Emilia Romagna

Emilia Romagna 2019-04-03T13:51:13+00:00

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FOCUS IL COMPARTO VITIVINICOLO SI CONFERMA UN SETTORE DI PUNTA DELL’AGRICOLTURA REGIONALE

Ok alle nuove vigne per crescere ancora

Concesse le autorizzazioni a 2.471 aziende del territorio: 513 ettari coltivabili in più

di CLAUDIO FERRI

DA DUSSELDORF, palcoscenico tedesco del vino, a Vinitaly di Verona – non meno prestigioso teatro delle eccellenze enologiche internazionali – la presenza delle aziende emiliano romagnole è puntuale e mette in evidenza la predisposizione verso i mercati internazionali. Alla rassegna veronese le imprese vitivinicole dell’Emilia Romagna premono l’acceleratore sulle numerose etichette che contraddistinguono la regione, dai frizzanti bianchi e rossi, ai classici calici fermi. Il vino è uno dei settori di punta dell’agricoltura dell’Emilia Romagna, con una Plv di 315 milioni di euro (dati 2016), il 7,3% sul totale di oltre 4,3 miliardi di euro. I vigneti si estendono in regione su circa 51.700 ettari coltivati da circa 19 mila aziende. Ravenna è la provincia con la più ampia superfice coltivata (29,9%), seguita da Modena (15,5%), Reggio Emilia (15,4%), Forlì-Cesena (11,6%), Bologna (11,4%), Piacenza (10,2%), Rimini (3,7%), Parma (1,1%) e Ferrara (1%). I cinque vitigni più diffusi sono: Trebbiano (29,1% delle superfici), Sangiovese (13,2%), Lambrusco Salamino (9,8%), Ancelotta (8%) e Lambrusco Grasparossa (circa 4%). Tra i vini più venduti nel 2017 nei supermercati è il lambrusco in testa alla classifica regionale, il principale canale distributivo. Il 48,9% del vino prodotto dell’Emilia Romagna ha una denominazione comunitaria: i Doc rappresentano il 21,4% (sono 18), mentre quelli Igt sono il 27,5% (9). La restante parte è destinata a vini da tavola e vini varietali. Due vini (Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi) hanno invece la denominazione di origine controllata e garantita (Docg).

IL COMPARTO vitivinicolo in Emilia Romagna rappresenta oltre il 6% della Plv regionale e dà lavoro a 150 mila addetti. Il vino fa da traino anche al turismo, sempre più interessato alla ricca offerta dell’Emilia Romagna. «Le aziende vitivinicole dell’Emilia Romagna, negli ultimi anni, hanno fatto grandi investimenti e sono in grado di accogliere i tanti turisti che sempre più numerosi arrivano nella nostra regione» spiega Pierluigi Sciolette, presidente della Enoteca Regionale Emilia Romagna. La struttura di Dozza, inoltre, ha avviato e sta portando avanti un progetto, in collaborazione con tutti gli enti e le associazioni territoriali, per creare dei percorsi che conducano i turisti direttamente nelle aziende. «Sulla sostenibilità ambientale – aggiunge Sciolette – ci preme sottolineare che stiamo lavorando, per primi in Italia, per realizzare, in collaborazione con la comunità scientifica e le principali università regionali, una certificazione di sostenibilità territoriale sociale».

CRESCE anche il vigneto in Emilia Romagna: l’esito del bando unico nazionale del ministero delle Politiche agricole per l’assegnazione gratuita per il 2018 di appezzamenti aggiuntivi da coltivare a vigneto ha infatti concesso le autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti a 2.471 aziende che si erano messe in lista, per una superficie complessiva di 513 ettari, cioè l’intera quota assegnata all’Emilia Romagna per il 2018, pari all’1% della superficie vitata regionale, come prescrive la normativa europea. Di questi 513 ettari di nuovi vigneti, 77 sono stati appunto autorizzati a vantaggio di 34 viticoltori biologici in possesso dei requisiti previsti dal bando nazionale, sulla base di un criterio di priorità stabilito dalla Regione, che ha accolto al 100% le loro richieste.

ALTRE 85 aziende si sono viste assegnare gratuitamente l’intera superficie aggiuntiva, in considerazione dell’esiguità della richiesta. I restanti 427 ettari di nuovi impianti autorizzati sono andati a beneficio delle rimanenti 2.352 aziende, con un’assegnazione media di poco superiore a 1.800 metri quadrati. Per soddisfare completamente tutte le domande presentate sarebbero stati necessari oltre 7.200 ettari. Un aiuto alla promozione dei vini è venuto da viale Aldo Moro che con circa 6,5 milioni di euro ha contribuito al sostegno di azioni di promozione dei vini Doc, Docg e Igt e da agricoltura biologica, protagonisti di un’importante crescita qualitativa e sempre più apprezzati sui mercati esteri: i dati dell’export dopo la vendemmia 2017 registrano un fatturato di oltre 320 milioni di euro con un balzo in avanti del 10,7% sull’anno precedente.


