Due sonde per esplorare il corpo umano

Colonscopia e gastroscopia sono gli esami che permettono di visualizzare tratti importanti dell’apparato digestivo e intestinale

di Maurizio Maria Fossati

Prevenire è meglio che curare, lo sanno tutti. E lo screening del sangue occulto nelle feci, consigliato a uomini e donne over 50, è un intervento di prevenzione attiva che individua anche le tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Il tumore del colon-retto, infatti – spiega l’Airc – si sviluppa quasi sempre da polipi della mucosa intestinale (tumori benigni), che impiegano mediamente tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in forme maligne. Ed è proprio questa finestra temporale che ci permette, attraverso lo screening, di fare una diagnosi precoce ed eliminare i polipi prima che acquistino caratteristiche pericolose. I polipi, infatti, possiedono due proprietà che li rendono facili da individuare: tendono a sanguinare e sporgono dalla mucosa, per cui sono visibili con la colonscopia, l’indagine diagnostica che ci permette di esaminare la superficie interna del colon, gli ultimi 150 centimetri circa di intestino.

Come viene praticata? Si inserisce un tubo sottile e flessibile, dotato di fibre ottiche per la visione, pinzette e bisturi elettronico, attraverso l’ano. Lo strumento viene fatto avanzare lentamente mentre si introduce aria per distendere le pareti dell’intestino. Negli ultimi anni, per garantire un miglior comfort al paziente, si tende a sostituire l’aria con anidride carbonica, che ha la capacità di essere riassorbita rapidamente dai tessuti o, in alternativa, con acqua. Ovviamente, l’indagine è possibile se il colon è completamente pulito. Occorre quindi osservare una dieta leggera il giorno prima della colonscopia ed eseguire una preparazione intestinale. Numerosi studi hanno dimostrato che l’assunzione della soluzione preparatoria ‘frazionata’, cioè la sera precedente e la mattina dell’esame, aumenta l’efficacia della pulizia intestinale. Durante l’indagine, il paziente viene sedato per via endovenosa. I polipi individuati, le cui dimensioni possono variare da pochi millimetri a parecchi centimetri, vengono asportati per l’analisi (esame istologico).

Dopo la colonscopia, il paziente non deve guidare perché i riflessi potrebbero risultare rallentati a causa del farmaco sedativo somministrato. Potrebbero, inoltre, verificarsi dei crampi o dei fenomeni di meteorismo a causa dell’aria introdotta durante l’esame. È possibile, comunque, riprendere a mangiare qualcosa. La gastroscopia, invece, è la procedura che consente al medico endoscopista di esaminare direttamente l’interno dell’esofago, dello stomaco e del duodeno, mettendo in evidenza eventuali alterazioni. Anche in questo caso si utilizza una sonda lunga e flessibile, il gastroscopio, che ha un diametro di circa 1 centimetro e una telecamera e una luce sulla punta.

La gastroscopia non procura dolore ma solo un fastidio sopportabile durante l’’introduzione e il passaggio dello strumento attraverso la gola. Questo disagio viene attenuato dalla somministrazione di un liquido spray, la lidocaina, che anestetizza il cavo orale e faringeo. Lo scopo di quest’esame è solitamente individuare la fonte di un sanguinamento a carico di esofago, stomaco o duodeno, di alcune anemie di causa ignota e di neoformazioni.


Come vincere i malanni di stagione

L’influenza può essere prevenuta, ma se arriva la febbre, l’antipiretico va preso se il termometro sale oltre i 38°

di Roberto Baldi

L’inverno è iniziato da pochi giorni, e pur con le tante precauzioni in atto, può arrivare qualche sintomo ’sospetto’: tosse, mal di gola, doloretti. Il tutto accompagnato a volte da qualche linea di febbre. Tutti sintomi delle malattie ’da freddo’, ma che quest’anno fanno scattare subito l’allarme Covid-19, soprattutto se i sintomi sopra elencati sono accompagnati da alterazione di gusto e olfatto, A maggior ragione, è fondamentale seguire le precauzioni contro le sindromi influenzali caratteristiche della stagione. Sono quelle di rito: abbigliamento che deve adattarsi alla bizzarra mutazione climatica; preoccupiamoci anche di diversificarlo nel passaggio dai luoghi chiusi a quelli aperti e ventosi. Privilegiare i vestiti a strati ai capi troppo pesanti. La lana e la seta sono termoregolatrici fortemente assorbenti, valide soprattutto per i bambini che sudano assai. Non affidarsi al riscaldamento casalingo eccessivo, mantenendo la temperatura intorno ai 19°-20°, umidificando l’ambiente: l’aria troppo secca può irritare le vie aeree, soprattutto se soffri di asma o malattie respiratorie. È importante aerare adeguatamente gli ambienti, in particolare se vi sono persone malate: sufficiente aprire per pochi minuti una finestra per cambiare l’aria viziata della stanza; evitare i luoghi affollati; utilizzare un fazzoletto quando si starnutisce o tossisce. Sottrarsi ai luoghi affollati. Se si svolge una qualunque attività fisica, garantirsi con una copertura adeguata delle parti più suscettibili ai danni del freddo come testa, volto e mani, evitando comunque la sudorazione che ci esporrebbe di più alle insidie del vento. Non abusare di alcolici, perché non aiutano a difendersi dal freddo, al contrario favoriscono una maggiore dispersione del calore prodotto dal corpo; niente fumo eccessivo, niente strapazzi.

