Le analisi

Le analisi 2019-04-03T10:39:16+00:00

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Primi produttori nel mondo

Italia a 52,6 milioni di ettolitri. E siamo tornati a comprare

di LORENZO FRASSOLDATI

L’ITALIA nel 2018 si è confermata con quasi 52,6 milioni di ettolitri (fonte Assoenologi-Mipaaft) primo produttore mondiale di vino, seguita dalla Francia (46 milioni di ettolitri) e dalla Spagna (43 milioni). Gli Stati Uniti stanno a quasi 24 milioni di ettolitri, mentre in Sud America crescono Argentina (14,5 milioni di ettolitri), Cile (12,9 milioni), Sudafrica (9,4 milioni) e persino il Brasile (3,4 milioni). I consumi: calanti nei Paesi tradizionalmente consumatori (o in stagnazione), a favore dei nuovi poli di consumo. Gli Stati Uniti, con 32,6 milioni di ettolitri, si confermano i maggiori consumatori mondiali, seguiti da Francia (27 milioni), Italia (22,6 milioni), Germania (20,1 milioni) e Cina (17,9 milioni).

NELLE SUPERFICI coltivate a uva la Spagna rimane saldamente in testa con 967.000 ettari, davanti alla Cina (870.000 ettari) e alla Francia (786.000 ettari); l’Italia arriva quarta con 652.000 ettari. Il sistema vino Italia conta 310 mila aziende agricole e quasi 46 mila aziende vinificatrici (fonte Ismea). Il nostro resta un sistema molto frammentato anche se negli ultimi anni le aziende si sono ampliate con una superficie media aziendale che supera ormai i due ettari. Una struttura che spiega come oltre il 50% del vino italiano finisca nel sistema cooperativo, con punte tra il 60 e il 76% in Veneto, Emilia-Romagna e Trentino.

I CONSUMI per persona, dopo il punto più basso toccato nel 2011, sono un po’ risaliti fino a toccare i 38,7 litri nel 2017. La produzione vinicola italiana conta su un ricco panorama di 526 riconoscimenti comunitari: 408 Dop e 118 Igp. Cresce di anno in anno la quota delle produzioni certificate ormai stabilmente attorno al 50% della produzione. «Nonostante questi volumi particolarmente importanti – sottolinea Ismea – resta ancora una forte potenzialità inespressa soprattutto nelle regioni del Sud». Le superfici a vite crescono gradualmente ogni anno: nel 2017 erano di 652 mila ettari, l’1% in più sull’anno precedente.

SONO soprattutto le regioni del Nord Est, Veneto e Friuli Venezia Giulia ad aver rinnovato gli impianti. Il fatturato dell’intero sistema vino italiano si stima intorno ai 13 miliardi, il 10% dell’intero settore agroalimentare. Quanto ai canali di acquisto – secondo una indagine Nomisma Wine Monitor/ Signorvino – il 74% degli italiani privilegia supermercati e iper, il 35% enoteche e negozi specializzati, il 32% gli acquisti dal produttore, il 12% i discount e solo il 4% lo acquista on line. Le denominazioni più richieste negli 11 store Signorvino in Italia sono i bianchi Lugana, il Prosecco, l’Amarone, le bollicine Trentodoc, il Brunello e il Chianti. Quanto alle vendite nella gdo (supermercati, iper, libero servizio, discount) nel 2018 sono calati i volumi (619 milioni di litri, -4,4%) ma è aumentato il valore (oltre 1,9 miliardi), per un prezzo medio di poco inferiore ai 5 euro per la bottiglia da 75 cl. Gli acquisti di vino nella Gdo sono dati in aumento nel 2019 secondo la ricerca Iri-Vinitaly.


L’export cresce grazie al valore

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Soffrono le quantità, ma oltre confine fatturiamo 6,2 miliardi

L’ITALIA si conferma il secondo esportatore di vino mondiale, alle spalle della Francia in termini di valore e della Spagna in quantità. Nel 2018 (fonte Osservatorio del Vino-Ismea-Unione Italiana Vini) il valore del nostro export è cresciuto (+3,3%) superando per il secondo anno consecutivo la soglia dei 6 miliardi di euro (siamo a 6,2 miliardi), ma le buone notizie finiscono qui. Infatti complessivamente assistiamo ad un rallentamento delle esportazioni in volumi (-8%), in particolare in Germania (-10%), nostro mercato di riferimento in Europa.

