Speciale Vinitaly

Veronafiere

Veronafiere brinda al nuovo corso «Vinitaly ‘doppio’ e internazionale»

Il presidente Danese: «Business tra i padiglioni, appassionati in città»

MEGLIO cinquanta più uno che cinquantuno. C’è una spiegazione. «Così comunichiamo le nostre intenzioni: questa edizione di Vinitaly – la 51esima, appunto – certificherà un nuovo inizio», la sintesi di Maurizio Danese, presidente di Veronafiere.Manager deciso e concreto: al vertice dall’ottobre 2015, ha trasformato la Fiera di Verona in spa, con un piano di investimenti da 94 milioni di euro fino al 2020, e ha decretato la cesura tra il Vinitaly business tra i padiglioni e quello consumer in città.

Presidente Danese, si riparte: al via una nuova edizione di Vinitaly. La cinquantesima più uno… «L’anno scorso abbiamo presentato le linee guida per il futuro, ora possiamo dire di aver mantenuto le promesse. Vinitaly 2017 è davvero un nuovo inizio, in coerenza con quanto riferito nel 2016. I tre pilastri sono la netta divisione tra il business in fiera e l’evento dedicato ai wine lover in città, l’aumento delle presenze straniere e uno spessore più internazionale all’evento nel suo complesso».

Quali sono le aspettative, per quanto riguarda gli espositori esteri? «Quest’anno avremo il 30% in più di espositori con alcune novità assolute: la provenienza da paesi come Giappone, Kosovo e Andorra. Sui 130mila visitatori del 2016, circa 50mila sono arrivati dall’estero, 28mila dei quali buyer soprattutto da Stati Uniti e Cina. Nel 2017 avremo 3mila buyer in più proprio da questi due paesi e abbiamo già organizzato 5mila incontri ‘b2b’. Qualificazione di Vinitaly, più buyer stranieri soprattutto dai paesi target Stati Uniti e Cina, più presenze internazionali: questi gli obiettivi».

Dividere il comparto business da quello dedicato agli appassionati si è rivelata scelta vincente? «Nel 2016, Vinitaly and the city ha attirato 29mila persone che sono andate in città e non in fiera. Sì, il risultato è ottimo».

Anche perché si crea un ulteriore indotto. «Per la prima volta la città e la Fiera di Verona si sono unite in una manifestazione così importante: abbiamo dimostrato quanto vale il territorio in termini di attrattività. C’è una selezione più accurata dei visitatori business, rispettando le aspettative degli espositori, ma dando un’alternativa ai wine lover. Per loro prevediamo degustazioni tra le bellezze di Verona, è anche un modo per educare i giovani al giusto approccio a vino e cibo».

Da ente a spa
La Fiera di Verona si è trasformata in spa «Se ne parlava da vent’anni, ci presentiamo al mercato con ambizioni ancora maggiori»

Meglio il centro di una bella città dei padiglioni, insomma. Quali le novità del 2017? «Non ha senso che il consumatore amante del vino venga tra i padiglioni. Meglio un contesto diverso in cui può parlare con i sommelier, godendosi spettacoli e pagando anche meno. Quest’anno ci saranno più eventi e arriveremo anche in provincia, a Bardolino, sul Lago di Garda. Ci saranno assessori di altre regioni che verranno a ‘studiarci’. Nel 2018 vogliamo estendere il modello a tutto il territorio provinciale».

La trasformazione della Fiera in spa vi ha dato nuova linfa? «Se ne parlava da vent’anni, tra il Vinitaly del 2016 e quello del 2017 abbiamo completato il processo».

Sviluppo e futuro
Veronafiere ha avviato un piano da 94 milioni entro il 2020 con investimenti destinati alle strutture, alle manifestazioni, ai servizi e anche al digitale

Quali sono le prospettive? «Ci presentiamo al mercato con un piano industriale da 94 milioni entro il 2020. Gli investimenti saranno destinati alle strutture e in parte alle manifestazioni. È già in appalto la realizzazione di 3mila parcheggi, organizzeremo i padiglioni come i nostri migliori competitor. Investiremo anche in servizi e sul digitale: durante il prossimo Vinitaly effettueremo un test su 3mila buyer per osservarne il comportamento. In base ai risultati, orienteremo gli investimenti sul digitale».

Quale rilevanza ha l’agroalimentare nel vostro piano? «Il 45% delle fiere italiane del settore si svolge a Verona. Non vendiamo solo metri quadrati agli espositori, l’87% del fatturato è generato da eventi organizzati da noi. Siamo i primi in Italia per organizzazione diretta di fiere, il piano di investimenti toccherà in maniera decisa l’agroalimentare».


FOCUS

Primo organizzatore ‘diretto’ in Italia

VERONAFIERE è il primo organizzatore diretto di manifestazioni in Italia, è il primo in Italia per metri quadrati venduti in manifestazioni internazionali, è al 12esimo posto in Europa per superficie espositiva e numero di espositori, al 13esimo per numero di visitatori. La mission «è quella di rappresentare un hub naturale per la promozione internazionale del sistema industriale del Paese e dell’eccellenza made in Italy – precisa la Fiera –, fornendo strutture e servizi ad alto valore aggiunto ai propri clienti sia visitatori che espositori». Maurizio Danese è il presidente, vicepresidenti sono Claudio Valente (vicario) e Guidalberto di Canossa. Barbara Blasevich e Manfredo Turchetti sono consiglieri. Il direttore generale di Veronafiere è Giovanni Mantovani.


LE COLLABORAZIONI

«Sì alla partnership con altre realtà»

UNO SGUARDO al futuro. È quello del presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. «Nel mercato fieristico, fino a qualche tempo fa – precisa –, c’erano due grandi hub come Europa e Stati Uniti. Oggi l’Asia è in crescita. Un obiettivo del nostro piano di investimenti è riuscire a competere con concorrenti internazionali, senza sottrarci a partnership con altri soggetti italiani, in modo da presentarci più uniti. Vogliamo che Verona cresca, ma siamo attenti e sensibili alla collaborazione con altre fiere. Un esempio possono essere quelle con Parma per Cibus-Vinitaly e con Tuttofood Milano». L’impulso che arriva è deciso. La Fiera di Verona è proprietaria della maggior parte delle manifestazioni che ospita: un vantaggio competitivo. Non solo. «Noi rappresentiamo il 4% del Pil di Verona», sintetizza il presidente Danese. Un motore per l’economia. Che funziona bene.

2017-04-10T10:57:47+00:00