La regione in un padiglione

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Circa 4.000 metri quadrati per esporre, assaggiare e mangiare

di MARCO PRINCIPINI

ENOTECA Regionale Emilia Romagna è un’associazione che, dal 1970, opera per promuovere e valorizzare il patrimonio vinicolo regionale. Questa finalità è stata riconosciuta nel 1978 dalla Regione Emilia- Romagna che, con un’apposita legge, definì Enoteca Regionale Emilia Romagna «lo strumento più idoneo per promuovere il vino regionale in Italia e all’estero».

L’ASSOCIAZIONE conta oggi oltre 200 membri tra produttori di vino, aceto balsamico e distillati, enti pubblici, consorzi di tutela e valorizzazione, associazioni rappresentative dei sommelier della regione. L’Enoteca Regionale ha sede all’interno della Rocca Sforzesca di Dozza, un borgo collinare posto proprio al ‘confine’ tra l’Emilia e la Romagna, noto per i dipinti sulle pareti esterne delle case, realizzati da artisti di fama internazionale nel corso di un quarantennio di Biennale Muro Dipinto.

L’ENOTECA Regionale Emilia-Romagna attiva diverse iniziative sul territorio nazionale e internazionale, con lo scopo di elevare l’immagine e la qualità del vino emiliano-romagnolo. Per garantirsi una costante presenza sul mercato, le principali fiere specializzate, italiane ed estere, per l’Enoteca Regionale Emilia-Romagna sono ormai appuntamenti immancabili. A diffondere la presenza dei vini emiliano-romagnoli sulle tavole degli italiani sono gli stretti rapporti di collaborazione allacciati dall’Enoteca con associazioni di categoria, enoteche, ristoranti, winebar e negozi di gastronomia.

IMPORTANTI passi avanti sono stati fatti proprio nel cercare di tenere sempre più vicini i vini alla cultura ed alle tradizioni del territorio, attraverso una forte collaborazione con i diversi Consorzi di tutela dei prodotti tipici della regione. A questo scopo l’Enoteca promuove e partecipa a diverse attività sinergiche che enfatizzano l’abbinamento dei vini emiliano-romagnoli alle altre eccellenze gastronomiche dell’Emilia-Romagna.

GIOIA, allegria, passione, amore, festa, ma anche sostenibilità, ambiente, cultura, turismo: tutto questo è il vino dell’Emilia Romagna. Tutto questo sarà al Padiglione 1 del Vinitaly 2019 (in programma a Verona dal 7 al 10 aprile), grazie alla presenza di oltre 200 fra aziende vitivinicole e Consorzi di tutela e grazie all’organizzazione e alla regia di Enoteca Regionale Emilia Romagna. Il binomio turismo-vino sarà il tema di fondo proposto da Enoteca Regionale a questa edizione del Vinitaly.

DOMENICA 7 aprile, giornata inaugurale del Vinitaly, nella sala eventi del Padiglione 1 ci sarà proprio un appuntamento per fare il punto sullo stato dell’arte del turismo del vino in Emilia Romagna. «Ci teniamo a rimarcare – spiegano il presidente di Enoteca Regionale Emilia-Romagna Pierluigi Sciolette e Ambrogio Manzi – che stiamo lavorando, per primi in Italia, per realizzare, in collaborazione con la comunità scientifica e le principali università regionali, una certificazione di sostenibilità territoriale sociale».

ANCHE in questo Vinitaly si terrà la cerimonia di consegna del riconoscimento di ‘Ambasciatore dei vini dell’Emilia Romagna’, premiando giornalisti e opinion leader. A questa cerimonia si aggiungerà anche quella di conferimento del Premio ‘Carta Canta’, rivolto ai gestori di ristoranti, enoteche, bar, agriturismi e hotel situati in regione, in Italia o all’estero che propongono un assortimento qualificato di vini regionali all’interno dei propri menù. L’appuntamento è fissato per lunedì 8 aprile. Inoltre il Padiglione 1 ospiterà molti altri appuntamenti fra degustazioni, incontri, presentazioni con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il patrimonio vitivinicolo regionale a 360 gradi.

