Benessere

Influenza o raffreddamento?
Due malanni, terapie diverse

Distinguere e affrontare le malattie invernali

di ALESSANDRO MALPELO

«STIAMO attraversando una stagione pesante, virus influenzali e virus respiratorio sinciziale si rivelano quest’anno più aggressivi del previsto, specie nei bimbi piccoli». L’annuncio è di Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip). L’influenza si è fatta sentire, ci sono casi severi, focolai di broncopolmonite, ricoveri ospedalieri, polmoniti atipiche, complicanze a non finire. A fine gennaio siamo arrivati al picco dei contagi, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, e il numero di italiani colpiti dal virus viaggia verso i tre milioni e passa. Intanto l’inverno continua a imperversare (tra piogge, gelate e neve) alternandosi a pallide schiarite, e mette alla prova le nostre difese immunitarie. Perché è bene distinguere la classica influenza da un normale raffreddore o da un colpo di freddo? Perché la terapia cambia a seconda dei casi. Sotto il termine influenza sono comprese forme infettive dovute a virus. Tecnicamente si parla di vera influenza solo se si verificano tre condizioni contemporaneamente: febbre elevata improvvisa, dolori muscolari articolari e sintomi respiratori quali tosse, naso che cola, congestione, secrezione nasale, mal di gola e cerchio alla testa. Negli altri casi si parla di infezioni respiratorie o sindromi para-influenzali, come ad esempio il raffreddore, dove i sintomi principali sono localizzati a livello delle prime vie aeree, naso e gola.

IN FARMACIA si possono trovare i comuni rimedi per questi inconvenienti. L’automedicazione deve essere responsabile, se le cose non migliorano dopo qualche giorno è bene consultare il medico. Tra i farmaci più utilizzati gli spray, l’aerosol per il naso chiuso, collutori o pastiglie da masticare per alleviare il mal di gola, sciroppo lenitivo o sedativi della tosse, fluidificanti e mucolitici, antinfiammatori (antidolorifici e antipiretici). Anche integratori e omeopatici fanno la loro parte. Gli antibiotici vanno presi su indicazione del medico, per concomitanti infezioni batteriche, e sappiamo che di complicanze del genere se ne verificano parecchie. «I contagi raggiungono il picco a fine gennaio», spiega Antonino Bella, responsabile della rete di sorveglianza epidemiologica InfluNet. I sintomi, se non ci sono particolari complicanze, sono per l’appunto febbre, brividi, dolori ossei, stanchezza, mal di testa e tosse insistente.

IN UN PROSSIMO futuro contrastare l’influenza potrebbe essere più facile, già si parla di somministrare il vaccino con un pratico spray nasale, evitando il fastidio dell’ago. L’annuncio è venuto da VisMederi, azienda nata come start up all’Università di Siena. Altra idea è quella di arrivare a produrre vaccini antinfluenzali con quelle che gli esperti definiscono «piattaforme non animali». Di certo c’è che la Commissione Europea ha autorizzato un nuovo tipo di vaccino antinfluenzale prodotto in colture cellulari (Flucelvax Tetra) più efficace del 36% rispetto ai vaccini quadrivalenti standard coltivati su uova e questo, per gli specialisti, è un ulteriore passo avanti.


Il menù per la vita di coppia
La complicità dei cibi dà slancio all’intesa sessuale

L’aiuto a tavola, dagli afrodisiaci ai rinvigorenti

di OLGA MUGNAINI

LA VITA di coppia si decide anche a tavola. Nulla fa miracoli, ma molte cose possono aiutare, specialmente con il consiglio di un buon nutrizionista. Si scopre così che esiste una sorta di menù che può riportare armonia e vitalità in camera da letto, dando una mano soprattutto all’uomo. Ecco una carrellata dei cibi che, per le loro caratteristiche, possono essere definiti ‘anti-flop’. I consigli arrivano dal primo congresso nazionale della società italiana di andrologia (Sia), che è stato interamente dedicato a natura, ambiente e alimentazione. Al vertice degli alimenti da tenere presenti per migliorare la sessualità maschile ci sono gli asparagi, in quanto fonte di vitamina E. Se ne consigliano 300-350 grammi a settimana anche cotti, in modo che possano stimolare la produzione di ormoni maschili potenziando la funzione sessuale e la fertilità. Ricordarsi poi delle mandorle, ricche di antiossidanti e Omega 3, 6 e 12: trenta grammi al giorno hanno un effetto positivo sulla capacità sessuale e riproduttiva dell’uomo. Ottimo lo zenzero, che è anch’essa una pianta ricca di antiossidanti. Se ne viene assunta una dose massima consigliabile di 15 grammi a settimana, gli esperti ritengono che si possa favorire la produzione ormonale endogena. Per quanto riguarda la cicoria invece, parliamo di un’erba che è fonte di androstenedione: il suggerimento è di 250 grammi anche due volte a settimana, in modo da fornire ormoni sessuali all’organismo.

