Speciale Vinitaly

Umbria e Toscana

La regione nobile dei grandi rossi d’Italia
Dal Chianti al Brunello, bicchieri esclusivi

Alla rassegna di Verona partecipano 700 aziende. Bianchi, export in aumento del 12%

LA CARICA dei Settecento. Qualche azienda di meno rispetto ai massimi di due-tre anni fa, ma tanta qualità e numeri davvero importanti per il Vigneto Toscana, che sarà accolto al Vinitaly 2017 anche da una nuova sistemazione, un grande spazio da 4mila metri quadri che racchiuderà anche gli stand di Vinntarnational: la «casa» è la stessa, il padiglione 9, anche se numerose «griffe» del Granducato vinicolo emigrano in altre location, in particolare il 7 che come di consueto sarà il palazzo dei big, mentre altre piccole ma ugualmente interessanti realtà troveranno posto nelle aree dedicate ad esempio ai produttori bio e biodinamici, anch’essi in rapida e costante crescita. LE CIFRE conosciute parlano di trend felice. Due milioni e mezzo di ettolitri prodotti nel 2016, 300 milioni di bottiglie, un miliardo e 100 milioni di fatturato complessivo, l’export che ormai tocca il miliardo sia pure con una lieve flessione, da 903 a 858 milioni in un anno, ma con una crescita del 102,4% rispetto ai primi anni Duemila: calo in teoria non di poco conto, ma che potrebbe aver risentito di congiunture internazionali, e che comunque vede d’altro canto segnali di recupero sul mercato nazionale. Numeri importanti per tutti, soprattutto per i grandi rossi che da soli rappresentano quota 586 milioni sulla bilancia dell’export: ma anche i bianchi non stanno a guardare, e mettono a segno un +12% sulle destinazioni estere, in particolare sull’Asia. Stati Uniti, Germania, Canada e Regno Unito sono le piazze più interessate ai rossi, mentre tra i bianchi c’è solo la variazione della Svizzera al terzo posto. NUMERI importanti. Il Chianti Docg – che «vale» 800mila ettolitri, quasi un terzo della produzione complessiva, e 87 milioni di bottiglie – segna per esempio un +8,2% nella grande distribuzione in Italia con 10 milioni di litri e un valore di 45 milioni di euro, segno chiaro del lavoro su un target a caccia di vino quotidiano. E intanto va anche a caccia di nuovi spazi in SudAmerica, e si gemella con i sigari cubani. Il Chianti Classico – che con Pomino e quindi Rufina, Carmignano e il Valdarno superiore ha appena festeggiato i primi 300 anni da denominazione riconosciuta grazie al bando del Granduca Cosimo III de’ Medici che nel 1716 ne delimitò i perimetri geografici – tocca il +4,5% nell’export (80% delle vendite). Il Brunello di Montalcino, che festeggia i cinquant’anni del consorzio di tutela, esporta il 70% delle 14 milioni di bottiglie prodotte (9 milioni di Brunello e 4,5 di Rosso) e fattura qualcosa come 170 milioni; ma intanto è davvero «febbre» di prezzi a Montalcino, dove un quintale di sfuso tocca i mille euro, e un ettaro di vigna ne vale 500mila. Il Nobile di Montepulciano esporta il 78% del suo prodotto. Tra i «piccoli», ecco i 5 milioni e mezzo di bottiglie del Consorzio Maremma; il milione e 200mila bottiglie del Montecucco; gli ormai 1.500 ettari di vigne del Morellino di Scansano. XXX IL RISCONTRO in una serie impressionante di riconoscimenti. Perché perWine Spectator, autorevole bibbia nel mondo del vino, il primo italiano nella Top 100 è un toscano famoso, il Tignanello 2013 di Antinori, e perché per il gruppo editoriale tedesco Meininger sono i Frescobaldi la «wine family of the year». E intanto la rivista «Gentleman» incrocia i giudizi delle principali guide italiane, più Wine Spectator, James Suckling e Wine Advocate di Robert Parker. Risultato: cinque toscani su cinque ai primi posti, con due Bolgheri ai primi posti, Sassicaia e Ornellaia 2013, conferma del grandissimo successo di una’rea che ormai non è più solo una curiosità. Non solo: otto nei primi 10, e 36 nei primi 100, assai più dei 21 dei cordialmente odiati rivali piemontesi. Un’ottima annata, già.