Dopodiché può arrivare perfida, subdola, la cosiddetta sindrome influenzale con i sintomi già detti in inizio e con rialzo febbrile. Ci si può abbandonare all’azione fatale del tempo, che porta nell’arco di pochi giorni alla normalizzazione del tutto, ma può darsi anche si determini un incremento febbrile con annesse patologie minori. In tal caso, soprattutto se la febbre supera i 38°, il primo ricorso è all’antifebbrile e alle terapie di sostegno minori (collutorio per la gola, inalazioni per raffreddore, antiflogistici per forme infiammatorie ecc.). In caso di persistenza o aggravamento dei sintomi il ricorso obbligato è al medico curante. Se è destino che si debba essere mangiati, diceva Rousseau ai polacchi, rendiamoci almeno indigesti. La visita medica, molto più di quanto possono dire i sintomi soggettivi, può chiarire l’entità del disturbo e indurre a rimedi terapeutici maggiori come gli antibiotici. È giusto peraltro che fra medico e paziente si stabilisca un tacito gentlemen’s agreement che consenta sempre una disponibilità del medico una volta chiamato in causa o quando lui stesso avverta la necessità di un proprio intervento; e per contrapposto l’attenzione del paziente a eseguire per quanto possibile una propria diagnosi differenziale fra inconvenienti minori e concrete patologie.

Consegue nella maggioranza dei casi una fase riabilitativa da non prendere sottogamba in una stagione come questa in cui gli sbalzi climatici e i sovraccarichi lavorativi sono pregiudizievoli per un convalescente. L’idea di recuperare in fretta quel che si è perso su un piano lavorativo e di studio contrasta con la necessità di ripresa graduale. C’è un dopo influenza che non ha importanza minore del ‘prima’, perché spesso nell’evenienza patologica si determina quello che i latini chiamano ‘locus minoris resistentiae’ ovvero punto di minore resistenza in cui è stato impegnata qualche parte dell’organismo con possibilità di ricadute. Si deve cercare un progresso senza avventure, come recitava uno slogan politico del dopoguerra.


Miele e latte caldo, un toccasana
I rimedi naturali per gola e pelle

I casi più leggeri trovano beneficio con accorgimenti come limone e acqua salata

La patologia da freddo si avvale nelle sue complicanze di rimedi terapeutici a base prevalentemente di antiflogistici e antipiretici; ma c’è anche una patologia minore, per così dire transeunte, che può risolversi o attenuarsi con rimedi naturali. Ne sono colpite in maggioranza le donne, attribuibile secondo studi dell’università di Maastricht a un diverso metabolismo (negli uomini del 20-30% più veloce) e a caratteristiche ormonali che attribuiscono agli estrogeni un potere vasocostrittivo periferico maggiore. In questi casi se ne può uscire con i cosiddetti rimedi della nonna. Mal di gola: valido il collutorio di farmacia, ma anche il succo di un paio di limoni in un bicchiere di acqua salata; pelle screpolata: olio di oliva versato su un batuffolo di ovatta e spalmato sul dorso mani; geloni: rapa tagliata a fettine e strofinate sulla pelle irritata oppure immergere mani o piedi nell’acqua di bollitura delle rape. Per le forme respiratorie raccomandati anche un bicchiere di latte caldo alla sera con miele a rafforzare le difese immunitarie e a sciogliere il muco oppure impiastri di varia natura fra cui quelli a base di semi di lino. Inutile aggiungere che per le conseguenze maggiori serve un ricorso terapeutico che in taluni casi può valersi addirittura dell’antibiotico. R. B.


COSA FARE

Piccoli trucchi per salvare i nostri muscoli

Le chiamano mialgie, che sta a significare sostanzialmente dolori muscolari attribuibili a mille cause, ma che in questa stagione si spiegano soprattutto col freddo, in particolare il freddo umido. Come prevenirle? Evitando anzitutto sbalzi di temperatura, tenendo il termometro di casa non oltre i 20° e con umidità controllata. E fuoricasa meglio vestirsi ’a strati’ e non in modo troppo pesante. Va poi considerato che i dolori muscolari da freddo hanno origine soprattutto dalla posizione contratta che il paziente tende ad assumere, e per questo occorre variarla nelle varie fasi della giornata. In ufficio: evitare la posizione seduta per lungo tempo, cercando di interromperla con brevi camminate ogni ora. In casa: non sollevare pesi esagerati, non piegarsi con la schiena in avanti quando si raccolgono oggetti, mantenere sempre i piedi ben piantati a terra e avere consapevolezza del proprio baricentro; a letto: assumere una posizione corretta, con il sostegno se necessario di uno scaldasonno da attivare prima di coricarsi, spengendolo quando si entra a letto, privilegiando il piumone rispetto a coperture a strati. Evitare movimenti bruschi, fare uso di un buon materasso. Al di là di queste regole c’è il problema di cause alternative dei dolori muscolari e occorre disporsi a una fisiokinesiterapia e terapia farmacologica adeguate. Roberto Baldi