Speciale Vinitaly

Chiarli

La tradizione con nuove idee
Il Grasparossa rosè una formula giovane

Anselmo Chiarli: «Dopo il lambrusco puntiamo sul pignoletto»

IL RICONOSCIMENTO
Il gambero rosso ha assegnato 3 bicchieri al lambrusco Cleto Chiarli intitolato al fondatore del gruppo

DAL CLASSICO lambrusco di Sorbara, su cui l’azienda vitivinicola ha costruito i propri successi dall’anno della fondazione, al ‘Grasparossa rosé’ che ha sfumature innovative aderenti ai gusti dei giovani consumatori: ‘Chiarli 1860’, la cantina più antica dell’Emilia Romagna, è da più di 150 anni che scommette sul rosso simbolo dell’Emilia, un lungo periodo di soddisfazioni ‘frizzanti’. Fino al 2000 l’azienda aveva un solo stabilimento a Modena, poi dal 2001 ha rilanciato costruendo una cantina a Castelvetro al centro di un vigneto di 65 ettari a cui se ne aggiungono altri quaranta nell’area della Doc del Sorbara. «Non c’è solo il lambrusco nella nostra attività di vinificatori – spiega Anselmo Chiarli che con il fratello Mauro porta avanti l’azienda fondata dal trisavolo Cleto – ma a Monteveglio, nel bolognese, nella Tenuta Santa Croce produciamo e imbottigliamo pignoletto dei Colli bolognesi Doc, circa 50.000 bottiglie l’anno. Siamo legati alla tradizione – aggiunge – ma vogliamo anche proporre il lambrusco con formule giovani come il Grasparossa rosé che produciamo da dieci anni: è una lavorazione complessa, c’è difficoltà a mantenere il colore con il processo produttivo del tutto naturale che noi osserviamo. Tuttavia ci ha dato soddisfazione, anche se il consumo dei rosati rappresenta una nicchia nel mercato dei vini».

PRODUZIONE
Ogni anno escono dallo stabilimento 20 milioni di bottiglie

Nel sito produttivo di Castelvetro (Cleto Chiarli ‘è il nome della cantina) escono annualmente 900 mila bottiglie mentre nella cantina storica ne vengono imbottigliate 20 milioni. «Il lambrusco da ‘primo prezzo’ è in sofferenza – prosegue Chiarli – anche se ancora fa grandi volumi. Va quindi pensato quale futuro dare a questo prodotto che deve continuare ad elevare la sua qualità perché i consumatori la cercano. I vini sono migliorati notevolmente negli ultimi anni grazie anche alla tecnologia e gli estimatori del vino non si accontentano più di un prodotto ‘piatto’. L’ approccio non è lo stesso dei loro padri: ora chiedono ‘quel’ vino, non il vino in generale, e di quella bottiglia cercano i caratteri del territorio. Insomma fanno un acquisto consapevole». Il territorio nazionale vale per Chiarli il 60% del mercato in un momento in cui l’esportazione da qualche segnale di incertezza. «All’estero la commercializzazione del vino è volatile – osserva Chiarli – perché ci sono fattori esterni imprevedibili, politici e doganali, a cui si somma la crisi. Il Brasile ad esempio è un mercato interessante ma c’è una grande recessione e i consumi segnano il passo. Anche la Russia, con le difficoltà del rublo, ha accusato un calo delle vendite. Tuttavia non dobbiamo farne un dramma perché i mercati sono da sempre volatili». In oltre un secolo e mezzo di produzione vinicola Chiarli ha collezionato diversi primati, a partire dalla Mention Honorable un premio ottenuto nel 1900 a Parigi in occasione dell’Esposizione universale. Più recentemente la Guida Gambero Rosso, nell’edizione 2017, ha assegnato ‘Tre bicchieri’ al Lambrusco del fondatore Cleto Chiarli e per il secondo anno consecutivo è entrato nella classifica dei “Top 100 vini rossi italiani” pubblicata sul mensile Gentleman, posizionandosi al 35° posto: è l’unico lambrusco a comparire nella classifica stilata ogni anno dalla rivista.

2017-04-10T16:31:19+00:00