Speciale Vinitaly

Chianti

Settecento chilometri di meraviglie
Incanta gli stranieri, sarà patrimonio Unesco

Eccellenze di grandi cantine e piccoli produttori in un ambiente mistico unico al mondo

SETTECENTO chilometri quadrati di meraviglie, tra colline dipinte e ordinate a viti e olivi e macchie di bosco, tra castelli torriti e pievi solitarie sui crinali scanditi da file di cipressi, tra borghi appollaiati sui pendii e una miriade di casolari sparsi in mezzo al verde. E come fondale un cielo blu dal sorriso raro: è il Chianti, bellezza. Quello che appena un anno fa ha cominciato l’iter per essere ammesso nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, terzo territorio vinicolo italiano ad arrivarci dopo Langhe-Roero, già con il bollino, e dopo il Prosecco che vede vicino il traguardo. QUELLO che tanti stranieri vittime di folgorazioni già durante i Grand Tour che in realtà cercavano soprattutto le città cominciarono ad apprezzare, e che poi sarebbero diventati tra l’Otto e il Novecento vere e proprie piccole colonie di lingue “aliene”, ed ecco il Chiantishire, e poco più tardi la Toskana Fraktion. E giù giù fino a diventare terra di conquista per capitali anch’essi forestieri, e sono arrivati gi americani e i tedeschi, e sono arrivati i sudafricani e poi qualche giapponese e qualche cinese. STREGATI dal fascino irresistibile di una campagna che come poche racconta quanto la mano dell’uomo abbia saputo accarezzare una natura già di per sé feconda e benigna. La mano dell’uomo agricoltore, per giustizia: «Siamo noi gli architetti ma anche i custodi di questo patrimonio di meraviglie», dice con orgoglioMarco Pallanti, già presidente – e sotto la sua guida si è avviata una delle ultime rivoluzioni epocali nel mondo del vino Chianti Classico, quella che ha portato alla nascita della Gran Selezione, primo passo verso la definizione codificata del “cru” anche da noi – del Consorzio Chianti Classico. E produttore di grandi vini al Castello di Ama, tra Gaiole e Radda, una delle eccellenze non soltanto vinicole di questo territorio che si estende tra le province di Firenze e Siena ad abbracciare otto comuni interi e un pezzettino: Ama è diventata ormai punto di riferimento per gli appassionati di arte contemporanea, grazie a una collezione di installazioni permanenti che ogni anno si arricchisce di una nuova grande firma. Simbolo di un territorio che sa dialogare anche con il suo passato. Un passato ricchissimo: perché c’è il contemporaneo di Ama, e c’è l’opera più attuale, la “cattedrale” Antinori, la grande cantina che riassume e sposa tutto il filare del tempo, della civiltà rurale con i suoi materiali e il suo saper fare, tra una superstrada affollata e il silenzio mistico dei campi; ma c’è per esempio una Madonna di Lorenzetti a San Casciano in Val di Pesa, del 1300, e un’abbazia, splendida e austera, ancor più antica, a Badia a Coltibuono, tra i boschi intorno a Radda dove un’archeologa del North Carolina ha pescato tracce di un santuario etrusco. E un’altra abbazia, a Passignano, proprio a pochi passi dalla cantina ultramoderna, dove Domenico Ghirlandaio ha lasciato un Cenacolo da rimanere senza fiato. E C’E’ Sua Maestà il Chianti Classico. Le grandi maison, certo. Ma anche il piccolo contadino che riempie come un rito immutabile le sue cassette e le porta alla cantina della cooperativa, dove diventano vino capace di riscuotere più di sessanta menzioni, premi e riconoscimenti a giro per il mondo in un anno, accade ai Castelli del Grevepesa. E un fazzoletto di terra che chiamano Conca d’Oro, sotto il castello di Panzano che fu dei Firidolfi fieri nemici dei Gherardini – quelli della Monna Lisa di Leonardo, sì – e non potrebbe essere nata in altro luogo l’idea di una “piccola Borgogna” di venti vignaioli, 500 ettari e 2 milioni di bottiglie rigorosamente bio. E lì, a Panzano, la “santa ciccia” del macellaio-poeta Dario Cecchini. Sì, è il Chianti, bellezza.

Chiantishire
La zona del Chianti fa innamorare i turisti che vengono dall’estero. I primi a comprare terreni furono gli inglesi. Si sono aggiunti, americani, cinesi e giapponesi

Cultura & cantine
Il territorio offre anche cultura e tradizione. Ama è un riferimento per l’arte contemporanea. La Cantina Antinori è una meraviglia, quasi una cattedrale

Un’area dai confini storicamente contesi

Le dolci colline che stregarono il Granduca

DAL PUNTO di vista geografico i confini del Chianti sono abbastanza confusi e contesi e includono tutta l’area collinare tra Firenze, Siena e Arezzo. Dal punto di vista storico si considera Chianti il territorio dei comuni di Gaiole, Radda e Castellina, ovvero la vecchia Lega del Chianti poi trasformata in Provincia del Chianti, attualmente tutta ricompresa nella Provincia di Siena. Con la costituzione della zona vinicola Chianti nel 1932 che comprendeva nella sottozona Classico oltre al Chianti vero e proprio anche zone dell’attuale Provincia di Firenze si è andata configurando una zona geografica ampliata ricalcando i confini della sottozona vinicola. Molte località e perfino un Comune (Greve nel 1972 ora Greve in Chianti), con gli anni, hanno anche cambiato toponomastico aggiungendo in Chianti. Già il Granduca Cosimo III de’ Medici nel 1716 -per esempio- faceva arrivare la zona del Chianti fino a lambire il territorio di Greve e Panzano, pur senza entrarvi.

2017-04-10T13:53:14+00:00