OTTENUTE ALLO STADIO PRIMITIVO

Tecnologie avanzate per cellule staminali

UN TEAM di ricerca padovano ha ottenuto in laboratorio cellule staminali allo stadio primitivo con una tecnica innovativa descritta in un articolo scientifico pubblicato da Nature Cell Biology. Le applicazioni permetteranno passi avanti significativi nel campo delle terapie avanzate di medicina rigenerativa e per le malattie rare. A differenza degli studi pubblicati in precedenza che hanno ugualmente descritto cellule staminali pluripotenti, la scoperta firmata dai professori Graziano Martello e Nicola Elvassore ha un’implicazione rilevante per le ricerche future: finora erano stati utilizzati embrioni umani oppure delle complesse manipolazioni che rendono le cellule inutilizzabili per applicazioni terapeutiche. La nuova tecnologia e la tipologia di cellula ottenuta permetterebbe applicazioni come lo studio in vitro di alcune malattie genetiche.

LE NUOVE cellule si dovrebbero differenziare meglio o in maniera più riproducibile, rispetto a quelle comunemente utilizzate, risolvendo il problema del comportamento diverso delle staminali prodotte nello stesso laboratorio. Inoltre in casi particolari, come nella sindrome dell’X fragile, queste colture cellulari saranno sempre più necessarie perché sono migliori per lo studio in vitro. Sarà infatti possibile studiare questa malattia fin dallo stadio di sviluppo primitivo per poi ripercorrere tutti gli eventi molecolari che portano allo sviluppo della patologia. Infine, queste cellule, senza dover impiegare un embrione, permettono lo studio delle primissime fasi di sviluppo embrionale per capire perché nelle prime due settimane di vita ci sia un’alta percentuale di insuccesso nel formare il feto.

LA RICERCA pubblicata, finanziata dalla Fondazione Armenise Harvard, dalla Fondazione Telethon e dalla Fondazione CaRiPaRo, è stata resa possibile in virtù della sinergia tra il Laboratorio di ingegneria delle cellule staminali del professor Nicola Elvassore (Vimm) e il Laboratorio di cellule staminali pluripotenti del professor Graziano Martello (Dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova e membro dell’Istituto Telethon Dulbecco). Hanno collaborato allo studio Stefano Giulitti (Vimm), Marco Pellegrini (Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova), Chiara Romualdi (Dipartimento di Biologia Università di Padova) e Davide Cacchiarelli (Telethon Institute of Genetics and Medicine)


FOOD AND DRUG AGGIORNA LINEE GUIDA

Terapia genica, è boom di farmaci
Rischio sicurezza

BOOM di farmaci basati su terapia genica e cellulare. Entro il 2025 la Fda, agenzia regolatoria Usa, prevede di approvare in media 10-20 molecole l’anno a fini terapeutici. I medicinali basati sulla terapia genica hanno il potenziale di trattare malattie finora considerate intrattabili. Per progredire nelle cure, l’Fda sta programmando di introdurre nuove linee guida, con indicazioni anche sulle malattie ereditarie del sangue come l’emofilia, promuovere l’approvazione accelerata e i programmi velocizzati sulla medicina rigenerativa, e suggerire i parametri su uno sviluppo più efficiente per la terapia Car-T. Tuttavia, scrive il commissario della Fda, Scott Gottlieb, «siamo preoccupati da un certo numero di persone che lavorano allo sviluppo di questi prodotti operando al di fuori delle regole, e in alcuni casi creando gravi timori per la sicurezza dei pazienti».

IN CERTI casi, sottolinea l’Agenzia, le aziende non hanno risposto all’invito a mettersi in regola, ma per quest’anno si interverrà in modo più stringente contro alcuni di questi prodotti, quelli cioè che non offrono garanzie sufficienti.


Bersaglio che rispetta il seno individuato da oncologi IEO

UN GRUPPO di ricercatori dello Ieo, Istituto europeo di oncologia, ha scoperto un nuovo set di geni in grado di prevedere l’evoluzione di un tipo di tumore al seno molto diffuso, il Luminal B, per identificare le pazienti che possono evitare la chemio perché avrebbero comunque una prognosi favorevole. Nel lavoro pubblicato sul Cell Reports si descrive il risultato: «Abbiamo visto che le staminali del cancro sono anche responsabili della ripresa della malattia, la recidiva, e della diffusione del tumore nell’organismo, le metastasi», spiega Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca Ieo, professore all’Università Statale di Milano e referente dello studio. «Contengono però anche un nuovo bersaglio terapeutico, che ci fornirà nuove possibilità, fino a ieri sconosciute, per frenare la progressione del tumore. Un passo avanti nella personalizzazione delle cure, e che permetterà di sperimentare terapie mirate applicabili a tutte le forme tumorali». La ricerca Ieo è stata finanziata dai fondi europei dello European Research Council, dal ministero della Salute e dal contributo di Airc Firc.


