Lombardia

Lombardia 2018-04-16T15:13:49+00:00

«Un ventaglio di offerte unico in Italia»

A Verona oltre 200 cantine presenteranno più di 2mila etichette in degustazione

UN GRANDE oracolo: Vinitaly è il mondo dell’enologia che s’incontra e stabilisce gerarchie, tendenze, novità. E la vanitosa Lombardia di questi tempi, non poteva certo presentarsi a tanto appuntamento con toni e modi dimessi.
Forte di una convinzione, peraltro suffragata dai dati: se non arriva a competere con altre regioni in termini quantitativi, ha poco da invidiare in termini qualitativi, come rivela il suo patrimonio di denominazioni di (8% del totale nazionale), a base di Docg (5), Doc (21) e Igt (15). Numeri che pesano. Rivelano che tra Alpi Retiche e Po, la superficie vitata biologica sta ad esempio crescendo in modo esponenziale: 1751 ettari nel 2017 contro i soli 908 del
2010, con un +93% di crescita ancora più plateale nel Bresciano e nell’Oltrepò Pavese. E se a Verona la regina del Padiglione Lombardia sarà appunto la viticoltura bio, a incuriosire buyers, operatori e giornalisti specializzati saranno le oltre 2mila etichette in degustazione presentate da oltre 200 cantine, patrimonio enologico che brilla per biodiversità, se è vero che 90 varietà delle 517 iscritte all’apposito Registro nazionale si trovano appunto tra Garda e Ticino. Certo, nell’oceano che porta il nome di Vinitaly farsi notare non è facile. Ma Verona è la location dove anche le piccole aree vitivinicole riescono a competere con le terre elette di Bacco. Ed è un’opportunità che non si faranno certo scappare le micro-regioni lombarde chiamate a presentarsi davanti a un simile palcoscenico assieme alle zone vitivinicole più note.
OVVIAMENTE ci sarà l’Oltrepò Pavese (50 aziende presenti), baluardo del Pinot Nero; ci sarà la Valtellina (30 cantine), terra del Nebbiolo e della viticoltura eroica di montagna; e ci sarà la Franciacorta (con 70 case vitivinicole), paradiso delle bollicine.

PANORAMA
Dai giovani alle donne: nel settore la regione è molto dinamica

Ma negli 8500 metri quadrati del Padiglione Lombardia troveranno spazio anche la Valtènesi dei buoni rosé e la Lugana con i suoi vini aromatici, l’Alto Mantovano, la bergamasca Valcalepio, e decine di cantine dei Consorzi Terre Lariane, Moscato di Scanzo e San Colombano.
LAPIDARIO il commento di Giandomenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia: «Dai vini di montagna alle produzioni tradizionali d’oltre Po, dalle bollicine ai vini da meditazione: a Verona, la Lombardia
proporrà un ventaglio di offerte unico in Italia».

TENDENZA
Anche la superficie vitata biologica sta crescendo in modo esponenziale

Sullo sfondo, l’immagine di una regione dal notevole dinamismo imprenditoriale: poco meno di 300 start-up giovanili e ben 762 aziende guidate da donne, a confermare l’evoluzione
sociologica e culturale del settore e la comparsa, tra le vigne, di nuovi protagonisti con talento e piglio manageriale. Una cosa è certa: a Verona, il vino lombardo farà un doppio miracolo. Mettere tutti d’accordo, cantine, consorzi,
cooperative, abbattendo campanili e parrocchie che in passato hanno frenato il gioco di squadra; e convincere che se il vino – come diceva Mario Soldati – è la poesia della terra, oggi a recitarla c’e una nuova e promettente generazione.


Oltrepò Pavese, il vino ‘racconta’ un territorio

È il primo terroir vitivinicolo della regione con 13.500 ettari

CHE SIA UNA terra predestinata lo dice anche la geografia, che la disegna con una curiosa forma di ‘grappolo’. E in effetti, passeggiando tra le vigne di Casteggio, Stradella e Santa Maria della Versa verrebbe anche la tentazione di
parafrasare la perla di saggezza di Oscar Wilde quando scriveva: «Finché ci saranno storie da raccontare, ci saranno ragioni per viaggiare». Come smentirlo? In Oltrepò Pavese è un vino-cartolina quello che s’impadronisce del territorio fino a diventarne emblema, trama e narrazione. E se è un’emozione muoversi tra i rilievi che segnano il paesaggio lombardo a sud del grande fiume, è ancora più interessante scoprire, o riscoprire, il buono e il bello di vitigni mitici come Croatina, Barbera, Pinot Nero, Riesling e Moscato. Escursione anche mentale oltre che fisica. Ed è in fondo la parola d’ordine che il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese porterà a Vinitaly.
LO RIPETE il suo direttore, Emanuele Bottiroli «Serve esplorare nuovi scenari, fare comunicazione e marketing, esportare l’identità che il vino d’Oltrepò sa esprimere». Come dire: «Facciamo parlare il territorio», claim ma anche atto d’amore per il primo terroir vitivinicolo della Lombardia con 13.500 ettari a vigneto, per la quarta zona vinicola del Belpaese e per l’indiscussa capitale italiana del Pinot nero.

LA STORIA
Nel 1865 si spumantizzò per la prima volta con metodo classico

E se la Storia ricorda che proprio qui, tra le colline a sud del grande fiume, nel lontano 1865, si spumantizzò per la prima volta con il Metodo Classico, non stupisce che personaggi come Mario Soldati e Luigi Veronelli abbiano scritto versi memorabili in suo onore e che alcuni suoi vini sia diventati delle bandiere dell’enoturismo. Notissimo il Bonarda, vino della tradizione, di pronta beva e dei grandi numeri (20 milioni di bottiglie) ma a stupire è e resta l’uva regina, il Pinot nero, esaltato nelle bollicine o vinificato in rosso. E non è un caso che proprio a Verona, nella sala polivalente del Padiglione Lombardia (2° piano PalaExpo,
Stand E4), l’Oltrepò Pavese sia destinato a giocare un ruolo da assoluto protagonista.
DOMENICA 15, alle 10,30, ad aprire i lavori sarà il convegno ‘La Versa, rinasce il brand del Metodo Classico Italiano’ promosso dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, che nello stesso giorno, alle 15,30, presenterà anche il
‘Libro Bianco sull’Oltrepò Pavese.

INCONTRI A VINITALY
Convegno dedicato a La Versa e presentazione del ‘Libro bianco sull’Oltrepò Pavese’

Lo studio dell’Università di Pavia’ con un Osservatorio di Wine Marketing. Non solo. Nelle due giornate successive, il Consorzio inviterà il pubblico a partecipare al meeting sul tema ‘Merenda
Varzese: l’Oltrepò che accoglie, tra vini, sapori e tradizione’ (17 aprile ale 10,45) e al convegno ‘Il Neuromarketing del vino e il segreto della distintività’ in collaborazione con l’università dello Iulm (18 aprile alle 11,30). Buon segno. Terra ermetica ma curata, con una bellezza diffusa, ancorché mal compresa, l’Oltrepò Pavese sembra vivere un momento di forte rilancio. Senza ovviamente rinnegare il suo carattere di terra rurale, dove il vino era e continua
ad essere l’emblema di una profonda cultura contadina. Una personalità che nessuno sembra volere smentire. Del resto, tra autenticità e vanità, la terra eletta del Bonarda e del Metodo Classico continua ad avere una sfacciata preferenza.