Il Dna ‘impazzito’ fa saltare gli enzimi che regolano le cellule

Cause scatenanti: fattori genetici, infezioni e alterazioni immunitarie

di FEDERICO MERETA

PENSATE, per un attimo di trovarvi in una giungla con una serie di piante tutte diverse tra loro e sconosciute. Orientarsi diventa un’impresa. E solo piano piano, col tempo, potreste cominciare a conoscere la flora, a comprendere i vegetali e le loro minacce, a saper individuare quelli che possono esservi utile. Il mondo della malattie rare era fino a qualche tempo fa simile ad una vera e propria foresta, in cui comprendere qualcosa era estremamente difficile e soprattutto risultava complesso individuare i quadri a rischio. Oggi, per fortuna, la scienza ha fatto importanti passi avanti. Le patologie rare sono tante, riconoscono cause molto diverse tra loro, non hanno sintomi comuni così come non esiste un solo organo bersaglio. E’ davvero una giungla quella in cui si muovono gli esperti, visto che a volte alcuni quadri si manifestano subito dopo la nascita o in età giovanile, come capita ad esempio una patologia che colpisce le ossa, l’osteogenesi imperfetta, mentre in altre situazioni i sintomi compaiono in età adulta. In molti casi, va ricordato, il problema nasce per un’alterazione del Dna: stando a quanto si sa oggi – l’aumento delle conoscenze nel settore e addirittura la scoperta di nuove patologie rappresentano realtà quotidiana per chi si occupa di queste condizioni – circa quattro casi su cinque di malattie rare traggono la propria origine proprio da alterazioni genetiche, mentre in un quinto dei casi entrano in gioco elementi ambientali, come le infezioni o le alterate reazioni immunitarie dell’organismo.

IL CENTRO Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità, in ogni caso, precisa un fattore basilare: queste 7-8000 malattie, pur con le loro caratteristiche diverse, ‘pesano’ parecchio su chi ne soffre e sulle famiglie. E debbono soprattutto essere riconosciute precocemente, o almeno il prima possibile.  Per questo è fondamentale aumentare le conoscenze in questo ambito e mettere in atto le strategie di individuazioni più efficaci per arrivare prima possibile alla diagnosi. «Oggi sappiamo che una fetta consistente delle malattie rare oggi note è rappresentata dalle malattie metaboliche – spiega Ilaria Ciancaleoni Bartoli, Direttore dell’Osservatorio Malattie Rare (Omar). Sono circa 500 patologie genetiche, che vanno perciò considerate ereditarie, che si legano all’alterato funzionamento di una via metabolica». Cosa significa in pratica? La maggior parte delle persone colpite da queste patologie ereditarie possiede un gene difettoso che provoca una carenza di enzimi. Esistono centinaia di malattie metaboliche genetiche diverse e i loro sintomi, prognosi e terapie variano ampiamente. Basti pensare in questo senso a varie patologie genetiche, come la malattia di Gaucher e di di Fabry, caratterizzate dalla mancata ‘pulizia’ della cellula da parte dei lisosomi.

IN MOLTE di queste patologie l’organismo non è in grado di produrre un enzima o lo produce in forma non funzionante. «L’enzima mancante è come un lavoratore assenteista nella catena di montaggio – precisa Ciancaleoni Bartoli –. Ciò significa che, a seconda del lavoro svolto da quell’enzima e della sua conseguente assenza, potrebbe non essere prodotto un composto essenziale o potrebbero accumularsi sostanze tossiche. Ovviamente, se presa singolarmente, ogni malattia metabolica è rara nella popolazione generale ma quando vengono considerate tutte insieme, le malattie metaboliche ereditarie possono interessare circa 300 neonati italiani ogni anno nel nostro Paese. I disordini metabolici ereditari sono presenti alla nascita e alcuni possono essere identificati tramite lo screening neonatale metabolico esteso, anche prima della comparsa della sintomatologia. La diagnosi precoce è fondamentale: un trattamento tempestivo può prevenire la sintomatologia di molte patologie metaboliche, e in alcuni casi può fare la differenza tra la vita e la morte».


NON INVASIVO IL TEST COPRE QUASI 50 MALATTIE METABOLICHE EREDITARIE

Screening entro le prima 72 ore di vita

NON È POSSIBILE riconoscere precocemente tutte le malattie rare, ma la scienza italiana è all’avanguardia sulle tecniche per individuarle il primo possibile. E ci sono quadri in cui lo screening è un fattore fondamentale ed ora in Italia è stato ampliato a quasi cinquanta malattie metaboliche ereditarie. E’ del tutto gratuito per i neonati e non è invasivo. Grazie a questo controllo si possono identificare precocemente numerose malattie, anche gravissime, entro i primi giorni di vita dei neonati. Il test, oltre ad essere obbligatorio, è un diritto per tutti i nuovi nati e viene eseguito presso il centro nascita prima che il bambino lasci l’ospedale: in Italia, per legge, fra le 48 e le 72 ore di vita. Una diagnosi precoce permette di iniziare immediatamente il trattamento terapeutico, che riduce o addirittura elimina gli effetti della patologia. Molte delle condizioni rilevabili dallo screening neonatale, se non trattate, causano sintomi ed effetti gravi, come danni permanenti al sistema nervoso, disabilità intellettive, fisiche e dello sviluppo, e in alcuni casi anche la morte. Ad oggi lo screening neonatale metabolico viene eseguito su tutto il territorio nazionale, ad eccezione di Abruzzo, Calabria e alcune provincie della Basilicata che ancora non si sono adeguate alla normativa. Quest’ultima ha avviato proprio in questi giorni un processo per l’adeguamento; la più lontana dall’obiettivo è la Regione Calabria.