UN PO’ di numeri del Padiglione 1. Su uno spazio di circa 4.000 metri quadrati (distribuiti fra piano terra e diversi soppalchi per sfruttare al meglio lo spazio in tutte le dimensioni) saranno presenti oltre 200 tra aziende e Consorzi. Saranno 20 i sommelier addetti alle degustazioni e ai sette banchi d’assaggio nei quali sono presenti oltre 500 vini. Saranno 15.000 i calici disponibili per le degustazioni, gestiti da 30 persone. Un ristorante – con accesso su invito a disposizione delle aziende espositrici per valorizzare le proprie produzioni vitivinicole attraverso l’abbinamento cibo/vino – all’interno del quale opera una brigata di 40 persone fra cuochi e camerieri provenienti dall’Istituto Alberghiero ‘Bartolomeo Scappi’ di Castel San Pietro Terme. Il Vinitaly 2019 vivrà anche quest’anno un’appendice serale fuori salone. Per ‘Vinitaly and the City’ Enoteca Regionale Emilia Romagna gestirà lunedì 8 aprile il grande palco allestito in piazza San Zeno sul quale si esibiranno il comico Paolo Cevoli, la band dei Ridillo, chef stellati, con il duo Fede&Tinto a presentare la serata.


TECNOLOGIA È SCARICABILE GRATUITAMENTE

Tutti i sapori in una app

ANCHE quest’anno al Padiglione 1 è disponibile l’app gratuita ‘Via Emilia Wine & Food’, che racconta i sapori della regione: 300 cantine, oltre 1.000 vini, 21 denominazioni, 44 prodotti Dop e Igp declinati in oltre 200 ricette, 25 musei del gusto, 13 Strade dei vini e dei sapori, itinerari e offerte vacanze. Editata da PrimaPagina Cesena per conto di Apt Servizi Emilia Romagna, l’app è gestita in collaborazione e per conto degli assessorati Agricoltura e Turismo della Regione.


FOCUS DALLA RUSSIA ALLA CINA, PASSANDO PER LA GERMANIA: AGENDA FITTA PER TUTTO IL 2019

Un anno in giro per le manifestazioni mondiali

NON SOLO Vinitaly. L’agenda dell’Enoteca regionale Emilia-Romagna è fitta di appuntamenti per tutto il 2019. Migliaia di chilometri per promuovere il vino e i suoi derivati che vedono la luce sulla via Emilia, conoscere operatori esteri, aprire nuovi canali.

L’ANNO si è aperto a est, con un viaggio verso Mosca: nella capitale russa l’ente ha partecipato al Prodexpo di Mosca, che si è tenuto dall’11 al 15 febbraio: si tratta di una manifestazione che conta oltre 2.300 espositori provenienti da 65 Paesi di ogni continente e si sviluppa su 100mila metri quadrati di superficie.

DAL 15 al 17 marzo, invece, l’Enoteca era a Düsseldorf per il Prowein 2019: evento particolarmente importante perchè la Germania è tra i maggiori mercati di sbocco per il vino emiliano-romagnolo. Dopo il Vinitaly, la primavera proseguirà con la partecipazione a Vinexpo Bordeaux: la manifestazione si terrà in una delle capitali mondiali del vino dal 13 al 16 maggio.

NEI MESI successivi l’attenzione si sposterà soprattutto sui mercati asiatici, in particolare in Cina: dal 3 al 5 giugno l’Enoteca parteciperà all’Interwine China di Guangzhou. Ma sarà un mese di fuoco soprattutto novembre. Prima, dal 7 al 9, ci sarà la partecipazione alla Hong Kong International Wine&Spirits Fair. Subito dopo, dal 12 al 14, l’ente sarà al Prowine China di Shangai.


«Vino e turismo a braccetto
così continueremo a crescere»

Il presidente Sciolette: «Facciamo conoscere la bellezza del territorio»

di RICCARDO RIMONDI

UN ANNO dedicato al connubio tra turismo e vino. Sarà questo il filo conduttore del 2019, per Enoteca regionale Emilia-Romagna. «I visitatori devono andare a casa dei produttori per conoscere la produzione, ma anche le bellezze del nostro territori», spiega il presidente Pierluigi Sciolette.

Che anno è stato per voi il 2018?

«È andata molto bene, abbiamo fatto molte cose come servizio ai soci. Abbiamo aiutato i nostri produttori per quanto riguarda i finanziamenti relativi a investimenti in azienda e sul mercato. Abbiamo fatto tutte le fiere internazionali più importanti. A novembre 2018 siamo stati con la Regione in Canada, abbiamo incontrato le personalità preposte alle importazioni, verranno tutte al Vinitaly a incontrarci, un risultato positivo. Abbiamo affrontato i temi dello sviluppo della viticoltura nei prossimi anni, ponendo attenzione ai cambiamenti climatici».

Che cosa vi aspettate dal 2019?

