Speciale Vinitaly

Consorzio Chianti

Chianti classico Gallo nero

Trecento anni di uve rosse e bicchieri di classe

Dal Granduca Cosimo ad oggi. Vigneti docg (7200 ettari) fra tecnologia e tradizione

Dal Granduca Cosimo ad oggi. Vigneti docg (7200 ettari) fra tecnologia e tradizione di PAOLO PELLEGRINI COME AVERE trecento anni e portarli benissimo, con una freschezza e un dinamismo da fare invidia. Oppure dimostrarli proprio tutti: ma in senso buono, perché Chianti Classico è sinonimo di cultura, di tradizione, di affidabilità. Ma anche di una ritrovata capacità di investire per conservare una precisa identità. C’è un grandelavoro, dietro quel simpatico Gallo Nero che si è rinnovato da un paio d’anni perfino nell’immagine grafica: due zampe ben piantate per terra, virili bargigli ben pronunciati, il becco bello aperto in un canto sonoro. Quello di un territorio che ha la sua forza in una lunga storia, certificata a partire da trecento anni fa, da quando nel settembre 1716 il Granduca Cosimo III di Toscana ne stabilì in un bando i confini, non tanto dissimili dagli attuali. Storia proseguita poi con gli studi e le “ricette” codificate dal Barone di Ferro Bettino Ricasoli per il Chianti da tavola di tutti i giorni, che prevedeva anche l’utilizzo di uve a bacca bianca, ma anche per i grandi vini da invecchiamento, uva rossa e base principalmente di Sangiovese. Come vuole il codice di produzione anche oggi. STORIA che prosegue da protagonista, anche al Vinitaly 2017. Nei numeri, radiografia di un territorio «che nei tempi più recenti – osserva il presidente del Consorzio di tutela Sergio Zingarelli – ha prodotto importanti investimenti rivolti tutti alla crescita della qualità, con un notevole sforzo per il rinnovo dei vigneti e delle tecnologie in campo e in cantina». Sono 580 i soci, 376 dei quali anche imbottigliatori con etichetta propria, che operano sui 7.200 ettari di vigne iscritte all’albo del Chianti Classico sui 10mila di superficie vitata. Producono una media di 275mila ettolitri – ma nel 2016 la vendita ha toccato i 285.500 ettolitri, il miglior risultato degli ultimi dieci anni – che voglion dire 37-38 milioni di bottiglie, con una crescita del 48,5% dal 2009 a oggi,per realizzare un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro, un valore della produzione vinicola imbottigliata di circa 400 milioni di euro (senza dimenticare l’altro grande asset di questo colline, l’olio, con una produzione olivicola pari a 10 milioni di euro). All’export va il 78% del prodotto, il che significa che il mercato nazionale, spina nel fianco di tutto il Vigneto Italia, per il Chianti Classico ha significato un incremento del 2%: anche per il 2016 gli Stati Uniti si confermano al primo posto, assorbendo circa il 32% delle vendite totali (+1% rispetto al 2015), seguiti dall’Italia al 22% (+2%) e dalla Germania con il 13% (+1%). A seguire, Canada (8%), Regno Unito e Paesi Scandinavi (entrambi al 5%) e poi Svizzera, Giappone, Benelux, Cina e Hong Kong, Russia e Francia.

SOCI
Sono 580 gli aderenti all’organismo di tutela, 376 dei quali con etichetta propria

GRANDI NOMI
Nel Chianti ci sono griffes come Antinori e Frescobaldi

ANCORA due cifre: il prezzo dello sfuso – il vino che al termine delle operazioni post-vendemmia transita da un’azienda all’altra – si attesa tra i 210 e i 245 ettari al quintale; d’altro canto, un ettaro di vigna nel Chianti Classico oggi è stimato sui 150-180mila ettari. E non mancano gli investitori stranieri a caccia di terreni, mentre si rafforza la presenza delle grandi griffe: Antinori e Frescobaldi stanno per definire l’acquisto delle tenute di Capraia e San Donato in Perano, e quest’ultima segnerebbe l’approdo della maison Frescobaldi nel Chianti Classico. A Verona, il Gallo Nero riceve visitatori, buyers e clienti in uno stand di 270 metri quadri nel cuore del Padiglione Toscana, con la nuova grafica e il claim «Cuore, carattere, cultura».