Produzione

La Toscana ha prodotto nel 2016 due milioni e mezzo di ettolitri di vino, una cifra sempre in crescita. Le bottiglie uscite dalle cantine sono state 300 milioni

Estero

Nell’export le aree mondiali che assorbono gran parte del prodotto sono Asia, Stati Uniti, Canada, Germania e Regno Unito. Nei bianchi si va avanti la Svizzera

Il consorzio va a gonfie vele e festeggia 50 anni

Montalcino, calamita per i turisti del vino

Continua a crescere di anno in anno il flusso turistico a Montalcino: nel 2016 ha registrato +20% di presenze, passando dal milione dell’anno scorso ai 1.200.000 di persone, mentre i pernottamenti sono stati oltre 135.000, sui quali ci si attende un incremento a seguito dell’unione dei comuni di Montalcino e San Giovanni d’Asso. Questi numeri confermano che l’aumento dei turisti, trainato dal settore enogastronomico, genera un effetto positivo per tutto l’indotto. E quest’anno con i festeggiamenti per il 50esimo di fondazione del Consorzio le cifre dovrebbero aumentare ancora. Le bottiglie di Brunello di Montalcino prodotte nel 2016 sono state 13.932.000, così suddivise: Brunello 9.100.000, Rosso 4.500.000, Sant’Antimo 300.000 e Moscadello 32.000. Una leggera contrazione rispetto all’anno scorso (-4,71%) dovuta al minor numero di bottiglie immesse sul mercato, a sua volta dovuto ad una minore produzione di uva nel 2011.


Sagrantino e Grechetto Ecco i ‘gioielli’ umbri

La regione al Vinitaly presenta le sue produzioni

NON SOLO vino e olio, ma anche turismo. L’Umbria si presenta nella sua ‘interezza’ tra i padiglioni del Vinitaly. Le Strade del vino e il Movimento turistico del vino dell’Umbria presenteranno a Verona, in maniera coordinata, tutto il territorio e le sue produzioni tipiche di qualità promuovendo un’offerta ricca e variegata, alla scoperta non solo dei vini della regione, come il Sagrantino di Montefalco Docg, ma anche i suoi luoghi: in vetrina, quindi, pacchetti turistici a tema, eventi, momenti esclusivi da vivere all’insegna delle eccellenze locali, itinerari e accoglienza specifica in ogni stagione. Le associazioni saranno ospiti dello spazio firmato Movimento turismo del vino Italia nel Padiglione 3 C8/D8 insieme ad alcune cantine umbre che proporranno vini in degustazione. L’UMBRIA ha un territorio prevalentemente collinare che consente un’ottima coltivazione della vite: i vini prodotti in questa regione sono più o meno in in pari misura sia bianchi sia rossi. Il terreno coltivato a vite è di circa 16.000 ettari, con una produzione annuale di 740.000 ettolitri, di cui il 30,5% è a Doc. Entrando nei dettagli, fra le uve a bacca bianca è certamente il Grechetto a ricoprire il ruolo primario, un’uva autoctona dell’Umbria diffusa in tutta la regione, mentre l’uva rossa più importante è il Sagrantino. In Umbria, le produzioni dei vini di qualità sono rappresentate da 2 Denominazioni di origine controllata e garantita (Docg), 11 Denominazioni di origine controllata (Doc) e 6 Indicazioni geografiche tipiche (Igt). Le due Docg sono Torgiano Rosso Riserva e Sagrantino di Montefalco (o Montefalco Sagrantino), entrambi vini rossi: il primo è coltivato in tutto il territorio del comune di Torgiano in provincia di Perugia, mentre il secondo è coltivato nell’intero territorio del comune di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria in provincia di Perugia. Le 11 produzioni Doc comprendono Assisi, Colli Altotiberini, Colli Amerini, Colli del Trasimeno, Colli Martani, Colli Perugini, Lago di Corbara, Montefalco, Orvieto, Rosso Orvietano e Torgiano. Le 6 Igt annoverano Allerona, Bettona, Cannara, Narni, Spello e Umbria. INTANTO, va segnalato che alcuni mesi fa i vini di Montefalco hanno conquistato anche Monica Larner, critica della rivista The Wine Advocate, una delle più influenti nel settore enologico internazionale. «I gioielli enologici del Cuore verde dell’Italia – ha riferito una nota del Consorzio tutela vini di Montefalco – sono descritti come virtuosi e introspettivi e il Sagrantino, insieme a Montefalco, ne rappresenta l’emblema». Nulla da invidiare quindi a quelli delle regioni vicine, come la Toscana: «Da un punto di vista estetico e qualitativo – ha scritto la critica – Montefalco ha molto in Comune con Montalcino. Entrambe le città rappresentano dei poli turistici regionali che hanno fondato la loro identità culturale sulla tradizione vinicola italiana».

