Speciale Vinitaly

Cevico

Cevico cresce ancora «Investiamo sul bio»

I progetti e le strategie del gruppo romagnolo

E’ IL PRIMO esportatore di vino italiano in Cina e il secondo in Giappone. Il gruppo Cevico di Lugo, ovvero la forza (e il successo) del modello cooperativo anche nel vino. La mission, da sempre: «rappresentare, promuovere e dare un futuro alla vitivinicoltura romagnola, dando valore al suo frutto, l’uva, e al lavoro di coloro che quotidianamente la curano, i viticoltori», spiega la presidente Ruenza Santandrea. Il gruppo rappresenta così oggi oltre 5000 famiglie di viticoltori, che producono su oltre 7000 ettari di vigne, le cui uve vengono conferite in 18 cantine di proprietà delle due cooperative di base, Le Romagnole e Cantina dei Colli Romagnoli. Poi il vino viene imbottigliato in due modernissimi stabilimenti. Il gruppo viene da anni di crescita continua: in 5 anni il fatturato è salito di 27 milioni di euro (+26%). I conti consolidati di gruppo (Cevico, Le Romagnole, Cantina dei Colli Romagnoli, Le Romagnole Due, Due Tigli, Le Rocche Malatestiane, Sprint Distillery, Winex, Tenuta Masselina e Medici Ermete & Figli) nella gestione 2015/2016 hanno raggiunto i 130 milioni di euro. Numeri che fanno di Cevico uno dei primi player nazionali del vino.

L’OBIETTIVO
«Vogliamo creare una filiera cooperativa del vino biologico italiano»

RUENZA, coordinatrice del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle cooperative, è la vera front-woman del vino cooperativo italiano. Convinta che la cooperazione, per la sua stessa natura, ha «le mani e i piedi nella terra, difende la biodiversità, coltiva e valorizza i vitigni autoctoni» . Toglietevi dalla testa, dice,  «l’idea che la cooperazione non possa produrre vino di qualità. Noi scegliamo i terreni, gli agricoltori, li seguiamo coi nostri agronomi, facciamo selezione. Questo è oggi il vino cooperativo». E il concetto di qualità è la costante delle scelte strategiche del gruppo Cevico, dai marchi come Sancrispino alle aziende di gamma alta (Tenuta Masselina, Le RoccheMalatestiane). Dopo le novità 2016 che hanno visto al centro le «Bollicine Romagnole» (in ‘primis Pignoletto) ed alcuni nuovi formati per la Grande distribuzione, Cevico ha definitivamente lanciato la linea b.io (bpuntoio) dedicata ai vini biologici rivolta in particolare al mercato estero. Una strada, quella della sostenibilità a 360 gradi, già iniziata con l’applicazione della lotta integrata in vigna «per portare a tavola vini buoni, di qualità ed ora prodotti in modo ancora più sostenibile». La certificazione biologica è partita con la Cantina dei Colli Romagnoli con un primo lavoro sul Sangiovese Romagna DOC, il rosso per antonomasia della Romagna. Il progetto si è poi concretizzato con una collaborazione allargata ad alcune importanti cooperative vinicole italiane come Colomba Bianca, il più importante produttore di uve biologiche in Sicilia, oltre che alla Cantina Formigine Pedemontana per il Lambrusco, «con l’ambizione di creare una filiera cooperativa del vino biologico italiano che diffonda la missione di sostenibilità nella viticoltura in Italia ed all’estero». Per il momento la linea b.io propone in Italia cinque vini, due emiliano-romagnoli, Sangiovese Romagna Doc e Lambrusco Emilia Igt, e due siciliani, Nero d’Avola-Cabernet Terre Siciliane Igt e Catarratto-Chardonnay Terre Siciliane Igt. Al Vinitaly 2017 verrà presentato in anteprima l’ultimo nato, il Romagna Trebbiano Spumante Doc.

2017-04-10T17:37:38+00:00