PER LA GIOIA di molti, nei cibi che fanno bene all’amore c’è anche il cacao. Una tavoletta fondente al 70% alla settimana si ritiene che favorisca la produzione di piacere e il relax, che comunque non fa mai male. Il peperoncino, come è noto, è un potente vasodilatatore che agisce a livello dei corpi cavernosi del pene. All’interno di una dieta accorta, sono consigliabili 15 grammi una tantum, tenendo conto che dosi eccessive possono infiammare la prostata e fare peggio che meglio.

LE OSTRICHE, note per essere un cibo afrodisiaco, sono davvero consigliate per il loro elevato contenuto di zinco, che serve a stimolare la produzione di testosterone. Eccoci all’aglio: nonostante l’odore molto forte e sgradevole, risulta un alimento importante, perché contiene l’allicina, una sostanza che aumenta il flusso sanguigno. Il consiglio è due spicchi d’aglio al giorno, per tre mesi consecutivi, che aiuterebbero a risolvere problemi d’impotenza soprattutto nei soggetti che soffrono di colesterolo alto. Un valido alleato è inoltre l’avocado, ricco di acidi grassi essenziali, vitamina B e acido folico: mangiarne ogni giorno favorisce l’equilibrio ormonale. Infine il vino rosso: un bicchiere a pasto svolge un effetto positivo anche sulla sessualità.

MA ATTENZIONE, perché ci sono anche i cibi nemici dell’amore. Fra questi il caffè, il pepe, i latticini, gli alcolici, gli insaccati e i cibi fritti se consumati in quantità eccessiva, in quanto possono avere un effetto potenzialmente infiammatorio specie sulla prostata.


NUOVI STUDI SULL’EIACULAZIONE PRECOCE. L’ESPERTO: «ATTENTI AL FAI DA TE»

E le erbe frenano l’ansia da prestazione

UN TRATTAMENTO di tre mesi con un mix di estratti vegetali di griffonia, passiflora e valeriana, assunti sotto forma di integratori prescritti dallo specialista può ridurre fino al 40% l’entità dei sintomi, migliorando la qualità della vita sessuale di coppia.

PUÒ ARRIVARE infatti dalle erbe una nuova speranza per chi soffre di eiaculazione precoce, ma soltanto se l’andrologo ha escluso cause organiche e il problema dipende solo da ansia e stress. Stando ai dati raccolti dalla Società italiana di andrologia (Sia), l’azione tranquillante e rilassante di griffonia, associata a valeriana e passiflora, aiuta a rimanere più calmi e concentrati durante un rapporto sessuale, tacitando l’ansia da prestazione.

«È TUTTAVIA imprescindibile la valutazione dell’andrologo su ciascun paziente per capire se i sintomi hanno una causa organica specifica e poter così intervenire con la terapia più adeguata – raccomanda Alessandro Palmieri, presidente Sia e associato di urologia all’Università Federico II di Napoli –. Il fai da te è assolutamente sconsigliato perché esiste il rischio di affrontare il problema con prodotti a base di erbe che, pur essendo innocui, potrebbero rivelarsi del tutto inutili e ritardare l’accesso a cure farmacologiche efficaci».


PERFORMANCE

L’uomo fa i conti con la serotonina

TRA I PROBLEMI dell’universo maschile c’è l’eiaculazione precoce, che in Italia riguarda il 20-30% degli uomini, sia giovani che di età più avanzata. Gli specialisti ritengono che il problema sia ancora troppo sottovalutato: secondo recenti stime solo il 10% affronta il disturbo e va dallo specialista. Le cause possono essere diverse e di diversa natura. E in alcuni casi le erbe possono risolvere. Secondo gli andrologi, una soluzione da sperimentare sono gli integratori vegetali che contengono principalmente griffonia simplicifolia. Si tratta di un arbusto rampicante originario dell’Africa centrale e occidentale ricco di 5-idrossitriptofano, un amminoacido naturale, precursore della serotonina, neurotrasmettitore importante per il tono dell’umore e per la regolazione del comportamento in caso di stress.