«Il mercato del 2019 sarà più complesso. Non sappiamo che effetti possa avere la Brexit su un mercato tra quelli più importanti per la nostra regione. La situazione internazionale non è di grande crescita, continuiamo a lavorare sulla promozione. Dopo Vinitaly abbiamo Enologica, che si tiene a Bologna presso Palazzo Re Enzo, dove ci sarà un’iniziativa interamente dedicata ai vini emilianoromagnoli. Il tema principale del 2019 è il turismo del vino: dobbiamo far sì che i visitatori, i turisti, i concittadini debbano andare a casa dei produttori per conoscere la produzione ma anche le bellezze del nostro territorio. Da anni seguiamo questo filo rosso della Via Emilia, perché lungo essa si sviluppano i nostri vini».

Che cosa portate al Vinitaly?

«Abbiamo un padiglione intero, il numero uno, dove ci sono 200 espositori. È una manifestazione di ampio respiro, abbiamo un ristorante per abbinare cibi e vini della regione. Abbiamo un’area destinata ai convegni che si svolgeranno nella Fiera. Ci saranno le donne del vino».

Quanto può crescere il vino emiliano-romagnolo nel mondo?

«Al momento siamo la quinta regione per export. Siamo rimasti un po’ indietro, ma sono convinto che siamo una regione tutta da scoprire. Abbiamo anche vini di qualità molto alta, in grado di competere con i più blasonati».

Quali sono i mercati principali?

«Il nostro primo mercato è la Germania, seguita dagli Usa. Ma vendiamo in tutto il mondo. Oggi l’attenzione dei nostri produttori è rivolta ai mercati dell’Oriente, lì puntiamo con i mercati e le fiere. Negli ultimi anni siamo stati in Cina, Usa, l’anno scorso in Canada. Quest’anno andiamo in Germania: parliamo sempre di estero, ma l’Europa è pur sempre il primo mercato per le aziende vitivinicole ».


IL CALENDARIO ECCO QUALI SONO I PRINCIPALI EVENTI ORGANIZZATI DURANTE LA MANIFESTAZIONE

Etichette, collaborazioni, strategie e premi

PREMIAZIONI, presentazioni di vini e di iniziative per promuovere il territorio. Gli eventi organizzati sul vino dell’Emilia-Romagna in occasione del Vinitaly spaziano a 360 gradi sull’enologia regionale, per offrire, con un calendario fitto ma nutrito, uno spaccato il più possibile completo di ciò che il territorio è in grado di offrire con le sue vigni e i suoi prodotti.

Domenica 7 aprile
Si parte nel giorno dell’inugurazione della fiera veronese: nel pomeriggio, alle 14, nella sala A della sala eventi, si terrà la presentazione del progetto ‘Turismo del Vino’ promosso da Enoteca regionale Emilia-Romagna. L’evento è organizzato dall’Enoteca stessa. Più tardi, alle 17 e sempre nella sala A, si terranno quindi incontri dedicati al tema della cooperazione e della sostenibilità nel settore vitivinicolo.

Lunedì 8 aprile
La seconda giornata si apre la mattina alle 11, nella sala A della sala eventi, dove si terrà la nomina degli Ambasciatori dei vini dell’Emilia- Romagna, a cui quest’anno si lega anche il progetto Carta Canta. Segue, alle 15 e sempre nella sala A, ‘Wine&Tartare: Cantina di Vicobarone incontra Meat Art a Vinitaly 2019’. A organizzarlo è Cantina di Vicobarone. Un’ora dopo, la stessa location ospiterà ‘Un progetto per il futuro dell’enoturismo in Italia. Presentazione del Coordinamento Nazionale delle Strade del vino, dell’olio e dei sapori’. A organizzare questo incontro è il Coordinamento nazionale delle Strade dei Vini, dell’Olio e dei Sapori. Nello stesso orario, nella sala B della sala eventi, si terrà ‘Spergola. Un vitigno reggiano. Viaggio tra storia, vini e territorio’, evento organizzato da Ais (Associazione italiana sommelier) Emilia.

Martedì 9 aprile
Gli eventi della terza giornata si aprono alle 11,30, nella sala A della sala eventi: il primo appuntamento, ‘Da Leonardo da Vinci all’Università Cattolica di Piacenza’, è organizzato dal Consorzio Vini Colli Piacentini. La sala A riaprirà quindi tre ore dopo, alle 14,30, con l’appuntamento ‘Donne del vino e doc: convergenza di aromi nel racconto della Via Emilia’. A organizzare questo incontro è la delegazione Emilia-Romagna dell’‘Associazione Le Donne del Vino’. In sala B, invece, alle 16 si svolgerà un altro incontro organizzato da Ais Emilia: ‘Emilia un territorio dall’anima effervescente’.


