Speciale Vinitaly

Associazione italiana sommelier

FOCUS.  Antonello maietta è il presidente dell’associazione italiana sommelier

«Valorizziamo i legami del vino col territorio»

«La ricetta: «Per attirare nuovi consumatori non basta solo la qualità»

PRESENTE e futuro, problemi e tendenze del vino italiano in questa intervista col presidente dell’Ais-Associazione Italiana Sommelier, Antonello Maietta.

Il vino italiano brilla nelle statistiche ma cala nei consumi interni. Come è possibile invertire il trend? «È bene evidenziare che se le esportazioni di vino sono in crescita, tanto nei volumi quanto nel valore, il merito è da attribuire prevalentemente all’incremento del livello qualitativo del prodotto che viene veicolato all’estero, ma questo aspetto oggi non basta più. Per attirare nuovi consumatori occorre riportare al centro dell’attenzione non solo la qualità, che oggi è indiscutibile, ma anche il profondo legame culturale che il vino italiano ha con il territorio dal quale prende vita».

Per ridare slancio al mercato interno, su chi e dove bisogna lavorare? Nuove fasce di consumatori, nuovi stili di consumo, ristoranti e carte dei vini? «C’è un’intera generazione, quella degli under 30, per la quale il vino ha perso il ruolo socializzante che aveva da decenni per i loro genitori. Spariscono occasioni di consumo come il pranzo di mezzogiorno e i nuovi stili di vita impongono modelli salutistici. Il vino è un prodotto molto difficile e problematico da raccontare, anche perché inevitabilmente contiene alcol e l’alcol, sebbene non vada criminalizzato a priori, non può certo essere considerato un medicamento. Ben vengano quindi tutte le iniziative mediatiche legate al bere consapevole».

Il vino è sempre meno bevanda quotidiana sulle tavole degli italiani, ha perso la dimensione famigliare, domestica per diventare un consumo da fuori casa. Questione di immagine, di comunicazione? «In Italia la comunicazione non è mai stata così elevata e il consumo del vino così basso. È quindi necessario interrogarsi seriamente sull’efficacia e l’utilità delle informazioni che sono divulgate, spesso con un elevato dispendio economico. Se pure all’orizzonte si intravvedono timidi segnali di ripresa, non possiamo ancora parlare di inversione di tendenza ed è altrettanto evidente la mancanza di una visione strategica unitaria da parte delle molteplici istituzioni che nel nostro Paese hanno rapporti con il settore».

Bianchi, rossi, bollicine, vini dolci: quali sono le tendenze emergenti secondo il presidente Ais? «I vini bianchi sono tendenzialmente stabili nei consumi, con un piccolo incremento per quelli che derivano da vitigni tradizionali. Si assiste a un discreto apprezzamento per i vini rosati, grazie alla loro versatilità a tavola, ma sono gli spumanti a mostrare la crescita maggiore, allontanando la loro immagine esclusiva di vini per la festa. I vini dolci, stante le limitate occasioni di consumo, hanno sempre rappresentato una piccola nicchia, ma di grande valore. Registrano un po’ di flessione i vini rossi di grande struttura, peraltro molto apprezzati all’estero».

Sui mercati esteri stiamo facendo tutto il possibile o si potrebbe fare di più e meglio? «È innegabile che il vino italiano stia vivendo un periodo di grande entusiasmo sotto ogni punto di vista: qualitativo, economico e culturale. Siamo il maggior produttore di vino al mondo e oggi che il mercato globale richiede originalità, la variegata offerta dei vitigni italiani risulta molto appetibile per un consumatore esigente, curioso, alla ricerca di novità. Senza trascurare il forte richiamo che in questo momento riscuote il made in Italy nei più svariati settori. Ci sono tutti i presupposti per essere ottimisti».


 

2017-04-10T10:18:02+00:00