A QUESTA pianta si aggiunge poi la passiflora incarnata, che favorisce il relax senza dare sonnolenza. Inoltre, ha proprietà antidepressive con un’azione assimilabile all’uso di benzodiazepine. Infine, c’è la valeriana officinalis, il cui principio attivo ha un effetto calmante che agisce sull’ansia da prestazione. Gli andrologi spiegano che l’eiaculazione precoce in alcuni pazienti può essere associata a una ridotta concentrazione di serotonina. Per questo i farmaci che ne incrementano le quantità possono essere utili.


«Idratare non basta»

La dermatologa: meglio le creme emollienti

Anche se ci sembra di esserci lasciati alle spalle la maggior parte dell’inverno, febbraio alle porte ci porterà ancora freddo, che non è certo un amico per la pelle. Per difenderci possiamo iniziare indossando indumenti termici, con qualche accorgimento, come evitare sciarpe di lana se l’epidermide è molto sensibile, e sostituirle con quelle di seta, termoregolatrici: già negli anni Sessanta i motociclisti usavano dolcevita di seta contro freddo e vento. Poi, proteggere le mani con guanti di lana e, se trascorreremo giorni sulla neve o in luoghi freddi, anche calzamaglia non solo di tessuti tecnici ma anche di seta sono utili. Anche in casa e sul lavoro è bene avere un umidificatore, perché caloriferi e camini asciugano l’aria e di conseguenza anche la pelle si secca.

Gloria Ciabattoni

PRESERVARE la pelle dai danni causati dai rigori invernali si può. Ci racconta come la dottoressa Maria Pia De Padova (nella foto), specialista in Dermatologia e Venereologia a Bologna.

Dottoressa, quali sono i principali nemici della nostra pelle d’inverno?

«Freddo certamente, ma anche umidità, vento e perfino gli indumenti che indossiamo, ad esempio le calze, possono provocare irritazioni e una fastidiosa secchezza. In questi casi la semplice idratazione, come si fa d’estate, non basta. Bisogna scegliere prodotti emollienti, che rispetto agli idratanti hanno un elevato contenuto di lipidi, e vanno maggiormente in profondità».

Acquistando un emolliente, quali componenti è preferibile che abbia?

«Lipidi, acido ialuronico che ha la proprietà di trattenere acqua nel derma, vitamina A, vitamina C, ceramidi che costituiscono la barriera lipidica, collagene per dare compattezza, e glicerina. Infine, è importante la presenza di bisabololo, che ha proprietà calmanti e lenitive ed è un efficace antiprurito molto utile soprattutto per le persone anziane. Spesso le confezioni ne riportano la presenza con la sigla AT».

Altri accorgimenti?

«D’inverno è bene usare saponi meno aggressivi rispetto a quelli che si usano d’estate, ed è preferibile l’impiego di creme detergenti che preservino la barriera cutanea senza alterarne la componente lipidica. Questo soprattutto per viso, gambe e braccia, che rispetto al resto del corpo sono più soggetti a secchezza».

E per il viso in particolare?

«Soprattutto idratazione, indipendentemente che la pelle sia grassa, secca o mista. Si trovano in commercio sieri e gel da usare soprattutto quando l’età avanza per trattenere acqua nei tessuti e ritardare l’invecchiamento. È poi consigliabile usare creme BB che facciano da scudo agli agenti atmosferici come fumo e smog, senza dimenticare che anche d’inverno occorre proteggere la pelle dai raggi UVA. Ci sono poi prodotti emollienti molto naturali sia per il viso che per il corpo, ad esempio l’olio d’argan. E se poi la pelle del viso secca e un po’ squamata ci fa sentire a disagio, si può ricorrere all’acido glicolico, un acido della frutta esfoliante, per cancellare piccole rughe e discromie, utile sia per le pelli giovani che mature. Si può ricorrere a peeling professionali con alta concentrazione di acido glicolico, che può arrivare fino all’80 per cento, oppure prodotti cosmetici con una concentrazione del 5-10 per cento».

D’inverno peggiorano anche alcune dermatiti.