Donatori di cellule staminali raddoppiati a quota 440mila

AUMENTA il numero dei donatori volontari di cellule staminali emopoietiche in Italia. Il numero è raddoppiato negli ultimi dodici mesi anche grazie all’effetto mediatico legato al caso di Alex, il bambino inglese affetto da una grave patologia, e grazie al programma di trapianto di midollo per effetto del quale è partita, negli ultimi mesi, una grande gara di solidarietà. A sostenerlo è Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti, in occasione dell’open day organizzato dall’Istituto superiore di sanità per dare conto della situazione del sistema trapianti in Italia e delle numerose innovazioni che lo caratterizzano: «Anche grazie al caso del bambino inglese, che ha determinato un raddoppio del numero dei donatori volontari – ha sottolineato Nanni Costa – consideriamo di avere raggiunto, ultimamente, un nuovo traguardo, con circa 440mila donatori volontari, giovani: una popolazione che ai fini terapeutici rappresenta un presupposto di assoluta importanza»

SPERIMENTAZIONI IN LABORATORIO

Vasi sanguigni umani ricreati in laboratorio

PER LA PRIMA volta un gruppo di scienziati ha ricreato in laboratorio vasi sanguigni umani perfetti. «Ricostruire vene e arteriole a partire da cellule staminali è un punto di svolta», ha affermato Josef Penninger, ricercatore, direttore del Life sciences institute presso la University of British Columbia. «Ogni organo del corpo umano – afferma l’autore dello studio – è collegato al sistema circolatorio. Quello che abbiamo realizzato potrebbe aiutarci nell’individuare cause e trattamenti ottimali per una grande varietà di malattie dove entra in gioco una componente vascolare: Alzheimer, piaghe e ferite difficili da trattare, ictus, cancro, diabete, cardiopatie, arteriopatie, vasculopatie». I ricercatori hanno sviluppato un metodo per coltivare organoidi tridimensionali di vasi sanguigni umani, utilizzando una capsula di Petri. I cosiddetti organoidi vascolari possono essere coltivati su supporti tridimensionali, che ricreano le forme anatomiche e fisiologiche ottimali, usando le cellule staminali in laboratorio. Sembrano effettivamente in grado di imitare in maniera sorprendente la struttura e la funzione dei veri vasi sanguigni, che irrorano il corpo umano.

Maxi consorzio finanziato dalla Ue sulle tracce delle spie molecolari

NASCE un consorzio europeo per scovare le spie molecolari delle malattie e programmare cure più efficaci e tempestive. Questo è il piano di ricerca LifeTime, finanziato dalla Ue con un milione di euro per un anno, coordinato dal Centro Max Delbruck di Berlino e dall’Istituto Curie di Parigi. Coinvolge 120 ricercatori, 53 istituzioni (tra cui cinque università italiane) e 60 partner industriali. Per tagliare il traguardo della medicina di precisione (fissato, inizialmente, su tumori, malattie cardiovascolari e disturbi del sistema nervoso) LifeTime adotterà tecniche innovative quali gli organoidi, minuscoli agglomerati cellulari coltivati in laboratorio, derivati dalle staminali. Accanto a questi saranno implementate la Crispr (cosiddetto taglia e cuci del Dna) e un colossale database. «Ai primi di maggio a Berlino il varo del progetto, che si articola in tre punti: studio cellula per cellula, adozione degli organoidi come modello di studio della malattia fuori dal corpo e intelligenza artificiale per l’elaborazione dei big data», precisa Giuseppe Testa, professore della Statale di Milano. L’ateneo milanese è una delle istituzioni partner e rappresenta l’Italia.


STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI TRENTO

Censimento dei batteri Scoperti nuovi amici

IL NOSTRO intestino è popolato da miliardi di batteri alieni, amici del nostro organismo, che tengono a freno i batteri nocivi che potrebbero introdursi dall’esterno e producono preziosi fattori metabolici. Finora si conoscevano circa 1.500 specie diverse, un nuovo censimento ha permesso di individuarne quasi 5.000. Molti di questi germi, circa il 77%, costituiscono la novità e sono proprio questi illustri sconosciuti a suscitare particolare interesse. Gli uni e gli altri sono distribuiti nel mondo a seconda degli stili di vita e del tipo di alimentazione. Lo dimostra una ricerca uscita sulla rivista Cell, uno studio guidato dall’Italia, col gruppo di bioinformatica dell’Università di Trento coordinato da Nicola Segata ed Edoardo Pasolli.

I RICERCATORI italiani, unendo alle indagini genetiche e microbiologiche l’analisi dei big data, hanno studiato quasi diecimila campioni da tutti i continenti, ricavati in gran parte da banche dati pubbliche, e hanno catalogato oltre 150mila profili genomici batterici. Lo studio riguarda il microbioma umano, l’insieme del patrimonio genetico espresso da batteri, virus, funghi e parassiti riscontrabili in particolare nell’intestino, nella bocca, sulla pelle e sulle mucose dell’apparato genitale. Il microbioma svolge funzioni cruciali per l’organismo, dal metabolismo alla protezione diretta contro organismi patogeni, fino alla regolazione del sistema immunitario. «Abbiamo individuato e catalogato geneticamente – scrivono gli autori – anche microrganismi che finora non erano mai stati analizzati o descritti. Questo permetterà di caratterizzare una frazione sostanziale del microbioma, che era rimasta finora nascosta».

RICOSTRUENDO migliaia di sequenze di Dna batterico, gli studiosi trentini hanno scoperto che in alcune popolazioni africane e sudamericane esistono ancora oggi specie batteriche rare che non trovano riscontro nei Paesi industrializzati. Per Pasolli, «sono colonie che erano probabilmente presenti anche nelle popolazioni occidentali, ma che potremmo aver perso negli anni». Secondo il ricercatore italiano, «la ragione potrebbe essere legata ai diversi stili di vita, come l’evoluzione nella dieta e il diverso utilizzo di antibiotici». Il prossimo passo consisterà nel trovare un possibile collegamento tra questi batteri e l’incremento delle malattie croniche. «La ricerca – ha rilevato Segata – ha posto le basi per studiare queste nuove specie batteriche e capire se possano essere legate a malattie autoimmuni, allergie e altre forme morbose, anche tumori. Pensiamo – ha concluso – che sia necessario cercare di conservare queste specie che, in futuro, si potrebbe pensare di reintrodurre nelle popolazioni occidentalizzate a fini terapeutici».


ENERGIE DIMEZZATE DAL FREDDO PER IL 44% DEGLI ITALIANI

Sfizi e frutta secca per ricaricarsi durante l’inverno

L’INVERNO è la stagione in cui gli italiani si sentono più scarichi. Una curiosa ricerca promossa di recente da Almond Board of California ha rivelato che, su un campione significativo di individui interpellati, meno di uno su cinque dichiara di sentirsi al top delle energie in questo periodo dell’anno, e un 44% viaggia con le batterie cariche a metà, per usare un eufemismo.

TUTTAVIA, secondo gli esperti, esistono alcuni semplici accorgimenti che si possono adottare per recuperare energie fisiche e ristabilire il buon umore: come fare dell’attività fisica, uscire con gli amici o concedersi qualche sfizio, nonostante le recenti feste, anche a tavola, o ancora riorganizzare la nostra dieta inserendo alcuni nutrienti che possono aiutare a ridurre la stanchezza, come ad esempio la frutta secca, che contiene fattori nutritivi come la niacina (vitamina B3), acido folico e ferro e sono ricche di riboflavina (vitamina B2), magnesio. Tutti questi nutrienti contribuiscono a ridurre la sensazione di stanchezza e affaticamento.


