Veneto e Umbria

Veneto e Umbria 2019-04-03T15:32:32+00:00

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VENETO

FOCUS LA PRODUZIONE CRESCE IN DOPPIA CIFRA, EXPORT MILIARDARIO, NUMERI RECORD A PECHINO

La capitale del vino non si ferma più

Il settore dà lavoro a 25.000 imprese: a vigneto oltre 90.000 ettari, boom del biologico

di LORENZO FRASSOLDATI

UNA GRANDE regione del vino, la prima. È il Veneto. Oltre 90.000 ettari di vigneto, una produzione che nel 2018 ha superato i 12 milioni di ettolitri (+25% sul 2017). Il Veneto è anche la prima regione italiana esportatrice di vini: da sola vale oltre il 35% dell’export nazionale, con 2,2 miliardi di euro ed una crescita del 3,6% rispetto al 2017. I primi tre mercati sono Regno Unito, Stati Uniti e Germania. La crescita maggiore per ora appartiene agli Stati Uniti (+11,6% rispetto al 2016), mentre considerando i primi 20 il record spetta alla Cina (+42,7%).

SONO 25.000 le imprese agricole impegnate nel settore, con 32.700 addetti. Le cantine esportatrici sono 1400. Un altro primato sono i 4500 ettari vitati convertiti al biologico con una crescita del 165% nell’ultimo triennio. Il vino è una componente fondamentale del sistema produttivo regionale. Con un miliardo di giro d’affari l’uva da vino rappresenta il 17% della Plv regionale (5,9 miliardi). Il paniere della qualità certificata e tutelata del vino veneto è rappresentato da 14 Docg, 29 Doc e 10 Igt tra cui molti campioni dell’eccellenza enoica nazionale come Amarone, Ripasso e Valpolicella tra i rossi, Soave e Lugana tra i bianchi, il Prosecco Docg e Doc tra le bollicine più esportate al mondo.

«NEL RECORD dell’export di vino veneto – spiega l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan – il merito in particolare è del Prosecco che nel 2017 ha superato gli 800 milioni di euro di spumante Dop esportato, vale a dire il 60% dell’export di spumante nazionale. La crescita maggiore per ora appartiene agli Stati Uniti (+11,6% rispetto al 2016), mentre considerando i primi 20 il record spetta alla Cina (+42,7%). La regione Veneto intende continuare a sostenere il settore, offrendo alle aziende opportunità finanziarie per il miglioramento della competitività sia in campagna che in cantina e cercando di premiare quelle aziende che intendono impiegare sistemi di coltivazione che aumentino la sostenibilità ambientale». Lo scorso anno, ricorda Pan, «la regione Veneto ha finanziato, nell’ambito del programma nazionale di sostegno al comparto vitivinicolo, interventi per quasi 48 milioni di euro. Con la misura ‘investimenti’ nel corso del 2018 sono state finanziate 330 domande per un importo di 14,2 milioni di euro. Con la misura dedicata alla ristrutturazione e riconversione vigneti sono state ammesse a contributo 1.108 aziende per una superficie di 1.961 ettari, per un aiuto complessivo pari a 17,8 milioni. Per la promozione dei vini veneti nei paesi terzi la Regione ha sostenuto 49 progetti per un totale di 14,6 milioni di euro». Sul fronte della formazione Pan ricorda l’accordo fra Regione e Università di Padova per l’alta formazione dei viticoltori per incentivare la sostenibilità ambientale di vigneti e cantine. In particolare è stato finanziato con 300 mila euro il Cirve (Centro interdipartimentale per la ricerca in viticoltura e enologia dell’Università di Padova) perché predisponga un programma triennale di qualificazione specialistica per enologi e tecnici del vino sui temi della ‘sostenibilità’ ambientale dei vigneti e delle cantine, della mitigazione dell’impatto dei cambiamento climatici sui vigneti, dell’innovazione delle tecniche agronomiche anche in chiave di risparmio idrico.


SOCIETÀ AGRICOLA ELEVA

«Puntare sul bio la scelta migliore»

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NON SOLO grandi nomi e brand universali: al Vinitaly c’è anche chi fa il vino con vigne di pochi ettari e una produzione che si conta in migliaia di bottiglie (ma ne spedisce metà all’estero, fino al Brasile). La Società agricola Eleva, in Valpolicella, esiste con questo nome dal 2011. «Siamo nati dal sogno di una grande donna, Franca Maculan », racconta l’enologa Raffaella Veroli, che con il suo ex docente Davide Gaeta oggi gestisce la tenuta acquistata nel 1989 dalla cofondatrice dell’associazione Le Donne del vino. In un terreno da sei ettari, tre e mezzo vitati, Eleva produce tutte le Doc della Valpolicella: non solo il Valpolicella Ripasso e l’Amarone, anche il Valpolicella Classico. Prodotto semplice, ma indispensabile: «Difficile venderlo, ma resta il biglietto da visita di un’azienda». Considerazione valida per il Vinitaly: «Quest’anno portiamo il biologico, a giugno 2018 è terminato il nostro percorso di preparazione. Il primo vino bio in commercio è il Valpolicella Classico. Non è stata una scelta semplice, ma questa è l’azienda ideale per farlo». A Verona (Padiglione 8, stand G2) ci saranno anche il Valpolicella Ripasso 2017 e l’Amarone 2015, «l’annata più bella degli ultimi anni». In foto, Veroli e Gaeta.