«Possono essere particolarmente fastidiose le dermatiti seborroiche, che spesso sono ereditarie e interessano soprattutto le persone in età adulta. Sono piccole macchioline cutanee benigne, che vanno dal giallo al marrone, chiaro o scuro. Creme idratanti e lenitive servono ad alleviare il prurito, e in casi importanti si può ricorrere al laser. Un’altra patologia che con in freddo peggiora è la xerosi cutanea, che interessa soprattutto le persone anziane e si manifesta con prurito ed un’eccessiva secchezza della pelle, che diventa molto ruvida. Questa patologia migliora con il sole, e nell’attesa della bella stagione occorre trattare la parte interessata con prodotti idratanti ed emollienti che trattengano acqua».


SOLUZIONE ARROSSAMENTI, SCREPOLATURE, DOLORI REUMATICI: IL VECCHIO RIMEDIO È EFFICACE

Bagni di paraffina per salvare mani e piedi

È SOPRATTUTTO durante l’inverno che le mani (ma anche i piedi) soffrono per l’azione di vento, gelo e umidità, e diventano rosse e screpolate, per non parlare dell’artrosi che nei mesi freddi può peggiorare. Notevoli benefici si possono avere con la paraffinoterapia, che giova alle screpolature da freddo, all’elasticità della pelle, ai geloni, ma è utile anche per le patologie infiammatorie reumatiche, le contratture muscolari, gli edemi, i traumi. La paraffina riscaldata e applicata sulla pelle, con il suo calore, svolge un’efficace azione termica e quando si solidifica si rapprende e giova all’assorbimento di eventuali edemi.

LA PARAFFINA si acquista in farmacia ed è solida. La si fa fondere a bagnomaria in un pentolino, fino a raggiungere la temperatura di 45-50 gradi e diventa liquida. L’ impacco di paraffina calda favorisce la decontrattura dei muscoli, migliora l’elasticità dei tessuti connettivi, abbassa la soglia del dolore. Il trattamento è semplice: quando la paraffina è liquida, vi si immerge la mano (o il piede) più volte, facendo ogni volta sgocciolare il liquido, fino a che si crea sulla mano (o sul piede) una pellicola. Si ricopre la parte con un guanto termico o una benda avvolta in un sacchetto di plastica. Questo impacco va tenuto una ventina di minuti, poi la paraffina va rimossa. Le sedute devono essere quotidiane per una decina di giorni. Poi l’inverno non farà più paura alla pelle.

g. c.


Attenti ai nemici del respiro

Freddo, inquinamento e acari: tutti i rischi dell’inverno

di MAURIZIO MARIA FOSSATI

INVERNO, le minacce per la salute sono anche nell’aria. La stagione fredda porta sempre con sé il maggior rischio di infezioni virali per influenza, quindi i giorni con i picchi più alti del numero di persone ammalate e costrette a stare a letto. «Inverno significa anche caloriferi accesi – sottolinea Roberto Boffi, responsabile della Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. E l’inquinamento atmosferico dovuto agli impianti di riscaldamento aumenta i rischi per i nostri polmoni. Sì perché freddo e inquinamento dell’aria esercitano un’azione sinergica ai danni della salute. L’aria che respiriamo – spiega lo pneumologo – dovrebbe sempre arrivare ai bronchi e ai polmoni riscaldata e umidificata dal passaggio attraverso il naso e la gola. Il forte freddo invernale compromette questo equilibrio, aumentando la possibilità di irritazione del delicato apparato respiratorio. Se poi, al rischio di shock termico aggiungiamo l’azione infiammatoria dell’inquinamento atmosferico (stress ossidativo), ecco che le possibilità di danno alla salute si moltiplicano. I due fattori, infatti, potenziano reciprocamente la loro azione negativa aumentando il rischio di problematiche alle alte e basse vie respiratorie»

COSA SI RISCHIA? «Si possono manifestare o riacutizzare bronchiti, crisi asmatiche, broncopneumopatia cronico-ostruttiva (BPCO) e tutto ciò può portare anche a complicanze cardiologiche, come per esempio lo scompenso». Che dire del riscaldamento a pellet? «Anche se le stufe a pellet e a legna vengono spesso presentate come sistemi di riscaldamento ‘ecologici’, in realtà sono molto più inquinanti delle caldaie a metano o GPL, e perfino di quelle a gasolio. Le differenze con gli altri combustibili si riscontrano soprattutto nelle emissioni di ‘polveri sottili’ (PM), gli inquinanti più nocivi. Gli apparecchi a gas naturale e GPL fanno registrare, infatti, valori pressoché nulli di emissioni di particolato rispetto all’impiego di pellet».

