Speciale Vinitaly

Le tendenze

Più clienti, più commercio e più dolce

Sono i trend che caratterizzeranno il 2017 del vino. Italia leader nella produzione

IL SISTEMA vino Italia si conferma fiore all’occhiello dell’agroalimentare nazionale. Siamo leader mondiali nella produzione (48,8 milioni di ettolitri, stime OIV -Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) e abbiamo infranto un nuovo record, l’ennesimo, nelle esportazioni 2016, superando la soglia di 5,5 miliardi di euro in valore, trainate dal record «effervescente» degli spumanti). Quindi un comparto vino dal fortissimo dinamismo che continua ad avere l’export come parola d’ordine, insieme all’internazionalizzazione delle aziende ed al potenziamento della loro immagine e presenza all’estero, dove però non mancano segnali di rallentamento e incognite. Il principale forse è legato al nuovo corso delle politiche economiche degli Stati Uniti con la presidenza di Donald Trump. Un ritorno al protezionismo, con tutto il suo armamentario di dazi e tariffe, potrebbe pregiudicare le nostre posizioni sul mercato americano dove l’Italia resta il primo esportatore (in quantità).

NEL PRIMO semestre 2016 (dati Italian Wine & Food Institute) i vini italiani hanno fatto +4% in valore sul mercato Usa mentre Australia e Argentina sono calati a doppia cifra. La quota di mercato dei vini importati dall’Italia è risultata pari al 28,8% in quantità e al 33,5% in valore con un aumento, in entrambi i casi, di un punto percentuale. In attesa di capire l’effetto Trump nel bicchiere, e le sue possibili conseguenze, qualche motivo di ottimismo arriva da un editoriale di Richard Halstead, direttore operativo «Wine Intelligence» (www.wineintelligence.com), che il sito Winenews.it rilancia in Italia. Per cominciare, dice Halstead, i dati globali ci dicono che l’umanità nel suo complesso vive meglio, più a lungo e con più risorse a disposizione: ad esempio, oltre un miliardo di persone dal 1990 sono uscite dalla povertà estrema, ed entro il 2020 un altro miliardo entrerà, secondo uno studio di Goldman Sachs, nella cosiddetta «middle class» globale. Quindi «nuove opportunità si apriranno in tutto il mondo, prima di tutto in Cina, anche se aprirsi un varco efficace verso quel mercato sta creando molti grattacapi. Ma opportunità stanno nascendo e sviluppandosi in aree come l’Africa subsahariana, il Sudest asiatico e l’America Centrale e del Sud, tra le altre». Successivamente, Halstead ha identificato tre diversi trend che, a livello globale, secondo lui, caratterizzeranno il 2017: il primo è che questo sarà l’anno nella quale «la generazione post-anni ‘80 prenderà il controllo del mercato. Il numero di bevitori cinesi di vini importati aumenterà di 40 milioni di unità nei prossimi quattro anni, raddoppiando il mercato, e la maggior parte di loro ha meno di 35 anni. E fenomeni simili stanno accadendo in mercati diversissimi tra di loro, come il Regno Unito, il Giappone, la Polonia, il Messico e la Germania».

IL SECONDO trend da non sottovalutare, poi, è «il dissolversi dei confini tradizionali del commercio al dettaglio: la divisione tra negozi fisici e online si sta facendo meno chiara, ed è sempre meno rilevante». Ultimo ma non ultimo, uno dei trend che diverranno evidenti nel 2017 sarà lo «sdoganamento» del dolce: «Quando sono entrato nell’industria del vino, 15 anni fa- ricorda Halstead – fui messo al corrente del segreto che conoscevano molti veterani, e cioè che il dolce vende, ma solo se non lo si chiama col suo vero nome. Ma finalmente, nel secondo decennio del 21esimo secolo, il dolce uscirà dal suo nascondiglio, e i vini di questa tipologia, sia fermi che frizzanti, mostreranno questa loro caratteristica senza vergogna, e la generazione post-80 li comprerà senza remore».

Nel 2016

Nel 2016 la quota di mercato dei vini importati dall’Italia è risultata pari al 28,8% in quantità e al 33,5% in valore con un punto percentuale in più in tutti e due i casi

Gli Usa

Un ritorno al protezionismo negli Usa, con dazi e tariffe, potrebbe pregiudicare le posizioni italiane su quel mercato dove l’Italia è il primo esportatore

PROSECCO DOC

Il Consorzio: no ai fitofarmaci

I PRODUTTORI di Prosecco Doc che aderiscono al Consorzio di tutela hanno deciso di dire stop ai fitofarmaci ed eliminare le molecole di glifosate, folpet e mancozeb. L’annuncio, fatto nei giorni scorsi dal presidente del Consorzio, Stefano Zanette, ha trovato il plauso dell’assessore all’Agricoltura del Veneto, Gianpaolo Bottacin.

2017-04-10T10:26:57+00:00