Speciale Vinitaly

Consorzio di tutela dei vini dell’Oltrepò Pavese

Oltrepò Pavese, Plinio non si sbagliò
Botti buone, popolo ospitale e qualità

E’ l’angolo di Lombardia che custodisce i migliori vini. Una realtà di 200 aziende

E’ IL PUNTO d’incontro di quattro Regioni dove confluiscono tradizioni diverse. Fin dall’antichità l’Oltrepò Pavese era considerato zona di vini di qualità. Oggi è considerato la più importante area vitivinicola della Lombardia. In quel lembo di terra collinoso nascono vini importanti come, ad esempio, la Bonarda, il Pinot nero, il Sangue di Giuda, il Buttafuoco, il Casteggio, il Pinot grigio. Si parla di produzioni Doc e Docg che rispettano rigidi disciplinari controllati dal Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese. Una tradizione che si perpetua nel tempo coniugata con la modernità. ALLA guida di questa realtà che comprende 200 aziende, c’è il direttore Emanuele Bottiroli: «La nostra missione è tutelare e promuovere una delle prime cinque storiche Denominazioni d’Italia per numero di ettari vitati: 13mila 500. Sulle colline oltrepadane i vitigni più rappresentativi sono Croatina, Barbera, Pinot nero, Riesling e Moscato. Il vino bandiera è il «Cruasé», marchio collettivo riservato ai soci che identifica le bollicine Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG rosé da uve Pinot nero; il vino della tradizione è il Bonarda, la cui produzione tocca i 20 milioni di bottiglie. Il bianco più caratteristico è il Riesling; il rosso più internazionale è il Pinot nero mentre quello dal nome più evocativo è il Buttafuoco. I focus del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese erano e restano due: tutti i colori del Pinot nero, con un accento sulla spumantistica Metodo Classico e Metodo Charmat; il Bonarda, un evergreen da bere in ogni momento dell’anno per creare calore e allegria, un prodotto che sorprende per piacevolezza e versatilità». Il Consorzio oltre a essere presente in gran parte del mondo (Stati Uniti, Svizzera, Giappone, Cina, Germania e Inghilterra) punta alla promozione anche in Italia: «Stiamo avendo ottime risposte anche dal lazio e dalla zona di Roma. Il motivo? Il cliente della ristorazione ricerca il meglio dell’enogastronomia italiana e si aspetta di trovarlo nella nostra capitale. Da qui si è creata una grande opportunità per noi che può essere sviluppata: la Lombardia è una delle Regioni che in proporzione ha più vini certificati adatti a soddisfare le richieste di chi cerca un prodotto di alta qualità». PER BOTTIROLI non serve che l’Italia abbia i numeri più alti nella produzione di vino quando poi i margini di guadagno sono inferiori a quelli di altri Paesi come la Francia: «Non riusciamo a superare questa nostro difetto endemico – spiega -. Già nell’epoca antica gli storici rilevavano questo problema puramente italiano. Mi riferisco, ad esempio, quando Plinio nel 40 a.C., passando nell’Oltrepò con una legione romana, scrisse ‘vino buono, popolo ospitale e botti in legno molto grandi’. Le cose sono ancora così nel 2017». LA TRACCIABILITÀ della bottiglia con rigidi disciplinari è uno degli obiettivi che l’Oltrepò Pavese si è èrefissato da tempo: «Ci siamo molto vicini – prosegue Bottiroli -, ma non è l’unica cosa che faremo a breve. Vogliamo che le piccole aziende del nostro Consorzio abbiamo più peso, contino di più sul mercato. La forza non manca. Lavoriamo perché la loro voce sia sempre più importante. Fare sistema e squadra vuol dire anche questo: anche chi è piccolo deve e può essere protagonista.


Un reperto di vitigno indica casteggio

La cultura della vite dove passò Annibale

L’OLTREPÒ Pavese è antica dimora della vite. Un’importante testimonianza arriva dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio, un tempo Clastidium, che passò agli onori delle cronache per essere stata teatro di una delle tante battaglie tra Annibale il Cartaginese e l’esercito romano. Strabone, ai tempi dei Galli paleoliguri, addirittura attribuì all’Oltrepò Pavese l’invenzione della botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case. Nell’epoca moderna, invece, l’Oltrepò Pavese vitivinicolo trova le sue radici nel secolo scorso, nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel periodo. E’ sufficiente ricordare che nel 1884 l’Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni. Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione. Fra le curiosità, quella legata al ministro Agostino Depretis che per primo intuì la potenzialità del Pinot nero impiantato in alta collina e diede il via alla sua introduzione in Oltrepò Pavese.

2017-04-10T14:02:39+00:00