Innovazione & ricerca

Salire le scale, ricetta antistress

I cardiologi: muovere i muscoli per ottimizzare i farmaci

I FARMACI sono un alleato prezioso per il cuore, e per combattere lo stress, ma bisogna affiancarli all’attività fisica per avere il massimo beneficio. Ne abbiamo un armadietto pieno, di medicinali: diuretici, antipertensivi, statine, antiaritmici, anticoagulanti, antiggreganti, antitrombotici, e gli avveniristici anticorpi monoclonali. A fare la differenza sono le abitudini individuali. «L’attività fisica – ha spiegato Giuseppe Mercuro, presidente della Società italiana di Cardiologia – si è visto in molti casi ha un’importanza addirittura superiore alla terapia farmacologica nella prevenzione e nel trattamento delle malattie cardiovascolari, che in larga parte sono provocate proprio dalla scarsa attività fisica, che incide similmente al fumo».

RIESCI a fare tre o quattro piani di scale senza fermarti? Il tuo cuore è in buona salute. Uno studio spagnolo ha individuato nelle scale un fattore di longevità, gli adulti di mezza età che riescono a salire di corsa senza fermarsi almeno tre-quattro piani hanno una funzione cardiaca che si conserva meglio. In caso contrario, devono fare più esercizio fisico. La malattia coronarica restringe le arterie che assicurano l’apporto di ossigeno al muscolo cardiaco, un fattore di rischio infarto. I ricercatori, dopo ecocardiografia su tapis roulant, test sotto sforzo (salire e scendere le scale) hanno appurato che oltre a ridurre il peso corporeo, l’esercizio fisico ha effetti positivi sulla pressione arteriosa e i lipidi, riducendo l’infiammazione e migliorando la risposta immunitaria. Ma come funzionano i farmaci associati all’esercizio fisico? Praticato in modo regolare, il moto (uno sport, un hobby che ti spinge a muoverti, anche la danza) riduce fino al 30% gli incidenti.

MA DICIAMOCI la verità, siamo degli inguaribili sedentari. La percentuale di maschi adulti effettivamente attivi sotto il profilo motorio si attesta al 5,5% della popolazione mentre le femmine ancora più sedentarie, visto che solo l’1,2% si muove quotidianamente a sufficienza. Attraverso le app, programmi negli smartphone, ultimamente anche gli orologi programmati per la fitness, è possibile inserire parametri come peso, altezza, frequenza cardiaca a riposo, abitudine al fumo, patologie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e così via, creando un profilo, che viene quindi associato a uno specifico livello di aspettativa di movimento.

PASQUALE Perrone Filardi, professore ordinario direttore della Scuola di Specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare all’Università Federico II di Napoli, spiega come funziona la app vincente: «La funzione contapassi viene espressa come numero minimo da effettuare per 5 giorni a settimana con una cadenza di almeno 100 passi al minuto e per non meno di dieci minuti continuativi mantenendosi a un livello di attività da moderato a intenso, pari al 40-60% della frequenza cardiaca di riserva. Camminare è la modalità di esercizio che chiunque può compiere, adattandola nei modi e nei tempi alle proprie condizioni fisiche. In aggiunta, è tuttavia possibile indicare in alternativa l’attività motoria preferita (nuoto, ballo, tennis, bici e via dicendo) ricevendo l’indicazione di una dose di questa attività equivalente alla camminata adeguata al proprio profilo clinico».

IL PROGETTO coinvolge i medici di medicina generale, che sono fondamentali per la sua riuscita. Saranno infatti loro in prima linea con i pazienti ad accompagnarli nel percorso, a gestire le informazioni della app e a sensibilizzare gli utenti sul ruolo chiave di una regolare attività fisica per mantenere una buona salute e prevenire gli eventi cardiovascolari.

a.m.


