Marche

Marche 2018-04-16T16:43:37+00:00

«La qualità c’è, deve salire la quotazione»

«Dobbiamo crederci: partiamo dal Vinitaly. I nostri vini non hanno la giusta quotazione»

I VINI delle Marche sbarcano al Vinitaly con un obiettivo principale: farsi pagare la qualità conquistata
negli anni.

Alberto Mazzoni, direttore dell’Imt (Istituto marchigiano di tutela vini), ma è poi vero che i vini delle Marche sono sottopagati?
«Sì, è vero, dobbiamo alzare l’asticella e dobbiamo crederci tutti perché maggiori guadagni significano maggiori investimenti. Fino a questo momento i vini delle Marche non hanno avuto le necessarie quotazioni di mercato. Sono
cresciuti molto in qualità. E’ il momento di crescere anche nel prezzo. E i produttori devono essere i primi a crederci, a cominciare dal Vinitaly».

Con quali credenziali il vino delle Marche si presenta a Verona?
«Con una credibilità diffusa molto importante e con numeri altrettanto importanti: diciassettemila ettari, quattordicimila aziende vitivinicole, un milione di ettolitri di vino prodotti, oltre il 65 per cento di vino certificato doc e Igt, 150 milioni di euro di fatturato, di cui un terzo è rappresentato dall’export. Siamo una grande regione
del vino, degustata in tutto il mondo».

Quale sarà l’evento centrale del vostro Vinitaly?
«I 50 anni del Verdicchio dei Jesi. Il Verdicchio, e mi riferisco anche a quello di Matelica, è il primo vino della regione e ha una crescita media annua superiore alla media nazionale: attorno al 2,5 per cento. Ne produciamo 18 milioni di bottiglie tra Matelica e Jesi».

I mercati di riferimento?
«Stati Uniti, Canada, Cina, Giappone e quest’anno puntiamo anche sul mercato russo».

A VERONA
«L’evento centrale in fiera? Sicuramente i 50 anni del Verdicchio di Jesi»

Ci sono segnali di risveglio da quelle parti?
«Il blocco commerciale finora ci ha penalizzati, anche se vogliamo essere fiduciosi. Vogliamo investire sulla Russia per aprire nuovi spiragli, così come in Svizzera. Non è un caso che settanta aziende hanno deciso di fare questo tentativo, hanno deciso di investire in quei Paesi e sono il doppio rispetto all’anno scorso. Questo vuol dire voglia di esportare, di andare sui mercati, anche i meno frequentati».

IN VETRINA
Puntiamo molto anche sul Rosso Piceno: traina il settore»

Quali gli eventi previsti per festeggiare il Verdicchio a Verona?
«Una serie di degustazioni che riguardano tutte le aziende che negli ultimi otto anni hanno ricevuto un premio dalle guide di settore. Faremo assaggiare 36 vini da domenica 15 e fino a martedì 17 aprile nel padiglione 7 di Imt e Regione Marche».

Non solo Verdicchio, su quali altri vini puntate?
«Il Rosso Piceno è il locomotore assieme al Verdicchio di tutto il settore marchigiano. E’ un vino dall’ottimo rapporto qualità prezzo, ma anche a livello quantitativo ci siamo. E risponde alle esigenze e alla richieste del mercato. E’ un vino rosso di grande personalità, il più rappresentativo assieme al Rosso Conero e al Lacrima di Morro d’Alba. Quest’ultimo è uno dei pochi rossi marchigiani in ascesa. Rosso Piceno e Rosso Conero sono richiesti in Stati Uniti, nord Europa e Cina. Il Lacrima ha un mercato nazionale, ma anche estero».

Come se la cava il nord delle Marche con Bianchello del Metauro e Colli Pesaresi Sangiovese?
«Stanno facendo una buona azione di promozione, diverse aziende si sono messe assieme abbinando la loro immagine agli eventi per i 150 di Rossini. Il Bianchello del Metauro sta diventando un vino di riferimento»

Il settore bio?
«Siamo una regione molto importante a livello di superficie e il consumo è in continua ascesa. Ci stiamo adeguando con la certificazione dell’uva e del vino. La crescita è lenta ma irrevocabile. Va seguita questa strada perché il consumatore ha una attenzione particolare ed è sempre più sensibile aquesta tematica».