L’epoca d’oro di Colli bolognesi e Pignoletto

Il boom lungo la via Emilia. Savorini: fare del territorio un valore aggiunto

di LORENZO PEDRINI

DI PIÙ e meglio. Nella recente rinascita del turismo in Emilia-Romagna, la promozione di un patrimonio enogastronomico tanto ricco ha certamente fatto la differenza, con il vino a interpretare, accanto alla sfoglia, un forse inedito ruolo da protagonista. In particolare, una vera e propria esplosione è stata quella del Pignoletto, ormai secondo vitigno della regione per diffusione sulle tavole, dietro al Lambrusco e davanti al Sangiovese.

LE ASPETTATIVE diventano sempre più alte, allora, per la presenza a Vinitaly 2019 del Consorzio Vini Colli Bolognesi e del Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna, che nel loro spazio esporranno e stapperanno 120 etichette, con il bianco prodotto tra Bologna, Modena e Faenza al centro di una scena, tra l’altro, sempre più variegata. «Il cuore della regione è un territorio unico, da secoli culla della coltivazione della vite e capace di esprimersi appieno nel bicchiere oltre che nel piatto – è la sintesi del direttore dei due consorzi, Giacomo Savorini –, sempre più e sempre meglio, certo, grazie al Pignoletto, ma non solo ». Il segreto, in ogni caso, «è fare fronte comune perché tutti imparino a conoscere quanto di meglio possiamo offrire – insiste Savorini –, tenendo presente che questa vocazione può esprimersi in modi diversi, come accade all’interno delle due realtà che rappresento ».

NON VI è alcuna antitesi, infatti, ma solo «l’uguale volontà di fare del territorio stesso un valore aggiunto », nella vicinanza fra una realtà di impronta artigianale come quella del Consorzio dei colli di Bologna e un’altra, di respiro industriale, come quella che raccoglie i massimi produttori regionali di Pignoletto. Nel primo caso, all’expo veronese, l’appuntamento clou sarà ovviamente quello con il Colli Bolognesi Pignoletto Docg, senza dimenticare i Colli Bolognesi Doc, nelle varietà Bologna Bianco, Bologna Rosso e Barbera, mentre nel secondo la scena se la prenderà il Pignoletto Doc, fermo, frizzante, passito.

PER TUTTI, oltre al gusto, parlano chiaro anche i dati, se è vero che i 14 milioni di bottiglie prodotte dal Consorzio Pignoletto Emilia-Romagna nel 2018 (già forti di un +15% sull’annata precedente) si apprestano, nelle stime di quest’anno, a crescere fino a una misura compresa fra i 15 e i 16 milioni, il 90% dell’intera produzione regionale. E non è da meno, fatte le dovute proporzioni, la crescita del Consorzio Vini Colli Bolognesi, «con i 20mila quintali di bacca bianca da Pignoletto Docg e i 10mila a bacca rossa, in una manciata di anni è diventata un piccolo grande gioiello». Dietro a tutto questo, oltre al lavoro e alla competenza, risuona forte l’eco di un più complesso meccanismo di promozione territoriale, che è riuscito finalmente, secondo Savorini «soprattutto grazie a un turismo slow più colto e raffinato e alla comprensione della questione da parte dei nostri grandi ristoratori », a legare cibo e vino, anche qui, in un connubio mai tanto stretto.

NON è un caso, infatti, «se nell’ultimo decennio siamo migliorati così tanto, beneficiando del nostro costante impegno divulgativo ma anche dell’aiuto di chi ha saputo farsi da sé ambasciatore della gastronomia regionale nel mondo». Il riferimento del direttore è agli chef stellati che già da tempo hanno colto l’apertura al turismo straniero, «capaci di spiegare nel modo corretto, a un visitatore sempre più preparato, prodotti più complessi e meno noti dei grandi classici nazionali, ponendolo davanti al fatto che un tortellino o una tagliatella, se assaggiati assieme a bicchieri locali, hanno più sapore». Il rendèz-vous con un intero mondo di sapori, del quale lo stand Emilia-Romagna proporrà il 95% delle declinazioni possibili, sarà dunque nel capoluogo scaligero, per approfondire quello che si cela dietro a una galassia in espansione.


Il più venduto? Sempre il Lambrusco

Al top negli Usa, punta Canada e Cina. E si studia la variante ‘collinare’

di CLAUDIO FERRI

UNA TENDENZA che si protrae da anni: anche nel 2018 il Lambrusco si è confermato il vino più venduto in Italia nei super e ipermercati italiani. «È un premio alle aziende vitivinicole che si sono impegnate per proporre uno standard qualitativo di livello, diversificando le produzioni come, ad esempio, lo spumante metodo classico, oltre che valorizzando le bottiglie con un packaging accattivante», commenta il direttore Consorzio di tutela del Lambrusco Ermi Bagni, sottolineando il grande lavoro svolto dai vignaioli e dagli enologi che, insieme, hanno dato valore aggiunto al rosso frizzante. «Nel dopoguerra – osserva – avevamo dei bravi produttori di uva, ora ci sono viticoltori che seguono le piante con cura e nel rispetto delle buone pratiche agronomiche: insomma, un mix virtuoso che ha dato ottimi risultati ».