Una cronometro tra le viti

Vino e bicicletta
Arriva la maglia Rosa

VINO e bicicletta. La ‘Crono del Sagrantino’, in calendario il 16 maggio 2017, sarà infatti la decima tappa dell’edizione numero 100 del Giro d’Italia, presentato nelle scorse settimane a Milano e incontra un altro anniversario: i 25 anni della Docg Montefalco Sagrantino. Partirà da Foligno e si snoderà attraverso i due principali territori della Docg stessa, Bevagna e Montefalco. I partecipanti si daranno battaglia sul filo dei centesimi per portare a casa i 39,2 chilometri umbri, preparandosi ad affrontare un percorso di grande difficoltà: un lungo tratto in salita, il più suggestivo, tra i vigneti del Sagrantino, dal fondovalle (Foligno) alla piazza del Comune di Montefalco, punto di arrivo. «LA CULTURA del vino – ha osservato Donatella Tesei, sindaco di Montefalco – rappresenta uno dei linguaggi più suggestivi per promuovere un territorio. E’ espressione non solo di un’eccellenza produttiva ma anche delle sue peculiarità artistiche e culturali. Questa crono per noi ha un valore ancor più importante perché è legata ai luoghi di San Francesco».


Consorzio chianti colli fiorentini

È sempre in crescita la vocazione ‘green’
Sale al 30% la quota di produttori biologici

CRESCE la vocazione per le produzioni sostenibili sui Colli Fiorentini. Nei vigneti attorno a Firenze fare vino è sempre più spesso una attività legata alla accoglienza turistica, e a fianco di splendide ville cresce una vitivinicoltura sempre più attenta all’ambiente. Tra i vignaioli del Chianti fiorentino c’è chi è in conversione o ha già ottenuto la certificazione biologica, chi invece ha intrapreso la via della lotta integrata. Alcuni, invece, hanno deciso di sposare la causa portata avanti dai movimenti e dalle associazioni del vino ‘naturale’. Ma al di là degli orientamenti dei singoli soci, all’interno della compagine di aziende che fanno parte del Consorzio Chianti Colli Fiorentini risulta di anno in anno sempre più evidente la crescita di una forte sensibilità eco-friendly, secondo una tendenza che sta contagiando anche gli altri produttori, sempre più sensibili al fascino del bio.

TENDENZA
Molti produttori hanno sposato la causa dei movimenti del vino naturale

Tra questi ultimi, si conta un percorso giunto alla sua positiva conclusione proprio negli ultimi mesi: è il caso dell’azienda Malenchini che dal 2017 può fregiarsi del sigillo di certificazione bio. Una tendenza confermata anche dai nuovi associati dello scorso anno, gli ultimi arrivi nel Consorzio dello scorso anno – Ottomani, Podere Casaccia, Gualandi – producono vino con sistemi di tutela ambientale che vanno dal biologico al biodinamico. Arriva così al 30% il conteggio delle aziende del Consorzio Chianti Colli Fiorentini con certificazione biologica. Una crescita sempre più importante che ha visto, pionieri in Toscana, due realtà che hanno sposato da tempo le regole dell’agricoltura biologica: Tenuta San Vito di Montelupo Fiorentino dal 1982, Fattoria San Michele a Torri di Scandicci dal 1993, seguiti qualche anno dopo dalla Tenuta Maiano di Montespertoli. A queste bisogna aggiungere quelle in conversione, nonché un nutrito gruppo di realtà che ha scelto invece di percorrere la strada della lotta integrata, un sistema agricolo a basso impatto ambientale.

2017-04-10T13:47:06+00:00