Speciale Vinitaly

I BRIC

QUALCHE anno fa il mercato dei Bric, dei mercati emergenti (Brasile, Russia, India e Cina), sembrava la terra promessa del vino italiano. Adesso che questi mercati sono già ampiamente ‘emersi’ e anzi sono entrati in qualche caso in difficoltà (Russia, Brasile), quali sono le prospettive? La risposta viene da uno scenario del Wine Monitor di Nomisma, che vede la Cina ancora «sugli scudi», mentre Russia e Brasile vanno in apnea, e l’India riveste ancora un ruolo marginale. L’Italia cresce e fa meglio dei competitor in Cina ma perde posizioni in Russia e Brasile.

SCENARI
L’Italia ha registrato ottimi risultati nel Paese della Grande muraglia

IL VINO ormai segue l’andamento delle economie, spiega Denis Pantini responsabile Wine Monitor della società di ricerca bolognese. «Russia e Brasile hanno chiuso il 2016 con un Pil in calo per il secondo anno consecutivo. Le loro valute (rublo e real), seppur in recupero dai minimi toccati rispetto all’euro (e alle altre monete «forti» come il dollaro statunitense), a fine 2015 risultano ancora sensibilmente svalutate rispetto a qualche anno fa . Complice il calo del prezzo del petrolio – che rappresenta la principale voce dell’export del paese – dall’inizio 2014 la Russia ha ridotto gli acquisti di vino dall’estero arrivando ad importare quasi il 20% dei volumi in meno». Poi il Brasile. Nel gigantesco paese sudamericano l’import di vino nell’ultimo quinquennio non evidenzia variazioni rilevanti, collocandosi in un range compreso tra gli 800 e 900 mila ettolitri.

«LA STESSA cosa riguarda l’India – prosegue Pantini – . In questo caso i volumi di import si attestano su intervalli molto più bassi (tra i 30 e i 40 mila ettolitri), alternando variazioni di segno opposto da un anno all’altro. Senza tralasciare poi il fardello dei dazi all’entrata che, nel caso dell’ India, mediamente si attestano sul 150% del prezzo all’import». L’India resta comunque un mercato marginale, con meno di 20 milioni di euro di vino importato, dove, soprattutto sul lato dei valori, la situazione può variare per effetto della chiusura di un importatore o un ordine aggiuntivo di acquisto può far cambiare di segno il trend dell’intero anno commerciale.

E IN QUESTO scenario, che ruolo gioca il vino italiano? Nel 2016, l’Italia ha messo a segno in Cina la crescita a valore più elevata di tutti i principali competitor, arrivando ad un +39% nel segmento dei vini fermi imbottigliati che, nel mercato in questione rappresentano quasi il 93% delle importazioni totali. Una performance di tutto rispetto considerando la media del totale di categoria (+17%) e quelle dei diretti concorrenti come Spagna (+27%), Australia e Cile (24%) o del leader di mercato (Francia, +12%). Al contrario, in Russia è stata la Spagna a registrare la crescita più rilevante (oltre 15%), così come in Brasile sono stati i cileni – forti anche degli accordi di libero scambio che riguardano gli Stati aderenti alMercosur – a consolidare la propria leadership nelle importazioni di vini in questo mercato attraverso un aumento del 14%.

IL FUTURO
Il recupero di import poterebbe essere sostenuto dal quadro macroeconomico

COMPLESSIVAMENTE parlando, conclude il report di Nomisma, le prospettive per i Bric per l’anno appena iniziato dovrebbero essere positive. Il recupero (o l’ulteriore crescita) nell’import di vino potrebbe trovare supporto in un quadro macroeconomico globale più favorevole, a sua volta legato ad una ripresa nei prezzi delle commodity (petrolio ma anche minerali e derrate agricole) e ad un rafforzamento delle valute nazionali. «Come sul resto del pianeta però- conclude Pantini – anche sui Bric aleggia l’imprevedibilità delle politiche che il presidente Usa Trump avvierà nei prossimi mesi e dalle quali discende necessariamente un potenziale rafforzamento del dollaro e un «rischio protezionismo», eventi che giocherebbero a sfavore di questo possibile recupero».

2017-04-10T10:22:34+00:00