GLI Stati Uniti rappresentano sempre il mercato più importante per il Lambrusco, con oscillazioni lievi negli anni, ma che confermano il gradimento dei vini spumanti. «Anche in Italia c’è questa tendenza – spiega Bagni – visto che qui lo scorso anno le bollicine hanno fatto registrare un +1,7%. Un altro mercato interessante extra Unione europea per il rosso è il Messico, come anche il Giappone in cui i consumatori cercano un prodotto di qualità e selezionato. Alla luce del recente accordo con la Cina, poi, si intravedono incrementi delle vendite anche in questo Paese».

NELLE province di Modena e Reggio Emilia la superficie investita a Lambrusco sfiora i 9.800 ettari dove il Salamino è di gran lunga il più coltivato (quasi 5 mila ettari,) a cui fanno seguito il Gasparossa (1.545 ettari) e il Lambrusco di Sorbara (1.352). «Il Consorzio sta portando avanti progetti per promuovere ulteriormente il Lambrusco – precisa ancora Bagni – in particolare in Germania, Canada e ancora negli Stati Uniti. All’estero, poi, il rosso frizzante più conosciuto è il Modena Doc, perché ricorda una città ed un territorio che è diventato un brand, quindi ‘suona’ più familiare».

IL CONSORZIO del Lambrusco rappresenta le quattro Doc modenesi (Modena, Sorbara, Salamino e Grasparossa), per un totale di 32 milioni di bottiglie e 10 milioni delle due Denominazioni di origine controllata reggiane (Reggiano e Colli di Scandiano), mentre con la denominazione Lambrusco Igt (Indicazione geografica tipica) il numero delle bottiglie supera complessivamente i 145 milioni. Lo scorso anno la produzione del rosso frizzante è stata nella norma, «una vendemmia standard non equiparabile con il 2017 – sottolinea Bagni – annata in cui, con le gelate ed i danni da siccità, c’è stato un forte calo produttivo. Quest’anno ancora non possiamo fare previsioni, certo è che la vite si sta svegliando adesso, di giorno il clima è mite mentre la temperatura di notte scende: per il momento problemi non ce ne sono».

NEL MODENESE un gruppo di viticoltori di collina intende differenziare la produzione rispetto a quella di pianura, in sostanza una distinzione nella tipologia di Lambrusco Grasparossa. Il progetto punta a definire l’eccellenza del territorio, pur restando nei confini della Doc. «Il consorzio è pronto a collaborare – conclude Bagni – e come indicazione suggeriamo di trovare un nome geografico per delimitare una sottozona e caratterizzare il prodotto in questo modo. Una volta individuata andrebbe legata alla denominazione Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, a cui aggiungere il nome della sottozona. Così facendo l’iter burocratico potrebbe concludersi nell’arco di un anno».


«Incassi più alti grazie al valore»

Zinzani (Consorzio vini di Romagna): «E quest’anno vendite in salita»

di QUINTO CAPPELLI

«NEL 2018 la vendita dei vini del Consorzio Vini di Romagna (e di quelli italiani in generale) ha registrato una live contrazione nei prodotti del 2017, ma sono aumentai i prezzi. Quindi la ‘vendita-valore’ ha superato l’anno precedente. In pratica si è incassato di più». Parola di Giordano Zinzani, presidente del Consorzio Vini di Romagna, l’ente nato nel 1962 a Faenza, con sede in via Tebano 45 (info: tel. 0546/28455), che associa 118 cantine e 5.800 aziende di viticoltori, cioè 83% del vino romagnolo e il 60% del vino dell’intera regione Emilia Romagna.

Presidente Zinzani, quanto vino produce all’anno il vostro Consorzio con la denominazione Romagna Doc?

«Oltre 10 milioni di bottiglie di Sangiovese, 0,7 milioni di bottiglie di Albana, 1,6 milioni di bottiglie di Trebbiano, 0,3 milioni di bottiglie di Pagadebit e 0,9 milioni di bottiglie di Cagnina. La produzione geografica del Doc e dell’Igt raggiunge i 75 milioni. Con il marchio ‘Passatore’, il Consorzio controlla 12 milioni di bottiglie».

Il territorio con più cantine?

«Da Ozzano a Pesaro, la provincia di Forlì-Cesena».

Sul mercato italiano dove vendete in prevalenza?