La solitudine nasce nel Dna
Ma la compagnia è contagiosa

LA SOLITUDINE è scritta nel nostro Dna, ma i geni offrono delle predisposizioni, non obbligano a stare soli. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio della University of Western Ontario, pubblicate sul Journal of Research in Personality. Dimostrerebbero che il Dna incide per il 35 per cento circa nella propensione a sentirsi soli. Lo studio ha coinvolto gemelli adulti e ha portato a scoprire che chi ha fattori genetici legati a un tratto della personalità definibile nevroticismo è più solo. Tuttavia, pur dimostrando che questi fattori sono legati alla tendenza alla vita solitaria, la compagnia è contagiosa e aiuta a vincere la propensione all’isolamento. La cosiddetta epidemia di solitudine rende le persone più tristi, ed è collegata a rischi elevati di sviluppare malattie cardiovascolari, obesità e diabete. Come creature sociali, ci siamo evoluti per vivere con gli altri. Ma se si tende a sentirsi disperatamente soli anche nel bel mezzo di una stanza affollata, potrebbe essere in parte colpa dei propri avi. La buona notizia, secondo i ricercatori, è che stare vicini a persone socievoli vale come una medicina, incoraggia alla socialità infatti anche gli eremiti.


La sauna è un toccasana per tutti
Ecco le cinque regole d’oro

LA SAUNA finlandese riduce in entrambi i sessi il rischio di inconvenienti e vale come esercizio fisico. È quanto emerge da uno studio dell’Università della Finlandia. La Società italiana di cardiologia risponde con le regole della sauna ideale. 1) stomaco leggero: non bisogna entrare in sauna dopo un lauto pranzo, e nemmeno a digiuno. Per idratarsi ottime una tisana calda di tiglio o la camomilla. 2) È corretto entrare in sauna dopo una doccia ed essersi adeguatamente asciugati. 3) Indossare il costume evitando altri indumenti che possano causare irritazione o eczemi alla pelle. Meglio evitare di portare in sauna occhiali e lenti a contatto, soprattutto queste ultime sono rischiose per l’occhio a causa di alterazioni indotte dalle elevate temperature. 4) Niente oggetti di accompagnamento. Devono essere lasciati fuori dalla sauna oggetti in plastica, fibre sintetiche, riviste che potrebbero liberare sostanze chimiche a elevate temperature, ma anche oggetti metallici come catenine, orologi e gioielli, causa potenziale di scottature alla pelle. 5) All’uscita una doccia rigenera e tonifica. Poi è bene uscire all’aria aperta e fare del movimento, quale toccasana per le vie respiratorie.

METABOLISMO

Stenosi della valvola aortica
Possibile evitare il chirurgo

LA PROTEINA PCSK9 oltre ad avere un ruolo chiave nel regolare il colesterolo esercita un’azione cruciale nell’attivazione e nell’aggregazione delle piastrine, all’origine dei processi trombotici che scatenano infarti e ictus, e persino nella calcificazione della valvola aortica. Le prime conferme arrivano da due studi del Centro cardiologico Monzino pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology e condotti da Marina Camera e Paolo Poggio. «I nostri dati – scrivono gli autori – hanno evidenziato un effetto diretto di PCSK9 sulla progressione della stenosi calcifica della valvola aortica. Per i malati di stenosi valvolare aortica attualmente le prospettive terapeutiche sono l’intervento chirurgico o percutaneo. Per questa ragione guardiamo con speranza alla prospettiva che l’inibizione di PCSK9 possa rappresentare una nuova possibilità terapeutica: significherebbe segnare una svolta nel trattamento di questa malattia degenerativa che è piuttosto comune nella popolazione anziana. Nei paesi sviluppati la stima raggiunge il 7% negli over 65 ed è un numero in crescita considerando l’invecchiamento della popolazione».

Bambini con il fegato grasso
L’antidoto è l’olio extravergine

L’AUMENTO del numero di bambini sovrappeso nei Paesi industrializzati ha portato al parallelo incremento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (Nafld). Come rimediare? Una risposta potrebbe venire dall’idrossitirosolo, una sostanza contenuta nell’olio extravergine di oliva, che migliora lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza e riduce la steatosi nei bambini obesi. Lo dimostra uno studio condotto all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. In Italia si stima che circa il 15% dei bambini abbia il fegato grasso, ma si arriva fino all’80% di condizioni patologiche esaminando i bambini obesi. Tra le cause del fegato grasso c’è l’aumento dello stress ossidativo che le cellule subiscono come conseguenza dell’obesità. Per stress ossidativo si intende qualsiasi condizione causata dallo squilibrio tra produzione ed eliminazione, da parte dei sistemi di difesa, di sostanze chimiche ossidanti. Lo studio ha misurato queste sostanze nel sangue dei bambini, avvalendosi dell’esperienza dei tecnici del dipartimento di chimica biologica e farmacologia dell’Università di Messina.