Riccardo Rimondi


Montresor rafforza le ambizioni

Nuova società: legame più stretto col territorio e sviluppo dell’export

di MARCO PRINCIPINI

«UN’ESPERIENZA imprenditoriale a tratti inedita ma con un potenziale di sviluppo unico. L’obbiettivo condiviso dai nuovi soci è quello di mettere a disposizione il capitale cooperativo, e tutto il suo sistema di valori, per lo sviluppo di una delle aziende più importanti e storiche del panorama viticolo Veneto». Nicodemo Begalli, direttore di Cantine Giacomo Montresor, descrive così un progetto ambizioso, appena realizzato. Terre Cevico, Vitevis, Valpantena insieme per la crescita dell’export e per un ulteriore rafforzamento del legame con il territorio in cui si sviluppano i vigneti.

DA SUBITO alcuni importanti investimenti per la riorganizzazione e la ristrutturazione della cantina storica, che sarà innovata, ampliata e presto aperta al pubblico per visite organizzate. Così Montresor guarda al futuro. «Il Cda – continua Begalli – ha già stabilito un corposo piano di investimenti. A conclusione di Vinitaly inizieremo la ristrutturazione della cantina storica alle porte di Verona: primi interventi saranno dedicati al fruttaio per l’appassimento delle uve atte ad Amarone. Successivamente seguirà l’ammodernamento della linea di imbottigliamento, che sarà sostituita con l’obbiettivo non solo di potenziarla, ma anche di innovarla per permetterci il confezionamelo di nuovi formati».

LE CANTINE Giacomo Montresor annoverano anche la cantina Vidussi, una realtà di 30 ettari sulle colline nel Collio Goriziano, rinomata per la produzione di Ribolla Gialla e Friulano, oltre ai vini varietali tra i quali chardonnay e sauvignon. Anche presso Vidussi sono previsti importanti investimenti indirizzati, in questo caso, al rinnovamento dei vigneti e all’attivazione di un punto d’accoglienza enoturistico. Altro ambito d’intervento è quello che riguarda il restyling del marchio aziendale, d’ora in poi Montresor Heritage, e tanti progetti di marketing per lo sviluppo in grande stile di una realtà che ha fatto la storia della Valpolicella.

«ABBIAMO avviato – osserva Edoardo Montresor, brand ambassador – molti progetti per integrare e comunicare il lavoro di restyling apportato al brand. In questo Vinitaly ci sveleremo con la nuova immagine che riprende e valorizza la storia ultracentenaria della famiglia Montresor».

SUL PIANO commerciale, l’obbiettivo della nuova governance aziendale è quello di sviluppare ulteriormente sia i mercati del canale Horeca in Italia, sia i mercati esteri. «Vogliamo – conclude Begalli – incrementare la nostra presenza sui mercati dove godiamo di un’elevata riconoscibilità del brand: Canada, Stati Uniti e Nord Europa. In alcuni di questi mercati Montresor è presente da inizio ‘900. Proprio quest’anno festeggiamo il 50° anniversario dall’ingresso del nostro Amarone Docg Satinato sul mercato Canadese del Quebec. Parallelamente, grazie alla rete vendita dei nuovi soci, guardiamo con interesse allo sviluppo di quei mercati dove non siamo ancora presenti, in particolare Cina, Giappone e Corea. Il tutto viene fatto con l’impegno costante di mantenere altissimi i livelli qualitativi aumentando ulteriormente il valore aggiunto generato ».


UMBRIA

Obiettivo: fare rete e imporre il brand

La regione punta a proporsi sempre più come sistema in una filiera fondamentale

di DONATELLA MILIANI

L’UMBRIA del vino è tra le protagoniste dell’edizione 2019 del Vinitaly. Più di una sessantina le cantine presenti, chi all’interno dello stand regionale Umbria Top (circa 1.000 metri quadri), chi con spazi propri. L’obiettivo è quello di puntare ad un brand sempre più riconoscibile come attesta lo slogan, ‘Umbria Wine Experience’, che accompagnerà incontri, iniziative, presentazioni e degustazioni che avranno luogo nel contesto della kermesse. «Il fatto che sia aumentato il numero delle cantine presenti all’interno del nostro stand dimostra un’importante crescita nella voglia di fare aggregazione e promuoversi insieme – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini –. La qualità del nostro vino a livello internazionale è ormai riconosciuta e apprezzata e gode di finanziamenti consistenti Ocm e Psr. Quello del vino infatti è sicuramente un settore che fa da traino al made in Umbria ». E nel contesto della fiera la promozione dei territori sarà consistente.