Arriva il coach virtuale: una app per vivere meglio

UN TAGLIANDO per il cuore. In arrivo una applicazione che aiuta a destreggiarsi tra contapassi, assistenti virtuali, cardiofrequenzimetri e altro. Dal 21 gennaio sarà possibile scaricare dal web, e installare nei dispositivi mobili, un coach virtuale per il cuore sano. Si tratterà di una app gratuita disponibile su Apple Store e Google Store, sulla quale ricevere un programma di attività fisica tagliato su misura sulle proprie caratteristiche cliniche, potendo esprimere le preferenze di movimento, efficace per prevenire gli eventi cardiovascolari, migliorare la salute e la qualità di vita. Vediamo come funziona.

L’IDEA PRENDE le mosse dalla Campagna Percorso (l’acronimo è ricavato delle iniziali PERché Camminare favOrisce la Riduzione del riSchio cardiOvascolare), una iniziativa promossa dalla Società Italiana di Cardiologia (Sic), con il patrocinio della Società italiana di medicina generale (Simg) e il contributo incondizionato di Menarini. La app, scaricabile su smartphone, risulta di utilizzo semplice, assolutamente intuitivo, ed è stata presentata in occasione del congresso nazionale Sic, è una sorta di maggiordomo che si fa in quattro per ricordare le prescrizioni, farmaci e movimento. Funziona come un foglietto illustrativo per l’attività fisica, spiegano gli specialisti: indica l’esercizio più adatto a ciascuno, ma anche i tempi di recupero tra una sessione e l’altra, e la dose di movimento, per così dire, dal numero di passi da compiere alle vasche in piscina. Inoltre, consente di monitorare i propri progressi e ricevere anche consigli pratici per ottimizzare l’attività fisica.

«SAPPIAMO CHE la sedentarietà fa male, eppure oltre la metà degli italiani non si muove abbastanza. Sappiamo anche che le malattie cardiovascolari sono al primo posto fra le cause di morte e che l’esercizio fisico può ridurne il rischio come un farmaco, ma il consiglio generico di camminare tre volte a settimana per almeno 20 minuti non basta per ridurre il rischio vascolare», osserva Giuseppe Mercuro, presidente Sic.

PER INVERTIRE la rotta è necessario considerare l’attività fisica come una medicina e prescriverla personalizzando il trattamento e fornendo un vademecum su indicazioni, tempi e dosi del movimento. Gli esperti ricordano che l’inattività fisica è uno dei fattori di rischio coronarico più rilevanti. Si stima, che alla sedentarietà siano riconducibili il 5% delle malattie coronariche, il 7% dei casi di diabete, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Con l’applicazione sarà possibile monitorare i propri progressi nel tempo, ricevendo consigli pratici per ottimizzare i vantaggi.

Alessandro Malpelo 


ARITMIE E INFARTO

Dalla genetica ai marcatori
La terapia diventa personalizzata

LA RICERCA dei cosiddetti marcatori di rischio cardiovascolare (ad esempio il colesterolo C46 LDL e la proteina C-reattiva) aiutano ad affrontare la salute del cuore in modo nuovo. Una marcata riduzione del colesterolo C-LDL mediante l’impiego di statine può rendere meno vulnerabili le placche con componente lipidica. E così i medici incoraggiano l’impiego delle statine, si osserva infatti una correlazione inversa tra eventi cardiovascolari e valori di LDL, scendendo fino a un valore 60. Ultimamente, a seguito dell’impiego di inibitori CPSK9, questa correlazione inversa è stata estesa a valori inferiori di colesterolo LDL, al di sotto dei 50. «Oggi – spiega Francesco Prati, presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto – è possibile personalizzare la terapia, con relativa diminuzione del carico farmacologico cui sottoporsi». Idem si può dire nelle fibrillazioni atriali da trattare con terapia anticoagulante orale a lungo termine per ridurre i rischi ictus. Grazie al progredire degli studi sulle malattie cardiovascolari su base genetica (aneurisma, cardiomiopatie, disordini aritmici, ipertensione polmonare) si stanno aprendo opportunità di cura personalizzata. Questo perché la genetica gioca un ruolo fondamentale nella diagnosi. Eloisa Arbustini, Centre for Inherited Cardiovascular Diseases, ha rilevato al proposito che gli screening genetici familiari, counseling e test genetico, diventeranno presto la prassi. I trattamenti saranno guidati e influenzati dalle cause genetiche, sempre più conosciute, che offriranno straordinarie opportunità in termini di prevenzione e di terapia.


