Medicina

Lavoro di squadra per la riabilitazione

Fisioterapista, dietista e psicologo per ottenere i migliori risultati dopo l’infarto

OGGI, grazie agli sviluppi della scienza e alla possibilità di intervenire prima possibile in caso di attacco cardiaco, la storia dell’infarto è cambiata. Ed oggi, E così come accade dopo un intervento di cardiochirurgia, la riabilitazione è fondamentale. Lo conferma Roberto Pedretti, direttore Irccs Istituti Clinici Maugeri di Pavia e capo Dipartimento Cardiologia riabilitativa: «La cardiologia riabilitativa è la specialità dedicata alla cura del paziente cardiopatico con un recente evento acuto e cronico – spiega l’esperto –. Gli obiettivi sono quelli di migliorarne la qualità di vita e la prognosi, e vengono raggiunti attraverso un intervento multidisciplinare coordinato dal cardiologo e che vede la partecipazione di ulteriori figure professionali quali l’infermiere, il fisioterapista, il dietista, lo psicologo».

L’INFARTO è una delle indicazioni principe, pur se non l’unica, per la cardiologia riabilitativa, che può essere svolta sia in regime di degenza ordinaria che ambulatorialmente, sulla scorta delle necessità cliniche dei pazienti. L’impatto di questa strategia è estremamente interessante. «Poiché la partecipazione ad un programma di cardiologia riabilitativa condiziona una riduzione del 30 per cento della mortalità e delle successive re-ospedalizzazioni, possiamo ritenere che in Italia la partecipazione di tutti i pazienti colpiti da una sindrome coronarica acuta ad un programma di cardiologia riabilitativa potrebbe portare ad un risparmio di oltre 3000 vite in un anno – è il commento di Pedretti». Ma quanto è importante riabilitare dopo un infarto? Sicuramente molto, come conferma Egidio Traversi, responsabile della Cardiologia dell’Istituto Maugeri di Montescano, dove si seguono i pazienti scompensati: «Nei casi in cui l’infarto ha procurato danni importanti fino a sfociare nello scompenso cardiaco grave. notevoli risultati scientifici sono stati ottenuti con lo studio del sistema nervoso autonomo. L’allenamento fisico – nel contesto del trattamento riabilitativo – migliora la disregolazione di questo sistema e riduce gli eventi nel corso degli anni successivi in particolare per quei pazienti che con il training avevano avuto i miglioramenti più significativi».

f.m.


IL RECUPERO LA TERAPIA VIENE MODULATA SULLE SINGOLE ESIGENZE

A ogni età il suo percorso

AD OGNUNO il suo. La riabilitazione cardiologica va studiata e fatta su misura, in base alle condizioni del paziente. Il motivo? L’infarto è sempre diverso, così come le sue conseguenze. Il danno permanente al cuore può essere molto limitato o molto esteso. Può verificarsi in persone con un precedente ottimale stile vita, come in soggetti che presentano un alto rischio per le malattie cardiovascolari. «L’obiettivo comune per tutti i pazienti è rivedere, riconsiderare – grazie alla riabilitazione cardiologica – terapie e prognosi rimettendo in gioco l’allenamento fisico: uno degli aspetti fondamentali al controllo dei fattori di rischio» spiega Paolo Musso, specialista del Maria Pia Hospital di Torino. «Nel paziente giovane, reduce da un ‘piccolo’ infarto, il focus della riabilitazione si concentrerà, considerato il buon stile di vita antecedente l’evento, sugli aspetti di tipo psicologico, sul recupero del benessere psicofisico e sul pieno reinserimento a livello sociale e lavorativo. Consentire la ripresa di una vita normale, fargli comprendere che è stato curato in modo efficace, insegnando al contempo alcuni meccanismi d’attenzione verso i già ricordati fattori di rischio.

DIFFERENTE è la situazione del paziente anziano, con più patologie concomitanti, colpito da infarto molto grave. In simili condizioni, la riabilitazione cardiologica acquisisce una valenza di vero e proprio reintegro. Siamo davanti a individui che l’infarto ha reso più vulnerabili. La rieducazione motoria dovrà, pertanto, influire sulla reale capacità funzionale, migliorandola, e modificare le abitudini errate. Nel corso della riabilitazione, specie nel periodo immediatamente successivo all’infarto, occorrerà anche affrontare i problemi di adattamento individuale alla terapia farmacologica»

2019-01-02T12:33:01+00:00 Argomento: DONNA|Speciale |