E POI CI SONO gli acari. Gli acari, si sa, proliferano al meglio proprio dove si accumula la polvere: pavimenti, tappeti, divani, materassi e così via. In casa, il riscaldamento favorisce la formazione di polvere, quindi gli acari vanno a nozze con l’inverno. Pensate che possiamo trovarne anche mille in un grammo di polvere e che sono responsabili del 70% delle riniti allergiche e dei fenomeni asmatici in età pediatrica (fonte Assosalute). Il rimedio? Lavare bene i pavimenti, le superfici lavabili dei mobili e arieggiare gli ambienti. Ma se fuori c’è aria inquinata, rischiamo di cadere dalla padella alla brace. «In effetti – continua il dottor Boffi –, uno studio, pubblicato nel 2018 sulla rivista Lancet dal gruppo di Rudy Sinharay, che ha preso in esame pazienti di 60 e più anni, mostra che gli indici di funzionalità respiratoria diminuiscono durante un percorso a piedi lungo una strada altamente inquinata (Oxford Street, Londra) rispetto a una zona verde (Hyde Park). In parole povere l’inquinamento dell’aria vanifica i vantaggi che si possono trarre dal movimento fisico». Nella pratica, quindi, come ci dobbiamo comportare?: «Il consiglio è quello di non fare sforzi se non si è alla distanza di almeno 100-150 metri da una via trafficata e di usare una mascherina antiparticolato (P3) se si è costretti a girare in bici o in motorino. Indicazioni che vengono supportate dai moderni metodi di analisi che evidenziano il cosiddetto ‘inquinamento da prossimità’. Il microscopio elettronico, infatti, ci ha permesso di scoprire microparticelle di black carbon (carbonio elementare) nelle cellule (macrofagi) dell’espettorato di bambini sani che camminano lungo strade trafficate».

MA NON CI SONO solo freddo, caldaie e traffico a minare i polmoni. Il fumo di sigaretta, anche nel caso sia passivo, è assolutamente sul podio. Pensate che il 90% dei tumori del polmone lo dobbiamo proprio al fumo di sigaretta


L’ESPERIMENTO

Sigarette dannose come il traffico

IL FUMO di sigaretta, sia attivo che passivo, è certamente il maggior nemico dei polmoni in qualunque stagione dell’anno. Infatti, l’impalpabile particolato PM1 generato dalla combustione delle sigarette è in grado di arrivare dritto dritto fino agli alveoli polmonari, ‘tappezzando’ quindi le aree più profonde dei polmoni, dove avvengono gli scambi respiratori. In questo caso il danno è massimo. Pensate che il fumo di una sigaretta è dieci volte più dannoso di quello di un motore diesel. Il dato è emerso da una ricerca che ha messo a confronto il funzionamento di un’auto diesel con il fumo di tre sigarette nell’arco di mezz’ora in uno stesso volume.

SULLA COMPARAZIONE tra i rischi generati dal fumo di sigaretta passivo e dall’inquinamento da traffico, il dottor Boffi ha recentemente pubblicato sull’European Respiratory Journal uno studio condotto a Milano assieme ad Ario Alberto Ruprecht e altri ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori. La ricerca ha confrontato i livelli di particolato (PM10, PM2.5 e PM1) in due strade parallele del centro di Milano: via Pontaccio e via Fiorichiari. La prima è percorsa dal traffico automobilistico, l’altra è isola pedonale, ma costellata di ristoranti. Gli analizzatori di particolato sono stati installati sui balconi al primo piano delle due strade. Ebbene i numerosi fumatori (fino a 150 all’ora) che hanno frequentato la strada senza traffico hanno creato tra le 18 e le 24 del sabato sera picchi di inquinamento di particolato superiori a quelli generati dal traffico di 700-1000 veicoli all’ora transitati nello stesso arco di tempo nella strada aperta alle auto. Questo fatto può essere considerato preoccupante sia per i residenti, sia per i lavoratori dei diversi bar, ristoranti, pub del centro. E specialmente per i bambini, gli anziani e le persone particolarmente sensibili.

m.m.f.

2019-01-29T12:13:29+00:00 Categories: DONNA|Tags: |