Il pacemaker è ‘intelligente’

Ecco come funziona il monitoraggio in diretta con l’ospedale

di MAURIZIO MARIA FOSSATI

SEMPRE più piccoli e sempre più intelligenti. I pacemaker e i defibrillatori di ultima generazione non sono solamente strumenti salvavita che sostengono i cuori “stanchi” o intervengono in circostanze estreme come l’arresto cardiaco ol’aritmia refrattaria, ma oggi hanno anche funzioni predittive. Permettono infatti di fare diagnosi in tempo reale e quindi di somministrare immediatamente al paziente la terapia più opportuna per evitare che eventuali disturbi si aggravino. Tutto ciò significa che, oggi, i nuovi dispositivi equipaggiati con “sistemi a monitoraggio remoto continuo” riescono anche a fare prevenzione e a migliorare la cura. Come è possibile? E’ presto detto. I moderni device assolvono a varie funzioni: i cateteri rilevano i parametri del paziente (frequenza dei battiti, rallentamenti, aritmie ecc.), la cassa del device interviene in caso di necessità, mentre attraverso un’antenna lo strumento comunica al medico i dati rilevati in modo continuo 24 ore su 24. Nel dettaglio, il dispositivo impiantato al paziente invia, attraverso una micro-antenna, i segnali rilevati a una sorta di “telefonino” che il cardiopatico può tenere in tasca. A sua volta, questo ripetitore intelligente manda in tempo reale, attraverso la rete GSM, i dati alla centrale operativa ospedaliera. Il “cervellone” dell’ospedale elabora automaticamente le informazioni e le organizza in grafici e tabelle di facile consultazione per gli operatori sanitari. In questo modo il medico può controllare al computer, in qualunque momento del giorno e della notte, il quadro clinico aggiornato del paziente e la tendenza dei vari parametri fisici, e può, in caso di necessità, intervenire prontamente con la prevenzione farmacologica. «Il monitoraggio remoto e continuo dei dispositivi impiantabili ci permette di ascoltare la voce del cuore minuto dopo minuto – afferma Antonio D’Onofrio, responsabile U.O. Elettrofisiologia ‘Studio e terapia delle aritmie’ dell’ospedale Vincenzo Monaldi di Napoli –. Abbiamo così il vantaggio di individuare precocemente sia le situazioni di criticità cliniche del paziente, sia quelle tecniche dell’impianto. Clinicamente, per esempio, si può anticipare di giorni la diagnosi di una fibrillazione atriale. Dal punto di vista tecnico, invece, un aumento dell’impedenza di un catetere può preannunciare l’imminente rottura del catetere stesso. Il monitoraggio remoto continuo permette inoltre di registrare anche le anomalie di breve durata, che potrebbero essere potenzialmente pericolose per il malato, ma che non lasciano tracce dopo l’evento critico. Ma non è tutto. Questi dispositivi risultano molto utili anche per controllare nel tempo l’efficacia delle terapie anti-aritmiche somministrate al paziente. In definitiva oggi possiamo curare meglio il malato evitando la richiesta di esami inutili e individuando subito i corretti percorsi terapeutici».

PENSATE che le ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno addirittura evidenziato che i pacemaker e i defibrillatori con monitoraggio remoto continuo hanno abbassato in modo significativo la mortalità dei cardiopatici impiantati. Il dato emerge da una metanalisi, condotta su tre studi (TRUST, ECOST e IN-TIME) eseguiti su una popolazione di 2.405 pazienti, presentata al congresso dell’European Society of Cardiology (ESC) del 2016 dal professor Gerhard Hindricks del Leipzig Heart Center (Germania). In definitiva, è emerso chiaramente che il monitoraggio remoto continuo del dispositivo cardiaco impiantabile è determinante. Le trasmissioni giornaliere, 24 ore su 24, assieme all’analisi multiparametrica e a un flusso di lavoro clinico consolidato, forniscono al medico il più solido insieme di dati possibile per intervenire precocemente. Ed è questa la differenza che può salvare la vita.


