rubati tre capolavori assoluti della storia dell’arte, «La Muta» di Raffaello, la «Flagellazione» e la «Madonna di Senigallia» di Piero della Francesca. Il ministro ai Beni culturali Giovanni Spadolini (il dicastero era nato poche settimane prima, una novità assoluta per l’Italia) va in visita a Urbino proprio per testimoniare l’attenzione delle istituzioni verso il «sacrilegio» compiuto con quel furto. Le opere vengono ritrovate il 23 marzo 1976 in un hotel di Locarno, in Svizzera, salvate in extremis dai carabinieri proprio quando i ladri si preparano a distruggerle avendo realizzato che rivenderle era impossibile. I responsabili vengono arrestati e il 29 marzo del 1976 i dipinti tornano a Urbino tra gli applausi della gente. Parlando di furti delle opere di Raffaello, non si può non parlare della cosiddetta Operazione Budapest. Nella notte fra sabato 5 e domenica 6 novembre 1983, una banda di ladri d’arte composta da cinque italiani, con il supporto logistico di tre ungheresi, sottrae dal Museo di belle arti di Budapest (il Szépmuvészeti Múzeum) sette opere dei pittori italiani Raffaello, Giorgione, Tintoretto e Tiepolo. Il furto ha un’enorme risonanza internazionale (la «rapina d’arte del secolo » lo definì la Budapest Rundschau) per il pregio dei pezzi rubati, non certo per i rocamboleschi stratagemmi ideati dai ladri che, con il sistema d’allarme in tilt da tre settimane, con i ponteggi allestiti per il restauro della facciata e senza alcun tipo di sorveglianza notturna all’interno, non devono fare altro che forzare una finestra con il grimaldello, entrare e scegliere i quadri da asportare. La caccia ai quadri (e ai ladri) dura circa 70 giorni. A metà gennaio del 1984 uno dei componenti della banda viene fermato al confine greco e, di fronte alle contestazioni, ammette la sua partecipazione al furto su commissione per un compenso di 50.000 dollari e il trasporto in Grecia sulla propria auto delle tele rubate. Il 20 gennaio tutto il resto della refurtiva fu recuperato in una valigia nascosta nel giardino del santuario di Panagia Trypiti, ad Aigio, una località balneare sempre sul golfo di Corinto.

Cosimo Firenzani


SAN GIMIGNANO

Il Duomo e la preziosa cappella di Santa Fina

Ha riaperto al pubblico il Duomo di San Gimignano. È possibile ammirarvi un gioiello del Rinascimento, la Cappella di Santa Fina ove hanno lavorato insieme tre artisti di grande fama: l’architetto Giuliano da Maiano, lo scultore, Benedetto da Maiano e il pittore Domenico Ghirlandaio. Orari: dalle 11 alle 17.30 ad eccezione dei mercoledì e giovedì, domenica dalle 12.30 alle 17.30.