L’EXPORT rappresenta circa la metà del fatturato complessivo del settore (13 miliardi) e uno sbocco di mercato fondamentale per il suo sviluppo, visto un mercato interno stagnante. Per questo – dice l’Osservatorio – «è necessario che le aziende e le associazioni del vino avviino un percorso interno di riorganizzazione e ottimizzazione dell’offerta».

NEL MERITO, traino del nostro export si sono dimostrati ancora una volta gli spumanti, con una robusta crescita dell’11,2% in valore (oltre 1,5 miliardi di euro) e un aumento vicino al 6% a volume (quasi 3,9 milioni di ettolitri), con il Prosecco che ha segnato il +15% a valore e il +10% a volume. Le esportazioni dei vini fermi in bottiglia sono calate del 5% in volume (9,7 milioni di ettolitri) e a valore sono rimaste stabili, confermando i 3,8 miliardi di euro del 2017, con una progressione del 5% sui prezzi medi al litro (3,81 euro).

ANALIZZANDO nel dettaglio i singoli Paesi, per quanto riguarda i vini fermi in bottiglia, si registra uno stallo delle esportazioni negli Stati Uniti (lieve calo attorno all’1% in volume) e un debole aumento del valore pari all’1,4%, mentre nel Regno Unito la decrescita è stata più consistente: -8% in volume e -1% in valore. I nostri primi cinque mercati si confermano nell’ordine Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Svizzera e Canada. In Cina fatturiamo 127 milioni e in Giappone 162: qui siamo rispettivamente al quinto e al terzo posto come fornitori. In Germania perdiamo il 10% in volume e cresciamo del 4% in valore.

I PROBLEMI del nostro export 2018 erano già venuti fuori nel novembre scorso al wine2wine di Verona dove il ministro Centinaio aveva promesso di avviare un tavolo per la promozione unica del Wine&Food italiano. Il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese, aveva parlato di «necessità di rimboccarsi le maniche: fatichiamo nei mercati chiave come Usa, Regno Unito, Canada, registriamo perdite in piazze storiche come la Germania e la Svizzera e cresciamo poco in Asia».

A REGGERE il settore sono solo gli sparkling (Prosecco in primis), mentre preoccupa molto la crisi ‘strutturale’ del partner Germania. «Chiudiamo un export 2018 a luci e ombre – il commento del direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – in un anno in cui il vino italiano ha ricevuto straordinari posizionamenti nelle guide di settore a livello internazionale. È evidente che stiamo assistendo a un cambiamento delle polarità nel mercato del vino, per questo serve un’armonizzazione delle politiche di promozione: oggi serve un salto di qualità come a metà degli anni ’80, dove erano forti le bandiere di aggregazioni del made in Italy. Dal canto nostro il nuovo piano industriale prevede un ulteriore sviluppo di Vinitaly sui mercati esteri».

Lorenzo Frassoldati


FOCUS USA

Rossi e bianchi primi in America
E migliorano i rosati

Il 2018 si è chiuso per il vino italiano con il maggiore incremento degli ultimi cinque anni delle esportazioni negli Stati Uniti. In termini di valore, c’è stato un aumento sul 2017 del 6,8% a 1,984 miliardi di dollari dopo il +3,4% registrato l’anno precedente. In termini di quantità, il rialzo annuo è stato dell’1,2%. Anche la quota di mercato è migliorata, passando in 12 mesi al 32% dal 31,4%, così come i prezzi medi, saliti del 5,4% a 5,9 dollari per litro. Per il secondo anno di fila, l’Italia si è confermata al secondo posto dietro alla Francia, che nel 2018 ha visto crescere le sue esportazioni di vino in Usa del 12,7% a 2,104 miliardi di dollari. Il nostro Paese però è il primo fornitore degli Usa per i vini bianchi (con una quota del 40%) e rossi (32,5%). Sono i rosati ad avere permesso alla Francia di superare il nostro Paese, seppur di poco. «Se eliminassimo la categoria dei rosati, in cui la Francia ha una quota di mercato dell’80%, vinceremmo a mani basse», spiega Maurizio Forte, direttore dell’Agenzia Ice di New York. È proprio in quella categoria che Forte vede margini ampi. In essa l’Italia ha registrato sul 2017 un +23,6% e ha una quota di mercato del 9%. L’82% del vino italiano esportato verso gli Usa proviene solo da quattro regioni: Toscana, Veneto, Trentino-Alto Adige e Piemonte. Il primo consumatore è la California.

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