Baby cardiopatie, rischio danni renali
La soluzione portatile firmata Bellco

NEL DISTRETTO biomedicale modenese di Mirandola una azienda che ha fatto la storia della emodialisi, la Bellco, ha ampliato nell’arco di quaranta anni la gamma di prodotti e tecnologie, dalla ultrafiltrazione e purificazione del sangue fino alla gestione delle disfunzioni multiorgano, dalla terapia della sepsi al trattamento intensivo dei bambini affetti da insufficienza renale in fase terminale anche in conseguenza di problemi di cuore. Nei piccoli con cardiopatia congenita il rischio di riportare un danno renale acuto (in inglese AKI, Acute Kidney Injury) è elevato per problemi di alterata emodinamica, limitata perfusione renale, bassa gittata cardiaca. L’insufficienza renale acuta nelle terapie intensive neonatali raggiunge percentuali d’incidenza che vanno dal 5% al 20% dei casi osservati. Per ovviare a questi inconvenienti Bellco ha messo a punto Carpediem, una apparecchiatura miniaturizzata portatile, per impiego pediatrico, che risponde a esigenze di affidabilità nella medicina neonatale.

MENO DI DUE anni fa Bellco è entrata a far parte di Medtronic, il colosso statunitense. Gli obiettivi alla base dell’accordo: migliorare i risultati clinici, ampliare l’accesso alle terapie, ottimizzare i costi e rendere più efficienti i trattamenti. Bellco mette in campo il know-how di lungo corso e le tecnologie sviluppate finora. Bellco, con Assobiomedica Confindustria, Sorin, Fresenius, Fondazione Golinelli e altri partner è tra i partner del nuovo master in Scienze regolatorie e quality management in ambito biomedico, promosso dal Dipartimento di Scienze della Vita di Unimore, Università di Modena e Reggio Emilia.

a.m. 


CardioInsight va a caccia di aritmie
Un giubbotto soppianta il sondino

SEMBRA fantascienza, invece oggi è realtà. Si tratta di un giubbotto indossabile dotato di 252 sensori in grado di fornire una mappatura 3D del cuore in tempo reale, anche con un singolo battito. Una rivoluzione nell’ambito della diagnostica cardio-vascolare: il dispositivo, primo sistema di mappaggio elettro-anatomico non invasivo del cuore, approvato dalla Fda americana, è stato presentato a Bologna in occasione del Congresso nazionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione. L’esame diagnostico tradizionale prevede un approccio invasivo che richiede l’inserimento di un sondino nel cuore, tramite un‘arteria o una vena, al fine di individuare l’origine dei ritmi cardiaci irregolari. CardioInsight è il primo sistema al mondo in grado di eliminare completamente l’invasività della attuale procedura clinica.

IL GIUBBOTTO viene indossato dal paziente e con un singolo battito cardiaco consente di avere una panoramica continua e simultanea dell’attività delle camere cardiache, non ottenibile con i tradizionali metodi diagnostici. Il sistema registra i segnali elettrocardiografici dal torace e li combina con i dati di una tomografia assiale computerizzata. «Questo è un sistema non invasivo in grado di fornire importanti informazioni, anche dopo un solo battito, circa l’origine di un’aritmia cardiaca (generata da qualunque zona delle cavità cardiache), anche quando risulta difficile da riprodurre persino con metodiche invasive. Facilita, quindi, la diagnosi di forme aritmiche complesse», ha commentato il dottor Giovanni Rovaris, responsabile di Elettrofisiologia interventistica e Cardiostimolazione presso l’Ospedale San Gerardo di Monza.

a.m.

2019-01-02T12:26:11+00:00 Argomento: DONNA|Speciale |