«Nella grande distribuzione dell’Italia del Nord, supermercati, ristoranti e direttamente nelle cantine del territorio».

I mercati esteri più importanti per le vostre aziende associate?

«Germania, Inghilterra, Canada, Stati Uniti e Giappone».

I primi segnali del 2019?

«Le vendite sono in aumento. Siamo appena rientrati con nove nostre aziende dalla Fiera ProWine di Düsseldorf, in Germania, diventata ormai la più importante manifestazione a livello internazionale dei vini, e siamo andati molto bene. Pro- Wine si caratterizza per la presenza di soli operatori del settore ».

Sarete presenti anche al Vinitaly di Verona il 7-10 aprile prossimo?

«Sì, con 30 aziende. Ma lì ci sono anche appassionati e cultori. Oltre alle fiere, abbiamo altre novità per il 2019».

Quali?

«Faremo un tour di promozione in Germania, Belgio e Olanda. L’etichetta della menzione geografica aggiuntiva si potrà scrivere in caratteri più grandi».

Lo spiega con un esempio?

«Finora nell’etichetta ‘Romagna Doc Sangiovese Predappio o Bertinoro’, i caratteri di Predappio o Bertinoro non dovevano essere più grandi del nome del vino. Ora, invece, non ci sono più limiti. Ma c’è una novità ancor più interessante».

Col botto?

«Sì, proprio così. Dopo il lancio nel 2018, nel 2019 si affermeranno i nostri spumanti Doc Nove Bolle».


«La Brexit non ci fa paura»

I produttori: vendiamo in tutto il mondo grazie alla qualità

IL SANGIOVESE in Italia e nel mondo sta andando bene. È la testimonianza di quasi tutti i produttori e commercianti. Commenta Marco Martini, ad del gruppo Mgm Mondo del Vino di Forlì e della società Poderi dal Nespoli di Cusercoli. «La qualità è alla base del successo del Sangiovese di Romagna. In Italia aumentano le vendite nelle grandi città, fra cui Roma e Milano, e all’estero in 20 Paesi, fra cui l’Inghilterra». E la Brexit? «Avremo dei problemi, ma gli inglesi non smetteranno di bere vino». Ai Poderi dal Nespoli va bene anche l’agriturismo Borgo dei Guidi, col Festival delle narrazioni e degustazioni ‘Il fuoco delle storie’.

LEGGERMENTE diverso il parere di Roberto Monti, direttore della Cantina Forlì Predappio: «Col vino bianco siamo un po’ in difficoltà e siamo di fronte anche a un leggero ridimensionamento del rosso ». Racconta Francesco Condello, titolare dell’azienda Condé di Fiumana di Predappio: «Delle oltre 200mila bottiglie di Sangiovese, il 70% lo vendiamo in 25 Paesi esteri, con nuovi mercati in Svezia, Norvegia e Belgio che stanno andando bene. Mentre gli europei chiedono Sangiovese in purezza, gli americani preferiscono vini di qualità a prescindere dal vitigno ».

CON i suoi 100 ettari di vigneti l’azienda Fattoria Paradiso di Bertinoro, spiega Jacopo Pezzi, titolare insieme alla madre Graziella, «esporta il 70% delle 70mila bottiglie di Sangiovese all’estero, compresi Usa, Cina e Giappone, il 25% in Italia e il 5% lo vende in cantina». Per Jacopo Pezzi «occorre puntare sull’enoturismo in linea col decreto firmato qualche giorno fa dal ministro dell’Agricoltura Centinaio, come da anni stiamo facendo noi, diffondendo l’abbinamento Sangiovese, made in Italy, cucina romagnola e territorio, da promuovere con eventi in cantina e portando pullman di turisti stranieri dalla Riviera».

CONCLUDE Stefano Berti, presidente dell’Associazione Terre di Predappio, con 11 vitivinicoltori: «Stiamo preparando per la primavera 2020 un libro sul Sangiovese del giornalista Armando Castagno. Mentre la tradizionale Tre Giorni del Sangiovese di Predappio quest’anno dal primo weekend di settembre slitterà all’ultimo ». La maggior vendita di Sangiovese è dovuta anche alle grandi guide del vino, sempre più attente: Il Gambero Rosso nel 2018 ha premiato sei cantine romagnole, fra cui Berti, Nicolucci e Noelia Ricci (Pandolfa) di Predappio.

