Editoriale

Editoriale 2019-04-03T09:58:45+00:00

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Il vino ambasciatore del Made in Italy

L’export vola anche sulla Via della Seta

di BEPPE BONI

EPPUR si muove. Negli ultimi venticinque anni ha navigato in mezzo ad un mare forza nove, ha attraversato cieli turbolenti sull’ottovolante di una economia non sempre felice per l’Italia, ha percorso più di prima il sentiero della ricerca. Il vino italiano, alzando l’asticella della qualità e puntando sul marketing (ma c’è ancora tanto da fare), ha fatto passi da gigante sulle infinite strade del mercato mondiale. I produttori di casa nostra hanno piantato bandiere con posizione di vertice negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito (attenzione alla Brexit), in Giappone, Svizzera e Germania. Senza dimenticare la Cina che, insieme al calcio, apprezza i nostri prodotti per i quali c’è ampio spazio negli accordi della Via della seta. Non è un caso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia donato al Presidente cinese Xi Jinping, insieme ad un cesto d’argento e ad un volume del Quirinale, anche tre pregiate bottiglie di Rosso di Montalcino. Un omaggio simbolo che rappresenta il genio e l’eccellenza del vino italiano nel globo. Ai cinesi sono piaciuti anche le bollicine di Prosecco e le bottiglie fruttate dei friulani assaggiati nella cena a Villa Madama, dove ha fatto gli onori di casa il premier Giuseppe Conte. Certo, lo scenario non è tutto positivo perchè il mercato interno deve combattere con alterne contrazioni dei consumi. Ma se una parte del mondo capace di spendere per bere bene dialoga con il nostro Paese significa che il settore, nonostante tutto, è sano e capace di superare le difficoltà. Il Made in Italy soffre terribilmente, nei numeri e nel marketing, la concorrenza francese ma si sta facendo rispettare. E la nota positiva è che insieme ai grandi brand e ai grandi gruppi cooperativi capaci di spaziare in America e Asia, si affiancano con sempre maggiore frequenza anche i piccoli produttori che si segnalano per la qualità in crescita e la voglia di guardare più spesso oltre confine. Secondo l’analisi di Ismea e i dati diffusi dal sito specializzato Wine News, nella bilancia meno positiva del nostro export agroalimentare segna bel tempo invece il barometro del vino. Il saldo del Made in Italy registra infatti 5,8 miliardi di euro nel 2018, dato in crescita rispetto ai 5,6 del 2017. Sempre secondo quanto riporta Wine News il professor Alberto Mattiacci, docente di economia e gestione delle imprese alla sapienza di Roma, spiega che la promozione anche attraverso l’Ocm, l’organismo che concede finanziamenti e contributi, negli ultimi 4 anni ha messo in campo 87 milioni di euro. E sono stati proprio i piccoli produttori ad usufruire in buona parte, attraverso raggruppamenti di imprese e consorzi, dei benefici per andare all’estero. Il professor Mattiacci spiega che la promozione è un aspetto da incrementare anche perchè in un mercato sempre più competitivo affiora con forza la proliferazione dell’offerta. Dunque, è direttamente sul consumatore che bisogna agire e in particolare per le piccole e medie imprese diventa fondamentale riuscire anche a governare il prezzo di vendita e ampliare il ventaglio dei mercati. Infatti si sono affacciati nella grande prateria dell’export anche vini che in passato erano considerati di media fascia, ma che ora, grazie all’innovazione delle aziende, hanno fatto il salto di qualità. Vale per le bollicine e i rossi romagnoli ma anche per il Verdicchio marchigiano. Infine Vinitaly, che potete conoscere sfogliando queste pagine. La kermesse veronese rimane una delle più imporanti rassegne mondiali che ogni anno punta a battere i propri record. Nel 2018 passarono dai tornelli della fiera 128 mila visitatori provenienti da 143 nazioni con boom di operatori stranieri. Anche nell’edizione 2019 saranno presenti oltre 4400 espositori. I numeri, come sempre, sono una indicazione, ma non dicono tutto. Vinitaly è da vedere e da respirare.

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