Una mostra racconta i volti di chi lavora il territorio

SI INTITOLA Chianti Tellers la mostra fotografica che in 25 scatti racconta i volti di chi abita il territorio e contribuisce ogni giorno a plasmarlo: sta accompagnando il Consorzio nel suo tour, diventando parte integrante dell’allestimento anche dello stand Vinitaly, dopo ProWein. L’originale sarà visitabile daquesto mese (aprile) a Casa Chianti Classico, Radda in Chianti. Chianti Tellers – un racconto fotogiornalistico realizzato dal giovane ma già affermato fotografo toscano Dario Garofalo – celebra così il carattere caparbio del chiantigiani, capaci di migliorare continuamente ciò che possedevano e avevano a cuore.


Dalla Toscana verso nuove mete «Stupiremo l’Est asiatico»

Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio Vino Chianti

Consorzio Chianti in crescita anche negli Usa

L’EBBREZZA che fa rinascere il piacere in rosso rubino, il sapore armonico, asciutto e inimitabile che sgorga da un calice: il chianti è sintesi di una natura che circonda l’uomo di meraviglie e, al tempo stesso, rappresenta uno dei biglietti da visita del ‘made in Italy’ nel mondo. C’è un’istituzione che da sempre nella Toscana ne difende l’etichetta: il Consorzio vino Chianti che conta 3mila soci di cui 600 producono una loro linea di vini, mentre gli altri conferiscono soprattutto uva. Gli ettari coltivati sono 15.500 e le bottiglie prodotte sono 90 milioni di cui 35 milioni restano in Italia. L’obiettivo ora è acquisire nuovi mercati: «Attualmente il 70% della produzione finisce sui mercati esteri, principalmente negli Stati Uniti, in nord Europa e in Giappone – spiega il direttore del consorzio Marco Alessandro Bani. TRE AREE importanti per numeri e fatturato e tuttavia insufficienti per assorbire la soglia messa nel mirino: si parla in pratica di circa 135 milioni di bottiglie. Per questo il Consorzio Chianti si sta affacciando su nuovi orizzonti come il Sud America, ma soprattutto, prosegue Bani, «sta lavorando in Asia, sul mercato dell’est: Cina, Korea, Singapore, lo scopo è trovare nuove sbocchi”. Per conquistare nuovi mercati, però, anche il Chianti deve evolversi: «Abbiamo avviato l’iter per modificare il disciplinare – sottolinea Bani – in relazione al limite massimo di 4 grammi di residuo zuccherino a litro per il vino Chianti Docg e per il vino di tutte le sotto zone. Con questa modifica – continua il direttore – saremo ancora più competitivi nei mercati orientali, da sempre più sensibili a prodotti più morbidi.

OBIETTIVI
Pubblico e privato devono collaborare per aumentare la competitività

I PRODUTTORI, in questa fase che ci vede impegnati a promuovere il vino toscano in mercati che guardano all’Oriente, potranno così decidere se aumentare leggermente il contenuto di zucchero dei loro prodotti andando incontro alle esigenze del consumatore di quei territori». Un vino morbido che più si adatterà alle pietanze orientali: «Dobbiamo mettere in condizione i nostri produttori di poter lavorare ad un vino che va nella direzione dei gusti del consumatore a cui il vino vuole rivolgersi. Con questa scelta infatti, che permetterà di abbinare meglio il nostro vino ai piatti tipici di quei territori, ci aspettiamo un incremento di vendite in tutto il sud-est asiatico, in linea con i viaggi di promozione che il Consorzio sta effettuando da anni». VINITALY resta un’opportunità importante ma va innovata: « ProWine, in Germania, è un’altra manifestazione di riferimento. Il motivo? E’ studiata per gli addetti ai lavori sia nell’organizzazione che nella logistica. Qualche consiglio aVinitaly. Serve uno scatto in avanti: la manifestazione, ad esempio, dovrebbe essere spostata fuori dal centro». Pubblico e privato devono collaborare per un obiettivo comune: «Il lavoro tra aziende e istituzioni deve funzionare in modo costante per rendere la nostra Regione ancor più attrattiva, offrendo ulteriori opportunità di crescita nei volumi di export». Chianti e San Giovese sono parenti: «Ho incontrato i produttori della Romagna – conclude Bani – sono realtà di tutto rispetto. Tutti dobbiamo fare squadra soltanto così il nostro vino può concorrere, ad esempio, con quello francese».

2017-04-10T14:56:54+00:00