Quinto Cappelli


«Portiamo i vini romagnoli nel mondo»

Terre Cevico punta sull’export. Nannetti: «Siamo i leader italiani in Cina»

di LORENZO FRASSOLDATI

VIENE dalla Romagna un modello di successo cooperativo che unisce 5.000 soci viticoltori e 7.000 ettari a conduzione diretta, un grande vigneto da 1,6 milioni di quintali di uva lavorata (vendemmia 2018) e una produzione annua di 100 milioni di bottiglie. Terre Cevico, sede a Lugo, sotto la guida prima di Ruenza Santandrea e ora di Marco Nannetti, allarga il perimetro della sua offerta di vini (dal brik ai rossi di alta gamma, dalle bollicine ai lambruschi) conquistando i rossi di Valpolicella (Amarone e Ripasso) e i bianchi veneto-friulani (Soave, Lugana, Ribolla, Sauvignon) con l’operazione Montresor e puntando sull’enoturismo di livello nella rinnovata Tenuta Masselina sulle colline faentine. Il gruppo, 164 milioni di fatturato fra i vari marchi (Terre Cevico, Le Romagnole, Colli Romagnoli, Le Romagnole Due, Due Tigli, Rocche Malatestiane, Sprint Distillery, Winex, Tenuta Masselina e Medici Ermete & Figli), punta anche sul biologico e sulla crescita ulteriore dell’export.

Presidente Marco Nannetti, con quali novità andate a Vinitaly?

«Crediamo fortemente nel biologico con la rinnovata linea B.io, un progetto che riassume i nostri temi: cooperazione, sostenibilità ambientale, valorizzazione dell’autoctono. Parlando di autoctono, sarà un’ulteriore occasione per comunicare il secondo Tre Bicchieri del Gambero Rosso a Sigismondo 2017, il Romagna Doc Sangiovese superiore che racconta il progetto dell’azienda riminese del gruppo – Le Rocche Malatestiane – e della valorizzazione dei tre differenti terroirs su cui i soci viticoltori producono. Poi c’è un Sangiovese appassimento e i due Metodo Classico Terre Cevico, spumanti da uve Sangiovese vinificate in bianco e da una selezione di Trebbiano».

Sul fronte export la Romagna ha sempre fatto fatica…

«Noi cresciamo all’estero sia in volumi che a valore. L’export però è complesso e richiede strutture organizzate e investimenti importanti soprattutto nel marketing e nella logistica. Gli Usa sono il mercato più importante per il vino italiano all’estero. Il nostro gruppo ha una buona e storica presenza della Medici e della Montresor e come Terre Cevico sta muovendo i primi passi, con risultati decisamente interessanti. In Canada, nonostante sia un’area regolata in gran parte da monopoli, c’è interesse per il vino italiano di qualità, in particolare per i vini dell’area veronese come Amarone e Ripasso. In Giappone, grazie agli accordi doganali con l’Unione europea, finalmente siamo in grado di competere ad armi pari con Cile ed Australia per cui le prospettive sono estremamente positive. In Cina Terre Cevico rappresenta il maggior esportatore di vino italiano con più di tre milioni di euro. È un mercato in costante evoluzione dove finalmente si inizia ad apprezzare non solo il prezzo ma anche la qualità, con conseguente crescita dei valori e non solo dei volumi».

Con Montresor siete entrati nell’élite dei grandi rossi veronesi…

«È un progetto che mette a disposizione il capitale cooperativo e tutto il suo sistema di valori, per la crescita dell’export e per un ulteriore rafforzamento del legame con il territorio in cui si sviluppano i vigneti Montresor. Da alcuni mesi sono già stati avviati i progetti sui diversi cru di Amarone, Valpolicella, Soave e Lugana. Poi faremo un nuovo fruttaio per l’appassimento delle uve, una riorganizzazione della bottaia ed una linea di imbottigliamento innovativa. Nell’unità a Capriva del Friuli, nel Collio Goriziano, verranno realizzati almeno 5 ettari di nuovi impianti tra Ribolla Gialla e Sauvignon. Poi un nuovo marchio aziendale, ‘Montresor Heritage’, che riprende la storia ultracentenaria della famiglia Montresor, un brand che ha fatto la storia della Valpolicella».

Infine Tenuta Masselina, vini di alta qualità e turismo…

«Per noi una tenuta-vetrina sulle colline di Castelbolognese. Al centro dell’attività il vino – in particolare autoctoni come Albana, Sangiovese e Pignoletto – che diventa racconto ed esperienza attraverso visite in cantina e percorsi nel vigneto, degustazioni ed eventi. In questi giorni sono state ufficializzate le linee guida per l’esercizio dell’attività enoturistica. E l’investimento che abbiamo realizzato presso Masselina si colloca perfettamente nel solco di una strategia che tende a valorizzare il nostro vino anche attraverso percorsi esperienziali e turistici. La nuova struttura è interamente realizzata con gli standard di Casaclima ed è contornata da 16 ettari di vigneto interamente biologico e 6 di bosco. Abbiamo realizzato anche la bottaia ed un locale per la produzione dello spumante metodo classico ».

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