TRA gli appuntamenti di particolare interesse «gli eventi organizzati ad esempio dai consorzi di Orvieto e Montefalco per la promozione delle nostre specificità territoriali – segnala Cecchini –, ma anche quelli in cui verranno fatte le degustazioni che in questa edizione prevedono anche la presenza di pesce d’acqua dolce. L’Umbria non ha il mare ma può offrire la formidabile risorsa-laghi». La capacità di fare rete può aiutare il vino umbro a imporsi come brand regionale. L’Umbria ha infatti vini importanti e produttori di caratura internazionale ma resta ancora qualche criticità nella frammentazione. «Vinitaly è l’occasione per riprendere il discorso di creare un marchio Umbria che renda riconoscibili le bottiglie prodotte qui nella nostra terra, senza andare, ovviamente, a influire sulle varie denominazioni come l’Orvieto, il Sagrantino, il Montefalco, i Colli Perugini o il Tuderte» dice ancora l’assessore Cecchini che sottolinea comunque «i passi avanti fatti negli ultimi anni. Il vino umbro è sensibilmente migliorato come qualità grazie anche agli investimenti Ocm e Psr messi in campo che hanno permesso innovazioni tecnologiche, nuove opportunità di impresa e promozione dei prodotti ».

IL SETTORE vitivinicolo rappresenta una delle più importanti filiere del sistema agroalimentare umbro. La superficie vitata regionale è di circa 12.200 ettari. La produzione complessiva media annuale di vino è pari a 70.000 ettolitri. Il settore può contare su 2 vini Docg: Montefalco Sagrantino e Torgiano Rosso Riserva; 13 vini Doc: Amelia, Assisi, Colli Altotiberini, Colli Martani, Colli del Trasimeno, Colli Perugini, Lago di Corbara, Montefalco, Orvieto, Rosso Orvietano, Spoleto, Todi, Torgiano; 6 vini Igt: Umbria, Allerona, Bettona, Cannara, Narni e Spello.

NELLA distribuzione produttiva emerge una prevalenza (per lo meno in quantità) della produzione di vini bianchi, trainati soprattutto dalle Doc Orvieto classico e Orvieto e dall’Igt Umbria (bianco e grechetto). Le principali tipologie di vini rossi prodotte sono invece l’Igt Umbria rosso (merlot e sangiovese), la Doc Montefalco e la Docg Montefalco Sagrantino. In Umbria ci sono circa 240 strutture di trasformazione delle uve, di cui il 20% condotte da giovani imprenditori. Un ruolo importante nel panorama produttivo regionale è svolto dalle cantine sociali che rappresentano, con il 40% circa, una quota significativa della produzione. Le esportazioni di vino umbro all’estero hanno superato nel 2017 quota 34 milioni di euro, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente (fonte WineMonitor).


FOCUS LE CANTINE CHE ESPORRANNO INSIEME DAL 7 AL 10 APRILE SARANNO 54

Ecco la delegazione di chi sarà nello stand a Verona

LE 54 cantine presenti nello stand della Regione sono: Scacciadiavoli, Benedetti & Grigi, Moretti Omero Organic Wines since 1992, Bocale, Colle Ciocco, Fattoria Colleallodole Antano Milziade, Vetunna Cantine Bettona dal 1960, Dionigi, Terre de’ Trinci, Romanelli, Le Cimate, Cantina Tudernum, Villa Mongalli, Consorzio Tutela Vini Montefalco-Sagrantino, Azienda Agricola Valdangius, Morami, Cantina Peppucci, Cantina Bartoloni, Madrevite, Tenuta Cav. Mazzocchi 1919, Tenuta Placidi, Cantina Baldassarri, Sasso dei Lupi, Leonardo Bussoletti viticoltore in Narni, Di Filippo, Terre di Capitani, Pizzo Gallo, Donini, Consorzio Tutela Vini Torgiano, Calispone, Chiorri, Consorzio Vini Orvieto, Terre Margaritelli, La Palazzola, Zanchi, Consorzio Umber, Santo Iolo, Azienda Agricola Feudi Spada, Adanti, Azienda Agricola Colle Uncinano, Castello di Montegiove, Tenuta Bellafonte, Tenuta di Saragano, Tenuta di Salviano, Castello di Corbara, Custodi, Altarocca Organic Wines, Cardeto, Pucciarella, Roccafiore Organic Wines, Cantina Todini, Torre Bisenzio, Fattoria di Monticello, Duca della Corgna Cantina del Trasimeno.

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